3 DAYS of PEACE&MUSIC
Per me che sono una nostalgica degli anni settanta, figlia dei figli dei fiori, a quaranta anni di distanza, il festival di Woodstock ha ancora un fascino irresistibile. Visioni lisergiche, astrazioni metafisiche, musica e sogni: il tutto in un miscuglio di anime e fango, cuori e erba. “And I dreamed I saw the bombers riding shotgun in the sky and they were turning into butterflies” canta Joni Mitchell nella canzone che si ispira all’evento e, retorica semplice, i versi sono ancora terribilmente attuali.
Eppure, secondo Ang Lee, l’evento non si sarebbe svolto se Elliot, protagonista di Motel Woodstock, non avesse offerto agli organizzatori del concerto il motel della sua famiglia come base e presentato loro il suo vicino, proprietario di un terreno di 600 acri. Solo grazie al suo intervento fu possibile dare il via ai leggendari tre giorni di pace & musica.
Giorni in cui si prospettava un mondo migliore, più sostenibile, meno stressato; tutti uguali in quei giorni color di terra e cielo. Il progresso illimitato stava andando in crisi a causa dell’inquinamento nei grandi centri abitati e nelle zone industriali. Le stesse preoccupazioni di oggi per le emergenze climatiche: le espressioni “attuare misure adeguate”, “riduzione emissioni di gas” e “effetto serra” forse non esistevano, ma emergeva prepotentemente l’idea di un sano ritorno alla natura. Dopo 40 anni potremmo aver maturato un modo nuovo, più razionale per trovare soluzioni eco-sostenibili. Intanto, se volete, potete vedere qui quanto manca alla Conferenza ONU di Copenhagen, che dovrà definire le strategie di intervento dopo il 2010. Occhio!









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