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Birthday Marketing

Alessandro

By Alessandro
Published 19th January, 2012

Come ogni mattina sfoglio (virtualmente, s’intende) i feed e apprendo di una bella iniziativa del Ministero per i Beni e le Attività Culturali: chi deciderà di visitare un luogo di cultura statale nel giorno del suo compleanno entrerà gratis.
La promozione, valida per tutti i cittadini dell’Unione Europea, in realtà era nata l’anno scorso in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, ma visto il successo riscontrato verrà riproposta anche nel 2012. Una bella iniziativa di marketing dell’arte che mi ricorda un post di Ignazio, ma non solo.
La mente torna subito anche  a un messaggio che ho ricevuto su Facebook qualche giorno prima del mio compleanno. Era del gestore di un locale di Bologna, Il Covo, di cui sono fan (reminiscenze universitarie), e diceva che in occasione del mio compleanno mi avrebbero lasciato, se volevo, un accredito per entrare gratuitamente e un paio di free drink alla cassa. Purtroppo da anni non vivo più a Bologna e non ho potuto usufruirne, ma ho pensato che si trattava di un’ottima idea: in un colpo solo fidelizzi il cliente con un omaggio gradito e lo incentivi a festeggiare il suo compleanno nel tuo locale, ovviamente con gli amici, portando quindi altre persone che pagheranno gli ingressi e consumeranno.
Stesso discorso anche per l’operazione del Ministero sui musei: si presume che, assieme al festeggiato, visiteranno i luoghi d’arte anche altri accompagnatori paganti.
Operazioni di quello che definirei Birthday Marketing, doppiamente vincente. In primo luogo si associa la promozione a un evento, il compleanno, che è personalizzato per l’utente, creando una relazione più diretta e in qualche modo “intima” con l’azienda. Inoltre, si lega questa relazione a un evento che è – che piaccia o meno – correlato ormai inestricabilmente a logiche di consumo, che si cerca di dirigere verso il proprio business. Il tutto basato sul concetto di gratuità (non il vecchio buono sconto per il compleanno) e quindi apparentemente percepito come regalo e non come operazione prettamente commerciale.
Senza scomodare Chris Anderson io trovo questi casi molto interessanti, e mi auguro 100 di queste promozioni.

 

Guestbook. Intervista a Ilaria Petitto

Alessandro

By Alessandro
Published 17th January, 2012

Ieri, per il terzo appuntamento con Italian Jobs, abbiamo intervistato Ilaria Petitto che ci ha presentato la sua azienda, Donnachiara. Nel corso dell’intervista sono emersi tanti spunti interessanti, dalle specificità del settore vitivinicolo alle peculiarità del territorio campano per fare impresa, dall’utilizzo del web all’ingresso in nuovi mercati fino ai consigli di Ilaria per i giovani imprenditori desiderosi di avviare una propria start-up. Nel video vi proponiamo la versione integrale dell’intervista. Aspettiamo i vostri commenti, mentre per qualsiasi segnalazione o approfondimento relativo a Italian Jobs basta inviarci una mail.

Italian Jobs, oggi la diretta con Donnachiara

Alessandro

By Alessandro
Published 16th January, 2012

Torna oggi Italian Jobs – Il bello di fare impresa in Italia con il terzo appuntamento del ciclo di incontri. A partire dalle 12 potrete seguire la diretta streaming durante al quale vi presenteremo Donnachiara.
Ilaria Petitto ci racconterà la storia di una passione di famiglia, legata a splendidi vigneti di proprietà sin dall’800 ed alla cantina vinicola, piccolo gioiello di forme e sostanza la cui produzione si attesta intorno oggi intorno alle 200.000 bottiglie, fra D.O.C.G. come Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi, Aglianico D.O.C e Aglianico I.G.T.
Per seguire la diretta vi basterà collegarvi alla nostra pagina Facebook, attraverso la quale potrete guardare il video e contemporaneamente inviarci dalla chat le vostre domande live.
Vi aspettiamo, non mancate.

