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La prima volta

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Prima o poi doveva arrivare. Quel momento in cui ci si trova, soli, davanti ad un cliente che vede in te lo specchio della tua agenzia.
Essere rappresentanti di se stessi è facile. Basta essere se stessi. Essere rappresentante di molti, è molto più complicato.
In quel momento sei il delta verso cui sfociano passioni (troppe), dedizione (molta), creatività (ricercata), cultura (ostentata) e anni di lavoro o di studi. Una responsabilità senza la quale non si cresce, tramite la quale ci si accresce. Questa consapevolezza è il primo passo verso la maturità, di uomo prima che di un professionista. Una maturità che si ottiene quasi sempre con i “no”, con i “forse” e con i “si poteva fare meglio”. Pensieri questi che ci hanno fatto compagnia prima e dopo l’incontro avvenuto alcuni giorni fa con Cristina Spinelli e Andrea Vidoni rispettivamente digital marketing coordinator e promotions manager di Sony Pictures Italia, con i quali abbiamo avuto un piacevole incontro per la presentazione del reparto web marketing di cui facciamo orgogliosamente e fortunatemte parte. Io e il mio sparring partner Franco e io e il mio wii competitors Vittorio, abbiamo avuto la nostra prima esperienza di “portavoce” aziendale. Ci siamo lanciati e con le nostre slide verde estrogeni abbiamo cercato di catturare l’attenzione dei nostri ascoltatori. Minuziosi dettagli (Vittorio) espressi in 180 bpm (Francesco) hanno illustrato l’operato e le competenze dell’area web.
Il responso del cliente? Questo è un altro post.

1 Commento »

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Una Risposta a “La prima volta”

  1. Alfredo dice:

    Ricordo ancora i primi giorni di Andrea, da giovane stagista in Saatchi. Era sotto la guida di Luigi e si aggirava curioso, attento, timido, educato tra le stanze dei creativi. Ricordo le domande tipiche di chi ha voglia di sapere, alle prese con una diponibilità che noi creativi non sempre siamo disposti a concedere (soprattutto verso gli account…).
    Ricordare questo oggi, a dieci anni di distanza, quando Andrea – sempre curioso, educato, attento, forse un po’ meno timido – si è reso disponibile per (un appuntamento con) Vittorio e Francesco (che in queste stanze, con me, sono stati giovani stagisti), dà il senso di un percorso compiuto. Rispondendo oggi a Laslo su altre vicende, dicevo che “si fa quel che si può” talvolta può non essere una frase fatta. Dipende da quel che si fa, da quel che si può e da quel che si può fare. Volendo

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