Riflessioni

Miles ahead

Giuseppe

By Giuseppe
Published 28th October, 2011

Nel 1959 incise Kind of blue, uno dei primi album simbolo della nuova musica e solo il primo di tanti altri suoi album altrettanto innovativi.
In quel disco del ’59 suonava gente di tutto rispetto, gente di cui lui si contornava e che spesso scopriva. John Coltrane, Cannonball Adderley, Jimmy Cobb e addirittura Bill Evans.
Gente che fece la storia del jazz e che ha creato, ha innovato, ha rischiato. A distanza di tanti anni ripenso a lui e solo oggi mi spiego la sua visione.
Molti di quelli che erano con lui sono o sono stati giganti: Gil Evans, Keith Jarrett, Wayne Shorter, Jaco Pastoruis, Kenny Garrett. Tutti giovani, tutti grondanti di talento inespresso finché lui non decideva di schiudergli le ali. Certo nel jazz non si rischia tanto, il jazz ha in se il culto dell’improvvisazione, della prova, ma quando sei già un grande non sempre hai voglia di rischiare e metterti in discussione, innovare, concretizzare le tue visioni.
Mi vengono in mente le cover. Oggi vediamo praticamente tutti che fanno cover, e chi ha cominciato? Chi ha inciso negli anni ottanta “Human Nature” di Micheal Jackson e “Time afte Time” di Cindy Lauper? Prendendosi gli improperi dei critici ? Miles. M I L E S. Oggi noi vediamo, ascoltiamo appieno, comprendiamo quello che lui allora – sognando – realizzava. Sono passati 20 anni e un mese dalla sua morte ma oggi lui vive e chissà per quanto altro tempo vivrà e farà nascere ancora interrogativi. Roba che ancora oggi sembra incredibile.
Da Nino D’Angelo, L’ignorante intelligente, Mondadori 2000, 118 pagine, euro 12,39.
Pagina 97: «Una sera il bassista Enzo Peluso aprì il giornale e mi fece notare le belle parole che Miles Davis aveva espresso in un articolo: “Mi piace Nino D’Angelo, vorrei suonare la sua musica”».
Pagina 98: «Miles Davis si trovava a Palermo per un concerto e il tassista che lo accompagnava stava ascoltando una mia cassetta. Chiese il nome del cantante e si fece accompagnare in un negozio di dischi. Il tassista lo accompagnò in un negozio della Palermo bene dove i miei dischi non avevano spazio e così fu costretto a portarlo nella Vucciria, noto quartiere e mercato popolare della città, ma non riuscì a trovare tutte le cassette originali e si dovette accontentare di comprarne qualcuna falsa dalle bancarelle».
La visione lui ce la aveva tutta. Bon voyage, enorme Miles.

Roma 2011

Davide

By Davide
Published 20th October, 2011

Roma 2011. Ti occupi di Web Marketing e di Business Intelligence. Hai un convegno di una nota casa produttrice di software. Un appuntamento importante, dove stimolare la mente e incontrare gente. Dove provare ad immaginare il futuro, quantomeno del tuo ambito lavorativo, ma non solo.
Roma 2011. Ti alzi la mattina e vedi che piove. Brutto segno. A Roma il traffico è tremendo quando piove. Dopo un po’ ti accorgi che piove molto, e, a giudicare dai fiumiciattoli che percorrono le strade, piove anche da molto. Prendi la macchina, per raggiungere la metro più vicina. Su twitter i tuoi amici e colleghi imprecano contro il traffico impazzito. Raggiungerla, la metro. Le macchine sono ferme. Impieghi un’ora per arrivare ad una strada allagata, in mezzo un autobus e una macchina abbandonate con l’acqua che arriva fino a sopra le ruote. La strada è allagata, perché? Perché l’acqua non defluisce nei bocchettoni? Provi a raggiungere un’altra stazione, impieghi altri 45 minuti. Prendi la metro. Un annuncio dice che la corsa è limitata, perché alcune stazioni sono allagate. Perché sono allagate? Perché negli altri paesi non si allagano? Chi le ha progettate? L’annuncio è solo in italiano. A fine corsa gli stranieri vedono che tutti scendono e si guardano intorno spaesati. Ti vergogni un po’. Raggiungi la fermata del bus dove dovrebbero passare le navette sostitutive. Dovrebbero. Forse un centinaio di persone aspetta un autobus che non arriva. Quando si intravede, lontanissimo, fermo nel traffico e già pieno, hai già deciso che non andrai più al convegno.
Roma2011. Ti viene in mente Copenaghen dove sei stato poco tempo fa. Città bella e vitale. Una metro efficiente e leggera, come serve alla città. L’ha costruita l’Ansaldo. L’abbiamo costruita noi. Ma allora siamo bravi. Talmente bravi che ci chiamano dall’estero. E invece qui non funziona niente. Per qualche ragione incomprensibile, o forse comprensibilissima, siamo fermi al 1980.
Roma 2011. Non è cambiato niente, solo più smog. Trent’anni fermi. Scopri che c’è una vittima. Il nostro tributo di sangue all’eterno passato. Ti sfoghi anche tu su twitter, gli hashtag sono #piangiroma #roma2011 #echecazzo e tanti altri.  In qualche modo raggiungi l’ufficio. Poi ci scrivi pure un post. Torni al web 2.0. In qualche modo, bisogna continuare a sognare il futuro.

