Guestbook. Intervista a Rudy Bandiera
Un hostwriter in Google doc, sarebbe stato il titolo di questo post se non fosse parte della rubrica Guestbook. L’ospite di questa settimana sarebbe potuto arrivare alla notorietà grazie alla somiglianza del suo nome con un noto personaggio degli ultimi mesi, ma lui era già famoso. @RudyBandiera è uno degli account twitter più attivi e produttivi, ironico e professionale in soli 140 caratteri. Giornalista, professionista dell’IT, consulente web, blogger, docente e tanto altro che lo rende una delle personalità più attive del web.
Rudy vive su twitter e da accanito follower, non potevo evitare di fargli qualche domanda su questo mezzo che ho tanto osannato.
Ecco cosa ci siamo detti in un .doc
Fondatore dell’hashtag #lovvotica, partito come scherzo ma poi mutato in una cosa “seria”, ti va di raccontaci in breve la vicenda e di spiegaci come può un’idea diventare virale su Twitter. Come un mezzo, a prima vista limitato, possa diventare più influente di una testata giornalistica?
Prima di tutto grazie per queste due chiacchiere, secondamente (alla Albanese) non sono il fondatore dell’hashtag #Lovvotica ma sono il fondatore della Lovvotica, che poi è diventato un hashtag.
Parlando con il mio fraterno amico Davide Licordari mi sono trovato spesso a dire “ti lovvo” riferendomi anche a grandi banalità e da questa stupidaggine da bimbominkia è nato il tutto: se ci si dice ti lovvo, come si chiama un posto in cui ci si lovva? Ovviamente una lovvoteca! E in una lovvoteca si pratica la Lovvotica, è ovvio no?
Da questi tre passaggi, del tutto insensati ed astrusi, è nata la Lovvotica e devo dire che è uno spasso.
Gli ho voluto dare una connotazione religiosa, prendendo spunto dagli assiomi di Scientology, è l’ho fatto per dare “credibilità” ad una cosa che di credibilità non ne ha per nulla, ovviamente.
Quindi ho scritto le Tre leggi della Lovvotica scimmiottando Asimov, ho inventato una gerarchia e dei ruoli all’interno di essa ed ho dato una forma pratica ad una idea astratta con il sito Lovvotica.com
Detto fatto, la gente ha iniziato a divertirsi ed è stata fatta!
Devo anche dire grazie a Silvio Belusconi il quale, inconsciamente, ha reso possibile il motto ovvero “Il Lov vince sull’Eit” visto che è stato lui, quando il tutto è partito, a dire in televisione “l’amore vince sull’odio e sull’invidia”. Io non me lo sono fatto scappare.
Twitter è stato l’elastico che, una volta caricato, ha dato slancio a tutta questa enorme ma divertente cazzata.
Alla base di twitter ci sono le relazioni tra gli utenti, molto più forti rispetto agli altri network, e gli user generated content che costituiscono un nuovo modo di dialogare. Perché le grandi aziende, tranne in alcuni casi (vedi H3G), hanno avuto un timore iniziale di aprirsi ai propri utiliizzatori?
Posso parlare per esperienza personale: molte aziende hanno paura del confronto.
In effetti abbiamo sentito sempre parlare di condivisione e “potere del cliente” ma in realtà la cosa non è mai stata completamente così perchè è sempre stata l’azienda, qualunque azienda, a fare informazione verso l’esterno.
Oggi le cose sono cambiate, tanto, e stanno cambiando ancora: il marketing non è più quello di una volta e rapportarsi con la folla oceanica che oggi è Internet pone dei quesiti a chi gestisce i marchi, ovvero: ne vale la pena? Chi me lo fa fare di espormi in questo modo? Sono in grado? Mi posso fidare di chi ha le “chiavi” della mia comunicazione?
D’altronde abbiamo visto, proprio su Twitter, l’esempio di Aruba che, qualche mese fa, non è riuscita a gestire la situazione a dir poco imbarazzante che si era venuta a creare a causa dell’off dei suoi server.
