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	<title>Estrogeni - Blog. CEO - Alfredo Borrelli.</title>
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		<title>Guestbook. Intervista a Flaminio Zadra</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 09:47:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-7470" title="Guestbook. Intervista a Flaminio Zadra" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/02/zadra-228x300.jpg" alt="" width="228" height="300" />Abbiamo intercettato l&#8217;ospite del Guestbook di oggi qualche giorno fa presso i nostri uffici, chi ci segue anche su Facebook ha potuto vedere già <a href="http://www.facebook.com/media/set/?set=a.354938477863628.87004.129415077082637&amp;type=3" target="_blank">qualche foto della sua visita</a>. Stiamo parlando di Flaminio Zadra, produttore cinematografico che ha fra l&#8217;altro <a href="http://www.imdb.it/name/nm1637195/" target="_blank">nel suo curriculum</a> anche quel <a href="http://blog.estrogeni.net/recensioni/quando-si-dice-gustarsi-un-film" target="_blank">Soul Kitchen </a>del quale ci eravamo occupati in occasione del lancio, circa 3 anni fa. Flaminio ha gentilmente accolto il nostro invito ed è quindi l&#8217;ospite del Guestbook che questa settimana esce, in via eccezionale, di mercoledì.</p>
<p><strong>Le nuove tecnologie hanno portato a una rivoluzione nella distribuzione dei prodotti culturali – e quindi anche di quelli cinematografici – le cui conseguenze sono ancora parzialmente indecifrabili. La recente chiusura di Megavideo ha riaperto il dibattito fra chi spinge verso una razionalizzazione di un mercato che sembra una giungla e chi invece protesta gridando alla censura. Da addetto ai lavori, pensi sia possibile conciliare i vantaggi della tecnologia con le esigenze della filiera industriale del cinema, rivoluzionando in qualche modo il sistema distributivo, o è ancora possibile mantenere in piedi il vecchio sistema, eliminando sistematicamente ogni minaccia?</strong></p>
<p>Più che di una possibilità si tratta di una necessità. Bisogna trasformare le minacce offerte dal web in opportunità. Certamente dipende molto dal genere di film. È chiaro che grossi successi commerciali sono più a rischio di piccole opere d’autore. Queste ultime non raggiungerebbero mai comunque un’ampia fascia di pubblico, a causa nella mancanza di una distribuzione cinematografica tradizionale adeguata. Il pubblico stesso, amante del cinema d’autore, non credo che rinuncerebbe, avendone la possibilità, all’esperienza della sala. Diciamo che alcuni film se non venissero visti grazie ad internet, non verrebbero visti in nessun altro modo.<br />
Poi c’è il discorso della pirateria, che è diverso. Si tratta un atto illegale. E come mangiare al ristorante senza pagare il conto. Né più né meno. Ritengo che si tratti innanzi tutto di riuscire ad autodisciplinare la gente. In questo senso le nuove tecnologie dovrebbero aiutare, soprattutto abbassando enormemente i costi di distribuzione (anche quella tradizionale), e dunque i costi di fruizione.</p>
<p><strong>La rivoluzione non riguarda solo la distribuzione, ma anche ovviamente la fruizione. L’anno scorso David Lynch <a href="http://www.youtube.com/watch?v=wKiIroiCvZ0" target="_blank">si è schierato</a> decisamente contro la visione dei suoi film attraverso dispositivi come gli smartphone. Qual è la tua posizione in merito: anche i film devono evolversi per permettere una fruizione sui device più svariati, o il formato non consente alternative alla visione in sala o al massimo in home video?</strong></p>
<p>Non credo che David Lynch si debba preoccupare. Forse mi sbaglio, ma ritengo che ben pochi dei suoi fan si accontenterebbero di vedere un suo film sullo schermo di un iPhone. Per me l’esperienza della sala è insostituibile. Il futuro probabilmente mi smentirà, ma finché esisterà un cinema nella mia città io continuerò a frequentarlo. La chiusura del Metropolitan qui a Roma è stata traumatica per me. Mi giungono ora inquietanti notizia anche riguardanti il Nuovo Olimpia.<br />
Ogni altra forma di fruizione di un film non può essere alternativa ma bensì complementare. Vedersi un vecchio film sul monitor del computer mentre si è a letto in una fredda giornata invernale è anche questo un piacere al quale non si può far a meno di tanto in tanto. Ma uno smartphone, no&#8230; questo non lo capisco!</p>
<p><strong>Nel settore musicale il web in generale e i social media in particolare aiutano molti gruppi emergenti a farsi conoscere rapidamente e in maniera diffusa, cosa che sarebbe stata impossibile anche solo 20 anni fa. Nel cinema esiste (o se non esiste, sarebbe possibile che si verificasse) un fenomeno del genere? Oggi è più facile per giovani registi e sceneggiatori avere visibilità e arrivare in alto, e ci sono esempi di ragazzi che ce l’hanno fatta grazie agli strumenti digitali?</strong></p>
<p>Questo è un dibattito su cui amano, almeno una volta al mese, cimentarsi tutti gli amanti del cinema e gli addetti ai lavori: è meglio la pellicola o il digitale? Per me certamente, chiaramente, indiscutibilmente, la pellicola.<br />
Naturalmente il digitale permette a molti giovani registi di mostrare loro talento in modo più immediato ed economico. E anche molti registi già affermati scelgono il digitale non solo per motivi economici ma propriamente stilistici.<br />
Il rischio tuttavia è che avvenga ciò che è avvenuto con la musica: l’MP3 si può ascoltare ovunque e migliaia di brani in questo formato si possono memorizzare nel telefono cellulare. Ma la qualità non è neanche lontanamente paragonabile a quella del buon vecchio vinile. Mi chiedo se non stiamo rinunciando alla qualità in nome della quantità.</p>
