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Sette anni in un minuto

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Poco fa, salendo per via Vasi.
Davanti a me, Ignazio. Davanti a Ignazio, Agostino. Difronte ad Agostino, Teresa. Alle spalle di Teresa, Alessia. E dentro, già Matteo e Alessia the Second. Di fondo, il rombo del motorino di Albino.
Non siamo tutti ma è (metaforicamente) tutto.

Le vacanze (di tutti)

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buone vacanze2 300x185 Le vacanze (di tutti)Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

L’Aquila. Draquila un anno dopo

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Ho abitato per molti anni in via Del Falco a L’Aquila. La strana congiuntura di volatili ha sempre fatto sorridere molti. La stradina è stretta, a pochi passi da Palazzo Camponeschi, la sede della mia facoltà, Lettere e Filosofia e vicina a Palazzo Carli, sede della segreteria e dell’economato. Avevo uno zerbino orribile con il disegno di una caffettiera che augurava “Buongiorno” a tutti, a tutte le ore. Al non lontano palazzo Quinzi, al Conservatorio, alla Casa Circondariale, alla chiesa di San Domenico. Zerbino rosso in zona rossa. Tutto è distrutto. Il 6 aprile 2009 alle 3.32 è morta la mia città d’adozione. Oggi, 6 aprile 2010, giorno della memoria, lo sguardo osserva la città pulsare sotto le macerie. Per il forte amore che mi lega a L’Aquila, quindi, con immenso piacere ho accolto la notizia che ci occuperemo della comunicazione online del lavoro di Sabina Guzzanti “Draquila. L’Italia che trema”,  distribuito da BIM. Il titolo del film nasce dal web: “Per la prima volta la rete ha scelto il nome di un film. Per la prima volta tutti sono parte dell’opera. DRAQUILA l’Italia che trema è di tutti”, leggiamo nelle pagine del sito. Mi piace riportare anche questa frase. “Da quel 6 aprile 2009 è trascorso un anno. Dodici mesi intensi. Le macerie, le tendopoli, i visi solcati dalle lacrime, poi i prefabbricati, le polemiche, la speranza, infine le rivolte. In questo luogo distrutto ancora non si sedimenta la polvere, che copre come un velo gli animi dei cittadini. Alle 3.32 di questa notte il silenzio si opporrà al frastuono del terremoto. Ricostruire. Non solo con le parole, gli eventi, i progetti. Ricostruire con carriole, mattoni e cemento”.
Per non dimenticare.

draquila3 LAquila. Draquila un anno dopoEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

Buon compleanno

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Erano le 6 di mattina di un anno fa quando, in macchina, sono passata a prendere Chiara e Alessia. Era il giorno dell’apertura del Soratte Outlet Shopping.  Il 26 novembre di un anno fa: da una settimana non faceva che piovere, quel giorno era freddo ma c’era il sole. Al nostro arrivo, con la colonna musicale di Norah Jones, troviamo ancora tanto da mettere a posto.La sala al primo piano da allestire – prima conferenza stampa, poi sala cocktail – i parcheggi da sistemare, le luci da testare, la linea telefonica da stabilizzare. Poi accade. Alle 10 si aprono i cancelli, i visitatori arrivano, la musica parte, la magia degli artisti si diffonde per l’aria. Il Centro è aperto. E mentre i mimi e le muse danzanti si esibiscono, l’atmosfera si rilassa e il sole si scalda. Arriva il taglio del nastro. Gli artisti del circ de soleil volteggiano sul palco, sono quasi le 19, il Centro è pieno, la viabilità bloccata. La giornata volge al termine. Siamo contenti, pieni di shopping selvaggio.
Ieri sera, abbiamo concluso i festeggiamenti per il primo anno del Soratte Outlet. Un anno importante festeggiato con un intero mese di eventi dal concerto di Franco Califano, allo spettacolo di Amici, dal brindisi con Valentina Pace fino alle promozioni della mid season. Un anno in cui sono cambiate tante cose. Un anno in cui il Centro è cresciuto e si presenta oggi completamente cambiato: tanti negozi, tanti visitatori, viali illuminati, alberi fioriti, area baby attiva. Oggi il Soratte Outlet ha un anno in più. Oggi è iniziata la nuova stagione dello shopping. Venite a scoprirlo?

3 DAYS of PEACE&MUSIC

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Per me che sono una nostalgica degli anni settanta, figlia dei figli dei fiori, a quaranta anni di distanza, il festival di Woodstock ha ancora un fascino irresistibile. Visioni lisergiche, astrazioni metafisiche, musica e sogni: il tutto in un miscuglio di anime e fango, cuori e erba. “And I dreamed I saw the bombers riding shotgun in the sky and they were turning into butterflies” canta Joni Mitchell nella canzone che si ispira all’evento e, retorica semplice, i versi sono ancora terribilmente attuali.
Eppure, secondo Ang Lee, l’evento non si sarebbe svolto se Elliot, protagonista di Motel Woodstock, non avesse offerto agli organizzatori del concerto il motel della sua famiglia come base e presentato loro il suo vicino, proprietario di un terreno di 600 acri. Solo grazie al suo intervento fu possibile dare il via ai leggendari tre giorni di pace & musica.
Giorni in cui si prospettava un mondo migliore, più sostenibile, meno stressato; tutti uguali in quei giorni color di terra e cielo. Il progresso illimitato stava andando in crisi a causa dell’inquinamento nei grandi centri abitati e nelle zone industriali. Le stesse preoccupazioni di oggi per le emergenze climatiche: le espressioni “attuare misure adeguate”, “riduzione emissioni di gas” e “effetto serra” forse non esistevano, ma emergeva prepotentemente l’idea di un sano ritorno alla natura. Dopo 40 anni potremmo aver maturato un modo nuovo, più razionale per trovare soluzioni eco-sostenibili. Intanto, se volete, potete vedere qui quanto manca alla Conferenza ONU di Copenhagen, che dovrà definire le strategie di intervento dopo il 2010. Occhio!

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