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Ignari untori

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Photo0006 300x225 Ignari untoriEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

Questo post inizia con un’immagine. Un frame della vita aziendale, che stamattina è iniziata con un vuoto virale. Le ore notturne, che dovrebbero portare consiglio, hanno decimato l’agenzia. Un movimento virale, partito dall’untore anonimo, ha raggiunto la maggioranza.
C’è chi ha iniziato alle 2.00 per ritrovarsi con una flebo alle 7.00  e chi ha tentato di resistere al virus, per poi arrendersi e tornare a casa. Tutti vittime ignare dello stesso virus, tutti portatori che mutano gradualmente in untori. Tutti ignari del più grande Virale di Estrogeni.
Un saluto a tutti coloro i quali si sono immolati per la Comunicazione.

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Vizio di Gola

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Premessa. La mia settimana in ufficio sarà corta, da qui a mercoledì.
Scrivo oggi questo post, giusto per rendere omaggio alla sua ultima, piena settimana di lavoro con noi.
Scopriamo insieme di chi si tratta. Partendo dall’inizio.
Era l’anno dei mondiali, quelli del duemilasei.
Era l’ultimo anno di via Corsica sei.
Due stanze e un bagno in comune.
Daniela lavorava come responsabile comunicazione e raccolta fondi presso Un ponte per…
Un giorno, ci chiama e dice che vorrebbe farci conoscere un ragazzo. Art in divenire.
Perché non vederlo?
Erano, d’altronde, i tempi in cui il lavoro aumentava e di una mano avevamo bisogno.
Arrivò. Era alto, magro, timido e aveva un cd in mano. Non erano lavori, no. Era musica.
Guardammo, Agostino e io, e rimanemmo positivamente colpiti.
La stoffa c’era, serviva solo il tempo di misurarla.
Gli proponemmo la possibilità di stare in stage da noi e, in verità, presuntuosi come siamo, pensammo che ci avrebbe detto sì.
Invece, no. Ci disse, no.
Grazie, mi troverei bene da voi, di questo sono sono sicuro ma ho ricevuto un’altra (e migliore) offerta e penso valga la pena accettarla.
Il tempo è passato, presuntuosi lo siamo rimasti, due stanze sono diventate quattro.
Era l’anno degli europei, quelli del duemilaotto.
Era il secondo di via Vasi diciottoa.
E Daniela lavorava come nostra direttrice clienti.
Arriva un’email. È lui. Quello alto, magro timido, musicista ma ormai anche art.
Lavora presso un’agenzia ma vuole cambiare.
Lo (ri)vede Agostino, lo (ri)vedo anch’io, ci (ri)vediamo.
Questa volta, la proposta è un vero e proprio contratto di assunzione. A tempo determinato o indeterminato, a lui la scelta.
Scelse l’indeterminato, me lo comunicò al telefono con un sottofondo di neve che fioccava. Erano gli inizi di gennaio.
Abbiamo passato un bell’anno insieme, siamo cresciuti reciprocamente, ci siamo voluti bene e talvolta anche no. Abbiamo imparato a conoscere la sua musica ma anche i suoi strumenti.
Fuor di metafora, Riccardo va via per seguire una passione più forte (la musica, appunto) e tutti noi sappiamo quanto contino le passioni, nella vita.
Aveva chiesto un part-time ma, oggi, non abbiamo ritenuto opportuno concederlo.
Sembra quasi che noi e lui siamo tessere di un puzzle più grande, che quando non combaciano si staccano ma restano sempre nei pressi. Pronte ad essere mosse e a venirsi incontro.
Non so dove, non so come, non so quando, so dunque che ci incastreremo nuovamente.
Intanto, è l’anno dei mondiali, quelli del duemiladieci.
E che ognuno prosegua pure con i propri vizi!
Riccardo, abbandonandoci. Noi, gonfiando sempre più il petto. La nazionale, vincendo.
Riccardo Gola 300x280 Vizio di GolaEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

