In alternativa
Il nostro amico Philip Roth, che così spesso ci ha fatto compagnia quest’anno, da qualche parte scrive “nel bene e nel male, io posso fare solo quello che fanno tutti quelli che credono di sapere. Immagino. Sono costretto a immaginare. Si dà il caso che sia quello che faccio per vivere. È il mio lavoro. È l’unica cosa che faccio, ormai”.
Dedico la citazione a Vittorio e Francesco, che hanno discusso di recente sulla creatività.
Cosa sia, come si alimenti, quando coglierla.
In alternativa, la dedico a tutti noi.
Che, nel bene e nel male, abbiamo creduto di sapere dove stessimo andando. Che, sempre e comunque, siamo costretti a immaginare. Perché immaginare è ciò che facciamo per vivere.
Personalmente, però, non avrei mai immaginato di dovermi trovare difronte alla scelta se concedere o meno il part-time a un brillante dipendente e appassionato musicista.
Non avrei mai immaginato di dovermi trovare difronte alla scelta se assecondare o meno la richiesta di considerevole aumento di stipendio, da parte di un giovane quanto dedito dipendente.
Non avrei mai immaginato di dovermi trovare difronte alla scelta se manipolare o meno il calendario, spostando avanti di un mese la festa aziendale di Natale e tenendo così fede alla nostra natura anticonvenzionale.
Credevo di sapere e invece sapevo.
Che prima o poi, sarebbe successo.
Che prima o poi, avrei smesso di immaginare.
Che prima o poi, Natale sarebbe arrivato.
Con il suo freddo, con i suoi dolci, con il rumore delle nostre scelte.
Auguri a tutti per un 25 gennaio di rara felicità.









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