<p><strong>Nella mia tesi analizzavo alcuni casi di marketing virale applicato al cinema, giungendo alla conclusione che se il film oggetto della campagna è valido la strategia – se ben fatta – può dargli un’ulteriore spinta, ma se il prodotto è già poco valido di per sé allora non c’è campagna di marketing che regga alla prova del botteghino. Sei d’accordo con questa analisi?</strong></p>
<p>Assolutamente d’accordo.</p>
<p><strong>Grazie mille Flaminio.</strong></p>
<p>Su <a href=" http://www.ownnews.it/2012/02/intervista-a-flaminio-zadra/ " target="_blank">Own News</a> potete leggere un&#8217;altra intervista a Flaminio Zadra, che si concentra di più sul suo lavoro di produttore.</p>
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		<title>Sanremo Web Stars</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 15:01:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-large wp-image-7415" title="Sanremo Web Stars" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/02/cover_NOINFO-1024x724.jpg" alt="" width="325" height="230" />Emma Marrone. Se mai ci fosse stato il dubbio.<br />
La trionfatrice di Sanremo vince per distacco anche la nostra classifica <em>Sanremo Stars on Web</em>. A sorprendere non è tanto il risultato, quanto la differenza che abbiamo registrato in tutte le categorie tra la Marrone e tutti gli altri competitor. Con una interessante eccezione. Ma andiamo con ordine.<br />
Abbiamo innanzitutto considerato la <em>presenza sui social degli artisti in concorso a Sanremo 2012</em>, verificando quanti fan avessero prima dell’inizio del Festival e subito dopo la sua fine. Per poter paragonare i dati, poiché alcuni artisti sono assenti da Twitter, abbiamo calcolato la media dell’aumento dei fan su Facebook e Twitter, in termini assoluti. Non abbiamo considerato la variazione percentuale per due motivi: perché avrebbe premiato troppo artisti con pochi fan / follower iniziali o artisti da poco “sbarcati” sui social, e perché abbiamo ipotizzato che Sanremo garantisca uguale (ed elevata) visibilità per tutti i partecipanti, che quindi combattono “ad armi pari” la battaglia della notorietà. <em>Emma Marrone ha acquisito 10.000 nuovi fan su Facebook</em>, e 5.000 su Twitter. Un dato impressionante, che solo Nina Zilli ha saputo in parte ripetere, con un buon dato su Facebook (oltre 5.000 nuovi fan), e un secondo posto a un soffio dalla Marrone su Twitter. Podio anche per Arisa, mentre chi fa peggio in questa classifica sono i Matia Bazar, assenti da Twitter e con un profilo personale su Facebook che non gli consente di incrementare i fan.</p>
<p><a id="tagMore" style="display: none;" href="http://blog.estrogeni.net/estrogenews/sanremo-web-stars">Continua a leggere</a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/02/sanremo_slide2.jpg" rel="lightbox[7407]"><img class="size-full wp-image-7417 alignnone" title="Sanremo Web Stars" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/02/sanremo_slide2.jpg" alt="" width="550" height="388" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-7407"></span></p>
<p>Il secondo dato che abbiamo analizzato è quello dei <em>Google Insight degli ultimi 7 giorni, che determina quanto volte sono stati ricercati gli artisti</em>. In un sorprendente testacoda, vincono i Matia Bazar. Al secondo posto Carone e Dalla, terzo Bersani<em>. La tendenza rilevata è quindi che siano più ricercati gli artisti meno presenti sui social</em>: Matia Bazar e Bersani sono infatti assenti da Twitter, Dalla sia da Twitter che da Facebook. Per chi invece cerca notizie su artisti presenti sui social network, è molto probabile che non serva la ricerca diretta, poiché è possibile andare a vedere direttamente le fan page. Si spiega così anche il dato della Marrone, solo decima. L’unico dato in controtendenza è quello di Pierdavide Carone, con ottima presenza sui social e molto ricercato nel periodo di riferimento.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/02/sanremo_slide3.jpg" rel="lightbox[7407]"><img class="size-full wp-image-7420 aligncenter" title="Sanremo Web Stars" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/02/sanremo_slide3.jpg" alt="" width="550" height="388" /></a></p>
<p>Il quadro cambia prendendo in considerazione invece i <em>risultati di ricerca restituiti da Google</em>, dato che esprime quante notizie sono state indicizzate relativamente ai personaggi in analisi. <em>Nuovamente al primo posto la Marrone</em>, seconda Noemi, terza Arisa. Stupisce che la Marrone produca più del doppio dei risultati rispetto al secondo posto, e quasi sei volte l’ultimo classificato Eugenio Finardi. I dati per questa classifica sono stati rilevati per la sola lingua italiana, il 19/02.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/02/sanremo_slide4.jpg" rel="lightbox[7407]"><img class="aligncenter size-full wp-image-7425" title="Sanremo Web Stars" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/02/sanremo_slide4.jpg" alt="" width="550" height="388" /></a></p>
<p>La quarta classifica riguarda <em>l’indice di “notiziabilità”</em>, che abbiamo definito come il numero di risultati che produce su Google un personaggio pubblico nei momenti di massima esposizione. <em>Vince, di nuovo per distacco, la Marrone</em>. Podio per Noemi e Arisa, con dati molto allineati alla classifica finale ufficiale di Sanremo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/02/sanremo_slide5.jpg" rel="lightbox[7407]"><img class="aligncenter size-full wp-image-7428" title="Sanremo Web Stars" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/02/sanremo_slide5.jpg" alt="" width="550" height="388" /></a></p>
<p><em>Come classifica finale trionfa Emma Marrone</em>, e non poteva che essere così dato che è al primo posto per 3 dei 4 indici che abbiamo calcolato. Secondo posto a sorpresa per Nina Zilli, che ha ottenuto un grande risultato in termini di aumento dei fan. Terzi Carone e Dalla, che riescono a scalzare dal podio Noemi (4a) e Arisa (5a).</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/02/sanremo_slide6.jpg" rel="lightbox[7407]"><img class="aligncenter size-full wp-image-7430" title="Sanremo Web Stars" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/02/sanremo_slide6.jpg" alt="" width="550" height="388" /></a></p>
