Questione di strade
Che l’Esquire c’abbia visto lungo?
Viviamo in tempi di scontro: Google e i prosumer (il consumatore che è allo stesso tempo creatore di contenuti) da un lato; la compagine guidata da Murdock e dal Times, da chi cioè vuole rendere la lettura delle notizie online a pagamento, dall’altro. Il giornalismo professionista arroccato sulle sue posizioni va all’attacco della rete e delle sue logiche proponendo nuovi modelli di business: il “fee” all’attacco del “free”.
Nel frattempo, c’è chi parla di diritti d’autore, simbiosi tra motori di ricerca e contenuti online e di qualcuno che cerca di spezzare questo vincolo (Laura Turini sul Sole24Ore). C’è chi discute di complementarità e competizione tra il vecchio e il nuovo giornalismo (Alan Murray in un intervista con Robin Good). C’è chi prova a percorrere nuove strade. La rivista Esquire è una di queste. Il numero di dicembre farà largo uso della realtà aumentata. La copertina e alcuni degli inserti interni useranno questa tecnologia per offrire ai propri lettori un contenuto “altro”, trasformato, potenziato. Un’operazione di arricchimento della carta stampata “tradizionale” che potrà sfruttare le potenzialità di interazione e multimedialità offerte della rete per coinvolgere il pubblico pagante.
La strategia dei contenuti a pagamento è una strada molto rischiosa da percorrere: la gente non ha bisogno di pagare per leggere contenuti di qualità (Francesco ne parlava nel suo post precendente). La strada della creazione di nuovi modelli di fruizione arricchiti grazie all’ibridazione tra ciò che è in linea e ciò che non lo è potrebbe, per contro, condurre verso la terra promessa dell’informazione giornalistica del XXI secolo.







Sembra così assurdo che si parli ancora di copyright nell’era delle condivisione.