I’e song, tu si, egli… essa…
Repubblica di questa mattina titolava La Lega: test di dialetto per prof. È scontro e la riforma si blocca. Per la leghista Paola de Goisis i titoli di studio non sono un criterio omogeneo di selezione dei docenti soprattutto perchè, molto spesso, risultano comprati e di conseguenza non costituiscono una garanzia sull’adeguatezza dell’insegnante. La soluzione? Per gli aspiranti prof. sarà decisiva la conoscenza della lingua, della tradizione e della storia delle regioni dove si intende insegnare. Perché? Ovvio. Perché non è possibile che la maggior parte dei professori che insegna al nord sia meridionale! La riforma scolastica? Ovviamente, per una questione di tale portata, non poteva che bloccarsi. Leggendo la notizia mi è subito venuta in mente una scena di Io speriamo che me la cavo di quando il maestro, Marco Tullio Sperelli (Paolo Villaggio), ligure, cerca di imparare il dialetto napoletano riscontrando notevoli difficoltà nella coniugazione della terza persona singolare del verbo essere. In un contesto così particolare quale quello del film, la conoscenza del dialetto napoletano costituiva per il maestro Sperelli una chiave d’accesso – linguistica ed empatica – alla difficile realtà di Corzano.
Chapeau alla Lega, dunque, per la nobiltà e gli alti propositi moralidella questione sollevata!








Ieu suntu, tie sinti, iddhra ete, ui siti, nui simu, iddhri suntu…. posso insegnare a Lecce?????