Web Marketing

The Social Artist

Davide

By Davide
Published 30th January, 2012

10 Nomination all’Oscar. Uau! Ma andiamo con ordine.

11 novembre.  D’accordo con il distributore italiano del film, iniziamo le attività.

19 novembre. The Artist Il Film, la pagina che gestiamo, ha 75 fan su Facebook. Mancano ancora 20 giorni all’uscita nelle sale italiane. La strategia creativa viene pian piano attuata, per creare crescente interesse specie verso alcuni specifici target. Le idee sono molte, il film, che abbiamo visto in anteprima, è bellissimo, soprattutto. Resta il fatto che 75 fan sono pochini, se vogliamo promuovere il film al meglio.

2 dicembre. 95 nuovi fan in un solo giorno! Oggi siamo andati davvero bene. Quattro post sulla pagina ufficiale sono stati visualizzati da oltre mille persone. Abbiamo parlato delle infinite citazioni del film, del coraggio del regista, dell’essenzialità e della purezza del film anche nella colonna sonora, ed è stato rilanciato il trailer ufficiale.

11 dicembre. 148 nuovi “mi piace”. È il nostro record assoluto. Il film è appena uscito, e naturalmente stiamo spingendo al massimo. Viene sottolineata, come da strategia, la carica emotiva del film, la sua sensualità, la sua capacità di comunicare senza parlare. Ma nel frattempo sta anche succedendo qualcosa di nuovo e interessante, che non ci aspettavamo del tutto. Spagnoli, francesi, persino inglesi e americani stanno cominciando a interagire con noi, postano (Short review of The Artist: http://www.youtube.com/watch?v=DZRmHR-0zGo), commentano (Saw it yesterday night, it was very nice ^_^), domandano (Boston?? Where is this film showing in or around Boston, Massachusetts, usa?), suggeriscono (Go and see it!). Nonostante esista una pagina dedicata in inglese. Il film, l’abbiamo già detto, ci aiuta: è splendido ed il passaparola rimane tra le migliori possibili viralità. Ma forse stiamo anche lavorando bene, non ce lo diciamo da soli, ce lo dicono i numeri e la loro qualità:


Gennaio. Ormai 2 post su 3 dei nostri fan sono in inglese, o francese, o spagnolo. Veniamo praticamente  riconosciuti come una pagina internazionale. Veleggiamo felici sui 3.000 fan. Poi il 24 febbraio la notizia bomba delle nomination. Il post, e la notizia che il film tornerà nelle sale italiane, vengono visualizzati da almeno 4.000 persone. Continuiamo a crescere come seguito.

27 gennaio. Mentre scrivo questo post, in qualche ora la pagina ha acquisito altri 30 fan, siamo ormai oltre 3.800. Se ne acquisiamo 50-60 al giorno a febbraio arriveremo a 6000? Sarebbe un gran risultato! Intanto la portata virale, ovvero le persone che potenzialmente raggiungiamo con i nostri post, ha raggiunto un picco monstre di quasi 15.000 persone tra il 6 e il 12 gennaio.

26 febbraio (cronaca verosimile). Ed eccoci al gran giorno, chi vincerà gli Oscar? Sappiamo su chi scommettere, ci prepariamo alla diretta, ci siamo, proprio come c’eravamo il 19 Novembre con i nostri 75 fan!

Il ROI del SMM non esiste

Davide

By Davide
Published 23rd January, 2012

Si sente molto parlare del ROI del Social Media Marketing, il Sacro Graal che dovrebbe convincere i CMO ad investire sulle attività di Web Marketing, perché ne renderebbe finalmente misurabili i ritorni.
Vorrei dare il mio piccolo contributo al dibattito: come sanno tutte le aziende che investono efficacemente sulla Rete, il ROI del Social Media Marketing non esiste.
Ne esistono 10, almeno.
Scordatevi quindi una percentuale che indichi il rendimento del capitale investito in attività sulla Rete. E cominciamo a pensare invece, alle possibili prospettive degli investimenti digitali, come suggerito dagli studi più recenti, e ai vantaggi che si possono ottenere per ciascuna.
Le prospettive sono 4, i benefici 10. Eccovi una sbrigativa, ma veritiera, lista:

