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	<title>Estrogeni - Blog. CEO - Alfredo Borrelli. &#187; alessia feola</title>
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		<title>Un saluto</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 08:13:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia the second</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/09/IMG_1422.jpg" rel="lightbox[6110]"><img class="alignleft size-medium wp-image-6115" title="IMG_1422" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/09/IMG_1422-300x230.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a>Eccomi qui a scrivere il mio ultimo post. Prima o poi sarebbe successo&#8230;Dopo due anni è giunto il momento di salutare la verde agenzia che quest&#8217;anno con la nuova sede è diventata molto più professionale e luminosa. Proprio ieri mi sono accorta di un particolare: persino il colore del sapone liquido è parte integrante dell&#8217;immagine coordinata. Vi ringrazio dell&#8217;opportunità avuta e del rispetto che mi avete saputo dare. Non dimenticherò mai i miei colleghi e le risate. Grazie ad Estrogeni infatti ho avuto modo di conoscere persone valide sia a livello professionale che privato. Sono arrivata due anni fa con il mio piccolo bagaglio di esperienza che piano piano ho riempito di risate, tensioni, soddisfazioni, incomprensioni e collaborazioni. Ho conosciuto Estrogeni durante il periodo della mia tesi ed ero rimasta colpita dal corso di fund raising tenuto da Daniela, Alfredo e Agostino. In molti durante quei corsi avevano chiesto come si fa ad entrare in un&#8217;agenzia e in particolare a Estrogeni. Il caso ha voluto che fossi proprio io a farne parte. Spero in futuro di aver modo di incontrarvi e adesso andiamo a festeggiare con un po&#8217; di cornetti caldi!</p>
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		<title>#notterete</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 07:58:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia the second</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/07/notterete.png" rel="lightbox[5872]"><img class="alignleft size-medium wp-image-5885" title="notterete" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/07/notterete-271x300.png" alt="" width="271" height="300" /></a>Bloggers, attivisti della rete, utenti web, cittadini e politici sono stati i protagonisti della notte della rete, l&#8217;evento organizzato il 5 luglio per contrastare la<a href="http://danielelepido.blog.ilsole24ore.com/files/delibera_668-10-cons.pdf" target="_blank"> nuova delibera dell&#8217;AGCOM</a>. L&#8217;evento è stato seguito in diretta streaming da 150.000 persone ed ha ottenuto un enorme successo tra gli utenti di Twitter che, tramite l&#8217;hashtag <a href="http://twitter.com/#!/search?q=%23notterete">#notterete</a> si sono confrontati sui temi dell&#8217;iniziativa. E&#8217; iniziato tutto con un bavaglio, un bavaglio bianco indossato da tutti i partecipanti, per indicare il silenzio, quel silenzio che probabilmente caratterizzerà la rete nel futuro.<br />
Questo è infatti il rischio in cui si imbatterà il web. La delibera prevede infatti la possibilità di eliminare tutti i contenuti multimediali che violano le leggi sul copyright. Questi interventi potrebbero comunque limitare e porre fine alla libera circolazione delle idee. Tutti sanno che Internet è nato come uno strumento democratico, forse l&#8217;unico strumento democratico, dove il controllo (ad eccezione di alcuni casi) non esiste (almeno in Italia, finora). Il rischio è quello di censurare un contenuto che, pur violando i diritti d&#8217;autore, è comunque d&#8217;interesse pubblico. Fino a che punto arriveremo alla censura? Migliaia, milioni, saranno le segnalazioni che arriveranno all&#8217;AGCOM. Chi le gestirà? Quali criteri saranno adottati? Si arriverà ad un uso/abuso indiscriminato di questo potere coercitivo? 