No Ad: New York? No grazie
Qualche giorno fa mi sono imbattuto in “No Ad: New York”, un progetto che l’autore – Morgan Spurlock – presenta come “un’iniziativa via internet per rimuovere tutta la pubblicità visiva da Times Square”.
Il progetto è molto ben congegnato e consente a chiunque di editare uno o più frame di una panoramica a 360° della popolare piazza newyorkese, fra l’altro attraverso Aviary – una suite di strumenti di editing disponibile gratuitamente online. Crowdsourcing & Cloud Computing quindi, tutto molto al passo coi tempi.
Fatte le doverose premesse, vi confesso che questo progetto a me non piace. Non mi piace perché – mi chiedo – siamo così sicuri che l’advertising urbano sia una forma di “inquinamento visivo”, così come ha stabilito la città di San Paolo bandendone ogni forma dal 2007? Siamo certi che la pubblicità non sia invece ormai parte del panorama di una città?
Dubbi che mi portano a chiedermi se Times Square sarebbe altrettanto famosa anche se priva dei suoi enormi billboard, o se Piccadilly Circus avrebbe davvero un aspetto più pittoresco senza il celeberrimo edificio completamente ricoperto di spazi pubblicitari. La risposta che mi sono dato è che – specialmente in alcuni luoghi e in alcune forme – l’advertising stradale è ormai parte dell’architettura urbana, un qualcosa che dovrebbe integrarsi sempre di più con la struttura della città piuttosto che esserne bandito.
Perché va bene la paura di un Colosseo invaso da scarpe Tod’s giganti, ma anche i mausolei dell’advertising hanno il loro diritto ad essere preservati.








A mio avviso, è giusto disciplinare bene gli spazi da vendere alle compagnie…come l’esempio del colosseo riportato…però la pubblicità ormai fa parte del nostro mondo. E poi…se gli si impedissero quegli spazi, andrebbero a cercarsene altri altrove. E dove poi non s sa…quindi m sa ke è meglio così. E poi amplifica le differenze e la percezone della differenza. Nel senso…è bello poi uscire dai quei centro-città, ritrovarsi in 1quartiere tranquillo, o magari uscire proprio dalla città per rilassarsi in paesini o comunque zone diverse…senza lo stress e il caos cittadini…la pubblicità fa parte di tutto quel caos….Dobbiamo ammettere che ci piace quel caos, far parte della folla che si muove di fretta, e dobbiamo ammettere anche che quei cartelloni sono anche utili molto spesso.
Dobbiamo solo evitare che ci soffochino, ma per il resto… a me va bene così!
Accettabili o meno, io mi fermerei a valutare l’efficacia della comunicazione. Chi si ferma a guadare un 6*3? Parliamo di brand awareness o di soldi buttati?
@Concetta: pienamente d’accordo con te
@Francesco: penso che il tuo sia un discorso più ampio, che apre un altro interessante fronte della discussione e che potrebbe essere affrontato – perché no – in un altro post. Il primo esempio che mi viene in mente rispetto ai tuoi dubbi sono i billboard non convenzionali che si vedono sempre più spesso negli USA…anche quello è urban advertising, ma è meglio di tanta pubblicità tanto ingombrante quanto invisibile.
Se la gente si ferma a guardare un 6*3 vuol dire che qualcuno ha fatto veramente bene il proprio mestiere, no?
“Bene o male…basta che se ne parli”!…e in questo senso credo che non siano mai soldi buttati.
Times Square è quello che è proprio perché c’è la pubblicità. Togliere tutti i manifesti significa eliminare Times Square.
È l’esempio perfetto di come la pubblicità possa creare cultura, urbana e contemporanea!
@Alessandro dal mio punto di vista (estremista) i 6*3 sono gli zombie dell’adv. Un “medium” che si ostenta, ma che raggiunge una bassa percentuale di utilizzatori. Raggiunge chi non necessita di un dialogo. L’urban advertising è molto più di un 6*3 proprio perché si apre al dialogo, suscitando stupore.