Corsi e ricorsi
Con loro non abbiamo precedenti epici come con i tedeschi. Non ci siamo quasi mai incontrati nelle grandi manifestazioni calcistiche. Noi eravamo sempre fra i favoriti, a volte a ragione e a volte meno. Loro sempre col cruccio di essere una bella incompiuta, la squadra dal possesso palla barocco, arzigogolato ma quasi sempre fine a se stesso. Tutto l’opposto di chi invece ha fatto per anni del calcio duro ma concreto un credo, tanto da internazionalizzare il concetto di gioco all’italiana. Eppure.
Eppure, c’è stata una partita, 4 anni fa, che in quel momento sembrava forse poco importante, e che invece se vai a vedere è la partita che ha segnato la spaccatura in due del calcio del terzo millennio. Erano i quarti di finale di Euro 2008. Anche quella volta, come quest’anno, li ospitavano due paesi congiuntamente (Austria e Svizzera). Anche quella volta, come domenica, si incontravano Italia e Spagna. La differenza è che nella notte viennese i Campioni del Mondo eravamo noi, e gli Spagnoli erano gli sfidanti pronti a spiccare il salto, ma ancora timorosi a causa della “maledizione dei quarti” che li vedeva da anni eliminati a due passi dalla finale dei grandi tornei. Come a Usa ’94, quando a eliminarli eravamo stati noi con i gol dei Baggio (Dino e Roberto) inframezzati dalla meno nobile gomitata di Tassotti. La maledizione dei quarti, dicevamo. Per liberarsene, la Roja aveva bisogno di un episodio forte, di una scossa che trasformasse quello che sembrava un destino beffardo e inevitabile in un presente di bel gioco e vittorie. Quella vittoria, ai rigori, fu proprio il momento chiave per la nascita di quel ciclo. Non lo dico solo io, lo afferma anche un certo Iker Casillas, che di quella Spagna era ed è ancora il portiere. Noi, quindi, nostro malgrado, abbiamo contribuito a crearli, con la spinta finale per far spiccare loro il volo, con quei due rigori sbagliati.
Domenica, a Kiev, in campo ci saranno De Rossi e Di Natale. Ovvero, i due che quei due rigori sbagliati si erano presi la responsabilità di calciarli. E allora, visto che il calcio è – come la storia e la vita – piano di corsi e ricorsi storici, mi piacerebbe che a decidere la finale di Euro 2012 fosse proprio uno di quei due signori. Magari De Rossi, con un miracolo balistico qualche centimetro più fortunato di quello sfoggiato contro l’Inghilterra. O invece Di Natale, che nel girone eliminatorio ha già dimostrato come uno piccolo, rapido e furbo come lui può infilarsi agilmente in mezzo a quei due colossi di Piqué e Sergio Ramos. Come finirà, non lo so. Quello che so è che sarebbe bello, un giorno, raccontare come a fermare l’Armada Invencible nella notte di Kiev sono stati coloro che l’avevano creata, una fresca sera dell’estate viennese.







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