Social vincenti
Avevo pensato a questo post già da diversi giorni, dalla scorsa settimana per la precisione. Ho dovuto però attendere l’esito delle elezioni amministrative, per capire se la mia idea poteva avere senso. A quanto pare, visto com’è andata a finire, il senso c’è eccome, e allora ecco qui il mio studio-esperimento. Premetto che si tratta solo di un’ipotesi che non ha nessuna controprova “scientifica”, ma credo si tratti di un dato interessante su cui riflettere.
Tutto nasce da una sensazione che ho avuto nel corso di tutta la campagna elettorale, dettata ovviamente dalla mia deformazione professionale, e cioè che stesse avendo la meglio la parte politica che meglio stava utilizzando i social media. Ho pensato allora di andare a controllare, a urne chiuse e sindaci eletti, un po’ di dati relativi ai fan su Facebook (e in qualche caso anche ai followers su Twitter) per capire se questa sensazione aveva un riscontro statistico. Per avere un dato omogeneo ho cercato di confrontare sempre pagine o profili, evitando dove possibile confronti incrociati che potevano essere fuorvianti.
Partiamo dai vincitori al primo turno. La vittoria netta di Piero Fassino a Torino è confermata anche su Facebook dai 5.937 fan rispetto ai 900 dello sfidante Michele Coppola. Stesso discorso anche fra le pagine fan del sindaco di Bologna Virginio Merola (2.105 fan) e del suo sfidante Manes Bernardini, che segue a 1.775 fan. Per motivi statistici – oltre che personali – ho preso in considerazione anche quello che è stato il sindaco più votato in Italia, Vincenzo De Luca, che affianca al 75% ottenuto i suoi 76.890 fan contro i soli 129 della sfidante Anna Ferrazzano (che si è fermata al 17%).Fin qui quindi, in 3 casi su 3 chi aveva più fan su Facebook ha battuto il suo avversario.
Passando ai ballottaggi, i dati relativi a Giuliano Pisapia (111.522 fan) e Luigi De Magistris (213.965) e agli sfidanti Letizia Moratti (41.960 fan) e Gianni Lettieri (6.266) non solo confermano la tendenza ma sembrano anche essere in linea con la forbice nel voto espresso dai cittadini delle rispettive città. Siamo a 5 su 5, ma la tendenza si conferma anche nei comuni più piccoli, con Massimo Zedda (5.230 fan) che batte Massimo Fantola (4.999 amici, nessuna pagina fan) a Cagliari, Roberto Cosolini (1.768 fan) che supera Roberto Antonione (429 fan) a Trieste ed Emilio Bonifazi (4.983 amici) vincente su Mario Lolini (2.057 amici) a Grosseto. Unica eccezione (che conferma la regola?) a Novara, dove il neo-sindaco Andrea Ballarè (486 amici) cede il passo a Mauro Franzinelli (960 amici). Sarà un caso che si è trattato del risultato più in bilico di tutti (52,91% a 47,08%) fra quelli evidenziati?
La tendenza si conferma anche su Twitter, come possiamo vedere per i candidati di Milano e Napoli. Anche qui Pisapia (7.726 followers) e De Magistris (24.337 followers) sbaragliano Moratti (770 followers) e Lettieri (92 folowers).
Ulteriore punto di interesse è l’area politica dei candidati vincenti, tutti di centro-sinistra. Non a caso, in quell’area ha funzionato bene il collegamento fra le pagine/profili relativi alle singole campagne e gli account generici come PDnetwork, YouDem e il profilo di Pierluigi Bersani addirittura artefice di un hashtag che ha raggiunto una certa viralità in rete (#masiampazzi).
Prima delle conclusioni, permettetemi una divagazione sul tema. Da appassionato di calcio, mi sono divertito ad andare a vedere se anche in un settore diverso dalla politica, poteva esserci una correlazione simile. Ebbene, i dati mi hanno piacevolmente sorpreso: per quanto riguarda lo scudetto, il vincitore Milan (4.085.063 fan) supera nettamente le due squadre sui gradini più bassi del podio Inter e Napoli sia su Facebook (4.085.063 fan contro rispettivamente 403.527 e 462.354) che su Twitter (91.436 followers contro i 18.041 dell’Inter, mentre il Napoli non ha un account ufficiale). E a livello internazionale? Il Barcellona stravince non solo sul campo, ma anche su Facebook con 15.944.209 fan contro i 14.928.007 dell’altra finalista Manchester United e i 14.587.563 dei rivali del Real Madrid superati in semifinale. Naturalmente in questo caso si tratta più di un divertissement visto che in campo non vanno certo i fan o i follower, ma forse almeno a livello scaramantico avere più fan è meglio che averne di meno.
