Tutte le palle del marketing
Pubblicato da Vittorio
Permettete? Un pensiero poetico.
Durante la pausa pranzo (vabbè, pausa e basta) passeggiando mi hanno incuriosito una nonna e un nipotino che leggevano un cartello piantato in un’aiuola. Mi sono avvicinato. Il bambino leggeva e spiegava alla nonna il senso di quella frase. Non la solita “Non calpestate l’erba!”. Bensì – “Attenzione! Sta cercando di crescere. Rispettatelo.”
Lì per lì, sono state due le cose che mi hanno colpito. Il bambino. Non avrà avuto 4 anni e spiegava alla nonna che quelle foglie che appena si vedono spuntare sarebbero cresciute e divenute un albero. Il ragionamento era fluido e banale, così come dovrebbe essere la crescita. Ma se è così semplice perché c’è bisogno del cartello? Il ruolo della nonna è stato fargli capire che ci sono persone che non prestano la sua stessa attenzione per quel germoglio.
L’altra cosa che mi ha colpito è stato il cartello stesso. Ho pensato a chi lo ha piantato. A quale passione ci volesse prima a sporcarsi le mani per qualcosa che serve a tutti, passando poi con la stessa mano a scrivere quella frase. Non la solita frase. Ma una frase per così dire, umana. Cioè detta da un uomo, non da un cartello.
E qui veniamo al senso del post. In un libro, letto un pò di tempo fa, sul modo in cui si dovrebbe fare marketing (dal titolo illuminante “Tutte le palle del marketing” di Seth Godin), il guru americano affermava che è necessario credere nelle storie che si racconta. Requisito indispensabile perché gli altri ci credano.
Ora mi è finalmente chiaro questo pensiero. Ma non so se l’ho realizzato grazie alla lettura del libro, o del cartello, o del bambino. Mi piace pensare che sia stata l’esperienza, con tutto quello che c’è dentro a questa parola.

6 Commenti »
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Pubblicato il 17 11 2009 alle 6:11 pm
La cosa più bella che mi viene in mente, leggendo questo cartello/post, è che è scritto a mano ed è quindi umano. Umano, anche nel seguire e rispettare la logica umana, quella per cui la mente non accetta un divieto (non calpestare) ma si ferma davanti ad un’esortazione, ad un invito. Grazie della segnalazione
Pubblicato il 18 11 2009 alle 10:56 am
Ti cito: “A quale passione ci volesse prima a sporcarsi le mani per qualcosa che serve a tutti, passando poi con la stessa mano a scrivere quella frase.”
Da quello che dici si capisce molto bene che il Re non è il contenuto ma l’uomo e l’uomo appassionato.
Grazie,
Marco
p.s.: fra l’altro c’è un post anche qui che parla dell’importanza della persona nel creare messaggi: http://blog.tagliaerbe.com/2009/11/content-is-not-king.html#more-2009
Pubblicato il 18 11 2009 alle 3:39 pm
La frase “è necessario credere nelle storie che si racconta. Requisito indispensabile perché gli altri ci credano” è corretta, ma suona un pò come “credi fortemente nelle bugie che racconti, in modo da riuscire a fregare gli altri”… e quindi non mi piace.
Preferisco il concetto di sincerità, a 360 gradi, nel fare/dire quello in cui si crede fortemente, anche al costo di perderci (e non solo economicamente).
Pubblicato il 18 11 2009 alle 5:47 pm
@Taglia Si però suona solo cosi’ ma credere è nell’ambito della certezza non dell’ipotetico: è la cultura di adesso che cerca di modificare il rapporto significante/significato.
Preferisco che si usino le giuste e spiegarle
Marco
Pubblicato il 19 11 2009 alle 11:23 am
@Taglia In realtà, credo che la conclusione a cui sei giunto è stata insaporita da quello che pensi, non da quello che hai letto. Perché se il punto della questione è credere in quello che dici, anche se credi in una bugia, dal momento che ci credi è già diventata verità. Quindi, non stai mentendo.
Grazie, per lo scambio, almeno ci ricordiamo di essere democratici.
Pubblicato il 19 11 2009 alle 10:23 pm
…Parlava con tutti. Perché appartiene a questa cultura di ebeti. Bla bla bla. Appartiene a questa generazione che è fiera della propria superficialità. La performance. La performance sincera è tutto. Sincera e vuota, completamente vuota. La sincerità che è peggio della falsità e l’innocenza che è peggio della corruzione. Tutta l’avidità che si nasconde sotto la sincerità. E sotto il gergo. Questo splendido linguaggio che hanno tutti – in cui sembrano di credere -, queste chiacchiere sulla loro “mancanza di autovalorizzazione”, quando l’unica cosa di cui sono convinti, in realtà, è di avere diritto a tutto. L’impudenza la chiamano tenerezza, e la crudeltà è camuffata da “autostima” perduta…
(Philip Roth, il re. Dei contenuti)
grazie, Vittorio, di avermici fatto pensare. è il bello di un post di valore