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Il successo delle community da latte

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Devo ammettere che il marketing mi ha sempre affascinato. Pur avendo scelto una facoltà umanistica, rimanevo colpita  dalle materie economiche e statistiche. Bastava una percentuale, un pi-greco o semplicemente il simbolo della sommatoria a darmi la grinta. “Economia” è stata infatti una delle materie che ha catturato la mia attenzione e proprio oggi, leggendo un articolo di Rob Howard, mi è tornata in mente la teoria del “ciclo di vita del prodotto” dell’economo Philip Kotler. Secondo l’autore, le web community hanno un proprio ciclo di vita: nascono, si sviluppano, crescono e se non “curate” possono collassare. Tra i motivi di maggior collasso è citata l’erronea convinzione del gestore di considerare la sola apertura di una comunità virtuale come il prerequisito di un successo. Purtroppo mi è capitato di vedere profili e pagine aperte e lasciate abbandonate a se stesse, senza la creazione di un forte sentimento continuo in grado di generare interesse e sviluppo intorno alla web community. Un altro motivo di collasso può essere quello di credere che l’aumento  del numero dei membri della web community possa migliorarne il successo. Su quest’ ultimo punto ritengo che bisogna considerare il modo in cui il web community manager cerca i componenti  della rete sociale; nel momento in cui le persone ne entrano a far parte grazie all’instaurarsi del passaparola, il gruppo sarà formato da chi realmente è interessato alla web community. Le comunità virtuali devono essere coltivate e secondo Rob Howard, il successo si ottiene se si creano contenuti, si conoscono i processi di condivisione e se si ha una strategia ben definita. L’obiettivo di un buon web community manager dovrebbe essere quello di raggiungere la fase tanto cara al “Boston Consulting Group“: “Mucca da latte”. Questa è la situazione  grazie alla quale si possono ottenere buoni guadagni con investimenti limitati, grazie alla credibilità e all’interesse che solo un buon web community manager è in grado di dare.

Il grande fratello ci guarda?

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L’altro giorno, mentre analizzavo le statistiche dei siti dei nostri clienti e davo uno sguardo agli accessi del sito e del blog Estrogeni mi ha profondamente colpito un dato.
È una cosa che guardo sempre, ma – non so perché – l’altro giorno mi ha sorpreso particolarmente.
Nella sezione visitatori, area overlay mappa (lo spazio dedicato alle aree geografiche di provenienza dei visitatori) c’era Aversa.
Un analista senz’anima direbbe c’è un tot di visitatori della Campania… Io, empaticamente, mi sono soffermata su altro. Chi c’era dietro l’indicazione di quella città? Erano Ilaria, Davide, Luisa, Elisabetta, Mariella o Francesca? Chi è che da lontano ci guarda? A chi parliamo quando scriviamo su FB, Linkedin, Twitter? A chi arrivano le nostre storie? A chi indirizziamo i nostri pensieri, i nostri stati d’animo, le nostre osservazioni? Vi ci siete mai soffermati? Ci avete mai pensato?
E, come se non bastasse, mentre continuavo queste riflessioni fuori dall’ufficio ecco che, passeggiando con Alfredo, intorno a casa e in una delle più note pasticcerie siciliane della capitale ho incontrato due ex colleghi che non vedevo da un po’. La prima cosa che mi ha detto lui è stata: Ti seguo eh, so tutto di te. Da Linkedin! E così tante altre volte, come stamattina, l’ultima, quando ho incontrato Laura – vista poche volte – che appena mi vede mi dice: Mi ricordo di te. Ti leggo su Linkedin.
Persone lontane, magari conosciute poco e da poco, sanno di te. Potere della rete. Rischi e vantaggi della condivisione sulla rete.
E, mentre mi dico che sarò più cauta prima di dare connessioni, mi accorgo che in realtà questo spazio mi piace, questa modalità diversa di condivisione, questa trama finissima e amplissima capace di tessere discorsi apparentemente interrotti, questa piazza virtuale dove, se vuoi, puoi scendere in strada. Oppure, liberamente, decidere di restare alla finestra.

Effetto Draquila

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Sarà, tra qualche giorno, disponibile la monografia che abbiamo dedicato all’esaltante esperienza di Draquila. Ne anticipiamo la premessa.

