(Auto)Assoluzione
By Alfredo
Published 27th October, 2009
Sì, lo so. Sto scrivendo di un libro che non è certo un capolavoro. A dispetto della tagline di lancio, che recita (addirittura) Il libro più intenso, nobile e provocatorio dell’anno.
Sì, lo so. Sto scrivendo di un libro che è in pratica una sceneggiatura mancata. E come tutte le cose mancate, pensi subito al vorrei ma non posso. Al Cimino che è in ognuno di noi.
Sì, lo so. Sto scrivendo di un libro che mi ha facilmente emozionato, perché tocca tasti a cui sono molto sensibile. Napoli, cinema, arte, dolci, musica, boxe, talento, religione, diritto.
Arte, pagina 47. Non ho mai creduto al mito dell’artista che soffre o, peggio, bohémien, ma so che chi crede sino all’ossessione in un ideale è destinato a soffrire. Soprattutto se questo ideale è la bellezza, o la verità, che poi sono la stessa cosa.
Boxe, pagina 70. La boxe, mio caro Andrea, non è brutale, ma semplicemente eterna, come il male, o come l’illusione di essere invincibili.
Talento, pagina 94. Ma poi penso che la nostra grandezza consista nell’accettare il nostro piccolo ruolo, e interpretarlo al meglio, perché nulla è più grave del seppellire il talento, e sottomettersi all’ovvia bestemmia del pessimismo.
Religione, pagina 31. Credevo fosse ateo, professore, dissi. E lui, guardandomi fisso: Lo credo anch’io, Andrea, ma a volte mi chiedo se gli atei esistano.
Sì, so questo e altro. Ma mi assolvo.
Articolo 530 secondo comma del codice di procedura penale. Manca o è insufficiente o è contradditoria la prova (pagina 184).
Perché Assoluzione di Antonio Monda (di cui, anni fa, ho letto un bellissimo saggio sulla cinematografia americana, La magnifica illusione) mi ha fatto compagnia nelle quattro ore di treno ieri, tra Padova e Roma (all’andata, le tesi di Rossella e Chiara).
Perché è giunto, tempestivo come mai, proprio quando ci stiamo occupando di una rara operazione di ambient marketing per un cliente avvocato (cosa rarissima, considerato l’ambito).
Perché parla di un rapporto profondo, affettuoso e riconoscente eppure contrastato tra un professore e un suo alunno. Il migliore, tra gli alunni.
Perché, per certi versi, mi coinvolge in quanto professore.
Professore in quanto testimone di un’esperienza. Che va condivisa, in un percorso di crescita che coinvolga i più convinti tra gli alunni, fino all’abbandono finale. Al raggiungimento, quindi, di un’identità propria.
È successo all’Andrea protagonista del romanzo; è successo, qui, tra queste pareti, a Davide o Antonio. Succederà, lo so – ed è bene che succeda -, a Matteo, Chiara, Giada, Alessia, Vittorio, Francesco.
Succede non già quando l’allievo supera il maestro (sarebbe banale e io, poi, dovrei essere il maestro…) ma tutte le volte che l’allievo si fa maestro.
Anzitutto, di se stesso.
Perché, come dice il professor Scalia, ci sono cose che si apprezzano in solitudine ma in alcune rarissime occasioni ci è concesso di trovare delle persone che hanno la nostra stessa sensibilità. Ed è dall’emozione di questa scoperta che nascono i sentimenti che muovo e cambiano il mondo.

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Magari la lettura di questo libro renderà più netta la mia identità sfumata.
Grazie!
Il grande Luca Ronconi diceva: “Non mi sono mai considerato un maestro ma certo se altri pensano che tu lo sia devi tenerne conto in qualche modo.”
Io penso che tu sia stato un gran bel maestro… tienine conto in qualche modo. :-D
P.S. = ovvio che il mio prossimo libro dovrà essere questo… ;-)