Web Marketing

Buon sangue mente

Alessia the second

By Alessia the second
Published 11th January, 2011

Durante questi giorni di festa, non sarà mancata sulla tavola una bottiglia di vino. Una chiacchiera tira l’altra ed ecco arrivato il momento di mandare un augurio su facebook a tutti gli amici. È solamente il giorno dopo che ci rendiamo conto di ciò che abbiamo condiviso. Ed ecco che inizia il panico: “Forse non lo avrei dovuto scrivere? Ma come mi è venuto in mente? La prossima volta non alzerò più il gomito”. Vorresti rimediare all’errore, ma ormai il danno è fatto. Non tutti sanno che esiste il social media sobriety test, un’applicazione che consente di non incorrere a questo tipo di problema. Bastano tre click: si sceglie il social nework, si indica l’orario durante il quale si vuole essere controllati e si procede all’avvio. Una volta loggati, inizia il test sulla capacità di coordinazione. Un’idea originale, anche se devo ammettere che il test è un po’ complicato, persino per chi non ha drinkato. Resta il fatto che un po’ di spontaneità non fa mai male.

Twitter not for fake

Alessia the second

By Alessia the second
Published 17th December, 2010

Lo ammetto, Twitter non fa per me. Per prima cosa è un social network che ha bisogno di “aggiornamenti di stato” continui, secondo perché credo a tutto. Twitter (e non solo) viene anche utilizzato per persone come me, per utenti che credono (eccetto situazioni palesi) che dietro ciascun profilo si nasconda la persona che lo identifica. È il caso dei profili fake di Mark Zuckerberg, di Condollezza Rice, di Steve Jobs… Il quattordici dicembre, durante la giornata sulla fiducia del Governo, ha messo piede su Twitter l’utente Silvio Berlusconi che ha commentato passo per passo, ciò che accadeva a Palazzo Chigi. I commenti di questo personaggio sono stati offensivi e quelle frasi non potevano pervenire dalla bocca del Premier. Ma su twitter si trovano anche profili di personaggi fantastici e inverosimili che tutto sommato non hanno bisogno di una riconoscibilità ufficiale. Di fronte a questi profili fake c’è possibilità di difendersi? La risposta è affermativa. Da poco è stata lanciata la versione beta di verifica degli account che si chiama “Twitter Verified Account“. Un account è verificato se è contrassegnato da una spunta bianca su fondo celeste, affianco al proprio nick.

iAd in iOs4. iBanner

Francesco

By Francesco
Published 2nd December, 2010

Un prodotto innovativo, richiede un medium innovativo. Non avendo la possibilità di generare ininterrottamente media, si cerca di plasmare la comunicazione al medium in modo rivoluzionario. Generare una comunicazione capace di stupire, ma non autocelebrativa; affascinante, ma aperta all’interazione; ludica, ma formativa.
Steve ci aveva stupiti qualche mese fa, ma oggi anche noi europei possiamo godere delle nuove prospettive di adv. Renault è la prima azienda del vecchio continente a servirsi della piattaforma adv di casa Apple. Un’interazione ricercata proprio per comunicare un prodotto futuristico, che ha l’ambizione di modificare il contesto urbano. iAd è una piattaforma pubblicitaria mobile, sviluppata da Apple Inc., che punta a mutare la comunicazione sui dispositivi mobile e in particolar modo su quelli di casa Apple (iPod, iPhone e iPad). La particolarità della piattaforma è quella di permettere un pianificazione pubblicitaria all’interno delle app. Accedere all’advertising senza mai uscire dall’app e tornarci con un semplice click. Questa la caratteristica che dovrebbe, essenzialmente, spingere l’utilizzatore a cliccare sul spot. Un’evoluzione del banner. Un’app nell’app. Un’innovazione che punta sulla curiosità di chi è già un noto consumatore di app. Ma allora queste app davvero sostituiranno il web?