<p>Sorprende rilevare come non solo i dati analitici del web identifichino con certezza il vincitore del festival, ma anche come i primi 5 posti della classifica Web coincidano con quelli della classifica finale ufficiale, con la sola eccezione di Nina Zilli che scalza la coppia Bertè D’Alessio. Si può ipotizzare che lo spettacolo televisivo abbia influenzato la classifica web; ma la sensazione generale, che questa ricerca supporta, è che semmai è il web che, in un gioco di influenze reciproche, prevale nel determinare il risultato televisivo. Diventano così anche più chiare affermazioni del tipo “contro certi meccanismi non si può nulla” di alcuni artisti non vincitori. Senza entrare nel merito della qualità delle canzoni, che non è argomento del post, questi “meccanismi” altro non sono che il <em>cortocircuito tra presenza in tv e socialità web</em>, un legame di forza esplosiva e trainante in grado ormai di condizionare apertamente i risultati di una delle trasmissioni televisive più vecchie d’Italia.</p>
<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/02/SanremoWebStars.jpg" rel="lightbox[7407]" target="_blank">Scarica qui l&#8217;infografica completa.</a></p>
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		<title>Social ticketing on board</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 09:35:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/02/MeetSeat.png" rel="lightbox[7383]"><img class="alignleft size-medium wp-image-7387" title="Meet&amp;Seat" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/02/MeetSeat-300x166.png" alt="" width="300" height="166" /></a>La compagnia di bandiera olandese è sempre stata una delle prima a <a href="http://youtu.be/6NPF0A_vGC4" target="_blank">osare</a> nella comunicazione, <a href="http://youtu.be/8JCaI8qjXrs" target="_blank">coinvolgendo</a> spesso anche i <a href="http://youtu.be/pqHWAE8GDEk" target="_blank">passeggeri</a>. Questa volta tenta di stupire chi delle innovazione può essere definito evangelist, che spesso si trova a sperare che tali &#8220;aggiornamenti&#8221; vengano presi in considerazione dai grandi brand e/o fornitori di servizi. KLM ha implementato la piattaforma <a href="http://www.klm.com/travel/it_it/prepare_for_travel/on_board/Your_seat_on_board/meet_and_seat.htm#?WT.z_levier=social_media&amp;WT.z_canal=Facebook&amp;WT.mc_id=SM_F_IT_marketing_link" target="_blank">Meet &amp; Seat</a>, per dare la possibilità, eventualmente lo si volesse, ai passeggeri degli aeromobili di mettersi in contatto attraverso due dei social network più usati nel mondo. Non un vero e proprio social ticketing, visto che il biglietto non può essere acquistato tramite account ma è solo una connessione successiva all&#8217;acquisto,  che permette di estendere il social networking online alla realtà. La comunicazione è strutturata essenzialmente per un target professionale e di settore, magari pronto a stringere nuove collaborazioni, ma la piattaforma è aperta a tutti anche solo per fare due &#8220;chiacchiere&#8221;. Un valore aggiunto del volo, che sicuramente non vede le sue fondamenta nel social media ROI (o no?).</p>
<p><object width="450" height="259" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/eL2lWn7oup4?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="450" height="259" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/eL2lWn7oup4?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>Guestbook. Intervista a Cristina Simone</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 09:26:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il web partecipativo ha rivoluzionato completamente il modo di comunicare, facendo sì che da una semplice idea si possa arrivare alla &#8220;mobilitazione sociale&#8221;. In Italia non si può parlare certo di &#8220;Primavera Araba&#8221; o di &#8220;Movimento Verde&#8221;, sia per spessore che per mobilitazione, ma ciò che contraddistingue #nofreejobs è la capacità di utilizzare un mezzo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://storify.com/jovanz74/-nofreejobs-quando-lo-stagista-dice-basta-" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-7343" title="Cristina" src="../wp-content/uploads/2012/02/Cristina.jpeg" alt="" width="199" height="239" /></a></strong>Il web partecipativo ha rivoluzionato completamente il modo di comunicare, facendo sì che da una semplice idea si possa arrivare alla &#8220;mobilitazione sociale&#8221;. In Italia non si può parlare certo di &#8220;Primavera Araba&#8221; o di &#8220;Movimento Verde&#8221;, sia per spessore che per mobilitazione, ma ciò che contraddistingue #nofreejobs è la capacità di utilizzare un mezzo come generatore e amplificatore di un&#8217;idea che possa sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica. Stiamo imparando, gradualmente, a utilizzare la rete per il bene comune. <a href="http://www.linkedin.com/in/cristinasimone" target="_blank">Cristina Simone</a> è la &#8220;portavoce&#8221; di un&#8217;idea diventata mobilitazione.</p>
<p><strong> <a href="http://storify.com/jovanz74/-nofreejobs-quando-lo-stagista-dice-basta-" target="_blank">#nofreejobs</a> è nato dal basso, da un &#8220;isterico&#8221; post di <a href="http://paoloratto.blogspot.com/" target="_blank">Paolo Ratto</a>, fino ad arrivare sulla bocca di tutti. Anche i &#8220;non addetti ai lavori&#8221; hanno iniziato a raccontare le proprie esperienze, ma quanto è stato importante il network personale per spingere l&#8217;iniziativa?</strong></p>
<p>È stato molto importante, perchè prima che #nofreejobs diventasse trend topic su Twitter, mi sono rivolta ad alcune delle mie connessioni personali. Dopo aver lanciato il primo tweet con l&#8217;hashtag, ho subito chiesto ad amici/colleghi social addicted di aiutarmi a diffonderlo: alcuni di loro hanno fatto un RT altri hanno chiesto alle loro connessioni e così l&#8217;iniziativa si è diffusa sul web. Ma è stato fondamentale il network!</p>