Martedì 16 marzo.
Torno a casa di sera dall’ufficio, passeggiando al solito con Daniela dalle parti di piazza Bologna.
Lato sinistro. Questo vuol dire che non pioveva.
Sul lato sinistro, ci sono infatti mattoni di vetrocemento sui quali è quasi impossibile non scivolare.
Squilla il cellulare, è Laura.
Mi dice se posso andare con lei, la sera dopo, a vedere presso Fono Roma il nuovo film della Guzzanti, coprodotto da Bim. La sala è piccola, non possiamo
allargare l’invito. Ci sei?
Certo che sì, Laura. Ci sarò.
Penso, tra me e me, che non ho mai visto un film della Guzzanti. Ma forse, mi do conforto, proprio questo tipo di verginità consentirà di affrontare l’incarico con il distacco migliore.
Siamo reduci dall’ottimo lavoro svolto per Soul Kitchen, Il concerto e Il profeta. Buoni (in qualche caso, ottimi) risultati anche in sala, al box office. La partecipazione civica, inoltre, non ci fa difetto. Anzi. Talvolta, ci lasciamo anche prendere la mano…
Insomma, ci sono tutti gli elementi per affrontare con serenità, interesse e quel minimo di curiosità che comunque ti prende, quando hai la possibilità di
incontrare un personaggio pubblico.
La mattina del 17, insieme ad Ignazio, monitoriamo la presenza sul web di Sabina. Profili Facebook ricchi di contatti (ancorché inattivi da più di un anno), blog molto vivace, ranking Alexa 6. Buone premesse.
La sera, raggiungo gli studi di via Ceneda (in anticipo, come sempre) e ha inizio lo spettacolo.
Ciò che sarà, il successo che riscuoterà, l’awareness che riusciremo a creare e alimentare online, lo raccontiamo nelle pagine a seguire, in maniera
dettagliata e scientifica.
Quello che, qui, non posso trattenermi dal dire è che per Laura e Sabina, quella sera del 17, ho lasciato che Daniela andasse al Barberini, con Alessandra e Cristiano, a vedere Genitori istruzioni per l’uso.
È uscita dal cinema confusa, stanca ma, soprattutto, felice come non mai di vedermi. Anche questo è effetto Draquila.

Il bello della diretta

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Non è stato come ai tempi del teatro (quand’ero giovane), quando spiavo il pubblico dal sipario, guardavo la sala semivuota fino a due minuti prima dell’inizio, e poi, una volta in scena, cercavo quel punto sul bianco del muro per sconfiggere l’ansia del debutto.
Ieri sera il pubblico non si vedeva, ma si contavano le connessioni. Tutto è iniziato alle 20.30 (orario di televisiva memoria), abbiamo allestito un mini web studio, fatto un super con pennarelli e nastro adesivo e alle 21.05 Sabina Guzzanti salutava il pubblico della diretta web.
Alfredo caminava su e giù per la stanza, Albino, terrorizzato dalle leggi di Murphy, guardava microfono e resa video, dopo le innumerevoli prove tecniche fatte la sera prima, io contavo i contatti, esultando ad ogni nuovo utente connesso.
Sabina ha iniziato a leggere le domande e la tensione si è lentamente dissolta, Chinasky83, Marta, Cigno85, Mucchi83, Jay_Net, Leandro, Alessandro, Chiarissima, Cinzia82 hanno inziato a chiedere del film, della situazione a L’Aquila. Poi le domade più personali, quelle sull’attualità e alla fine Sabina non ha potuto negare, ai 150 presenti in chat e agli oltre 1300 che leggevano, qualcuna delle sue imitazioni. Il Cavaliere, l’emigrante belga e la giornalista spagnola, non abbiamo sentito le risate, ma abbiamo letto a schermo i vari emoticons e poi ihihih e ah ah ah. Davvero divertente.
Ci hanno seguito anche da L’Aquila e da Coppito, ragazzi che aspettano con trepidazione l’uscita del film.
Un’ora piacevole e passata in fretta, alle 21.59 Alfredo ha annunciato l’ultimo minuto di diretta, e Sabina ha salutato tutti con una promessa, quella di ritrovarci tutti lì mercoledì prossimo.
Ok, ci saremo. Abbiamo preso coscienza del mezzo, è una valida alternativa alla tv. E non è solo un’impressione da addetti ai lavori. Intanto abbiamo un nome: la banda del mercoledì, chissà poi se questa web tv autogestita e clandestina non avrà un futuro, una nuova stagione dei cento fiori.
Sabina on demand 300x225 Il bello della direttaEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

Tempi moderni

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Il web è caratterizzato da quell’esperienza comunemente nota come serendipity. Oggi, alla ricerca di spunti per l’elaborazione di un modello teorico di analisi, mi sono imbattuta in un sito dal nome simpatico Io pubblicità. Il Gruppo Telecom ha creato un asse strategico tra Tim, Virgilio, Corriere della Sera e il servizio telefonico 1254 per creare delle campagne di comunicazione fai da te. In pochi clic si può acquistare un pacchetto di spazi pubblicitari sui differenti canali. Scelgo la soluzione che più mi gratifica, una soluzione full mi costa circa 9.000€ , passo al carrello, dati della carta di credito e la mia campagna, in pochi giorni, è già sul web. La promessa è forte, pochi passaggi per lauti guadagni. Chissà. Io rimango perplessa. Non mi spaventa tanto l’automazione del nostro mestiere, anche se il pensiero a Charlie Chaplin in Tempi Moderni è stato immediato, quanto la velocità d’azione. Li ho contati, sono tre clic. Tre clic che devono riassumere l’analisi di posizionamento, la strategia, l’idea, l’obiettivo, il target, gli strumenti, il confronto. Ma questo è ancora nulla se, tra un clic e un altro, ci si sofferma ancora qualche minuto a meditare. La differenziazione. Dov’è la specificità di ogni campagna? Con tre clic si generano una serie di campagne clone, tutte uguali, stessi mezzi, stessi formati, a soli 9.000€. Incredibile, ma vero. Come si concluderebbe la migliore delle televendite. Che dirvi. Signori venite da noi, per metà di quel prezzo, vi incontriamo anche due volte a settimana, studiamo il vostro brand, realizziamo una strategia specifica, potete anche chiamarci per dire che non vi piace.

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