Write of writing
L’arte è facilmente etichettabile come un atto di vandalismo e oggi è ancora più facile farlo nei confronti dell’arte contemporanea. Ancora più difficile è comprendere o meglio etichettare il writing come arte. Questo voglia di etichettare tutto ciò che ci circonda non per la volontà di comprendere, ma esclusivamente per attaccare e escludere. Il writing è una manifestazione sociale, culturale e artistica basata sull’espressione della propria creatività tramite interventi sul tessuto urbano. Non è facile analizzare questa forma di arte così veloce, temporanea, “vandalica” e che sembra non avere nessun legame con l’arte classica, ma facilmete si tende a denigrarla finché poi l’opera non compare su dei quaderni e diari o biglietti di auguri e viene accettata da tutti. Una società che non impara mai dagli eventi passati, dagli errori. Non impara da quel writer mai compreso, sul quale si organizza la triennale di Milano o quel pupillo di Warhol, che il comune di Roma è riuscito a portare in mostra solo vent’anni dopo la sua morte. Anche se oggi Haring e Basquiat sono facilmente riconosciuti come artisti, basta girare lo sguardo e si torna al punto di partenza. Zevs, insieme al più noto Banksy, può essere considerato uno dei maggiori esponenti dell’arte contemporanea ma quando si tocca l’alta moda, facilmente riconosciuta come arte, scatta la concezione di vandalismo. Le opere di Zevs sembrano, all’occhio dello spettatore profano, qualcosa di inutie e di facile realizzazione. L’idea dell’artista invece è molto più complessa, egli riesce a mette in ralazione i loghi dei grandi marchi, che identificano le tribù della società liquida, con la street art. Ricchezza economica con povertà di mezzi, relazione geniale quanto scomoda. Il writing è arte, l’arte è comunicazione. Qualcosa di così banale che in molti hanno compreso e in pochi metto in atto. Send a message è un’organizzazione non governativa, che sta usando il writing come forma di comunicazione. Permette a qualsiasi utente della rete, quindi potenzialmente a tutto il mondo, di poter esprimere la proprio idea attraverso un messaggio scritto con lo spray sulle lastre di cemento di uno degli ultimi muri delle vergogna rimasto in piedi. Un muro nato per (dividere) delle realtà difficili, per (allontanare) gli individui, per (non comprendere) le diversità culturali e che viene usato per (unire) delle realtà distanti, per (avvicinare) culture differenti, per (comprendere) come delle parole possano cambiare la realtà.







One Response to Write of writing
Trackbacks & Pingbacks
[...] consumatore è colui che decide cosa sia arte, ma nessuno può negare che Banksy sia un uomo di marketing. La brand identity di Banksy risiede [...]
Lascia un commento
Vuoi partecipare alla discussione?Contribuisci liberamente!