<p><strong>Una critica sociale, che diventa mobilitazione sociale. Un differente modo di percepire il lavoro, ma soprattutto una nuova modalità di comunicarlo/valutarlo. Un&#8217;app di democratizzazione del lavoro? </strong></p>
<p>L&#8217;app non è ancora nel market Android, l&#8217;obiettivo è quello di permettere agli utenti di valutare le proposte di lavoro in modo da stilare una classifica delle offerte, dalle migliori alle peggiori. L&#8217;app utilizza la geolocalizzazione, in questo modo l&#8217;utente collegandosi potrà vedere le offerte attive e valutarle. Dopo il market Android, vorremmo realizzarla anche per Apple (<a href="http://www.facebook.com/photo.php?v=10150382339108775" target="_blank">anteprima video</a>). Credo che NoFreeJobs sia soltanto uno dei tanti movimenti di denuncia sociale che si vedono ogni settimana su Twitter, proprio qualche giorno fa si era mobilitata un&#8217;altra critica sociale inerente il lavoro in Italia che aveva come hashtag #postofisso.</p>
<p><strong>Nell&#8217;attività condotta per #nofreejobs c&#8217;è stato un ritorno per il tuo personal branding?</strong><br />
<strong>Oggi sei Social Media Manager di La3TV, un progetto molto interessante di H3G sulle nuove tecnologie, cosa puoi dirci della nuova stagione?</strong></p>
<p>Si, c&#8217;è stato un ottimo ritorno per il mio personal branding, sono stata intervistata da diverse testate tra cui Wired.it, Alfemminile.com e ho, anche, provato l&#8217;emozione di una diretta televisa in La3 nel programma <a href="http://youtu.be/umfdIV73Lsg" target="_blank">Smart&amp;App</a>. È anche grazie a NoFreeJobs che sono stata notata da La3. Sono 3 settimane che sono Social Media Manager per La3 e siamo presenti sui principali social come Facebook, Twitter, YouTube, ma anche su quelli più di nicchia come Miso. Gli utenti si collegano a Miso per fare check-in nella pagina del programma che stanno guardando, sbloccano dei badge (come su foursquare) e lo condividono con il proprio network.<br />
Il nuovo palinsesto de La3 è ripreso lo scorso primo febbraio e ci rivolgiamo al target di &#8220;internet users&#8221; con una forte passione per la tecnologia e per i social network. Racconteremo le storie di chi ce l&#8217;ha fatta grazie all&#8217;utilizzo del web 2.0, ospiteremo e ci collegheremo con blogger, star della rete e tanto altro. Il nostro obiettivo è quello di coinvolgere sempre di più gli utenti e non farli sentire dei semplici spettatori.<br />
In generale questa è, o dovrebbe essere, la sfida per la TV di oggi: creare una maggiore interazione con i telespettatori. E Twitter è una grande opportunità per la TV&#8230; Basta pensare al live twitting durante i programmi.</p>
<p><strong>Chiudiamo in ironia? Tu e <a href="http://blog.estrogeni.net/guestbook/guestbook-intervista-a-anna-simone" target="_blank">Anna</a>, due sociologhe fissate con la comunicazione web, questo è il motivo per cui vi hanno &#8220;cacciato da casa&#8221;?</strong></p>
<p>:) Devo precisarvi che io sono psicologa e mia sorella sociologa.<br />
In realtà la più tecnologica tra le sorelle Simone sono io, Anna lo sa e mi &#8220;sfrutta&#8221; sempre per consulenze social &amp;co. Sono stata io a portare mia sorella sulla strada del web&#8230; Chiedetele quante volte le ho parlato dell&#8217;importanza di Twitter! :)<br />
Io sono sempre stata appassionata di internet, mi ricordo di quando ero al Liceo e navigavo con il modem a 56 k e a scuola ci davamo l&#8217;appuntamento per trovarci con i compagni di classe su ICQ. A quei tempi passarsi una foto su internet era un miraggio! Oggi, anche per via del tipo di lavoro che faccio, passo gran parte della mia giornata connessa e non esco mai senza il mio iPhone.</p>
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		<title>Where is my mind?</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 10:47:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-7366" title="Where is my mind?" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/02/acab-6-486830_0x410-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" />La scuola Diaz a Genova, gli scontri allo stadio, lo sfollamento di un campo nomadi, la morte di Gabriele Sandri. Avete mai considerato tutti questi avvenimenti dal punto di vista del reparto Celere della Polizia di Stato? Probabilmente no, e a darci questa nuova prospettiva ci ha pensato Stefano Sollima, regista italiano famoso per aver diretto<em> Romanzo criminale – La serie</em>.<br />
In A.C.A.B. Sollima non prende una posizione netta, il suo intento non è quello di decretare chi sono i buoni e chi sono i cattivi. A deciderlo, se lo vorrà, sarà lo spettatore, a cui il regista regala quattro intensi ritratti di celerini, ma anche e soprattutto di uomini.<em><br />
Cobra</em> (Pierfrancesco Favino) è un uomo solo, completamente votato al suo lavoro, ai suoi fratelli e alla foto del Duce che campeggia nel salotto di casa sua. <em>Negro</em> (Filippo Nigro) anche quando torna in famiglia non riesce a smettere i panni del poliziotto e a chiudere fuori la violenza che spesso caratterizza il suo ruolo. <em>Mazinga</em> (Marco Giallini) scopre di avere un figlio skinhead che si rivelerà ancora più spietato del padre. <em>Spina</em> (Domenico Diele) è l’ultimo arrivato, un ragazzo che cercava un lavoro onesto ma che inevitabilmente verrà risucchiato dal &#8220;branco&#8221;.<br />
Solitudine, violenza, paura del diverso, orgoglio. Questi, e molti altri, i sentimenti che si mescolano in un casco blu, un manganello ed un paio di anfibi. E viene da chiedersi: <em>are all cops bastards</em>? Forse si, forse no. Sta di fatto che il film riesce a coinvolgerti in un vortice di emozioni, grazie anche a delle splendide inquadrature, a un’ottima fotografia, a una colonna sonora studiata ad hoc e alla bravura degli attori protagonisti.<br />