Al di là della divagazione finale, credo che i dati relativi alle elezioni debbano far riflettere. La comunicazione cambia per tutti, anche – e forse soprattutto – per la politica. L’area che sembra averlo capito prima e meglio, il centro-sinistra, ha avuto risultati sorprendentemente positivi. Che una piccola spinta sia arrivata anche da – e grazie a – Facebook e Twitter? Io credo di sì, e i numeri sono dalla mia parte.







Mah! è un insieme di dati sicuramente accurati, ma, credo, scarsamente significatifi: non per sfiducia nei social network, ma per la loro rappresentatività. Certco di spiegarmi con un esempio: nel 1945, divenne, a seguito della morte di F.D. Roosevelt , presidente degli Stati Uniti d’America il suo vice presidente Hanry S.Trumann. Anche se è spesso dimenticato è lui decise lo sgancio delle bombe atomiche sul Giappone. Ebbene alle prime elezioni post guerra, nel 1948, il presidente vincitore, ricandidato dal suo partito, era dato per sconfitto: un po perchè questo era già successo a Churchill un pò perchè così cordemente ritenevano anche i sondaggisti del tempo. Trumann vinse con una delle maggiori maggioranze della storia. L’errore dei sondaggi? semplice: per accellerare avevano usato il telefono (allora diffuso, ma non comune) interpellando un campione “rappresentativo” di abbonati, che aveva la caratteristica di escludere le classi meno abbienti e delle periferie non servite dalla rete.
Ecco: i social network secondo me sono come i telefoni nel 1948: diffusi ma non comuni: io, pur essendo unlaureato e che impiega ormai da 20 anni il computer quotidianamente sul lavoro, non ho ne fb ne lin…Sono scarsamente rappresentativo? Sicuro. Il mio voto cambia le cose? Nessun singolo voto ha mai cambiato nulla..però,conta lo stesso
Bravo Alessandro, twettato!
Che post interessante! io sinceramente non ci avrei fatto caso se non lo avessi detto tu.
Ma la prima cosa che mi sono chiesta è: qual’è la causa e quale l’effetto?
Cioè, potrrebbe essere, per caso, che chi ha deciso di votare Pisapia invece che Moratti, di riflesso abbia cliccato “mi piace” solo dopo la decisione presa? Oppure dici che la campagna social è stata così ben fatta che chi ha cliccato “mi piace” poi ha fatto la stessa scelta anch in ambito di votazione?
Chi lo sa!
Sarebbe stato interessante anche vedere l’andamento dell’attività facebook durante tutta la campagna elettorale!
La correlazione è evidente, anche se è difficile a mio avviso distinguere causa (mi piace/voto un candidato perchè ha una buona strategia social) da effetto (la strategia social funziona perchè il candidato piace). Tuttavia è innegabile che i social media abbiano, forse per la prima volta, avuto un ruolo importante a fini elettorali.
interessante il post, Alessandro. credo che un ulteriore approfondimento vada fatto in direzione socio-demografica. se e` vero che l’utilizzo delle nuove tecnologie in generale e dei nuovi media e` appannaggio delle nuove generazioni e che queste hanno in generale meno occasioni di rappresentare le proprie istanze attraverso i media tradizionali quali stampa e tv ( il cui controllo e la cui gestione sono tendenzialmente in italia nelle mani dei non piu` giovani che storicamente hanno scarso desiderio di “riformare” in quanto per costoro la “riforma” intesa come innovazione sociale implicherebbe l’automatica dolorosa scelta di mettere da parte le proprie singole ed individuali necessita` auto-/conservanti/ ), ecco che la gratuita` dello strumento twitter o facebook e la perdita di controllo che i vetusti riscontrano sugli stessi ( la quasi nulla necessita` di muovere questi canali con investimenti, li rende “indipendenti” alla radice ) – laddove forse anche in passato i giovani hanno provato ad esprimere istanze di rappresentaza dei loro legittimi interessi ( in primis una “balance” generazionale, mi spingo a dire ) sono stati respinti dal “tappo” ingessante e capace di otturare quasi tutti i pori della comunicazione necessaria ad istituire un dialogo paritario tra le diverse componenti sociali del paese – consente alla /meglio gioventu’/ in pieno stile nordafricano non solo di farsi sentire ma addirittura in alcuni casi di incidere nelle scelte elettorali di alcune importanti citta` italiane. personalmente non considero questa rinnovata chance per le nuove leve una vittoria a tutto tondo. ma affinche` definitivamente la spinta dal basso riesca a disinnescare scelte immotivate di imprenditori calzaturieri ( per dirne una ) …e di cui i giovani stessi hanno decretato il successo a livello economico portando a spasso per il mondo la mitica */H/* , di investire in realta` editoriali fors’anche solo per fare da contrappeso ( non volendo pensar male ) ad ancor piu` pericolosi istinti di onnipresenza/onnipotenza dei soliti noti, ritengo che la battaglia per l’informazione quale potere fondante di una democrazia nel suo ruolo di contrappeso alla ingordigia del potere politico e delle oligarchie economico-finanziarie del nostro paese, tanta altra strada dovrà essere percorsa. e fino ad allora la conquista non potrà dirsi fatta
giusto due cose, in merito a quest’analisi ex post che certifica – in maniera netta e precisa – una sorta di digital divide orizzontale tra destra e sinistra.