Italian Jobs. Facciamo impresa con Donnachiara

Daniela

By Daniela
Published 11th January, 2012

Ho conosciuto l’azienda Donnachiara gustandone i prodotti: Aglianico, Taurasi, Falanghina. Poi, nel 2005, al Vinitaly ho avuto modo di conoscere i volti di questa giovanissima azienda.
Una storia tutta al femminile, che mi ha profondamente colpito per la passione, la tenacia, il coraggio e il rispetto della tradizione.
Un terreno donato da una nonna, Donna Chiara, una nipote che “sente” di doverlo a sua volta custodire e poi consegnare ma ancora più fruttuoso. Una passione per il vino e l’intraprendenza di un’altra giovane donna della famiglia, Ilaria, che caparbiamente, decide di portare avanti il sogno della madre e di trasformare quel terreno in un progetto ambizioso. Nasce, così Donnachiara, un’azienda al femminile, in un mondo ancora profondamente maschile. Un’azienda vitivinicola che oggi esporta all’estero.
Un’azienda da conoscere per la capacità di coniugare qualità del prodotto con attività di promozione sempre nuove: eventi, cene, degustazioni, partecipazione alle fiere: un continuo essere presenti sulle scene più importanti. E i risultati non tardano ad arrivare.
Forte del successo sul mercato nazionale, Donnachiara ha infatti iniziato a distribuire anche all’estero i suoi prodotti, partendo dal mercato europeo nel 2007 per arrivare nel 2011 negli USA, grazie alla partnership con Charmer Sunbelt Group Distributor. Sviluppi decisivi, basti pensare che l’anno scorso il fatturato di Donnachiara è stato generato al 55% grazie all’export.
Ma questi sono solo gli aspetti visibili a tutti, il resto, quello che c’è dietro una start-up, la fatica, le difficoltà, gli spunti li ascolteremo dal vivo lunedì 16, a partire dalle ore 12, dalle parole di Ilaria, prossima ospite di Italian Jobs.

Guestbook. Intervista a Arianna Usai

Matteo

By Matteo
Published 10th January, 2012

È oggi con noi Arianna Usai, giovane illustratrice con alle spalle importanti esperienze all’estero e oggi alle prese con la realtà romana. Ci accompagnerà alla scoperta di una tecnica antica, oggi prestata ai più diversi campi, spiegandoci come nasce e dove tende.

Inizi gli studi in provincia di Trento, dove frequenti l’Istituto d’Arte. Poi la Danimarca, Roma con l’Istituto Europeo di Design e New York con la School of Visual Art. Un lungo percorso di realtà diverse. Quale la costante del tuo viaggio tra le arti visive?

Il mio percorso è iniziato un passo alla volta, senza avere inizialmente una vera costante. Fin da bambina ho sempre disegnato e amato l’arte, soprattutto il disegno e la pittura. Ho scelto di frequentare l’Istituto d’Arte senza sapere esattamente cosa ne sarebbe stato di me, ma avevo la piena convinzione che quella fosse la strada giusta. L’esperienza in Danimarca, durante il mio quarto anno di scuola superiore, non aveva nulla a che vedere con l’arte, era più un desiderio e un bisogno di conoscere una nuova realtà, di buttarmi a capofitto in una cultura diversa. Quella scelta fu presa molto istintivamente, senza davvero rendermi conto di cosa mi avrebbe aspettato. È stata un’esperienza unica che porto sempre con me e oggi mi ritrovo a inserire nelle mie illustrazioni elementi ispirati alla Danimarca, come le casette, i mulini, i paesaggi e i nuvoloni.
Le esperienze successive, come l’Istituto Europeo di Design, la School of Visual Art di New York e altri corsi, invece, sono state fatte con una mira ben precisa verso l’illustrazione. Ho avuto modo di imparare in cosa consistesse l’illustrazione in tutte le sue forme e di confrontarmi con persone con stili e idee molto diverse da me, soprattutto nell’esperienza newyorkese.

L’illustrazione, appunto. Una tecnica a metà strada tra il disegno e il dipinto. Come sei arrivata a questa sintesi?

Definirei l’illustrazione una tecnica che può comprendere tutte le arti, dal disegno alla pittura, al digitale. Il senso dell’illustrazione non è tanto la tecnica usata ma la comunicazione che questa porta con sé.
Sono arrivata all’illustrazione grazie al consiglio di un professore che in quinta superiore mi suggerì l’Istituto Europeo di Design. Appena lessi la descrizione del corso capii che era esattamente quello che cercavo, visitai la scuola e mi iscrissi il prima possibile. La vera passione è cresciuta poi col tempo, vedendo il lavoro di illustratori straordinari che prima non conoscevo, (visto che purtroppo, se non si è del settore, se ne sente parlare troppo poco) e lavorando ogni giorno per trovare il mio stile e la mia strada.