Non sempre è facile prendere una posizione, ma ciò che è davvero importante è aprire gli occhi verso una realtà che non sempre si conosce. Il messaggio lanciato è quello di informarsi, di guardare al di là del proprio naso.</p>
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		<title>35 millimetri</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 08:48:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/02/roma-neve-2012-1.jpg" rel="lightbox[7355]"><img class="alignleft size-full wp-image-7356" title="35 millimetri" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/02/roma-neve-2012-1.jpg" alt="" width="325" height="229" /></a>35 millimetri. Ma non è un film. O forse sì. Un pessimo film, però. Un <em>thriller</em> per chi vive a Roma, qualcosa tipo <em>Natale a Cortina</em> per chi ci guarda da fuori. Proiettato venerdì 3 Febbraio.<br />
35 millimetri. Di neve, però. Ovvero 35 centimetri. Lo sanno tutti i tecnici, <a href="http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/view_com.wp?prevPage=comunicati_stampa&amp;contentId=COM30628" target="_blank">dicono</a>. Eppure, qualcosa è andato storto. I nostri amministratori non lo sanno. Tutto avviene <em>a loro insaputa</em>.<br />
Inutile scrivere cosa sia successo, lo sapete già. Quante ore avete passato in macchina venerdì pomeriggio? Io tre e mezza per fare 8 chilometri. Poco più di 2 chilometri all’ora, però! Sono stato fortunato, c’è chi è stato sul GRA per 5 ore, e chi sul treno per 7 ore.<br />
Nei supermercati, sabato mattina, c’è l’assalto ai forni di manzoniana memoria. Pane finito, latte finito, verdura finita. Sembra una guerra. È una guerra.<br />
È la guerra dell’inefficienza diffusa, del pressappochismo, della menzogna, dell’incapacità di gestire sistemi complessi. Dell’informazione malata, anche: i telegiornali, faziosi e inguardabili, dicono che anche a Londra e Parigi ci sono stati disagi (certo, come no), oppure, ridicoli, invitano i senzatetto a rimanere a casa. Ma intanto spargono ansia, dicendo che i generi alimentari scarseggeranno e i prezzi aumenteranno.<br />
Naufraghiamo come Schettino, ubriachi e spavaldi. Mentre il mondo che ci guarda non sa se essere attonito o ridere. Ridere dei nostri leader da operetta, che di fronte ai disastri, <em>paesi navi e città che affondano</em>, come dei bambini rispondono: “non è colpa mia”.<br />
Qualche risata ce la facciamo pure noi. Il <a href="http://www.politicaduepuntozero.it/?p=2430">finto Alemanno</a> che twitta &#8220;<a href="https://twitter.com/#%21/AIemannoTW/status/165539506668314624" target="_blank">abbandonate la città</a>&#8221; ad esempio. O guardando i bambini che giocano e fanno i pupazzi di neve. In fondo Roma imbiancata è uno spettacolo.<br />
Ma la colonna sonora perfetta per leggere questo post è <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=sqYDX9fUq9k" target="_blank">Goodbye Malinconia</a></em> di Caparezza: “Come ti sei ridotta in questo stato?” Abbiamo perso la guerra, per 35 millimetri, è la risposta.</p>
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		<title>Guestbook. Intervista a Elisa Cerqueglini</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 08:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-7349" title="Guestbook. Intervista a Elisa Cerqueglini" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/02/elisa-285x300.jpg" alt="" width="285" height="300" />Il tema dell’eco-sostenibilità è <a href="http://blog.estrogeni.net/estrogenews/estrogeni-a-impatto-zero" target="_blank">molto caro ad Estrogeni</a>. Oggi torniamo a parlarne, all’interno del Guestbook, insieme alla nostra ospite: <strong>Elisa Cerqueglini</strong>, proprietaria  ed ideatrice di <a href="http://www.torredellabotonta.com/it" target="_blank">Torre della Botonta</a>, uno dei migliori esempi di albergo diffuso.<br />
Da alcuni anni ci si è resi conto che i processi di sostenibilità, a livello locale ed urbano, devono essere applicati non solo al settore dell’edilizia, dei trasporti, della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, ma anche a quello turistico, dato che soprattutto laddove è presente, come in Italia, un patrimonio di elevato interesse, un turismo di massa può indurre pratiche scorrette e degradanti per il territorio.<br />
Lo scenario italiano dell’ospitalità si sta lentamente modificando in questa direzione, e alle formule tradizionali si stanno affiancando nuove strutture di accoglienza, legate ai temi della compatibilità ambientale, della valorizzazione della cultura locale e dello sviluppo territoriale. Tra queste c’è l’albergo diffuso, complesso ricettivo che si rivolge ad una domanda interessata a soggiornare in un contesto urbano di pregio, a vivere a stretto contatto con i residenti, più che con gli altri turisti, pur senza rinunciare ai normali servizi alberghieri.<br />
Torre della Botonta costituisce parte di Castel San Giovanni, un borgo medievale della provincia perugina, risalente al XIV secolo. A partire dal 2010 Elisa ha deciso di regalare nuova vita a questo luogo, trasformandolo in un posto dove potersi rifugiare dalle caotiche realtà cittadine, una meta incontaminata dove trascorrere rilassanti week-end, alla riscoperta dei sapori tipici umbri.</p>
<p><strong>Ciao Elisa, innanzitutto benvenuta e grazie per aver accettato di essere nostra ospite. <em>Torre della Botonta</em>, albergo diffuso e residenza ecosostenibile: come è nata quest’idea e quanto è stato difficile realizzarla?</strong></p>