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Hardcore design

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Non fumo, lo ammetto. Non ho mai fumato. Però il packaging delle bionde mi ha sempre incuriosito. Un po’ come accade per le etichette dei vini, si trovano spesso svariati esempi di design molto curato, dai toni molto eleganti, inequivocabilmente perfetti dal punto di vista grafico e progettuale.
E a proposito di equivoco e progettualità che nuoce gravemente alla salute del designer, l’altra sera mi è capitato sotto gli occhi un pacchetto di rare e introvabili Camel Orange (mio cugino dice che sono difficilmente reperibili in commercio, ma non ne conosco la ragione). Subito mi è tornata in mente la famosa storia dell’immagine subliminale contenuta nell’illustrazione del cammello che i più anziani come me ricorderanno (era la fine degli anni ‘80). Per gli sguardi più attenti, fissando la zampa anteriore sinistra dell’animale, è possibile scoprire un uomo in piedi con il pene eretto, mentre per le menti più perverse, guardando le sue zampe posteriori, ecco apparire un leone mentre si accoppia brutalmente con la povera bestia. Provando a scovare altri straordinari esempi di design inequivocabilmente hardcore, ecco una selezione di progetti dove la ricerca del segno giusto unita alla scarsa attenzione da parte del designer, produce risultati capaci di mandare in fumo – senza filtro – la reputazione aziendale e la professionalità del grafico.
È tutto altamente cancerogeno, evitiamo di aspirare.

camel5 300x206 Hardcore designEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

loghi 1 300x133 Hardcore designEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEOapc 300x151 Hardcore designEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

kudawara logo 300x119 Hardcore designEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

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Mi scusi, per il Design scendo alla prossima?

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Da un paio di giorni mi ritrovo a fare lavoro domestico. Non stendere i panni e lavare i piatti, per adesso, ma provando a seguire i progetti e l’attività di Estrogeni direttamente da casa mentre combatto contro un terribile virus che – di comune accordo con Matteo, Giada, Antje e Riccardo – mi tiene lontano dai loro monitor. Capita rare volte di lavorare a un progetto, che sia un logo o una campagna, mentre di là sento i bambini lottare con armi sofisticatissime contro droidi-ragno e astronavi del pianeta Alderaan ed è piacevole quando, ogni 5 minuti, si affacciano curiosi a sbirciare quello che sto facendo lasciandomi commenti spontanei e determinanti, sia per il progetto che per la visione del nostro lavoro. Stavo inserendo una icona disegnata con due profili umani e un punto interrogativo dentro una semplice cornice fotografica, a sostegno di una parte testuale su un’anta della nuova brochure/contenitore per l’iniziativa ” Familia. Fotografia e filmini di famiglia”. Improvvisamente, sbuca alle spalle mio figlio più grande, 7 anni, dicendo “di chi sarà mai quella fotografia, boh, non si sa” e l’altro più piccolo, 5 anni, ribatte “forse è di Berlusconi e della sua fidanzata?”.
Perfetto, il segno è inequivocabile e il messaggio arriva chiaro. Nel frattempo, una email di Alfredo mi invita a guardare una bella gallery fotografica con i lavori di Bob Noorda, pubblicata sul Sole 24ore e il cerchio si chiude.
Quando si discute di segni chiari, memorabili, memorizzabili, semplici, intuitivi, diretti, razionali, nessuno di noi che pensi di voler affrontare bene questo lavoro o voler capire fino in fondo quale importante responsabilità sociale abbia chi si definisca “comunicatore, progettista, designer”, può fare a meno di riguardare e studiare tutto il lavoro di questo padre del design contemporaneo. Era olandese, il vecchio Bob, di educazione razionalista ma lavorava a Milano dalla fine degli anni ‘50, dove piano piano cominciò a valorizzare, con eccezionale chiarezza formale ed essenzialità espressiva, la corporate identity dei più grandi gruppi industriali dell’epoca. Avete mai comprato un libro da quelli che hanno una strana “F” rossa obliqua sulla maniglia delle vetrine? O da quelli con la “A” rossa? Magari avete fatto la spesa nei supermercati delle cooperative, rosse. Almeno la benzina, sicuramente ricoscerete l’icona del self service dei distributori e se guardate un po’ più in alto, c’è pure un cane a sei zampe che sputa fuoco (in realtà non era il suo, ma di Luigi Broggini che lo aveva disegnato nel 1952 e di cui Noorda curò il restyling e la comunicazione aziendale quando Agip entrò a far parte dell’Eni).  Ci sono! Una metropolitana l’avrete senza dubbio presa!
Bene, proprio nel sottosuolo, dove la comunicazione diventa spesso determinante, dove devo capire, senza equivoci, come si chiama la mia fermata, dov’è l’uscita o le scale per risalire, Bob Noorda creò il suo capolavoro, inventandosi le famose fasce colorate identificative per ogni diversa linea e sostituendo i cartelli indicanti il nome delle fermate con una fascia colorata lunga tutta la stazione. Dentro, in bianco e ripetuto ogni 5 metri, il nome della stazione, in modo che i passeggeri capissero dove si trovavano anche con il treno in movimento. Questa soluzione, studiata per Milano, lo portò anche a lavorare per le metro di San Paolo, New York e ormai tutte le stazioni del mondo adottano praticamente questa stessa intuizione visiva. Qui c’è gran parte del senso di responsabilità sociale del designer. Nei suoi lavori, il punto di riferimento per chi lavora guardando alla sintesi, studiando segni chiari e intuitivi. Per tornare ai bambini, Bruno Munari disse, commentando il logo per la Regione Lombardia progettato da Noorda, che il segno “è giusto perché ha forza, si memorizza bene, anche un bambino riuscirebbe a ricordarlo”.
Me lo ricordano continuamente i due che ho nuovamente alle spalle, anche se devo ancora capire la storia di Berlusconi e della sua fidanzata.