24 ore è il tempo massimo che sarà concesso all&#8217;autore per rimuovere il proprio contenuto incriminato, dopodiché l&#8217;Autorità procederà ad una cancellazione automatica dello stesso. Di sicuro, se un sito non sarà ospitato da un provider italiano, l&#8217;AGCOM non avrà potere giurisdizionale. Per questo ciascun autore di contenuti potenzialmente censurabili, potrà prevedere una migrazione su provider esteri. Effettivamente possiamo definire l&#8217;AGCOM come un&#8217;Autorità amministrativa indipendente? Secondo la<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Maccanico"> legge Maccanico</a>, i suoi otto commissari sono eletti per metà dalla Camera dei deputati e per metà dal Senato della Repubblica e il Presidente è proposto direttamente dal Presidente del Consiglio. Questa protesta sembra comunque aver avuto poco effetto. Proprio ieri è stata infatti approvata la delibera che tutto sommato ha stralciato la possibilità di inibire i siti esteri. All&#8217;AGCOM rimarrà la possibilità di segnalare eventuali violazioni del copyright all&#8217;autorità giudiziaria e ai provider. Quale sarà il destino della rete?</p>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 14:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia the second</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>È guerra tra i motori di ricerca. <a href="http://it.bing.com/">Bing</a> sta cercando di conquistare la rete, proponendo una strategia basata su un sistema di ricerca sociale che non ha niente a che vedere con la ricerca semantica. Bing sta infatti guardando oltre: sta pensando di integrare le informazioni presenti su Facebook. Il motore di ricerca infatti privilegerà i &#8220;like&#8221; degli amici del social network e l&#8217;ordine dei risultati sarà determinato dalle preferenze sulle singole pagine di un sito. In questo modo l&#8217;utente si ritroverà di fronte a informazioni già testate dalla sua community, potrà inoltre cercare una Città e vedere quale amico ci abita. Tutto sarà basato su un sistema di &#8220;like&#8221; e commenti, attualmente non attivo in Italia. Bing sostituirà il metodo di ricerca freddo e non personalizzato. Ovviamente l&#8217;utente dovrà accettare il trattamento dei dati personali, operazione attualmente non consentita per il colosso Google. Pur essendo una grande novità, questo sistema di filtraggio è tuttavia basato sulle preferenze degli amici e la ricerca sarà quindi canalizzata sui loro gusti. Ma se dovessimo andare incontro alle nostre preferenze? Ci ritroveremo comunque inondati di &#8220;like&#8221; e forse non riusciremo a trovare ciò di cui abbiamo effettivamente bisogno.</p>
<p><object id="scc7091o" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" width="432" height="415"><param name="movie" value="http://img.widgets.video.s-msn.com/flash/customplayer/1_0/customplayer.swf" /><param name="bgcolor" value="#ffffff" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="base" value="." /><param name="flashvars" value="mkt=en-us&amp;from=sp&amp;brand=&amp;configName=syndicationplayer&amp;fg=shareEmbed&amp;configCsid=msnvideo&amp;player.v=243216f7-9941-4f48-a2d0-2065e06a47b5&amp;" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><embed id="scc7091o" type="application/x-shockwave-flash" width="432" height="415" src="http://img.widgets.video.s-msn.com/flash/customplayer/1_0/customplayer.swf" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" bgcolor="#ffffff" wmode="transparent" pluginspage="http://macromedia.com/go/getflashplayer" base="." flashvars="mkt=en-us&amp;from=sp&amp;brand=&amp;configName=syndicationplayer&amp;fg=shareEmbed&amp;configCsid=msnvideo&amp;player.v=243216f7-9941-4f48-a2d0-2065e06a47b5&amp;"></embed></object></p>
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		<title>Guestbook. Intervista a Roberto Bernabò [parte 2]</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 08:11:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ecco la seconda parte dell&#8217;intervista a Roberto Bernadò, se non avete ancora letto la prima potete trovarla qui. Secondo lei il cinema sta vivendo un momento di crisi? Perché? Quella della crisi del cinema è un po&#8217; una sorta di tormentone perenne. Sto benedetto Cinema pare sempre un malato terminale agonizzante, ma, intanto, si continuano a...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ecco la seconda parte dell&#8217;intervista a Roberto Bernadò, se non avete ancora letto la prima potete trovarla <a href="http://blog.estrogeni.net/guestbook/guestbook-intervista-a-roberto-bernabo-parte-1">qui</a>.</em></p>
<p><strong>Secondo lei il cinema sta vivendo un momento di crisi? Perché?</strong></p>