<p><strong></strong>Grazie a te! L’idea è nata qualche anno fa, le ideatrici siamo io e mia sorella Annarita. Il castello Albornoziano è così splendido ed unico nel suo genere, e quando abbiamo iniziato ad immaginare il progetto abbiamo pensato proprio di condividere  questo luogo speciale con gli altri, creando un posto insolito in cui far soggiornare i turisti.  A questa idea abbiamo abbinato la mia passione per i tessuti naturali e il design di interni e quella di mia sorella e di suo marito (lo Chef Andrea Caporicci) per la cucina tipica, già apprezzata da oltre trent’anni dagli avventori del loro ristorante.<br />
Raggiungere l’obiettivo è stato difficile soprattutto a causa dell’amministrazione comunale, non abituata a questo tipo di progetti. Alla fine, però, siamo riuscite nella nostra impresa.</p>
<p><strong>L’idea di fondo è stata, dunque, quella di creare un modello ospitale diverso, e per molti versi alternativo, rispetto a quelli tradizionali. Ma quali sono le peculiarità e i servizi esclusivi offerti dalla vostra struttura?</strong></p>
<p><strong></strong>La caratteristica principale è l’uso esclusivo dei tessuti naturali e di oggetti e mobili d’epoca recuperati e restaurati. Niente è standard qui da noi. Evitiamo totalmente l&#8217;utilizzo di fibre sintetiche, e la linea cortesia è costituita da saponi naturali. All&#8217;interno delle stanze sono presenti mobili di recupero e oggetti artigianali di artisti locali, mentre non sono presenti oggetti e prodotti realizzati dalle grandi industrie per forniture alberghiere standard. Nelle camere, oltre alle informazioni turistiche, c&#8217;è un libro divulgativo su tutte le accortezze per uno stile di vita naturale, sano e biologico. Nel bagno sono presenti, invece, consigli per un comportamento etico nell&#8217;uso della biancheria, ad esempio su come favorire il risparmio energetico nel lavaggio degli asciugamani. E poi: lampadine a risparmio energetico, mancanza del televisore e presenza di particolari libri illustrati sul territorio, assenza di onde elettromagnetiche, menu aromaterapico con oli essenziali biologici e biodinamici certificati. Nel ristorante vengono cucinati i prodotti del nostro orto e si prediligono materie prime a chilometro zero. Nella sala colazioni è disponibile una vasta scelta di infusi biologici certificati e marmellatine di produzione biologica locale, mentre per il lavaggio della biancheria si fa uso della lavanderia ecologica. L’ultima novità è il nostro <em>Store on line</em>, nel quale verrà inserita la mia collezione di borse artistiche cucite a mano: ogni pezzo è unico e realizzato con cotone biologico e pelle di provenienza italiana.</p>
<p><strong>L’albergo diffuso contribuisce ad arrestare l&#8217;abbandono dei centri storici e a sviluppare un’offerta turistica locale. Di conseguenza esso è visto dalle imprese locali del settore dei servizi, del settore agro-alimentare, del settore vitivinicolo e del settore dell’artigianato come un mezzo per aumentare il proprio fatturato, grazie all’aumento della percentuale di turisti. Quali sono i vostri rapporti con le aziende del territorio?</strong></p>
<p><strong></strong>Collaboriamo con le migliori cantine e frantoi locali, ristorantini tipici, e luoghi caratteristici di ogni genere, che seleziono e propongo personalmente ai miei clienti affinché tutto possa contribuire ad arricchire la vacanza mantenendo un continuum nello stile dell’esperienza.</p>
<p><strong>Attualmente sono tanti i turisti sempre più insoddisfatti dalle vacanze preconfezionate e quindi alla ricerca di stimoli nuovi. Qual è la tipologia di target che generalmente soggiorna presso <em>Torre della Botonta</em>?</strong></p>
<p><strong></strong>Le persone che vengono da noi sono principalmente persone sensibili al mondo eco-sostenibile e amanti di Borghi storici e Castelli, adorano l’assenza del televisore nelle stanze e si lasciano trasportare indietro nel tempo attraverso ogni oggetto, ogni angolo del borgo, ogni sapore. I pacchetti esperienziali che propongo sono ben accolti perché il cliente sceglie l’emozione che vuole vivere, opta per un’esperienza ben precisa, e non il classico itinerario turistico. L’Umbria varia il suo aspetto nel raggio di pochi chilometri quindi le suggestioni da proporre sono molteplici.</p>
<p><strong>Che consigli daresti ad una persona che volesse mettere in piedi un albergo diffuso? Quali sono i passi imprescindibili e quali, invece, i consigli che vorresti dargli?</strong></p>
<p><strong></strong>Penso che alla base di tutto debba esserci la passione, perché è l’unica cosa che ti fa perseverare davanti ai mille ostacoli che si incontrano per la realizzazione di un progetto così “diffuso”, dove cioè vengono coinvolte anche molte cose e persone che non sono fanno parte dell’albergo ma ne sono comunque parte integrante: spazi comuni con gli abitanti del borgo, amministrazione comunale, provincia, ecc.</p>
<p><strong>Grazie Elisa per la tua disponibilità.</strong></p>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 09:49:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-7332" title="Web share" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/02/fondo-300x199.jpg" alt="" width="301" height="199" />Liberalizzazione,  semplificazione, mercato, concorrenza leale. Parole vuote, finché non proviamo a riempirle di significato concreto, tangibile, quotidiano.<br />
È da tempo che avrei voluto scrivere questo post. Perché le mail inviate alle redazioni dei giornali sono state cestinate (imbavagliate?). Forse perché le ho indirizzate a rubriche di quotidiani appartenenti a gruppi editoriali quotati in borsa? Può essere. E allora chiedo un’eccezione di genere al gestore del blog per questo post, anche se in fondo credo che l’applicazione della tecnologia alla democrazia economica abbia un forte riflesso in termini di socialità (per certi versi, ne abbiamo parlato anche martedì, con l&#8217;<a href="http://blog.estrogeni.net/guestbook/guestbook-intervista-a-laura-colciago" target="_blank">intervista a Laura Colciago</a>).<br />
