L’anima delle bambole
Ci rimasi male quando quel giorno da piccola scoprii che i capelli tagliati della mia barbie non sarebbero più ricresciuti. Quel giocattolo, come tutti gli altri, era per me come un amico, un confidente.
Ogni bambino impara dal proprio gioco, grazie al quale riesce già dalla prima infanzia ad interrogarsi sui ruoli sociali. Il pupazzo diventa la sua storia e con esso inventa la storia e cresce. Così il bambino attraverso la trasposizione simbolica dell’io nel gioco, impara quali sono i valori sociali.
Il pupazzo è inoltre lo specchio della nostra società, non è un soprammobile privo di anima ma diventa un feticcio negli occhi dei bambini. La barbie rappresenta il desiderio delle bambine di diventare grande, donna. Vincenzo Capuano, docente di Storia del Giocattolo, afferma che i giochi sono serviti anche a veicolare veri e propri messaggi ideologici; la barbie è nata per “contenere” in sé il modello tradizionale della buona madre che deve prendersi cura della sua famiglia. Negli anni’20 la Lenci produsse le bambole “maschiette” con i capelli corti che rischiarono di essere vietate dal regime fascista; erano infatti giocattoli troppo lontani dal perbenismo di allora, ma fu grazie alla produzione del pupazzo “il piccolo balilla” che si trovò un accordo per vendere queste bambole. La storia del giocattolo (materia che ho scoperto solamente questa mattina) è quindi anche storia della cultura e dell’economia, quale sarà la bambola del futuro?
La barbie 2.0 è già online da qualche anno.







Credi che anche le Bratz abbiano un’anima?
Come no, sono le dive del momento…
@Matteo sei sempre poco informato. Le Bratz sono “morte” minimo da 4/5 anni. Le dive del momento sono le italiche Winx.