Un post è per sempre
Pausa caffè. Si inizia a discutere di social media e social networking. Inizia la sociologia spicciola. Riflessioni di riflessioni, poi tutto termina in silenzio. Si torna a lavoro, ma tutti sono ancora lì a riflettere sulle “perle di saggezza”. Network/Famiglia. Social Network/Cinematografo. Barbiere/Blogger. Cliente/Consumatore postmoderno. Leggi l’ultimo post di Vincos Blog e la casualità ti perseguita. Quel non più consumatore, orami diventato autonomo, esigente, competente, selettivo, è in quell’analisi.
Il consumatore postmoderno è molto più sofisticato del suo predecessore. Un individuo tendenzialmente infedele alla marca. Un consumatore che è alla ricerca di esperienze e non di semplici prodotti, qualcosa che sia personalizzato e personalizzabile. Non tende a stabilire un rapporto subalterno e/o passivo con il produttore/venditore, ma richiede un rapporto dialettico che spinge l’azienda alla logica della relazione. Oggi gli individui sono diventati parte attiva della comunicazione aziendale, non possono essere ignorati, ma ci sono aziende vincolate alla vecchia comunicazione ipodermica.
Un esempio, recente, di pessima gestione del consumatore è quella portata avanti dalla John Ashfield, che risponde alle esigenze di un consumatore (Sybelle) servendosi di una lettere aperta di Andrea Celi, proprietario dell’azienda italiana. Un comunicato stampa molto più vicino ad un biglietto lasciato lì prima del suicidio. Parole da cui scaturisce l’errata visione del cliente, tanto che ci si spinge ad una paternale da lacrime agli occhi.
“Se posso darLe comunque un mio consiglio per il futuro, Le dico che nella vita non basta aprire un blog per realizzarsi criticando quello che fanno gli altri, perché, come Lei saprà, lavorando si può anche sbagliare, ma forse è meglio investire le proprie energie cercando di creare un proprio progetto facendolo con passione e sacrificio come io ho sempre fatto in questi anni”.
Gli errori di gestione sono molteplici, ma il finale è pure delirio comunicativo.
“Quindi Le chiedo sinceramente di aiutarmi in prima persona a far cessare tutto questo casino che è scaturito dal mondo di Internet contro la mia azienda”.
Un’azienda che vive sul Web non può pretendere il controllo di un mezzo. Il Web non è una medium classico, in cui i criteri di notiziabilità giocano un ruolo fondamentale. Nel Web tutto è costantemente illuminato a giorno, tutto è monitorato, tutto è per sempre.







Le riflessioni non finiscono mai. http://bit.ly/djIlbU
Fa tremare la pessima conoscenza delle dinamiche della rete. Oltre, alla bassa considerazione di un utente attento come Sybelle che ha espresso un’opinione, esercitando il proprio diritto di manifestare liberamente il suo pensiero. La soluzione non è censurare, internet su questo è spietatamente democratico. La soluzione è rispondere cavalcando proprio l’onda del clamore scatenato da Sybelle. Diciamo che il buon Andrea Celi ha perso l’occasione di farsi dell’ottima pubblicità a buon mercato.
se un post è per sempre, dirò ai miei discendenti di commentare questo:)
a parte le battute, credo ke una cosa ormai si possa dire con certezza ai futuri imprenditori per evitare certe figuracce (come quando un imprenditore ke scrive “mi aiuti a far finire questo casino su internet”):
Internet rende l’azienda visibile a tutti, quindi, in un certo senso, anke processabile da tutti…e la cosa si sà…a chi non ha ragioni da poter argomentare in modo trasparente, dà sempre molto fastidio. Spinge a brutte figure, volendo risolvere la cosa in altre maniere.
Andrea celli non kieda la fine del casino…ne discuta in modo trasparente…e il “casino” diventerà buzz pubblicitario!
Io credo che ogni azienda posso commettere degli errori di valutazione, ma non può fare nessun passo falso quando il cliente chiede, a gran voce (blog), un dialogo. Credo che all’interno dell’economia contemporanea, nessuna azienda possa fare la voce grossa per accaparrarsi i consumatori.
Siamo degli infedeli. Si cambia.