Un linguaggio per tutti o per pubblici scelti?

L’illustrazione è un linguaggio alla portata di tutti, proprio perché è comunicazione.
Ovviamente nell’illustrazione per l’infanzia c’è un target preciso, ma in genere l’immagine deve parlare da sola e il messaggio deve arrivare a tutti. Le illustrazioni possono essere molto semplici o molto complesse, ma la cosa che conta di più è l’idea. Questa è la cosa che differenzia l’illustrazione dalla Fine Art (pittura, scultura, ecc.), che invece è più diretta a un pubblico scelto e si trovare principalmente nei musei.

È da tre mesi uscito il tuo primo libro (ne parlavamo qui), già alla seconda ristampa. Tra le nuvole, per la casa editrice Lalbero. Testi – anche in inglese – più immagini. Quali hanno dettato le linee guida agli altri?

Solitamente è il testo che detta le linee guida all’illustrazione.
In questo caso però, avendo anche ideato la storia, le due cose sono cresciute insieme. Inizialmente avevo il desiderio di illustrare nuvole e aquiloni. Poi è nato il testo, partendo dall’idea delle nuvole che cadono sulla Terra (idea, tra l’altro, nata in Danimarca, vedendo una nuvola talmente bassa che pensavo di poterla toccare). La storia si è via via sviluppata e successivamente sono arrivate le immagini. E così, alla fine, sono riuscita a pubblicare un libro che contenesse sia nuvole che aquiloni.

Al centro dei tuoi lavori ci sono sempre temi di fantasia. Soggetti che cambiano forma, in una sorta di allucinazione continua da Alice nel Paese delle Meraviglie. Esilio volontario dalla realtà o sforzo di guardarvi più a fondo dentro?

Recentemente mi sono appassionata a rappresentare immagini bivalenti, è una gara continua nel trovare nuove idee che insieme funzionino, (ad esempio la balena che è allo stesso tempo l’oceano sul quale naviga un veliero, o le decorazioni di una sciarpa che diventano paesaggio, oppure, ancora, il formaggio che cola dal cheese burger che volto all’insù diventa una lingua). Questo è un metodo comunicativo che adottano molti illustratori, soprattutto nell’illustrazione editoriale, ma non solo. Non è un esilio dalla realtà ma è un’opportunità per rivisitarla e sintetizzarla, in modo semplice, chiaro e anche divertente.

Il rapporto con la pubblicità, infine. In quali casi l’illustrazione si presta meglio accanto a un prodotto?

In Italia, l’illustrazione, sta iniziando solo ora, piano piano, a farsi strada anche nella pubblicità. Penso che si possa prestare a tutti i prodotti, bisogna però avere la volontà di utilizzarla.
Di recente ho visto, con molto piacere, alcuni spot televisivi realizzati interamente con diverse tecniche di animazione, fatte con bellissimi disegni (ad esempio, tra le prime, la pubblicità di mentine, poi di una macchina, oppure di uno zaino e proprio ieri di un dentifricio). Il problema non è il prodotto in sé da pubblicizzare, ma è avere una buona idea applicabile all’illustrazione. Purtroppo questo mestiere non è ancora ben noto, come magari può essere all’estero, ma ho fiducia che, col tempo, verrà degnamente riconosciuto da tutti anche nel nostro Paese.

Grazie.

Prego.