Il punto. Spesso mi sono trovato a discutere con amici e conoscenti della necessità che anche nelle cose economiche vi sia la piena assunzione di responsabilità da parte di chi le governa e le indirizza. Accade nei condomini, nei piccoli esercizi commerciali, nei mercati rionali, nella gastronomia sotto casa che fa fatica ad andare avanti.<br />
Perché questo non deve accadere anche nelle grandi società, quelle quotate in borsa? Perché deve esserci asimmetria tra i vantaggi che derivano dal controllare una grande azienda esprimendone il management, accumulando cariche nei consigli di amministrazione, non pagando tra l’altro il <em>premio</em> di maggioranza alle migliaia di piccoli azionisti che costituiscono la vera maggioranza numerica (come capitale e come soci) di aziende come Telecom Italia, Generali, Unicredit, Enel solo per citarne alcune, e le responsabilità che ne derivano? Insegnano in qualsiasi business school (ma l&#8217;insegna la vita, in definitiva) che la prima e più importante delle responsabilità si ha verso gli azionisti in senso ampio e non esclusivamente verso i grandi azionisti.<br />
La tecnologia potrebbe venirci in soccorso se solo il nostro ministro dello Sviluppo Economico insieme al ministro dell’Economia &#8211; già commissario Ue per la concorrenza di mercato &#8211; decretassero che la partecipazione alle assemblee dei soci delle società quotate in borsa può avvenire anche tramite procedura di accreditamento telematico e, conseguentemente, partecipando in diretta web all’assemblea dei soci con possibilità di voto a mezzo posta elettronica certificata. In tal modo, il piccolo azionista che, pur avendo interesse (e i piccoli azionisti rappresentano, appunto, il <em>maggiore</em> degli interessi) ad oggi non trova conveniente ancorché opportuno acquistare un biglietto aereo per presenziare all’assemblea della società di cui è comproprietario, potrebbe premiare o punire a proprio insindacabile giudizio l’operato del management.<br />
Questo fa il paio con la rituale circostanza che vede il piccolo azionista (che, ribadisco,  insieme ai suoi <em>colleghi</em> e compagni di sventura, in numerose situazioni rappresenta la maggioranza del capitale) <em>scaricato</em> dal management quando è chiamato a <a href="http://www.repubblica.it/economia/finanza/2012/01/17/news/mediobanca_fonsai-28269307/" target="_blank">pagare il prezzo di scelte aziendali</a>. Finanche in occasione dell’approvazione del bilancio, non gli è consentito esprimere un parere sull’operato degli amministratori a cui già <em>personalmente</em> non ha affidato la gestione della propria azienda.<br />
Comprendo che oggi si presentano all’orizzonte ben più sentite necessità. Ma il rischio è che la condizione di <em>affamati o per dirla più bella di indignati</em>, ci consentirà sempre meno spazi per reclamare l’affermazione del principio di democrazia economico-finanziaria che è il cardine di qualsiasi sistema sociale responsabile: governo io e ne rispondo a te.</p>
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		<title>The Help</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 09:37:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thehelpmovie.com/us/" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7318" title="The Help" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/02/Loc_The_Help_72dpi-209x300.png" alt="" width="209" height="300" /></a>Sono andata a vedere <a href="http://thehelp.it/" target="_blank">the Help</a>. Il best seller di Kathryn Stockett nella trasposizione cinematografica.<br />
Uno spaccato del Mississipi anni 60. Una storia vera che fa venire i brividi quando pensi quanto sia vicina quell’epoca.<br />
Il film è costruito bene. Le attrici &#8211; pochi uomini a fare da spalla &#8211; sono potenti, credibili, appassionate.<br />
Il ritmo ti inganna mescolando ironia a dramma, da Happy Days a Via col vento, da Radici a Huckleberry Finn.<br />
Appena entrata in sala, al veder scorrere le immagini e a sentire le battute, mi sono sentita colpita. Profondamente colpita come quando, una domenica di oramai tre anni fa, mi sono ritrovata su un bus, io unica donna italiana insieme ad altre donne. Tutte nere. Tutte probabilmente the Help, l’aiuto per persone come me. Allora, scrissi in un <a href="http://blog.estrogeni.net/riflessioni/donne2" target="_blank">post</a>: “Reggono l’Italia. Con il loro lavoro, il loro figli, i loro sorrisi riservati ai nostri cari. Non le vedi mai: quando tu ci sei, loro non ci sono. Quando loro ci sono, tu non ci sei”<br />
E il film parla di loro.<br />
Donne, si presentano, che fanno da madri a bambine, ahiloro, figlie di bambine.<br />
Donne, che dedicano cura, attenzione e sguardi amorevoli ai bimbi che le donne che li hanno messi al mondo non riescono a dare.<br />
Donne che creano fiducia, sicurezza e certezza in un mondo finto. Tutto beneficenza stonata e perbenismo.<br />
E la nenia che Aibileen ripete alla piccola Molly “Tu sei carina, tu sei brava, tu sei molto importante” rimane il mantra, la misura di quanto, ieri come oggi, quell’aiuto sia fondamentale.<br />
La storia continua tra pregiudizi, razzismo e ipocrisia. Quella che si compone con una ricostruzione fedele delle atmosfera dell’epoca è  l’immagine di una vita che c’era, e che forse ancora c’è; la testimonianza concreta di quanto fossero indispensabili, quelle donne morbide, nere, affettuose, preziose nella costruzione dell’identità dei bambini che accudivano.<br />
Il resto è coraggio.<br />
Coraggio di sfondare regole leggi ingiuste convenzioni e perbenismo.<br />
Il coraggio di sfidare il certo, mettendo a repentaglio vita, amori, reputazione. Quel coraggio che parte dal sogno di una donna bianca e dal bisogno di una donna nera e che si trasmette, gesto dopo gesto, a tutte le donne che di quelle bimbe bianche le hanno allevate.<br />