Insomma, Twitter (e gli altri social ovviamente) sono una forza in mano ai molti, sono la voce delle masse, quella voce che è sempre solo stata percepita come concetto ma mai come fatto.
Oggi è un fatto, ed è un fatto che si fa sentire.
Ritieni che un grande brand si debba aprire alla comunicazione diretta? Quali mezzi scegliere e come gestirli? Non credi che il tutto parta sempre dalla qualità del prodotto?
Sono assolutamente convinto che un grande brand si debba aprire alla comunicazione diretta!
Ma credo che oltre ad essere una mia convinzione, sia una certezza dettata dal mercato: una delle parti più influenti del Cluetrain Manifesto dice che i mercati sono conversazioni e quindi che “Le aziende che non appartengono a una comunità della comunicazione sono destinate a morire”.
Facciamo un’ipotesi a medio termine: le aziende iniziano ad approcciarsi ai social media, i quali creano una sorta di fiducia tra produttore e consumatore. Benissimo, tutto questo è bellissimo.
E chi per caso non lo fa come viene visto?
Ecco, tutto il discorso si racchiude in questa domanda e la risposta è semplice: chi non lo fa è fuori, è fuori perchè non da un segnale di fiducia, non si interfaccia, non collabora.
I mezzi sono sempre molto importanti per quello che riguarda la comunicazione: per fare un esempio pratico, se ho un’officina meccanica è difficile che con la comunicazione via Twitter io riesca ad ampliare il mio business, come è difficile che riesca a generare discussione attorno al mio lavoro, se non uccido un cliente almeno.
Se invece ho, ad esempio, un albergo o un sito internet di informazione, un account Twitter si presta certamente di più allo scopo.
E’ anche vero che se come meccanico di auto scrivo tutti i giorni i miei segreti su Twitter e li do in pasto ai followers, probabilmente riesco anche farmi un ipotetico numero di clienti, ma la cosa non è facile come sembra.
Alla base di tutto, in ultima analisi, come dici tu c’è sempre la qualità, questo è innegabile, ma se nessuno lo sa come la mettiamo?
Io amo dire: “se hai un sito Internet ma nessuno sa che esiste, di fatto non hai un sito Internet” e su questo semplice assioma si basa la SEO.
Allo stesso modo, se hai un ottimo prodotto e nessuno lo sa, puoi fare a meno di produrre.
Diciamo che grazie ai social e ai nuovi media, le aziende hanno la possibilità di capillarizzare la loro comunicazione ma la cosa, nel caso in cui si avesse un prodotto scadente, sarebbe del tutto controproducente.
Quindi, per concludere, se abbiamo un ottimo prodotto, buttiamoci sui nuovi media: male che vada almeno una fidanzata la troveremo no?








come non si può lovvare quest’uomo?! Bravo Rudino nostro!
Quando nella compilazione dei Links amici ho fatto la sezione Lovvotica o meglio.
Riformulo.
Quando il subconscio delle mie dita stesse hanno ticchettato immediatamente la sezione Lovvotica senza far passare neanche il ragionamento aprendochiudendosinapsi ( ammesso ci siano) .
Insomma.
Anche il subconscio delle mie dita è adepto devoto.
E venere Il Signor RUdybandiera, Claudio Gagliardini e Davide Licordari come entità ultraterrene.
Non vi è un giorno in cui io non affidi le speranze alla lovvotica.
Non vi è un giorno soprattutto nei momenti bui .
La lovvotica pervade ed emane luce.
C’è chi stolto si illuminava di immenso.
Soltanto dell’immenso.
Qui ci si illumina di lovvotica e santo cielo.
Non si può andare oltre.
La lovvotica è come l’essere parmenideo.
tutto il resto semplicemente:
non è.
*pioggia di cuori
E venera. E un’altra serie di errori imbarazzanti ma .
touch unghie lunghe ed emozione .
e .
insomma mi si perdoni.
troppo #love.
ho avuto un colpo di iperlovvoticismo.
Ma non voglio guarire
.
inciso.