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Il ctr è andato in pensione. Arriva Dwell

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clicker analysis Il ctr è andato in pensione. Arriva DwellEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

Restando in tema di banner, ho trovato proprio ora un articolo che mette a confronto uno studio di comScore e Starcom USA del luglio 2007 con un’analisi fatta quest’anno. Nello studio del  2007, si evinceva che il 6% degli utenti generava la metà di tutti i click effettuati sui banner. Aggiornando i dati e scendendo nel dettaglio, vediamo (nella tabella in alto) come la percentuale dei Non-clickers, ovvero di coloro che non li considerano, sia addirittura dell’84%.  Fortunatamente, ragionare sul tasso di CTR è divenuto demodè.
Risulta troppo restrittivo pensare che solo le persone che cliccano sul banner rimangano influenzate dalla comunicazione. Per esempio, è stato rilevato una notevole correlazione fra quanto un utente vede su un banner e l’azione che compie successivamente all’interno di un motore di ricerca.
Quindi, ci si sta impegnando a fondo per sviluppare nuovi metodi di rilevazione dell’efficacia dei banner, come il  Dwell (ovvero, misurare l’”attenzione/interazione” che l’utente prova nei confronti del banner, anche se poi non cliccherà) messo a punto da Eyeblaster, società pioniera della rich media comunication. Chi è interessato all’argomento può leggere questo articolo, che consiglio vivamente.
Morale della favola, chi per valutare una campagna pubblicitaria si basa esclusivametne sui click non sta dando valore a parte di quell’84% che fruisce della comunicazione ma non clicca, citando Linda Anderson di comScore. Continua dicendo che – in base a questo, i marketer più esperti sono oramai orientati a valutare l’impatto che tutte le impression – cliccate e non – hanno sulle abitudini dei consumatori, rispecchiando il modo con cui la pubblicità tradizionale è stata misurata per decenni.” Infatti, “un click non significa nulla, non ti fa guadagnare e non crea brand equity. La tua pubblicità online ha degli obiettivi e certamente non sono quelli di generare click” incalza John Lowell di Starcom USA, concludendo con: “Tu vuoi che gli utenti visitino il tuo sito, cerchino informazioni, comprino un prodotto, si interessino ai tuoi servizi, si ricordino del tuo brand, imparino qualcosa di nuovo, si sentano diversi. Indipendentemente dal fatto che il consumatore faccia clic o meno su un banner, la chiave è quella di determinare come gli annunci pubblicitari abbiano influenzato il suo modo di pensare, sentire o fare qualcosa che non avrebbe potuto fare diversamente.”
Non mi ero mai soffermato a pensare a questo aspetto, dopo aver letto queste interviste credo di essere totalmente d’accordo. Pensavo infatti a quanti banner ho visto in giro del film New Moon o del film La ragazza che giocava con il fuoco, eppure su quanti di questi ho cliccato? Ciò significa che il banner ha comunque svolto il suo compito. Dirmi, cioè, ad esempio, che al cinema c’è La ragazza che gioca con il fuoco.
Ringrazio ilTagliaerbe per lo spunto al ragionamento.

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