<p>Quella della crisi del cinema è un po&#8217; una sorta di tormentone perenne. Sto benedetto Cinema pare sempre un malato terminale agonizzante, ma, intanto, si continuano a produrre film. In realtà, anche qui, bisogna capire che non esiste più, solo, la sala cinematografica come luogo di fruizione del cinema. <em>Lo dico con un certo rammarico, perché i film sono ancora girati in pellicole 35mm, un formato concepito per la proiezione della pellicola sviluppata sul grande schermo. </em><em>E per me rimarrà sempre la sala di un cinema, il luogo ideale per assistere ad una proiezione, di un film. </em>Ma, detto questo, è necessario chiarire che, da diversi anni, ormai, gli incassi derivanti dalla vendita dei DVD, superano quelli delle sale, per dirne una. Va aggiunto, a questo dato, il crescere del pear to pear, un fenomeno che sempre più sottrae all&#8217;industria del cinema i proventi, persino dei DVD, ma che sta, di fatto, creando anche nuove opportunità, per gli autori che non riescono ad essere distribuiti nelle sale, di essere conosciuti. Alle volte sono loro stessi a favorire la libera circolazione della loro opera. Come si può comprendere da queste semplici battute, stiamo parlando di fenomeni molto complessi, non privi di elementi di forte contraddizione, che dedicherebbero trattazioni dedicate. Accanto alle offerte di Televisione satellitare, e digitale terrestre  &#8211; che sempre più, peraltro, comprimono i tempi in cui i film possono essere visti solo nelle sale, con tutte le polemiche degli esercenti al riguardo (soprattutto di quelli piccoli, che non riescono a differenziare e qualificare meglio la loro offerta), che rischiano di rimanere stritolati da queste, sempre più spietate leggi imposte da un mercato, sempre più orientato ad una fruizione casalinga del prodotto cinema &#8211; anche la cosiddetta internet a pagamento dei contenuti on demand, sta creando nuove opportunità di distribuzione dell&#8217;opera cinematografica. Nel contempo si stanno sviluppando nuove tecnologie digitali, che abbattono molto i costi di produzione dei film. Anche le figure professionali, che la pellicola tradizionale esigeva, tendono peraltro, a compattarsi molto, con l&#8217;avvento del digitale, favorendo ulteriori abbattimenti dei costi di produzione. Il futuro che si delinea, pertanto, contrasterà la crisi del cinema, anche se, a mio modo di vedere, gli incassi di un film si potranno, e forse addirittura si dovranno, distribuire, in maniera cross, tra tutti questi supporti / canali distributivi. Pensiamo poi, ancora, all&#8217;avvento dei tablet, degli smart phone, al proliferare dei contenuti on demand e delle loro piattaforme, ed ai mille altri modi con cui, soprattutto i giovani ed i cosiddetti early adopters, fruiranno del prodotto cinema, in un futuro prossimo che è già abbastanza delineato. Google si appresta a lanciare il suo film store, Apple lo ha già lanciato su iTunes. Anche le telecom si stanno avvicinando a questo universo, sempre più cross mediale, e la Telecom Italia, oltre all&#8217;offerta IPTV, per le aree non coperte dal segnale e non solo, ha lanciato il prodotto cubovision, grazie al quale gli utenti possono, anche lì, accedere a film, anche in formato HD, da fruire comodamente sulla televisione di casa. Quindi si, certo, il Cinema è in crisi, soprattutto quello da distribuire nelle sale, ma lo scenario che si delinea non porterà certo alla fine del Cinema, tutt&#8217;altro. Una piccola rivoluzione è alle porte, quella dell&#8217;home entertainment, che magari creerà nuove opportunità, soprattutto per chi sarà più svelto nel coglierle, e molto altro ci sarebbe da dire al riguardo, anche sulle interfacce del modo di fruire, più in generale, dell&#8217;offerta televisiva tout court, ma desidero chiudere questa intervista con una considerazione personale inerente il Cinema italiano. Se esiste una crisi, e secondo me, a parte pochi autori, tra i quali ho piacere di citare Paolo Sorrentino, Matteo Garrone, Giorgio Diritti, Nanni Moretti, la crisi esiste eccome, la colpa &#8211; oltre che di un complessivo decadimento culturale, legato anche alla vertiginosa caduta libera della qualità delle televisione generalista, che ancora oggi è, ahimè, l&#8217;unica ad essere fruita, da quella che i mass mediologi, mi si perdoni la cacofonia, chiamano massa &#8211; è anche dei produttori, che rischiano sempre meno, e che puntano, sempre più, sul cinema popolare, quello di facile presa nel pubblico, sempre più pregno di volgarità e meno di messaggi culturali. Assistevo, ieri sera, al film &#8220;<strong>Il Gattopardo&#8221; di Luchino Visconti</strong> su La7, e mi chiedevo chi lo avrebbe prodotto oggi. Ma anche lì, è una politica miope. Porta sicuramente incassi, nel breve periodo, ma, nei fatti, a mio personalissimo parere, disaffeziona grosse fette di pubblico, soprattutto giovane, al medium cinema. E, paradossalmente, alimenta la ricerca, in rete, di fonti, e prodotti alternativi, anche attraverso il pear to pear, e quindi si ritorce contro gli stessi produttori.</p>
