Lingua di scambio

Lingua di scambio

Daniela

By Daniela
Published 26th August, 2009

Ho imparato il dialetto tardi. L’ho imparato, con un corso accelerato, per una recita in parrocchia.
Fino a 16 anni, il monito dei miei genitori Non si parla in dialetto aveva funzionato! Eppure, di quella lingua avevo bisogno. A scuola, per strada, in treno, all’università, in qualunque luogo fosse necessario comunicare con chi utilizzava solo quello. Poi, è diventata la lingua della memoria e delle radici. Quella che ho scoperto quando mi sono trasferita a Roma. L’unica ad aiutarmi, ancora oggi, ad esprimere particolari sentimenti, passioni, stati d’animo.
Premessa d’obbligo per comprendere quanto segue.
All’esame di glottologia il professor Federico Albano Leoni chiedeva: sa dirmi perché la lingua cambia?
Cambia perché il suo unico scopo è comunicare, cambia perché è uno strumento vivo nelle mani di un popolo vivo. Cambia perché tende a semplificare – nel senso di rendere semplice e veloce – la comunicazione. Per fare tutto questo, si modifica. Costantemente. E via con gli esempi, via con la scoperta di quanto le lingue fossero unite all’inizio e di quanto, poi, per la naturale evoluzione della gente, avessero preso strade diverse.
Ieri, sull’inserto di Repubblica, lo si sottolineava con le parole di Pasolini il mondo che parla il dialetto, oggi non esiste più. E se ne ribadiva l’importanza attraverso le belle parole di Petrini, che sottolineava come lingue e dialetti siano materia vivente in costante mutamento, incontri e scambi che danno ricchezza e colore espressivo al linguaggio e se dialetto viene dal greco dialektos che significa colloquio, il dialogo tra le culture è la scommessa del futuro. E allora bella la lingua che unisce, che asseconda e valorizza lo scambio.
Bello l’italiano che si inglesizza e orientalizza per effetto della migrazione.
Belle le tate straniere che insegnano la lingua inglese ai nostri figli.
Bello il popolo che non ha paura di perdere qualcosa perché certo di rinnovarsi. Certo di arricchirsi.

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2 Responses to "Lingua di scambio"

  1. Bella riflessione. A dire il vero, trovo sconcertante la posizione di certi politici nostrani sull’obbligo per gli insegnanti di subire esami di dialetto (da chi poi? dai nostri nonni? accidenti sarebbe bellissimo!)…su altri esami dovrebbero misurarsi i docenti… mentre è entusiasmante l’idea di far entrare finalmente Belli dalla porta di ingresso principale dell’insegnamento, senza che pensi ad un revanscismo folkloristico o roba simile. Chiaramente, questo i nostri politici non lo considerano affatto.

  2. Daniela

    Stupendo il dialetto insegnato dai nonni. Viva la riscoperta dell’oralità. Se ne guadagnerebbe in educazione, rispetto, cultura. Potremmo recuperare, forse, il senso del valore delle cose, ci ricorderemmo chi siamo e da dove veniamo. Così – forti della nostra identità cosmopolita (quello siamo un insieme di popoli e staterelli, uniti un giorno neanche tanto lontano) non avremmo paura di mescolarci ad altri.

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