TV Stars on Web 2011

Alessandro

By Alessandro
Published 9th January, 2012

Fiorello il personaggio TV del web nel 2011, Sabina Guzzanti regina dei social. Geppi Cucciari, Carlo Conti e Paolo Bonolis sono stati invece i più ricercati su Google durante l’anno. È quanto emerge dall’analisi realizzata dalla nostra divisione Business Intelligence, e che vi presentiamo oggi in due versioni: un’infografica che restituisce visivamente l’impatto dei dati analizzati, e la versione integrale dello studio in pdf con l’analisi dettagliata.
I protagonisti della ricerca sono stati Fiorello, Michele Santoro, Maria De Filippi, Alessia Marcuzzi, Barbara D’Urso, Gianni Morandi, Enrico Mentana, Bruno Vespa, Maurizio Crozza, Giovanni Floris, Gerry Scotti, Milena Gabanelli, Paolo Bonolis, Sabina Guzzanti, Geppi Cucciari, Lilli Gruber, Augusto Minzolini e Carlo Conti.
Per ognuno di loro abbiamo preso in considerazione i dati relativi a presenza social, numero di fan/follower, frequenza di aggiornamento, trend di ricerca su Google e numero di risultati presentato dal motore di ricerca per le query effettuate nell’ultimo anno. Unendo e incrociando tutti questi dati, è stato possibile realizzare una fotografia dell’ultimo anno digitale dei personaggi televisivi presi in considerazione, stilando poi una classifica finale che vede sul podio Fiorello, Carlo Conti e Barbara D’Urso.
Di seguito trovate l’infografica, potete ingrandirla cliccandoci su o scaricarla qui.
Da questo link è invece possibile scaricare il pdf con l’analisi completa.
Buona lettura.

 

Guestbook. Intervista a Viola Grasso

Serena

By Serena
Published 3rd January, 2012

L’ospite di oggi è Viola Grasso, speaker e autrice di Unis@und, la webradio dell’Università degli Studi di Salerno. Viola ha un’ottima conoscenza del panorama musicale internazionale, una voce coinvolgente, e pronuncia rock&roll alla perfezione: tutte doti imprescindibili per una speaker radiofonica. Nel 2009 Viola entra a far parte del team di Unis@und, mentre dal 2010 scrive e conduce Personal Playlist, dove l’ospite di turno propone la classifica dei suoi dieci brani preferiti. Il programma, in onda una volta a settimana, ha da subito riscosso grande successo, e nel 2011 è stato candidato come miglior format al Festival delle Radio Universitarie (FRU) di Cosenza.
La grande passione che Viola nutre per la radio si è da poco trasformata nell’argomento della sua tesi di Laurea in Metodologia e tecnica della ricerca sociale, dal titolo Nuove figure professionali: un’indagine non standard sugli station manager delle webradio d’ateneo italiane. Lavoro presentato, a dicembre, presso l’Université Paul-Valéry di Montpellier, nel corso della conferenza  Deux journées d’études «Radio».

Ciao Viola, innanzitutto grazie per aver accettato il nostro invito. Come nasce la tua passione per la radio?

La mia passione per la radio nasce unitamente ad un’altra grande passione, quella per la musica, passione che coltivo da quando ero adolescente. Anni in cui (ahimè) non c’era internet, e si andava a canticchiare motivetti ai poveri proprietari di negozi di dischi, con la speranza che conoscessero il pezzo che si cercava disperatamente.

Come e quando sei entrata in contatto con Unis@und e come hai mosso i primi passi al suo interno? Descrivici il tuo esordio on air.

Il mio percorso in radio è iniziato con l’idea di fare l’autrice. Parlare davanti a un microfono e condurre una trasmissione sono elementi arrivati molto dopo, e totalmente per caso. Hai presente quelle storie dove c’è una ragazza che accompagna un’amica a fare un provino e poi quella che era lì per accompagnare viene scelta e l’altra scartata? Beh, io mi sento un po’ così, infatti, non avrei mai immaginato di fare la speaker. Tutto è iniziato conducendo quello che era il programma di intrattenimento del mattino, Buongiorno Unis@und, successivamente è iniziata una collaborazione con il programma musicale Musicopatia, fin quando non ho preso in mano le redini di Personal Playlist.

Personal Playlist riscuote un grande successo, sia a livello di pubblico sia a livello di critica: ci sveli il suo/tuo segreto?

Personal Playlist non ha segreti. La sua forza risiede nel fatto che chi vi partecipa è libero di poter stravolgere per un’ora il palinsesto della radio, proponendo quelle che sono le proprie scelte musicali. Da un certo punto di vista Personal Playlist è un programma un po’ riot.

Il tuo interesse per il mondo radiofonico ti ha spinto a scriverne persino una tesi di laurea, che analizza il ruolo dello station manager. Ci spieghi di cosa si occupa questa figura professionale?

Lo station manager è una figura presente solo nelle webradio d’ateneo, difatti – anche se troviamo ruoli simili nei grandi network – nessuno di questi viene definito station manager. Lo station manager è una figura estremamente dinamica che generalmente si occupa di coordinare quelle che sono le attività e le risorse umane presenti in una webradio d’ateneo. La persona in questione è dotata di competenze del tutto particolari, figlie di quello che è il contesto in cui opera, vale a dire l’Università.