<p><strong>Pensa che il blog sia un valido strumento per promuovere un film? In tal caso, quali elementi lo dovrebbero contraddistinguere?</strong></p>
<p>Questa è, forse, la domanda più difficile. Alla prima parte della sua domanda rispondo: si certo, oltre che valido direi necessario. Senza i blog non ci sarebbe il buzz, mancherebbe la conversazione sul cinema on line, che è, invece, sempre più centrale nello sviluppo culturale. I blog sono parte, direi centrale, della nuova frontiera costituita dalla cultura digitale, e, senza il loro stimolo, la promozione cinematografica sarebbe ancora quella di molti anni fa. Spesso autoreferenziale, molto frequentemente troppo allineata alle esigenze dei produttori del cinema, sicuramente poco utile agli utenti, salvo rare eccezioni, ma anche, paradossalmente, sin troppo determinante per gli autori. Oggi, grazie ai blog, c&#8217;è più democrazia nell&#8217;informazione, e questo, a mio modo di vedere, può servire da stimolo per l&#8217;industria, che deve, sempre più, rispondere, anche, alle esigenze del sempre più nutrito popolo degli appassionati in rete. E questo lo leggo anche dalle chiavi di ricerca con cui, molti dei miei lettori, approdano al mio blog. Per quanto attiene alla seconda parte della sua domanda, non credo si possano (probabilmente neanche che si debbano), delineare dei dettami, per una forma di comunicazione che nasce libera, e, per certi versi, quasi come una ribellione, anche stilistico-formale, al mondo che, prima dell&#8217;avvento dei blog, era l&#8217;unico accreditato come fonte. Anche se, ormai, i tempi sono maturi per attenuare queste distinzioni. Ma se proprio devo esprimere la mia opinione, mi limiterò a dire i blogger che hanno compreso questo format, devono essere, a mio modo di vedere, scrupolosi, onesti intellettualmente, e soprattutto aperti ad un confronto dialettico vero con il proprio pubblico di lettori, anche quando le critiche arrivano aspre. Ma sul modo d&#8217;interpretare il ruolo dei cine-blogger, ritengo che una delle forze del movimento, risieda proprio nello spettro molto variegato dei modi d&#8217;interpretare questa passione, che siamo riusciti a creare. Ci sono alcuni di noi che sono approdati alla stampa, altri alle redazioni web, ed altri ancora, che, come me, fanno un altro lavoro, e che coltivano, nel tempo libero, questa sorta di secondo lavoro / passione. I migliori blogger stanno tutti, piano piano, creandosi dei domini propri, forse anche al fine di emanciparsi dalle piattaforme che, prima, ospitavano i loro contenuti, e stanno, pertanto, a tutti gli effetti, diventando degli editori di loro stessi. Questa è almeno la mia ambizione, con tutte le conseguenti responsabilità che derivano da questo tipo di scelta, anche sotto il profilo strettamente giuridico. E questo è anche il mio consiglio a chi vuole cimentarsi in questa operazione di diffusione culturale, come amo definirla.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Guestbook. Intervista a Roberto Bernabò [parte 1]</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 08:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia the second</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi è con noi Roberto Bernabò, autore dal 2004 del blog &#8220;Cinemavistodame&#8221; e &#8220;Socialdigitalknowledge&#8220;. Si descrive così: &#8220;Io non sono un critico cinematografico, non lo sono mai stato, né ho alcuna velleità di diventarlo. Sono solo una persona visceralmente attratta dalle immagini, e dalle storie raccontate per il loro tramite&#8221;. Lo abbiamo intervistato per avere un...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi è con noi Roberto Bernabò, autore dal 2004 del blog &#8220;<a href="http://www.cinemavistodame.com/">Cinemavistodame</a>&#8221; e &#8220;<a href="http://www.socialdigitalknowledge.com/">Socialdigitalknowledge</a>&#8220;. Si descrive così: &#8220;Io non sono un critico cinematografico, non lo sono mai stato, né ho alcuna velleità di diventarlo. Sono solo una persona visceralmente attratta dalle immagini, e dalle storie raccontate per il loro tramite&#8221;. Lo abbiamo intervistato per avere un suo parere su come la realtà cinematografica si sta evolvendo e adattando alle attuali esigenze sociali/generazionali.</p>