Quello che si produce è rivoluzionario. E alla fine la madre della protagonista dovrà suo malgrado dire “IL CORAGGIO, A VOLTE SALTA UNA GENERAZIONE. GRAZIE DI AVERLO RIPORTATO IN FAMIGLIA”. Tra eventi tragicomici, vendette e separazioni il film si chiude. Non è proprio un happy end.  Ma è una consacrazione dolceamara per alcuni e il riconoscimento del valore della condivisione per altre.<br />
Io mi sono commossa, divertita, impensierita.</p>
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		<title>Guestbook. Intervista a Laura Colciago</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 09:44:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ignazio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/01/Laura-Colciago.jpg" rel="lightbox[7300]"><img class="alignleft size-full wp-image-7302" title="Laura Colciago" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/01/Laura-Colciago.jpg" alt="" width="213" height="209" /></a>Parlare di finanza proprio in questo periodo di crisi, di nuove tasse e sacrifici, sembra quasi un azzardo. Penso, invece, che le operazioni finanziare possano sembrare quasi demoniache anche per il fatto che se ne parli poco, vengano considerate oggetto per “addetti ai lavori” e non si abbiano le basi culturali per ponderare nel migliore dei modi i prodotti proposti da istituti di investimento e banche. Ben venga a discuterne allora. È quello che ho fatto con <a href="http://www.linkedin.com/in/lauracolciago" target="_blank">Laura Colciago</a>, social media manager di una start up italiana molto interessante, <a href="https://www.moneyfarm.com/" target="_blank">Moneyfarm</a>, che propone un servizio di consulenza finaziaria che “ti aiuta a scoprire che risparmiatore sei e ti dà gli strumenti più semplici ed efficaci per costruire il tuo futuro in modo consapevole” (cit. dal sito).<br />
Ne è venuta fuori una chiaccherata interessante sul rapporto tra logiche social e consulenza finanziaria, sullo scenario delle stretegie comunicative degli istituti di credito e finanza italiani, sull’essere eclettici e curiosi di ogni tema diverso da noi.</p>
<p><strong>Social media marketing e finanza: qual è il tuo approccio? Come le logiche social possono contribuire alla promozione di un servizio di consulenza finanziaria in un periodo di crisi come questo in cui la fiducia della gente nei confronti di prodotti finanziari non è altissima?</strong></p>
<p>Noi di MoneyFarm sappiamo che la nostra sfida è duplice: siamo una start up e allo stesso tempo nasciamo in un momento in cui la gente rabbrividisce al solo parlare di soldi e investimenti.<br />
Siamo però consapevoli che la nostra piattaforma è una soluzione che avvicina il risparmiatore ad una consapevolezza nuova: i propri risparmi possono essere gestiti autonomamente dedicandogli uno spazio minimo all&#8217;interno della propria giornata.<br />
Per questo i social network sono un&#8217;ottima via per viralizzare contenuti che avvicinano passo per passo il consumatore al mondo della finanza personale.<br />
Essere su Twitter, Facebook, Linkedin e Google Plus ha quindi più funzioni: creare un contatto diretto con le persone, veicolare argomenti che possono essere utili a capire il mondo della finanza personale e avere un feedback costante dalla community che si è venuta a creare nel tempo.</p>
<p><strong>Come reputi le strategie comunicative (soprattutto social) degli istituti di credito e finanza italiani? Qual è quello che secondo te si muove meglio in questo scenario?</strong></p>
<p>Trovo che gli istituti bancari, tranne qualche rara eccezione siano poco aggiornati verso &#8220;la rivoluzione social&#8221; e in generale verso il nuovo approccio che hanno le persone nell&#8217;utilizzare il web. Costruire infatti un bel rapporto con i clienti non significa solo regalare premi da una pagina fan di Facebook o promuovere offerte via Twitter.<br />
Bisogna costruire una serie di contenuti che siano interessanti e che possano permettere l&#8217;interazione reciproca, facendo sentire il futuro cliente a suo agio nel chiederti consigli o opinioni. Non si tratta solo di vendere un prodotto o di simulare l&#8217;interazione che c&#8217;è ad uno sportello ma di capire l&#8217;esigenza della gente di comunicare costantemente e che per farlo ha bisogno di conoscerti e di fidarsi di te.<br />
Per quanto riguarda gli esempi positivi di banche che sanno gestire social, segnalo Ing Direct Italia per la creatività del blog Voce Arancio e E-Toro Italia per la capacità di comunicare attraverso una pagina Facebook in maniera coinvolgente e mai banale.</p>
<p><strong>Vieni dal mondo del booking e della promozione musicale, dal videomaking, ma adesso sei social media manager per una “fredda” realtà finaziaria ed economica (sono un po’ provocatorio lo so). Cosa ti manca, cosa hai perso e cosa hai acquisito/imparato in questi 5 mesi di lavoro a Moneyfarm?</strong></p>
<p>Ho sempre lavorato in posti diversi (oltre a quelli che hai citato agenzia stampa, sito web con contenuti editoriali, produzione televisiva..) perché ho sempre pensato che confrontarsi con temi diversi sia più stimolante e che l’ecletticità sia un valore e non un limite. La finanza e l&#8217;economia in generale non sono le bestie nere che pensiamo noi profani: ci si può avvicinare con interesse e voglia di capire. Farlo in questo momento di cambiamento per l’economia mondiale è poi decisamente indispensabile per essere consapevoli di quello che succederà. Certo, io non mi addentro in argomenti troppo specifici, per quello ci sono i miei colleghi.<br />
Questo è un punto decisamente forte di MoneyFarm: siamo teste in fermento che scambiano opinioni e conoscenza, con percorsi diversi e che si arricchiscono a vicenda.<br />
Allo stesso tempo non ho abbandonato del tutto i miei progetti video, solo li coltivo in spazi al di fuori del lavoro.<br />
Insomma, la giornata ha 24 ore e se le sfrutti tutte, hai il tempo sia per coltivare nuovi progetti che per continuare a seguire i tuoi interessi.</p>
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