Il grande fratello ci guarda?
Pubblicato da Daniela
E, mentre mi dico che sarò più cauta prima di dare connessioni, mi accorgo che in realtà questo spazio mi piace, questa modalità diversa di condivisione, questa trama finissima e amplissima capace di tessere discorsi apparentemente interrotti, questa piazza virtuale dove, se vuoi, puoi scendere in strada. Oppure, liberamente, decidere di restare alla finestra.
Quando essere social non è smart
Pubblicato da Ignazio
Il futuro da condividere
Pubblicato da Alfredo
Stamattina, è passata di qui Chiara. Sebbene non abbia potuto (per tutta una serie di ragioni che spero di aver ben motivato) dire di sì ad una richiesta di stage, ho dato qualche suggerimento (spero utile) su come muoversi a Roma, tra eventi e non profit. Quello che le piace e su cui non siamo, al momento, concentrati in termini di business.
Domani, toccherà a Rocco. Gli proporrò uno stage retribuito nel reparto web-marketing. Che l’anno scorso non potei offrirgli.
In settimana, ho inviato qualche consiglio a Domenico per la tesi di laurea.
Vittorio e Francesco, ormai, sono in pianta stabile. Valentina c’è stata.
Penso che essere insegnanti è un po’ come essere imprenditori.
Ce l’hai dentro o no. Non inizi ad esserlo quando ti firmano un contratto. Non smetti di esserlo quando un contratto scade. Non guardi al profitto. Non guardi al domani. Rifletti sui contributi che puoi dare e non su quelli che ti spettano. Non vendichi né rivendichi.
Fai politica. Senza comizi, senza tessere, senza voti.
Ricordi le origini ma non ne sei schiavo. Sei consapevole del presente ma non te ne lasci condizionare. Il tuo orizzonte è il futuro.
Perciò, comprendi quando chi lavora con te non ti comprende. Sai che non è tenuto a farlo. Sai che comprenderà.
Perché sai che il futuro è anche suo. Soprattutto, suo.
Qui e altrove. Soprattutto, altrove.
L’ultimo post
Pubblicato da Daniela
Il mio ultimo post risale al 21 maggio. Questo post è la sintesi di tutti quelli che prima e dopo ho preparato e abbozzato ma che non sono arrivata a concludere. Un collage di post iniziati e mai finiti. Ma sono lì e qualcosa dovremmo pur farci.
Cosa è successo dalla data di creazione del primo post non pubblicato ad oggi? C’è un filo? Una tendenza da cogliere? È stata pigrizia quella che mi ha fatto lasciare i post così o solo una maturazione in atto? E se, come ho già detto, penso alla vita come cerchi concentrici, c’è un senso in tutti i post inediti?
Provo a cercalo, proponendo una sorta di dialogo tra incompiuti. Senza sapere bene cosa verrà fuori.
Questa settimana ho imparato che (27 maggio)
Il cliente non ha sempre ragione.
Dire al cliente, con determinata ed educata fermezza, certe cose alla lunga premia.
Il cliente è difficile da conquistare, complesso da curare.
Ma poi, cross Over (9 giugno)
Un cliente ti segnala una cosa bella che ha visto in giro, senza sapere che la campagna di cui parla l’abbiamo realizzata noi, per un altro cliente. Parli con un altro e scopri che ti parla del film che stai promuovendo e lo definisce spettacolare, bellissimo. Piani che si intersecano, linee che si incontrano, identità uniche eppure unite. Cogli nel segno e, mentre valorizzi l’unicità (il cliente non riconosce la firma Estrogeni, ma la qualità e il segno), ti accorgi di aver preservato un’identità di bellezza, di stile. Mi piace pensarci così: unici e paralleli, tangenti e perpendicolari. Acuti e ottusi. Facce uniche della stessa medaglia. E quando qualcuno comincia a ricordarsi di noi (vi ho sentito nominare) e, a memoria, ti cita la head di una campagna che hai realizzato pensi che stai seminando qualcosa.