<p><strong><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/05/roberto1.jpg" rel="lightbox[5493]"><img class="alignleft size-medium wp-image-5507" title="roberto1" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/05/roberto1-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>Sappiamo che ha iniziato a scrivere sul suo blog dal 2004, pensa che sia cambiato da quell’anno ai nostri giorni il modo di promozione dei film?</strong></p>
<p><strong></strong>Direi di si.  Prima di internet la promozione dei film avveniva in modo molto tradizionale.  Di un film si sapeva poco e niente, se non si era degli addetti ai lavori, e se non si leggeva qualche rivista specializzata. Gli uffici stampa inviavano le fiches dei film solo ai media tradizionali, e non era facile, per un appassionato, trovare fonti diverse da quelle. I giornali recensivano solo i film, diciamo di punta, e non c&#8217;era, di fatto, modo di accedere facilmente a conoscenze, anche basic, circa il linguaggio audiovisivo, le strutture narrative dei film, ed altri elementi utili per comprendere, meglio, l&#8217;opera cinematografica tout court. Con internet molte cose sono cambiate, anche dal 2004 ad oggi. In primo luogo anche l&#8217;industria cinematografica si è accorta che, nella rete, ci sono molti appassionati che scrivono, commentano o, come si dice oggi, conversano, con autorevolezza, sul Cinema. Ed allora perché non stimolare e governare il buzz, invece di subirlo? Creando una sorta di comunicazione virale? I blog più accreditati, vengono, al riguardo, individuati in base a parametri inerenti la loro autorevolezza, il loro pagerank, la loro indicizzazione e visibilità nei motori di ricerca. Può succedere, quindi, che persino dei mostri sacri come la Universal Picture, un vero e proprio colosso dell&#8217;industria del cinema, grazie alla democraticità specifica di internet &#8211; le cui fonti vengono gerarchizzate dai motori di ricerca, e non solo dagli editori &#8211; attraverso agenzia stampa specializzate nella diffusione virale della promozione cinematografica in rete, possa accorgersi di certi blogger, ed invitarli (come succede anche a me, sempre più frequentemente), a proiezioni in anteprima di film, per i quali hanno particolare cura, sin dalla fase antecedente l&#8217;uscita nelle sale, al fine di creare un buzz sulla rete. Queste agenzie registrano, talvolta, i blogger su siti di condivisione di materiali, di trailer, che poi possono essere uploadati sui propri canali YouTube, anche se, di fatto, resta al blogger la libertà di scrivere o no, sul film.  Queste iniziative nel 2004 non esistevano, ed a mio parere, dimostrano, invece, la diversa consapevolezza del ruolo che i blog hanno contribuito a creare verso una nuova forma di cinefilia ed anche, come nel mio caso, di diffusione delle conoscenze inerenti l&#8217;argomento cinema, per troppo tempo delegate solo ai giornalisti accreditati come critici cinematografici. Il ruolo dei cine-blog, però, non deve essere confuso con quello dei siti internet dedicati al cinema, anche se, sempre più, ormai, anche queste risorse, tendono a coinvolgere gli utenti. Come ho già detto, infatti, i cine-blogger hanno contribuito, e stanno ancora, in larga parte contribuendo, almeno i più attivi, ad una nuova occasione di sviluppo della cinefilia, perché offrono agli utenti elementi informativi aggiuntivi, circa il loro reale gradimento di un film, attraverso analisi basate sullo studio dell&#8217;opera, ma comunicate al pubblico con un linguaggio spesso più informale, e, soprattutto, scevro dai condizionamenti di linee editoriali da seguire. Questo aiuta gli utenti, che, spesso, non sanno come orientare le loro scelte, attraverso le critiche stroppo standardizzate ed asettiche dei siti di cinema, che, però, proprio incalzati dal modo di comunicare dei blog, stanno iniziando a sbilanciarsi di più. Poi, certo, ci sarebbe tutto il discorso dei Social Network, ma, temo, ci porterebbe ad allargare troppo il discorso, ed in parte anche fuori tema, peraltro.</p>
<p><em>Questa era solo la prima parte dell&#8217;intervista a Roberto, tornate domani per la seconda, vi aspettiamo.</em></p>