1.    Risk Management → gestione e prevenzione delle crisi
2.    Risk Management →  possibilità di gestire il customer care via social media
3.    Brand Management → aumento di valore dell’asset Brand
4.    Brand Management → aumento dell’attrattività, della riconoscibilità e della credibilità del marchio
5.    Digital perspective → rapidità di comunicazione con i propri follower, possibilità di entrare rapidamente in contatto con nuovi follower
6.    Digital perspective → migliore conoscenza dei propri clienti e delle loro aspettative
7.    Financial perspective → fidelizzazione dei propri clienti (+ ricavi)
8.    Financial perspective → maggiore targettizzazione delle offerte (+ ricavi)
9.    Financial perspective → aumento della platea di potenziali clienti a cui rivolgersi (+ ricavi)
10.  Financial perspective → aumento del traffico dai social media verso il proprio sito (+ ricavi)

Tutto questo è valido, naturalmente, solo a patto che il social media marketing sia considerata non una attività residuale da fare a budget residuale e solo per dovere di presenza, ma invece una scelta decisiva per l’impresa, e che di conseguenza venga costantemente allineata alle strategie aziendali, semplicemente perché ne è parte integrante.
E ciascun punto della lista, naturalmente, meriterebbe un post dedicato. A partire dal fatto che se una azienda non ha intenzione di comunicare con trasparenza e rigore, forse sono più i rischi che corre che non i vantaggi che potrebbe ottenere, perché sul web tutto è tracciato, e qualunque parola sul web rimane scolpita nella pietra.
Tutto questo era quindi solamente per dire: la formula magica non esiste ancora, e forse è inutile provare a calcolarla perché il valore dell’investimento digitale è lì davanti ai nostri occhi. Si potrebbe obiettare: ma il caso Apple non dimostra che si può essere leader senza stare sui social? La risposta potrebbe essere semplice: non è forse Steve Jobs il primo, grande, insuperato evangelizzatore di community, con i risultati che tutti conosciamo?

Brandiment, o il sogno del web marketing

Davide

By Davide
Published 17th November, 2011

L’enorme quantità di dati disponibile liberamente in rete sembra finalmente realizzare il sogno di una vita dei direttori marketing. Conoscere il proprio cliente, così bene da poter capire non solo se è soddisfatto o meno delle scelte fatte, ma anche se e come procederà al prossimo acquisto. Ma siamo sicuri che sia così? O sul web c’è piuttosto enorme rumore di fondo, buzz dicono gli americani, che non consente di distinguere fenomeni di reale consistenza dal chiacchiericcio generalizzato?
Sono proprio gli americani, col loro riconosciuto pragmatismo, a fornirci delle indicazioni chiare su come procedere. È da tempo, almeno un paio d’anni, ovvero un’eternità sulla rete, che gli analisti più avveduti ripetono come un mantra che tutto si sta spostando sul web, e che il marketing delle aziende “tradizionali” deve assolutamente attrezzarsi con delle strutture di intelligence della rete, o comunque essere supportato nel cambiamento da professionisti esterni. Il CRM soprattutto, la gestione della relazione col cliente, nelle aziende più evolute si arricchisce a tal punto da cambiare nome, diventando Social CRM, ovvero un CRM integrato da tutte le informazioni raccolte in rete.
Arriviamo così al punto decisivo: l’integrazione delle informazioni aziendali già esistenti. Raccogliendo uno spunto fornito in un recentissimo report Forrester, possiamo quindi dire che nell’analisi delle conversazioni online c’è un percorso, che va dal semplice crawl, raccogliere dati “passivamente” e meccanicamente, ad un ascolto proattivo (walk), che si affina sempre più attraverso la combinazione dei dati (run) fino a raggiungere l’integrazione nei database aziendali già esistenti (fly). Viene così fornito, in ultima analisi, un contributo enorme alla definizione delle strategie di marketing, e al loro fine tuning una volta che vengono messe in campo. Non si tratta più solo o “semplicemente” di migliorarsi, ma di evolvere verso nuovi modelli di business, sempre più centrati sul cliente e sulle sue aspirazioni. In questo senso Kotler ha parlato di marketing 3.0, un marketing in cui l’opinione del cliente è considerata rilevante in tutte le fasi del ciclo di vita di un prodotto, dalla valutazione finale a risalire via via fino alla stessa ideazione di nuovi servizi e prodotti.
È partendo da queste considerazioni che nasce la Business Intelligence di Estrogeni, prima come struttura organizzativa, due mesi dopo anche come piattaforma integrata progettata in tecnologia php 5, lo stato dell’arte per le applicazioni web dinamiche. È uno strumento in grado di rilevare puntualmente il sentiment online e al tempo stesso di esprimere in maniera chiara il digital brand value di un’azienda in rete. Ovvero, in grado di supportare sia l’operatività che le strategie di marketing. Brand e sentiment quindi, in quello che abbiamo chiamato, in una parola, Brandiment. Un nome sintetico, per uno strumento che permette la sintesi dello stream senza fine dei dati della rete.
Nel web 2.0 tutto corre ad una velocità impressionante, e per un’azienda affidarsi a tentativi artigianali di costruzione della propria immagine rischia di essere un boomerang. Esserci invece con professionalità e visione è una sfida che vale la pena correre, soprattutto se è vero, come qualcuno ha detto, che “il futuro è l’unico posto dove possiamo andare”. In quel posto noi ci saremo, vogliamo andarci insieme?

