Etica ed estetica dell’avvenire
La chiesa del Carmo, a Lisbona, è la testimone monumentale del grande terremoto del 1755: lo scheletro della navata, come un gigantesco fossile di dinosauro, si abbandona oggi alle variazioni del clima oceanico.
La cosa avvincente è che, col tempo, e costruiti man mano altri edifici tutt’intorno, assistiamo a un vero e proprio abbraccio tra le strutture più moderne e le rovine del passato. Inevitabilmente, però, penso a L’Aquila e mi vengono in mente le sue 99 chiese, le 99 piazze e le 99 cannelle. Provo ad immaginare cosa sarà tra 254 anni della Basilica di S. Bernardino, la Basilica di Collemaggio, la Cattedrale di S.Massimo. L’Aquila come Lisbona?
Mi auguro che non siano del tutto vere le parole di Fernando, professore di matematica conosciuto a Lisbona che adora l’Italia e la nazionale del 1982: “Noi portoghesi adoriamo l’Italia, il Paese dell’estetica, non dell’etica”.
A dir la verità, sono rimasta un po’ male, ma come biasimarlo.
Etica, estetica, religione e stato: che ne sarà del nostro avvenire? Fernando, è vero che non stai leggendo le prime pagine dei nostri quotidiani?








Dell’estetica? ma hai visto le villette lungo le consolari? E delle varie torri di Tor Bellamonaca? Delle centralità? Guardabene e dovrai constatare che è una bella corsa verso il fondo
Eh, Peppone! Concordo con te. L’abusivismo ha un’etica tutta propria. È molto complicato seguire le leggi del “bello” quando si edifica “al buio”. Un saluto.