alessia feola

Chi ha paura del buio?

Alessia the second

By Alessia the second
Published 5th May, 2011

Immigrazione, precariato, donne e viaggio sono i temi che Massimo Coppola affronta nel film “Hai Paura del buio“, in uscita il 6 maggio 2011.
Eva viene licenziata dalla fabbrica dove lavora a Bucarest e decide di mollare tutto: fuga? ricerca? nostalgia?
Lo spettatore ignaro segue lo sguardo malinconico di Eva quando si trova sul treno che la porterà a Melfi. Arrivata in Italia, la ragazza si rifugia nella macchina di Anna, una ragazza operaia nella fabbrica della FIAT. Si conosceranno e inizieranno le loro avventure parallele. Eva e Anna sono come un’unica entità, come due facce della stessa medaglia. Un film che fa riflettere, sicuramente attuale, considerando il tema del precariato nel mondo giovanile. Nel film ha un ruolo fondamentale la musica, Massimo Coppola ha scelto i Joy Division, un gruppo post-punk, simbolo del disagio dell’uomo nella società post-industriale. Attraverso l’iPod di Eva, lo spettatore passa dall’ascolto assordante della musica al rumore della fabbrica, dal sogno e dall’immaginazione alla pura e cruda realtà.

I volti dei politici 2.0

Alessia the second

By Alessia the second
Published 2nd May, 2011

Finiti i tempi in cui vigeva solamente la comunicazione di piazza, i politici 2.0 si stanno affacciando da qualche anno al mondo dei social network. Ci troviamo di fronte ad una generazione che li costringe ad inseguire la rapidità dell’informazione, in cui tuttavia permane il contatto e la comunicazione face to face nelle piazze. Approcci diversi, modi di comunicare diversi. Se si vuole raggiungere il pubblico giovanile o semplicemente “smart”, bisogna capirne il linguaggio ed appassionarsi ai loro trend. Da pochi giorni è stato pubblicato un Infografico, realizzato da Info che mostra sinteticamente l’uso che i nostri politici fanno del social network più in voga: Facebook. La ricerca si è basata su una raccolta di dati dal 2008 al 2010 su 952 parlamentari, 109 sindaci e 713 amministratori locali. Emerge che Nicola Vendola è il politico più popolare su Facebook, seguito da Silvio Berlusconi. Ciò che non stupisce è il fatto che i giovani amministratori locali sono principalmente coloro i quali utilizzano correttamente il mezzo. Non basta aprire una pagina fan per far parte della community, la presenza non equivale all’integrazione. Per essere social si deve interagire con i propri utenti ed è proprio questo lo stallo di molti politici che si definiscono 2.0; solamente il 55% di questi interagisce con gli utenti. Andando ad osservare come i primi tre politici in voga su Facebook si muovono su Twitter, si notano comportamenti distinti. L’Onorevole Antonio Di Pietro – al terzo posto su Facebook – è un utente Twitter “doc” che conta 33.164 follower – al momento – e il suo aggiornamento di status è molto frequente. Differentemente il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non ha un profilo Twitter ufficiale, pur stando al secondo posto in classifica tra i politici che hanno più fan su Facebook.
Cosa significa quindi essere un politico 2.0? Basta semplicemente avere un profilo su un social network?

 

Social e anti social

Alessia the second

By Alessia the second
Published 20th April, 2011

In questi giorni, si sta discutendo molto della puntata andata in onda su Report il 10 aprile. Il servizio su Facebook ha provocato critiche da parte di chi concepisce i social network come mezzi democratici. Facebook è stato descritto come uno strumento dove la privacy dell’utente non viene totalmente tutelata e che utilizza i dati personali per scopi promozionali o per controllo. Un esempio sono le aziende che, prima di assumere, consultano le bacheche dei candidati per informarsi sulle loro ideologie, le amicizie e i valori. Un social network che ti rivela, che non nasconde la tua identità. Tuttavia l’utente dovrebbe rendersi conto che lui stesso è artefice del proprio destino. Internet è visibile a tutti, quindi perché non tutelarsi con i mezzi che la rete stessa ci propone? Per esempio, Facebook dà la possibilità di modificare le impostazioni sulla propria privacy, flaggando precise opzioni. Usiamo il mezzo, ma con coscienza. A Facebook – e non solo- va tuttavia il merito di aver contribuito alla rivoluzione tunisina. In un Paese dove, fino a gennaio vigeva la dittatura, il social network – pur essendo controllato- è stato usato per diffondere video e messaggi di opposizione. Non potendo manifestare, scendere in piazza e urlare contro un governo di oppressione, Internet è stato usato per cambiare le sorti di un Paese e delle persone che, solamente per aver postato i propri pensieri, si sono sentiti parte attiva del processo di liberazione dittatoriale. Gli strumenti ci sono, usiamoli con la testa.

