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Umberto Eco al rione Sanità

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Il tempo passa ma le idee restano. Le provocazioni vengono accolte, partorendo idee pulsanti. Sabrinahost writer dicembrina, mi aveva stupito con la sua analisi greimassiana. Io l’ho provocata con Eco, lei ha risposto creativamente. Questa è la sua analisi, che riporto quasi per intero. Il mio intervento sarebbe stato superfluo, ma questo non mi esenta da future considerazioni.

[...]La semiotica interpretativa di Eco, caratterizzata da un approccio più filosofico che concreto nei confronti della disciplina, parte dall’assunto che ogni testo è una macchina pigra, che presuppone cioè l’intervento attivo del lettore, inteso come fruitore in senso lato di un testo che non è necessariamente scritto, per l’interpretazione e la completa comprensione dello stesso. Un testo può essere considerato chiuso o aperto, a seconda del fatto che la sua interpretazione contempli da parte del lettore un solo tipo di lettura possibile, o, al contrario, preveda differenti chiavi e possibilità interpretative, conseguenza della cooperazione attiva del lettore e della realtà culturale, sociale, storica e politica in cui esso si trova immerso; prima di giungere alla completa interpretazione di un testo, il lettore, in base ai primi elementi dello stesso con cui si trova a confrontarsi, prefigura dei mondi possibili, cioè è in grado di fare ipotesi, selezionare e decidere proprietà e universi di discorso, compiere delle inferenze, per poi verificare se gli stati successivi del testo disattendano o, al contrario, confermino le sue intuizioni. Il testo a cui si fa riferimento, il video-choc dell’omicidio, può essere considerato un testo aperto, in quanto le azioni, i gesti e le reazioni che rappresenta, al di là dell’evento inequivocabile dell’assassinio, sono suscettibili di essere interpretati in modo diverso in relazione alle differenti idee, ai vari (pre)giudizi e ai distinti contesti socio-culturali in cui si trovano i diversi lettori che fruiscono dello stesso.
I fruitori del testo in questione potrebbero essere suddivisi in due fasce: [...] coloro che sono coinvolti nella realtà della camorra profondamente, in quanto, vivendo in un territorio maggiormente interessato dal fenomeno, vi si trovano quotidianamente e più facilmente a contatto, anche più direttamente diventando addirittura testimoni involontari di un omicidio come nel caso dei passanti del video, e il gruppo di coloro che, invece, si raffrontano con la realtà della camorra solo attraverso i canali informativi e le notizie e le immagini diffuse dagli stessi.
Le immagini presenti nel video potrebbero, quindi, essere valutate e considerate, interpretate differentemente da questi due distinti gruppi di lettori: i lettori più lontani dalla realtà criminale napoletana potrebbero interpretare la fuga dei passanti, la noncuranza rispetto all’uomo riverso sul marciapiede di una strada affollata e la stessa scelta della diffusione del video per ottenere collaborazione e informazioni utili all’identificazione del killer [...], potrebbero prefigurarsi un mondo possibile in cui, per vigliaccheria o per fredda e distaccata abitudine alla violenza [...], coloro che si sono trovati coinvolti direttamente in questo omicidio non hanno prontamente reagito all’evento, chiedendo aiuto o contattando immediatamente le Autorità competenti. Contrariamente, chi si trova quotidianamente e intensamente a contatto con la realtà della camorra a Napoli[...], potrebbe interpretare le immagini del video, in particolare le reazioni dei passanti all’omicidio, immedesimandosi e compenetrandosi profondamente nella situazione rappresentata, potrebbe essersi prefigurato un mondo possibile in cui la fuga delle persone che transitavano nella strada davanti al bar e dei clienti dello stesso, la loro apparente indifferenza rispetto al crimine commesso, e l’omertà, la loro ritrosia a diffondere e comunicare alle Autorità informazioni di cui erano stati diretti testimoni, era in realtà dettata dalla paura, dal terrore di fronte ad un delitto commesso con una tale freddezza e lucidità, dall’istinto di sopravvivenza che potrebbe magari indurre a chiudersi e rifugiarsi nella propria dimensione individuale pur di non essere coinvolto in una situazione così pericolosa e potenzialmente letale.
Considerando, però, l’esigua quantità dei componenti del secondo gruppo di lettori rispetto a quello precedentemente considerato, con tutta probabilità l’interpretazione da parte della maggior parte dei lettori delle azioni e reazioni rappresentate nel video ha contribuito a considerare un’immagine della città di Napoli che non corrisponde completamente alla realtà, quella cioè di una città in cui crimini efferati si consumano quotidianamente, senza alcun timore o scrupolo di chi li compie, sotto gli occhi di una popolazione indifferente, insensibile, fredda e distaccata anche rispetto alla morte, che andrà ad arricchire e rinforzare la già grande quantità di pregiudizi che gravitano intorno questa città e chi vi abita, e che era emersa prepotentemente già nell’estate scorsa, con la diffusione della notizia di un uomo romeno ucciso per errore in un raid di camorra nella metropolitana di Napoli davanti ad una folla indifferente che non fece nulla per aiutarlo e soccorrerlo.
Diventa lecito, alla luce di questa riflessione, domandarsi quindi se il fine giustifica i mezzi, se è giusto che, per risolvere un caso giudiziario, si possa procedere in un modo che potrebbe essere considerato superficiale e leggero allo screditamento o ad una rappresentazione parziale dell’immagine e della reputazione di Napoli e dei napoletani; e forse diventa anche superfluo darsi una risposta.

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5 Commenti »

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5 Risposte a “Umberto Eco al rione Sanità”

  1. PEPPONE dice:

    Secondo me molto più aperto è l’omocidio del suonatore romeno avvenuto poco prima al capolinea della cumana: un povero passante che rimase coinvolto per puro caso e di cui, sicuramente perchè povero e romeno, nessuno ha più detto nulla.

  2. sabrina dice:

    Secondo me l’episodio a cui ti riferisci è aperto allo stesso livello, ma ha avuto meno risonanza mediatica non tanto perchè la vittima era un suonatore romeno, quanto perchè nel caso dell’omicidio alla Sanità la decisione della diffusione del video è stata presa dall’autorità giudiziaria per uno scopo preciso, scopo decisamente discutibile.

  3. Francesco dice:

    Io penso debba essere presa in considerazione anche la percezione della violenza mediatica. Il fatto che sia violenza visiva, non percettiva, può rendere il fruitore estraneo alla situazione e quindi incapace di prefigurarsi un modo possibile vicino alla realtà?

  4. sabrina dice:

    Sì, credo che la percezione, tanto più forte quanto più si è immersi in un determinato contesto socio-culturale, possa essere l’unico strumento utile alla prefigurazione di mondi possibili il più possibile vicini alla realtà. Di conseguenza ritengo che un fruitore che recepisce la violenza solo attraverso il medium visivo sarà meno capace di prefigurarsi un mondo possibile che si avvicini alla realtà.

  5. PEPPONE dice:

    A me non sembra che ci siano differenze. Anche il video del rumeno(le moto che si inseguivano, il colpito lasciato agonizzare assistito dalla sola sua compagna il fuggifuggi degli altri) era diffuso dalle autorità. E per lo stesso identico scopo che è poi la ragione d’essere delle taglie degli identikit e dei wanted live or dead del west: acciuffare il colpevole. E non mi sembra neanche che ci sia differenza tra percezione mediata e diretta: i presenti il più delle volte per descrivere il vissuto ti diranno era come dentro un film.

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