Il successo delle community da latte

Alessia the second

By Alessia the second
Published 25th August, 2010

Devo ammettere che il marketing mi ha sempre affascinato. Pur avendo scelto una facoltà umanistica, rimanevo colpita  dalle materie economiche e statistiche. Bastava una percentuale, un pi-greco o semplicemente il simbolo della sommatoria a darmi la grinta. “Economia” è stata infatti una delle materie che ha catturato la mia attenzione e proprio oggi, leggendo un articolo di Rob Howard, mi è tornata in mente la teoria del “ciclo di vita del prodotto” dell’economo Philip Kotler. Secondo l’autore, le web community hanno un proprio ciclo di vita: nascono, si sviluppano, crescono e se non “curate” possono collassare. Tra i motivi di maggior collasso è citata l’erronea convinzione del gestore di considerare la sola apertura di una comunità virtuale come il prerequisito di un successo. Purtroppo mi è capitato di vedere profili e pagine aperte e lasciate abbandonate a se stesse, senza la creazione di un forte sentimento continuo in grado di generare interesse e sviluppo intorno alla web community. Un altro motivo di collasso può essere quello di credere che l’aumento  del numero dei membri della web community possa migliorarne il successo. Su quest’ ultimo punto ritengo che bisogna considerare il modo in cui il web community manager cerca i componenti  della rete sociale; nel momento in cui le persone ne entrano a far parte grazie all’instaurarsi del passaparola, il gruppo sarà formato da chi realmente è interessato alla web community. Le comunità virtuali devono essere coltivate e secondo Rob Howard, il successo si ottiene se si creano contenuti, si conoscono i processi di condivisione e se si ha una strategia ben definita. L’obiettivo di un buon web community manager dovrebbe essere quello di raggiungere la fase tanto cara al “Boston Consulting Group“: “Mucca da latte”. Questa è la situazione  grazie alla quale si possono ottenere buoni guadagni con investimenti limitati, grazie alla credibilità e all’interesse che solo un buon web community manager è in grado di dare.

Il grande fratello ci guarda?

Daniela

By Daniela
Published 23rd July, 2010

L’altro giorno, mentre analizzavo le statistiche dei siti dei nostri clienti e davo uno sguardo agli accessi del sito e del blog Estrogeni mi ha profondamente colpito un dato.
È una cosa che guardo sempre, ma – non so perché – l’altro giorno mi ha sorpreso particolarmente.
Nella sezione visitatori, area overlay mappa (lo spazio dedicato alle aree geografiche di provenienza dei visitatori) c’era Aversa.
Un analista senz’anima direbbe c’è un tot di visitatori della Campania… Io, empaticamente, mi sono soffermata su altro. Chi c’era dietro l’indicazione di quella città? Erano Ilaria, Davide, Luisa, Elisabetta, Mariella o Francesca? Chi è che da lontano ci guarda? A chi parliamo quando scriviamo su FB, Linkedin, Twitter? A chi arrivano le nostre storie? A chi indirizziamo i nostri pensieri, i nostri stati d’animo, le nostre osservazioni? Vi ci siete mai soffermati? Ci avete mai pensato?
E, come se non bastasse, mentre continuavo queste riflessioni fuori dall’ufficio ecco che, passeggiando con Alfredo, intorno a casa e in una delle più note pasticcerie siciliane della capitale ho incontrato due ex colleghi che non vedevo da un po’. La prima cosa che mi ha detto lui è stata: Ti seguo eh, so tutto di te. Da Linkedin! E così tante altre volte, come stamattina, l’ultima, quando ho incontrato Laura – vista poche volte – che appena mi vede mi dice: Mi ricordo di te. Ti leggo su Linkedin.
Persone lontane, magari conosciute poco e da poco, sanno di te. Potere della rete. Rischi e vantaggi della condivisione sulla rete.
E, mentre mi dico che sarò più cauta prima di dare connessioni, mi accorgo che in realtà questo spazio mi piace, questa modalità diversa di condivisione, questa trama finissima e amplissima capace di tessere discorsi apparentemente interrotti, questa piazza virtuale dove, se vuoi, puoi scendere in strada. Oppure, liberamente, decidere di restare alla finestra.

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