Claustrofobica verità
La guerra. La paura. La morte. Lebanon è tutto questo, ma anche tanto altro. Lebanon è la sensazione di esserci dentro alla guerra, di muoversi in territori sconosciuti senza conoscere la destinazione finale, nè il motivo per cui si combatte. Ci si muove, si va avanti, si seguono gli ordini e basta. Ci si trova immersi nella guerra, fino al collo, e si avanza con la pretesa di uscirne fuori il prima possibile. Lebanon riesce a trasmettere la “melma” di menzogne, verità taciute e condizionamenti portati avanti dalla società islamica nei confronti dei proprio cittadini. Uomini o meglio ragazzi, che buttati in un carrarmato sono chiamati a difendere l’onore della propria patria, attaccare il vicino Libano preventivamente per un futuro più sicuro. Il protagonista della pellicola non diegetico, non è nessuno dei soldati, ma è lo spettatore. Colui che guarda la pellicola, viene immerso, sin dall’apertura del portellone del carro, all’interno dell’ambiente angusto e sporco di quella “ferraglia” mobile. Ci si ritrova, per tutta la durata della pellicola, nella pancia del carro e l’unica visuale è quella dell’artigliere. Il suo punto di vista sarà l’unico sguardo sul mondo. Uno sgurado pronto a criticare, giudicare e veicolare tutta la violenza che gli uomini sono capaci di riversare in guerra. Uno sguardo lento, progressivo e dettagliato, che non esclude nessun particolare. Uno sguardo verso cui tutti, sia carnefici che vittime, rivolgono il loro interrogativi, le loro richieste e i loro giudizi. Chi guarda è chiamato costantemente a farsi delle domande e a dare delle risposte. Un continuo, ma mai disprezzato, uso di sguardi in macchina e di superfici che riflettono la proprio immagine, che non danno nessuna via di fuga allo spettatore. Una claustrofobia che è più di un calcio nello stomanco, ma che riesce a “mostrare” la crudeltà di un conflitto.







Peace will come
With tranquillity and splendor on the wheels of fire
But will bring us no reward when her false idols fall
And cruel death surrenders with its pale ghost retreating
Between the King and the Queen of Swords. (Changing Of The Guards)
Ho appena letto che anche Umberto Veronesi ha apprezzato Lebanon