Dietro il paesaggio

Matteo

By Matteo
Published 19th October, 2011

Quando l’anno scorso se ne è andato Sanguineti ho pensato: ci rimane solo Zanzotto. Erano loro, in fondo, gli ultimi depositari della grande poesia italiana. Entrambi raffinati sperimentatori, forgiatori di una parola nuova che dicesse l’indicibile. Fosse essa vissuta nell’accezione più rivoluzionaria e democratica, come il Sanguineti degli esordi, o nell’intimismo della propria terra. Questo era Zanzotto. Il poeta del Veneto che rifiutava il progresso, cui quelli di fuori avevano tolto il sonno. Il poeta della Beltà e della bellezza. Il poeta che dietro il paesaggio cercava ancora le corrispondenze, azzardando, sulla scia di Hölderlin, che siamo un segno senza significato. Che si chiedeva – senza trovare risposta – dove le due serie entrino in contatto. Ieri sera, solo in casa, rileggevo qualche sua pagina e pensavo: quelli di fuori, che fanno?

Il bello di una storia

Francesco

By Francesco
Published 14th October, 2011


Il marketing è una narrazione capace di coinvolgere un determinato target. Raccontare una storia, non implica ingannare una persona, ma solo coinvolgere chi si sente attratto dalla narrazione. Un’attrazione che deriva dal rispettare i valori di chi ascolta. “To raise” assume il significato di crescere, coltivare, sorgere, sviluppare qualcosa, magari una storia. L’attività di  fund raising viene alimentata da una narrazione duratura e, affinché  la storia arrivi a un target più ampio possibile, credibile che non cada mai in banalità. Un piccolo “rumore di fondo” potrebbe compromettere l’intera narrazione. Il fund raising ha bisogno, oggi più che mai, di una storia transmediale capace di mostrarsi attraverso più canali, stringendo un dialogo diretto con i fruitori. Starved for Attention, ultima campagna di Medici Senza Frontiere in collaborazione con VII Photo, è da considerare un ottimo esempio di transmedia storytelling. Gli “affamati d’informazione” richiedono documentazioni dettagliate ma allo stesso tempo emozionali, presenza online ma allo stesso tempo tangibile, visibilità internazionale ma allo stesso tempo accessibile, comunicazione istituzionale ma allo stesso tempo partecipativa.
Una transmedalità capace di adattarsi a un linguaggio crossmediale.
Una transmedialità capace di stipulare un dialogo con target differenti.
Una transmedialità capace di sensibilizzare per un fine globale.

Ribaltone bianconero

Alessandro

By Alessandro
Published 5th October, 2011

Qualche settimana fa, poco prima dell’inizio del campionato di Serie A, avevamo pubblicato Totosocial, un post che presentava la nostra ipotesi di classifica finale basata su seguito sociale (Facebook e Twitter) delle 20 squadre di Serie A, servizi multimediali offerti sui siti web, investimenti sul mercato e monte ingaggi.
Come però ci faceva notare ieri qualcuno che in materia è sicuramente più autorevole di noi, Paolo Rossi, il calcio non è una scienza esatta, coi pronostici ci si può avvicinare ma è difficile prenderci in pieno.
Approfittando della pausa del campionato, abbiamo pensato quindi di fare un primo check-up alla nostra classifica, per capire se questo scorcio di campionato ci da qualche conferma.
In generale, l’errore medio è di 4,55 posizioni. C’è da dire che questo valore è innalzato da qualche caso limite di squadra che sta deludendo particolarmente piuttosto che sorprendendo in positivo. Ci riferiamo ovviamente a Inter e Milan nel primo caso, che registrano la performance peggiore rispetto alle nostre attese (-14) e all’Udinese nel secondo, con la società friulana autrice di un vero e proprio testacoda da +19 che la porta al primo posto nella classifica reale. Piacevoli sorprese anche da Cagliari (+7), Palermo e Parma (entrambi +5), mentre  deludono Cesena (-7) e Lecce (-5).
C’è anche qualcuno che mantiene le nostre aspettative, in particolare Lazio, Chievo e Genoa, che si posizionano esattamente dove le avevamo collocate a inizio settembre, ma anche Juventus, Napoli, Roma, Novara e Bologna, con variazioni di una sola posizione, si confermano nelle zone dove ci si aspettava che fossero, nel bene e nel male.
Di seguito la nostra classifica con le variazioni, squadra per squadra, rispetto a quella reale. Attendiamo le vostre considerazioni, in attesa del prossimo check up.

1) Milan (-14)
2) Juventus (+1)
3) Inter (-14)
4) Napoli (+1)
5) Roma (-1)
6) Fiorentina (-3)
7) Lazio (=)
8) Chievo (=)
9) Palermo (+5)
10) Genoa (=)
11) Cagliari (+6)
12) Cesena (-7)
13) Lecce (-5)
14) Novara (+1)
15) Catania (+4)
16) Siena (+2)
17) Parma (+5)
18) Atalanta (+2)
19) Bologna (-1)
20) Udinese (+19)