A valle dello studio che hai condotto, pensi che una webradio universitaria sia realmente in grado di formare figure del genere? Quali sono le conclusioni a cui sei arrivata?

Spero che quello che sto per dire non appaia azzardato, ma sono fortemente convinta del fatto che le webradio di ateneo rechino in sé un potenziale formativo molto più importante di quello insito nell’università stessa. Ho concentrato la mia ricerca sugli station manager, proprio per mettere ulteriormente in luce questo aspetto: questo tipo di figura professionale è sicuramente la meno convenzionale e più giovane, una figura in via di definizione che, qualora il fenomeno delle webradio dovesse definitivamente radicarsi in Italia, va, a mio avviso, tenuta d’occhio perché dotata di quelle competenze multitasking che oggi sembrano essere imprescindibili per entrare nel mondo del lavoro. Per quel che riguarda, in generale, la potenzialità formativa delle webradio d’ateneo, credo di poter affermare con una certa forza che in questi anni esse hanno contribuito a formare autori, speaker e tecnici di regia che potranno spendere le competenze acquisite in contesti più importanti. L’esperienza in una webradio rimane sempre e solo un punto di partenza e non un punto di arrivo.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro: ti piacerebbe rimanere in ambito radiofonico o pensi di cambiare completamente strada?

Questa è una bella domanda, però mi trovo un attimo in difficoltà. Dico questo perché, purtroppo, per quanto impegno si profonda, per quante competenze si acquisiscano, una webradio d’ateneo viene sempre vista come un ambiente ludico, nel quale gigioneggiare allegramente durante gli anni dell’università, nonostante le cose non stiano esattamente così. Dal canto mio posso dire di aver sempre affrontato tutto con estrema serietà e professionalità, spinta da quella che era, ed è, una grandissima passione. Posso quindi dire che si, il mio desiderio è quello di continuare a lavorare in radio, eventualmente anche in una veste diversa da quella di speaker, ed anche se questo dovesse comportare un trasferimento dall’altro capo del mondo!

Viola, grazie per il tempo che ci hai dedicato ed in bocca al lupo per la realizzazione dei tuoi sogni.

Grazie a voi!

Caro Babbo Natale

Davide

By Davide
Published 23rd December, 2011

Abbiamo fatto un’analisi del contenuto delle letterine scritte a caro-babbo-natale.it, l’iniziativa di cui vi avevamo parlato anche martedì. I termini sono tanto più grandi, quanto più numerose sono le ricorrenze dei desideri espressi, mentre il posizionamento nello spazio è casuale.
È solo un gioco, naturalmente: quindi, come sanno benissimo i bambini, qualcosa di decisamente serio.
Possiamo ipotizzare che abbiano scritto sul sito le persone più abituate all’utilizzo del web 2.0: semplificando, il campione dovrebbe essere rappresentativo  di quel 25%  di persone giornalmente connesse  ad Internet (fonte: Audiweb ottobre 2011). E cosa chiedono questi italiani al Babbo Natale digitale? Più velocità dell’ADSL, più smartphone, l’ultimo tablet? Se continuate a leggere, avrete qualche sorpresa.
Ecco una nostra interpretazione della letterina a Babbo Natale basata sulla frequenza dei termini utilizzati.

Caro Babbo Natale

Vorrei

persone

mondo

tempo

bambini

sorriso, sempre

lavoro

serenità

salute

sogni

vivere

GRAZIE

P.S. Poi (anche) qualche regalo

Niente tecnologia insomma, ma solo valori e categorie forti. Il che, in fondo, è anche una bella sorpresa; ma è davvero così, o solo così? Forse, per avere più persone e mondo, uno smartphone con social network può essere interessante e per avere più tempo, una connessione veloce o un tablet aiutano eccome. Vogliamo parlare del trovare lavoro senza LinkedIn o senza portali per la ricerca di lavoro? Insomma, forse la tecnologia non compare perché la diamo per scontata, perché il suo uso e la sua pervasività sono la quotidianità, il new normal.
Vi lasciamo con questo spunto di riflessione, e in ogni caso, digitale o analogico che sia, Buon Natale ai nostri follower e a tutti. Ci rivediamo dopo le vacanze.