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		<title>Chi ha paura del buio?</title>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 09:25:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia the second</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Immigrazione, precariato, donne e viaggio sono i temi che Massimo Coppola affronta nel film &#8220;Hai Paura del buio&#8220;, in uscita il 6 maggio 2011. Eva viene licenziata dalla fabbrica dove lavora a Bucarest e decide di mollare tutto: fuga? ricerca? nostalgia? Lo spettatore ignaro segue lo sguardo malinconico di Eva quando si trova sul treno...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/05/HPDB.jpg" rel="lightbox[5520]"><img class="alignleft size-medium wp-image-5528" title="HPDB" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/05/HPDB-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" /></a>Immigrazione, precariato, donne e viaggio sono i temi che <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Coppola">Massimo Coppola</a> affronta nel film &#8220;<a href="http://www.facebook.com/haipauradelbuio.ilfilm">Hai Paura del buio</a>&#8220;, in uscita il 6 maggio 2011.<br />
Eva viene licenziata dalla fabbrica dove lavora a Bucarest e decide di mollare tutto: fuga? ricerca? nostalgia?<br />
Lo spettatore ignaro segue lo sguardo malinconico di Eva quando si trova sul treno che la porterà a Melfi. Arrivata in Italia, la ragazza si rifugia nella macchina di Anna, una ragazza operaia nella fabbrica della FIAT. Si conosceranno e inizieranno le loro avventure parallele. Eva e Anna sono come un&#8217;unica entità, come due facce della stessa medaglia. Un film che fa riflettere, sicuramente attuale, considerando il tema del precariato nel mondo giovanile. Nel film ha un ruolo fondamentale la musica, Massimo Coppola ha scelto i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Joy_Division">Joy Division</a>, un gruppo post-punk, simbolo del disagio dell&#8217;uomo nella società post-industriale. Attraverso l&#8217;iPod di Eva, lo spettatore passa dall&#8217;ascolto assordante della musica al rumore della fabbrica, dal sogno e dall&#8217;immaginazione alla pura e cruda realtà.</p>
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		<title>I volti dei politici 2.0</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 10:10:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Finiti i tempi in cui vigeva solamente la comunicazione di piazza, i politici 2.0 si stanno affacciando da qualche anno al mondo dei social network. Ci troviamo di fronte ad una generazione che li costringe ad inseguire la rapidità dell’informazione, in cui tuttavia permane il contatto e la comunicazione face to face nelle piazze. Approcci...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://issuu.com/infodocs/docs/facebookinfografica/1?mode=a_p" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-5459" title="infografica" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/04/infografica-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" /></a> Finiti i tempi in cui vigeva solamente la comunicazione di piazza, i politici 2.0 si stanno affacciando da qualche anno al mondo dei social network. Ci troviamo di fronte ad una generazione che li costringe ad inseguire la rapidità dell’informazione, in cui tuttavia permane il contatto e la comunicazione face to face nelle piazze. Approcci diversi, modi di comunicare diversi. Se si vuole raggiungere il pubblico giovanile o semplicemente “smart”, bisogna capirne il linguaggio ed appassionarsi ai loro trend. Da pochi giorni è stato pubblicato un <a href="http://issuu.com/infodocs/docs/facebookinfografica/1?mode=a_p" target="_blank">Infografico</a>, realizzato da <a href="http://www.info.it/" target="_blank">Info</a> che mostra sinteticamente l’uso che i nostri politici fanno del social network più in voga: Facebook. La ricerca si è basata su una raccolta di dati dal 2008 al 2010 su 952 parlamentari, 109 sindaci e 713 amministratori locali. Emerge che <a href="http://www.facebook.com/#!/pages/Nichi-Vendola/38771508894" target="_blank">Nicola Vendola</a> è il politico più popolare su Facebook, seguito da <a href="http://www.facebook.com/SilvioBerlusconi#!/SilvioBerlusconi?sk=wall" target="_blank">Silvio Berlusconi</a>. Ciò che non stupisce è il fatto che i giovani amministratori locali sono principalmente coloro i quali utilizzano correttamente il mezzo. Non basta aprire una pagina fan per far parte della community, la presenza non equivale all’integrazione. Per essere social si deve interagire con i propri utenti ed è proprio questo lo stallo di molti politici che si definiscono 2.0; solamente il 55% di questi interagisce con gli utenti. Andando ad osservare come i primi tre politici in voga su Facebook si muovono su Twitter, si notano comportamenti distinti. L’Onorevole <a href="http://twitter.com/#!/Idvstaff" target="_blank">Antonio Di Pietro</a> &#8211; al terzo posto su Facebook &#8211; è un utente Twitter “doc” che conta 33.164 follower &#8211; al momento &#8211; e il suo aggiornamento di status è molto frequente. Differentemente il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non ha un profilo Twitter ufficiale, pur stando al secondo posto in classifica tra i politici che hanno più fan su Facebook.<br />