noorda 300x131 Mi scusi, per il Design scendo alla prossima?Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

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Buon compleanno

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Erano le 6 di mattina di un anno fa quando, in macchina, sono passata a prendere Chiara e Alessia. Era il giorno dell’apertura del Soratte Outlet Shopping.  Il 26 novembre di un anno fa: da una settimana non faceva che piovere, quel giorno era freddo ma c’era il sole. Al nostro arrivo, con la colonna musicale di Norah Jones, troviamo ancora tanto da mettere a posto.La sala al primo piano da allestire – prima conferenza stampa, poi sala cocktail – i parcheggi da sistemare, le luci da testare, la linea telefonica da stabilizzare. Poi accade. Alle 10 si aprono i cancelli, i visitatori arrivano, la musica parte, la magia degli artisti si diffonde per l’aria. Il Centro è aperto. E mentre i mimi e le muse danzanti si esibiscono, l’atmosfera si rilassa e il sole si scalda. Arriva il taglio del nastro. Gli artisti del circ de soleil volteggiano sul palco, sono quasi le 19, il Centro è pieno, la viabilità bloccata. La giornata volge al termine. Siamo contenti, pieni di shopping selvaggio.
Ieri sera, abbiamo concluso i festeggiamenti per il primo anno del Soratte Outlet. Un anno importante festeggiato con un intero mese di eventi dal concerto di Franco Califano, allo spettacolo di Amici, dal brindisi con Valentina Pace fino alle promozioni della mid season. Un anno in cui sono cambiate tante cose. Un anno in cui il Centro è cresciuto e si presenta oggi completamente cambiato: tanti negozi, tanti visitatori, viali illuminati, alberi fioriti, area baby attiva. Oggi il Soratte Outlet ha un anno in più. Oggi è iniziata la nuova stagione dello shopping. Venite a scoprirlo?

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