Crisi del banner?

Alessia the second

By Alessia the second
Published 14th April, 2011

Da pochi giorni è nato Bannersketch, l’applicazione che consente di creare un banner gratuitamente. Qualsiasi utente potrà così pianificare una campagna di display advertising e per pochi minuti, vestirsi nei panni di un web designer. Con questa applicazione, creare il proprio banner è semplicissimo ed intuitivo: si sceglie il formato, i colori, il testo e il bordo. Si possono creare formati statici o gif animate, aggiungendo frame. Un’applicazione davvero originale ma che, inserita in un contesto dove si parla di “crisi del banner”, potrebbe apparire  fuori trend. Il banner infatti, sta diventando un elemento sempre più invasivo, l’utente web ne è costantemente bombardato. Dal classico formato standard, stanno infatti emergendo quelli “speciali”, come il formato floating. L’occhio dell’utente è costantemente stimolato e il banner deve farsi vedere, deve “urlare”. Come potrebbe quindi funzionare un formato privo di creatività e di elementi distintivi? Tuttavia Bannersketch è un’applicazione utile per chi non vuole spendere e nello stesso tempo, essere presente sul web.

Contiamo i Passi

Alessia the second

By Alessia the second
Published 3rd March, 2011

Da una settimana si è conclusa la Campagna di SMS solidale “SOStieni chi ha la Distrofia Duchenne. Fai il Primo Passo”, di Parent Project. Il progetto ha visto una forte partecipazione sul web, da parte soprattutto di genitori pronti a fare il Primo Passo e a promuovere un’iniziativa così importante. Il profilo facebook “Fai il Primo Passo” ha ottenuto più di 1.650 fan, tra questi il 70% sono donne con un’età media intorno ai 35-44 anni. I commenti sono stati più di 180 e le visualizzazioni oltre 125.000. La Campagna è stata divisa in due fasi: la prima, teaser, in cui gli utenti sono stati chiamati a fare il Primo Passo, senza ricevere informazioni riguardo al Progetto; la seconda, di svelamento, in cui è stata diffusa l’inizitiva e le news ad essa legate.
Per aumentare il numero dei fan, abbiamo creato e diffuso due giochi: “Occhio alla cura” e “Fai Avanzare la Ricerca“, utilizzati più di 300 volte. Il gaming si conferma quindi uno strumento di forte appeal su Internet, in particolar modo si presta molto all’utente facebookiano. Inoltre l’evento creato su facebook ha coinvolto più di 10.000 utenti. L’attività di ufficio stampa on line ha contribuito a diffondere l’iniziativa ed è stata portata avanti attraverso la diffusione sulle testate e il coinvolgimento di alcuni blogger sensibili al Progetto, tra i quali: 100bimbi.it, digitalmarketinglab.it, quistelliblog.com. Il nostro lavoro è stato rafforzato dalla forte partecipazione dei fan che hanno diffuso la pagina e l’iniziativa sulle bacheche di personaggi e trasmissioni televisive/radiofoniche, segno di un forte coinvolgimento emotivo nel Progetto.
Grazie ai Passi di chi ha sostenuto Parent Project, la ricerca sulla distrofia muscolare di Duchenne potrà avanzare.

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