Cosa significa quindi essere un politico 2.0? Basta semplicemente avere un profilo su un social network?</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Social e anti social</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 08:01:40 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni, si sta discutendo molto della puntata andata in onda su <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ed4f0f64-d321-4f26-812e-b539b130b93c.html" target="_blank">Report il 10 aprile</a>. Il servizio su Facebook ha provocato critiche da parte di chi concepisce i social network come mezzi democratici. Facebook è stato descritto come uno strumento dove la privacy dell&#8217;utente non viene totalmente tutelata e che utilizza i dati personali per scopi promozionali o per controllo. Un esempio sono le aziende che, prima di assumere, consultano le bacheche dei candidati per informarsi sulle loro ideologie, le amicizie e i valori. Un social network che ti rivela, che non nasconde la tua identità. Tuttavia l&#8217;utente dovrebbe rendersi conto che lui stesso è artefice del proprio destino. Internet è visibile a tutti, quindi perché non tutelarsi con i mezzi che la rete stessa ci propone? Per esempio, Facebook dà la possibilità di modificare le impostazioni sulla propria privacy, flaggando precise opzioni. Usiamo il mezzo, ma con coscienza. A Facebook &#8211; e non solo- va tuttavia il merito di aver contribuito alla <a href="http://internetepolitica.blogosfere.it/2011/01/tunisia-la-rivoluzione-20-su-twitter-e-facebook-i-video-shock-e-la-cacciata-di-ben-ali-grazie-ai-soc.html" target="_blank">rivoluzione tunisina</a>. In un Paese dove, fino a gennaio vigeva la dittatura, il social network &#8211; pur essendo controllato- è stato usato per diffondere video e messaggi di opposizione. Non potendo manifestare, scendere in piazza e urlare contro un governo di oppressione, Internet è stato usato per cambiare le sorti di un Paese e delle persone che, solamente per aver postato i propri pensieri, si sono sentiti parte attiva del processo di liberazione dittatoriale. Gli strumenti ci sono, usiamoli con la testa.</p>
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		<title>Crisi del banner?</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 08:14:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da pochi giorni è nato Bannersketch, l&#8217;applicazione che consente di creare un banner gratuitamente. Qualsiasi utente potrà così pianificare una campagna di display advertising e per pochi minuti, vestirsi nei panni di un web designer. Con questa applicazione, creare il proprio banner è semplicissimo ed intuitivo: si sceglie il formato, i colori, il testo e...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da pochi giorni è nato <a href="http://www.bannersketch.com/" target="_blank">Bannersketch</a>, l&#8217;applicazione che consente di creare un banner gratuitamente. Qualsiasi utente potrà così pianificare una campagna di display advertising e per pochi minuti, vestirsi nei panni di un web designer. Con questa applicazione, creare il proprio banner è semplicissimo ed intuitivo: si sceglie il formato, i colori, il testo e il bordo. Si possono creare formati statici o gif animate, aggiungendo frame. Un&#8217;applicazione davvero originale ma che, inserita in un contesto dove si parla di &#8220;crisi del banner&#8221;, potrebbe apparire  fuori trend. Il banner infatti, sta diventando un elemento sempre più invasivo, l&#8217;utente web ne è costantemente bombardato. Dal classico formato standard, stanno infatti emergendo quelli &#8220;speciali&#8221;, come il formato floating. L&#8217;occhio dell&#8217;utente è costantemente stimolato e il banner deve farsi vedere, deve &#8220;urlare&#8221;. Come potrebbe quindi funzionare un formato privo di creatività e di elementi distintivi? Tuttavia Bannersketch è un&#8217;applicazione utile per chi non vuole spendere e nello stesso tempo, essere presente sul web.</p>