la prima, si riferisce a Napoli (che mi sta anche più a cuore…). sono dati che possono anche spiegare la connessione tra successo elettorale e utilizzo dei social network.
nel capoluogo campano, il 71% degli elettori nella fascia d’età 18-24 anni ha votato De Magistris, seguiti dal 67% di coloro che hanno tra i 25 ed i 34 anni.
a Napoli, inoltre, l’età media della popolazione è di 40,5 anni rispetto a una media nazionale di 42,8.
ognuno può (e poteva, mi riferisco agli spin doctor di Lettieri…) trarne le conseguenze.
la seconda, invece, per certi versi relativa alla prima, è l’auspicio che dunque i sindaci eletti simbolicamente assumano come prima decisione (sarebbe bello indagare se fosse o meno già inserita nei programmi di candidatura…) l’adozione di una rete wi-fi gratuita in città (centro ma soprattutto, periferie). sarebbe un modo concreto di rendere omaggio ai propri elettori di oggi e – perché no – a quelli di domani.
lo faranno?
Interessante!!
Anche se resta valido il questito posto da Gianfranco, ovvero FB funziona perchè il candidato piace o il candidato piace anche perchè funziona FB??
@Giuseppe: io non credo che i dati non siano significativi, ma penso che tu abbia in parte travisato il senso del post: io non volevo infatti sostenere che per vincere le elezioni basta avere tanti fan su Facebook e Follower su Twitter (sarebbe stato stupido e semplicistico), né tantomeno che chi li ha vince per forza. Piuttosto credo che, al netto di tutto l’elettorato che con i social network non ha nulla a che fare, e che adotta altri canali di comunicazione, nell’ambito di questa tornata elettorale è un fatto che abbia avuto la meglio chi è riuscito a coinvolgere anche una fetta di lettori che probabilmente in precedenza non si sentiva ascoltato né coinvolto, mentre grazie ai social è entrato a far parte del discorso politico. Facile pensare che abbiano poi votato chi meglio ha saputo cogliere questa opportunità, e i dati confermano questa ipotesi.
@Mirko: grazie mille!:)
@Martina, @Gianfranco e @Rosario: in un caso o nell’altro mi sembra comunque un dato interessante. Gli elettori che vivono sulla rete iniziano ad assumere una dimensione significativa, ora sia che orientino le proprie decisioni di voto in base alla comunicazione online, sia che decidano in base ad altri fattori e pi lo esprimano preliminarmente seguendo il loro candidato di riferimento credo si tratti in ogni caso di un fenomeno interessante e da non sottovalutare.
@Lorenzo: concordo in pieno, una prima conferma arriva dai dati su Napoli che cita Alfredo nel commento successivo al tuo, una seconda me l’hai data tu stesso con l’anticipazione del sondaggio di SWG che uscirà questa settimana sull’Espresso e second oil quale a Milano Pisapia nell’elettorato compreso tra i 25 ed i 34 anni ha preso il 65% dei voti, quindi 10 punti in più rispetto al corpo elettorale nel suo complesso (55,1% contro il 44,9% della Moratti). Come dicevo prima, si tratta di masse di elettori che stanno incontrando di nuovo la politica dopo anni di disinteresse. Fisiologico che lo facciano attraverso la Rete, indispensabile (saper) usare la Rete per incontrarli. Lo penserei a prescindere, ma i dati che ho studiato lo confermano.
@Alfredo detto della prima osservazione, sulla seconda mi trovi d’accordissimo. Il digital divide che viviamo in Italia ha del vergognoso, so che ci sono quartieri di Roma in cui ancora non arriva l’ADSL (e parliamo di Roma…). Un segnale del genere da parte delle amministrazioni locali sarebbe un passo importante, speriamo che qualcuno colga l’occasione…