E mentre sei più tranquillo arriva giugno. E le provocazioni diventano stimoli (21 giugno)
Il mese di giugno è un mese particolare, sembra apparentemente immobile.
Quando ero piccola finivano le scuole e si partiva per le vacanze.
Quando lavoravo nel volontariato, si preparavano i campi estivi, che ci sarebbero stati a cavallo tra la fine del mese e i primi di luglio. Era tutto un fermento.
Quando ero nel terzo settore, si progettava il Natale: biglietti, mailing, pianificazione media tutto veniva deciso in quel mese.
Da quando sono ad Estrogeni, giugno è un mese di passaggio, apparentemente immobile può diventare ricco di spunti. In chi sa coglierli.
E l’unica è affidarsi e partire. Departures (2 luglio)
Questo film è un viaggio. Di ritorni più che di partenze. Di ritorni a casa di Dalgo, del padre scomparso, dei salmoni che ritornano dove sono nati per morire. È un ritorno alle origini.
È un film sui riti e sull’umiltà, sulla verità dei sentimenti e sulla capacità unica del protagonista di accettare la propria condizione: non un talento artistico ma un raffinato preparatore di morti.
E forse, questa è la serenità più grande. L’andare al di là dei luoghi comuni e scoprire che, a volte, quello che sembra lontanissimo e ostile ai più, è proprio quello che fa per noi. È aver fiducia in chi, conoscendoci, ci dice di fidarci. E di provarci.
Così nasce questo post. Per provarci, per guardare i mille punti che diventano linea, per riaffermare la bellezza di questo spazio di comunicazione solo nostro, senza bavagli, perché – come afferma Kawakumi - il futuro dei corporate blog è proprio questo: diventare il punto centrale di un network multicanale di luoghi di conversazione attraverso cui l’azienda faccia sentire la propria voce (e ascolti l’eventuale voce dei suoi clienti).
Un bacio a Corina
Pubblicato da Alfredo
“Un giorno d’estate una donna di cinquant’anni con un bellissimo nome greco passò accanto a un fiume e guardando un prato di erba alta con pioppi di là dell’acqua ricordò un bacio”.
Tra la a di antipatia e la b di bambino (ne vogliamo parlare?!…), spunta l’incipit di Bacio, tratto dai Sillabari di Parise.
Non c’è nulla di autobiografico, in questo racconto. Eppure, c’è tanto di noi.
Di me, Lucia, Daniela, Lorenzo, Agostino. Di Estrogeni che è stata e che è.
Da quei giorni lontani di settembre 2003, in cui Umberto mi contattava per presentarci una signora spagnola. Bruna, elegante, severa e gran fumatrice.
Bacio. Quante volte abbiamo chiuso così i nostri sms.
Bacio. Lo cercava sempre, allargando le braccia appena scorti all’orizzonte.
Bacio. Come un sigillo al bellissimo rapporto creato. Per caso, avviato. Con tenacia, costruito. Con passione, consolidato e tenuto vivo.
Corina, oggi che è un giorno d’estate ma non ha ancora cinquant’anni, se ne sta forse distesa in qualche parco nella sua splendida e caleidoscopica Granada. Un giorno cristiana, quello dopo ebrea, quello dopo ancora musulmana.
Corina, che me l’immagino con una tazza di caffè rigorosamente in tazza americana, seduta accanto o di fronte a Sofia, che invece preferisce il tè.
Corina, che il 2 aprile 2008, ci fece entrare (concretamente, impolverandoci sul cantiere) nel mondo allora sconosciuto degli outlet. Eravamo io e Davide, la prima volta, a guardare dall’alto lo scheletro che prendeva forma. Saremmo stati io, Daniela e Lorenzo, tante volte dopo, a guardarci negli occhi all’interno della baracca arredata con linee svedese e calore spagnolo.
Corina, che tanto ci manca e tanto manca al mercato. E che il mercato omaggia, parlando dei suoi progetti, così visionari, così affascinanti, così colti.
Corina, con il suo nome greco e il gelato da bambina al porto di Napoli.






