Riposizionarsi
Il posizionamento del brand è un elemento fondamentale, se non costitutivo, del marketing aziendale. Oggi è richiesta molta più attenzione, da parte dell’azienda, nell’effettuare il proprio posizionamento. Maggior accuratezza dovuta all’impossibilità di avere un perfetto controllo della situazione. Ciò non è possibile per semplici motivi, messi in chiaro da Seth Godin: “il pubblico non può ascoltare tutto, non è possibile controllare il messaggio e perché tutto cambia rapidamente”. Non è possibile avere un posizionamento statico, all’interno del mercato odierno, e ciò riguarda sia le piccole realtà che il più potente brand mondiale. Il più noto motore di ricerca, nelle ultime ore sta cercando di modifica il posizionamento, del suo brand, all’interno del mercato cinese. Un mercato di cui il colosso, entra a far parte nel lontano 2000, quando internet nel paese asiatico era ancora poco sviluppato e quindi molto fecondo. I problemi iniziano a sorgere dopo due anni, quando il sito viene oscurato dalle autorità e reso inaccessibile agli internauti cinesi, fino a giungere ad un “adeguamento” di Google alle leggi imposte da Pechino sull’informazione in rete. Google.cn accetta di introdurre dei filtri al proprio sito, per attuare la censura prevista dal regime cinese. I rapporti, dopo anni di tranquilla “convivenza” tra colossi, iniziano ad incrinarsi quando uno dei due cerca di imporsi sull’altro. Il regime oscura il figlioletto di Google, per la presenza di video di repressione armata contro i monaci buddisti. La situazione precipita gradualmente, fino allo schiaffo in faccia al regime di ieri mattina. Google, attraverso il blog ufficiale, minaccia di lasciare il mercato cinese e disattiva i filtri. Gli internauti cinesi ritornano a vedere l’omino che sfido i carri armati. Una minaccia scaturita dal continuo attacco di hacker/spie, alle Gmail di oppositori del regime, con furto di dati sensibili. Un attacco continuativo e immorale, che ha portato il colosso del web a non favorire più la censura cinese.
Una risposta al regime, che auspica un nuovo posizionamento della società all’interno del mercato asiatico. Un posizionamento non più assoggettato dalla censura, ma proteso ad una liberalizzazione del cyberspazio cinese. Una scelta virtuale, che porterebbe a miglioramenti reali. Un motivo in più per aggiudicarsi il più ambito dei titoli.
Riuscirà Google ad attuare le sue politiche? Rischierà di perdere 360 mil. di utenti e con essi un mercato da 600 mil. di $? Riuscirà nel suo ri-posizionamento etico?
Saranno queste le vere motivazioni o solo un movimento per riguadagnare una fetta di mercato, che si sposta altrove? Io,come Kawakumi,sono per il free web.







2 Responses to Riposizionarsi
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[...] web. Ovvero ancora, la sottile differenza tra funzione e finzione. No, tranquilli. Non torniamo su Google e la Cina. Ce la possiamo cavare con un laconico quanto scolastico come volevasi dimostrare. No, non si [...]
[...] spunto dal Sole 24 ore di ieri, Francesco faceva riferimento ai rapporti tra Google e Cina, in tema di diritti e libertà d’espressione. Sulla stessa edizione [...]
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