Ebbene sì, anch’io sono un prepuzio

Ebbene sì, anch’io sono un prepuzio

Alfredo

By Alfredo
Published 7th April, 2009

“Passai i primi mesi nella Terra Promessa dei miei padri ubriacandomi e cercando un contatto per le canne. Mi fu detto che gli israeliani vendevano erba e gli arabi hascish. Io non vedevo quali speranze potessero mai esserci per il Medio Oriente, se questi non riuscivano nemmeno a mettersi d’accordo su come sballarsi.” (pag. 185) 

Tra titolo,  e nota in copertina – che si rifà alla (cito) nobile tradizione che annovera scrittori del calibro di Groucho Marx -, si sono alimentate le mie aspettative.
Pensavo di ritrovarmici, divertirmi, riflettere. Mi ci sono infine ritrovato, mi sono divertito e ho riflettuto molto. Su di me ma non solo.
Cos’altro chiedere al libro della sera?…
Non saprei. Però, se volete chiedere qualcosa all’autore, fate pure.

“Era bella: occhi verdi e lunghi capelli neri, con l’accento della regina d’Inghilterra e la bocca di Sid Vicious. Fece subito di me il Benny Hill della situazione.
“Che stai leggendo?” chiese indicando il libro sul sedile del passeggero.
“Delitto e castigo” dissi io.
“È bello?”
“È divertente” dissi io.
“Di che parla?”
“Di un tizio che ammazza una vecchia.”
“E poi?”
“E poi continua a preoccuparsi della cosa per trecento pagine.” (pag. 216)
il-lamento-del-prepuzio

 

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