<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/04/banner-gratis-bannersketch.jpg" rel="lightbox[5283]"><img class="alignleft size-medium wp-image-5299" title="banner-gratis-bannersketch" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/04/banner-gratis-bannersketch-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a></p>
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		<title>Guestbook. Intervista a Luce StRagista</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2011 07:50:24 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa settimana vi presentiamo Luce StRagista, la blogger che da dicembre 2008 critica con ironia lo sfruttamento lavorativo, in particolare quello giovanile. Il blog è per Luce uno strumento di protesta e di sfogo e nello stesso tempo ha dato la possibilità a molti giovani di confrontarsi e rispecchiarsi nelle situazioni da lei raccontate. Il suo <a href="http://www.facebook.com/luce.stragista" target="_blank">profilo facebook</a> conta più di 3800 amici (genera il 18% delle visite al sito)  ed ha più di 1.300 follower su <a href="http://twitter.com/lucestragista" target="_blank">twitter</a>. Lei preferisce mantenere l&#8217;anonimato e si presenta su Internet con il suo avatar. Oggi è con noi e ci racconta come è nata la sua idea di iniziare a scrivere il blog <a href="http://www.vitadastragista.it/" target="_blank">Vita da StRagista</a>.</p>
<p><a href="http://www.vitadastragista.it/" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5263" title="luce stragista" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/03/l.jpg" alt="" width="178" height="178" /></a></p>
<p><strong>Come mai hai scelto un blog per affrontare l&#8217;argomento stage?</strong></p>
<p>Ho scelto il blog per affrontare l&#8217;argomento stage perchè è uno strumento di comunicazione che mi mette molto a mio agio. Mi permette di esprimermi liberamente, senza che nessuno debba adattare ciò che ho voglia di dire, inoltre posso comunicare al meglio arricchendo i post che raccontano le avventure che riguardano la &#8221; Vita da StRagista&#8221; con foto e video. E poi, ultimi, ma non per importanza, i commenti dei miei lettori che stimolano la creatività e che innescano anche dei piccoli dibattiti che spero possano essere costruttivi nell&#8217;affrontare la questione stage a livello istituzionale e nell&#8217;opinione pubblica, più in generale.<strong></strong></p>
<p><strong>Quali altri strumenti di social media marketing utilizzi per diffondere i tuoi post?</strong></p>
<p>Principalmente pubblico i miei post su Facebook, Twitter, Myspace e Linkedin. Facebook mi permette di avere una platea molto vasta a cui rivolgermi e grazie ad esso ho conosciuto molti gruppi attivi per la &#8220;causa sociale&#8221; degli stagisti come, ad esempio, gli appartenenti al gruppo il Manifesto dello Stagista. Twitter è il mio preferito: a volte basta poco per innescare, sull&#8217;onda dei retweet, una discussione con spunti interessanti. Linkedin, invece, è utile soprattutto per far conoscere la mia attività e avere qualche riscontro (spero!) in ambito lavorativo.<strong></strong></p>
<p><strong>Ritieni che in qualche modo ci sia effettivamente una &#8220;morte del blog&#8221;?</strong></p>
<p>Non ritengo affatto che ci sia una morte dei blog. Anzi. In un paese come l&#8217;Italia in cui per noi giovani è molto difficile mettersi in luce e inserirsi nel mondo del lavoro, il blog diventa una vetrina per mostrare le proprie capacità che spesso valgono molto di più di un rimborso spese. E lì non esistono raccomandazioni! Sono soltanto la creatività e la capacità di autopromuoversi a permettere ad un blogger di crearsi un seguito.<br />
Il blog rappresenta inoltre un canale alternativo attraverso il quale diffondere notizie e visioni critiche di esse che spesso non trovano spazio nei media tradizionali. Per quanto riguarda il concetto di stage come apprendimento e la sua distorsione nella realtà di tutti i giorni, a mio avviso, sono stati proprio i blogger a portarla alla ribalta ottenendo l&#8217;attenzione dei media tradizionali, tanto che finalmente anche i sindacati si stanno occupando della questione.<br />
Quindi non credo proprio che i blog siano vicini alla morte, anzi, credo che come avviene già negli Stati Uniti, sempre più le opinioni dei cittadini nasceranno dai blog e questo non può che fare bene alla nostra democrazia!</p>
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