L’urlo
Continua la serie di post di “avvicinamento” a Italia-Germania, semifinale di Euro 2012. Nell’attesa, abbiamo deciso di raccontare – a modo nostro – le tre sfide fra Italia-Germania più famose: oggi è il turno di quella del 1982.
Se fosse uno schema libero, magari di quelli semplificati che ti accompagnano al sonno pomeridiano d’estate sotto l’ombra di una pineta selvaggia, alla voce 7 orizzontale, quattro lettere e la seconda è una r, la definizione direbbe C’è quello di Munch e quello di Tardelli e non sapresti dire quale dei due vanta più innumerevoli tentativi d’imitazione.
Vediamo Scirea che prende palla ai limiti della sua area di rigore, elegante testa alta e palla al piede sembra seguire lo schema di quel personaggio di Soriano, Monti si chiamava e che coincidenza… “Quando prendi la palla, devi immaginare che stai ballando con una signora al Tabarìs; devi condurla per tutta la pista senza urtare nessuno”.
Così fece, il mitico (e poi, sfortunato) libero e dopo un rapido scambio con un altro che con la palla ci danzava, tacco e punta, Bruno e Conti, passò in mezzo all’area dove era appostato Tardelli. Mi sono sempre chiesto se per un solo attimo abbia pensato di stare per creare l’immagine simbolo, l’emblema di quel Mondiale dell’82. Se è vero, come scrive Marìas, che “una delle cose più rivelatrici del carattere e della personalità di un giocatore (e della sua squadra, per estensione) è il suo modo di gridare e festeggiare un goal”, allora quel giocatore e quella squadra, con quell’urlo al minuto 68, per nulla angosciante anzi di totale liberazione, quasi un orgasmo, dimostravano di avere un carattere da combattenti. Ostinati, resistenti, fisici, verrebbe da dire tedeschi, se non fosse che giocavano contro la Germania.
Oggi, viene facile dire che anche quella era Italia Germania ma in realtà, c’era il muro, c’erano le vite degli altri, c’era l’est e c’era l’ovest. Quella, era Italia Germania Ovest, con l’acconciatissimo cancelliere Helmut Schmidt a ricordarci che la socialdemocrazia per noi italiani era allora ancora un miraggio mentre oggi è soltanto un rimpianto. Quella era una scommessa fatta con Michele, portiere della nostra squadretta di calcio, oggi affermato chef, l’ultimo giorno di scuola a fine maggio. I mondiali li vincerà l’Italia e così fu.
Post scriptum.
Vorrei che coloro che mi hanno insegnato a sognare sapessero che io continuo a farlo. E che non ho intenzione di smettere. (non è mia ma di Jorge Valdano, grande uomo, buon calciatore, campione del mondo 1986 con l’Argentina, indovinate contro chi? La Germania, naturalmente. Porta bene…)







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