Real share
Un paio di giorni fa Francesco mi ha segnalato su Twitter un articolo che mi ha spinto a fare una riflessione su un tema sul quale ragiono da un po’ di tempo. In breve, TorrentFreak ha pubblicato i dati sulle serie più scaricate in questi primi sei mesi del 2012. Game of Thrones stravince con quasi 4 milioni di download, cifra molto vicina al numero di spettatori televisivi della serie. Questo vuol dire che l’audience reale della serie è almeno il doppio di quella considerata dai dati ufficiali dello share. Dico “almeno” perché il dato sui download è ovviamente parziale, e non considera il fatto che un file una volta scaricato può essere passato a altri. Ma non è questo il punto.
Il punto è che le reti statunitensi stabiliscono il successo o l’insuccesso di una serie in base al rating, ovvero ai dati di ascolto televisivi americani. Ma siamo sicuri che sia quello l’unico parametro valido in merito? Per quale motivo i fan che nel resto del mondo scaricano una serie non devono essere considerati parte del pubblico di quel prodotto televisivo?
Facile rispondere che tali spettatori non guardano la pubblicità, quindi per il canale non contano. Ma questo vuol dire dimenticarsi che nella maggior parte dei casi si tratta di persone che sono costrette a fruire delle serie attraverso la pirateria in quanto non hanno alternative a causa di limiti territoriali. Ciò non toglie che si tratta comunque di persone interessate al prodotto. Andrebbe quindi capito come trarre vantaggio da questo ulteriore pubblico, piuttosto che studiare modi complicati – e inefficaci – per combattere la pirateria a suon di sentenze e siti oscurati.
Come? Ad esempio consentendo lo streaming gratuito anche al di fuori degli Stati Uniti della puntata con sottotitoli multilingua dal sito del network con interruzioni pubblicitarie di 30 secondi (anche non skippabili). Oppure addirittura anche il download, comprensivo di spot pubblicitari. Certo, possono essere saltati facilmente, ma non è possibile anche in TV cambiare canale o alzarsi per andare al bagno durante la pubblicità?
Inoltre è anche evidente come tutte le persone che guardano una serie scaricandola sono sempre target potenziale di prodotti a essa collegati, come t-shirt, gadget, cofanetti speciali DVD e quant’altro.
I grandi network televisivi, così come il cinema e la musica, dovranno prima o poi fare i conti con le nuove modalità di fruizione, lo dico da tempo. Concentrandosi sul considerare tale situazione come un’opportunità piuttosto che un rischio si eviteranno altri casi come quello del licenziamento di Dan Harmon da Community, serie dal rating basso ma vero e proprio culto in rete grazie al download. I dati per conoscere l’audience reale – comprensiva anche dei download – ci sono, le possibilità di sfruttare questo mercato piuttosto che cestinare prodotti validi anche. Ai network il compito di cogliere l’opportunità.







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