Crisi del banner?

Alessia the second

By Alessia the second
Published 14th April, 2011

Da pochi giorni è nato Bannersketch, l’applicazione che consente di creare un banner gratuitamente. Qualsiasi utente potrà così pianificare una campagna di display advertising e per pochi minuti, vestirsi nei panni di un web designer. Con questa applicazione, creare il proprio banner è semplicissimo ed intuitivo: si sceglie il formato, i colori, il testo e il bordo. Si possono creare formati statici o gif animate, aggiungendo frame. Un’applicazione davvero originale ma che, inserita in un contesto dove si parla di “crisi del banner”, potrebbe apparire  fuori trend. Il banner infatti, sta diventando un elemento sempre più invasivo, l’utente web ne è costantemente bombardato. Dal classico formato standard, stanno infatti emergendo quelli “speciali”, come il formato floating. L’occhio dell’utente è costantemente stimolato e il banner deve farsi vedere, deve “urlare”. Come potrebbe quindi funzionare un formato privo di creatività e di elementi distintivi? Tuttavia Bannersketch è un’applicazione utile per chi non vuole spendere e nello stesso tempo, essere presente sul web.

Guestbook. Intervista a Luce StRagista

Alessia the second

By Alessia the second
Published 5th April, 2011

Questa settimana vi presentiamo Luce StRagista, la blogger che da dicembre 2008 critica con ironia lo sfruttamento lavorativo, in particolare quello giovanile. Il blog è per Luce uno strumento di protesta e di sfogo e nello stesso tempo ha dato la possibilità a molti giovani di confrontarsi e rispecchiarsi nelle situazioni da lei raccontate. Il suo profilo facebook conta più di 3800 amici (genera il 18% delle visite al sito)  ed ha più di 1.300 follower su twitter. Lei preferisce mantenere l’anonimato e si presenta su Internet con il suo avatar. Oggi è con noi e ci racconta come è nata la sua idea di iniziare a scrivere il blog Vita da StRagista.

Come mai hai scelto un blog per affrontare l’argomento stage?

Ho scelto il blog per affrontare l’argomento stage perchè è uno strumento di comunicazione che mi mette molto a mio agio. Mi permette di esprimermi liberamente, senza che nessuno debba adattare ciò che ho voglia di dire, inoltre posso comunicare al meglio arricchendo i post che raccontano le avventure che riguardano la ” Vita da StRagista” con foto e video. E poi, ultimi, ma non per importanza, i commenti dei miei lettori che stimolano la creatività e che innescano anche dei piccoli dibattiti che spero possano essere costruttivi nell’affrontare la questione stage a livello istituzionale e nell’opinione pubblica, più in generale.

Quali altri strumenti di social media marketing utilizzi per diffondere i tuoi post?

Principalmente pubblico i miei post su Facebook, Twitter, Myspace e Linkedin. Facebook mi permette di avere una platea molto vasta a cui rivolgermi e grazie ad esso ho conosciuto molti gruppi attivi per la “causa sociale” degli stagisti come, ad esempio, gli appartenenti al gruppo il Manifesto dello Stagista. Twitter è il mio preferito: a volte basta poco per innescare, sull’onda dei retweet, una discussione con spunti interessanti. Linkedin, invece, è utile soprattutto per far conoscere la mia attività e avere qualche riscontro (spero!) in ambito lavorativo.

Ritieni che in qualche modo ci sia effettivamente una “morte del blog”?

Non ritengo affatto che ci sia una morte dei blog. Anzi. In un paese come l’Italia in cui per noi giovani è molto difficile mettersi in luce e inserirsi nel mondo del lavoro, il blog diventa una vetrina per mostrare le proprie capacità che spesso valgono molto di più di un rimborso spese. E lì non esistono raccomandazioni! Sono soltanto la creatività e la capacità di autopromuoversi a permettere ad un blogger di crearsi un seguito.
Il blog rappresenta inoltre un canale alternativo attraverso il quale diffondere notizie e visioni critiche di esse che spesso non trovano spazio nei media tradizionali. Per quanto riguarda il concetto di stage come apprendimento e la sua distorsione nella realtà di tutti i giorni, a mio avviso, sono stati proprio i blogger a portarla alla ribalta ottenendo l’attenzione dei media tradizionali, tanto che finalmente anche i sindacati si stanno occupando della questione.
Quindi non credo proprio che i blog siano vicini alla morte, anzi, credo che come avviene già negli Stati Uniti, sempre più le opinioni dei cittadini nasceranno dai blog e questo non può che fare bene alla nostra democrazia!

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