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	<title>Estrogeni - Blog. CEO - Alfredo Borrelli. &#187; Riflessioni</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 09:49:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Liberalizzazione,  semplificazione, mercato, concorrenza leale. Parole vuote, finché non proviamo a riempirle di significato concreto, tangibile, quotidiano. È da tempo che avrei voluto scrivere questo post. Perché le mail inviate alle redazioni dei giornali sono state cestinate (imbavagliate?). Forse perché le ho indirizzate a rubriche di quotidiani appartenenti a gruppi editoriali quotati in borsa? Può...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-7332" title="Web share" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/02/fondo-300x199.jpg" alt="" width="301" height="199" />Liberalizzazione,  semplificazione, mercato, concorrenza leale. Parole vuote, finché non proviamo a riempirle di significato concreto, tangibile, quotidiano.<br />
È da tempo che avrei voluto scrivere questo post. Perché le mail inviate alle redazioni dei giornali sono state cestinate (imbavagliate?). Forse perché le ho indirizzate a rubriche di quotidiani appartenenti a gruppi editoriali quotati in borsa? Può essere. E allora chiedo un’eccezione di genere al gestore del blog per questo post, anche se in fondo credo che l’applicazione della tecnologia alla democrazia economica abbia un forte riflesso in termini di socialità (per certi versi, ne abbiamo parlato anche martedì, con l&#8217;<a href="http://blog.estrogeni.net/guestbook/guestbook-intervista-a-laura-colciago" target="_blank">intervista a Laura Colciago</a>).<br />
Il punto. Spesso mi sono trovato a discutere con amici e conoscenti della necessità che anche nelle cose economiche vi sia la piena assunzione di responsabilità da parte di chi le governa e le indirizza. Accade nei condomini, nei piccoli esercizi commerciali, nei mercati rionali, nella gastronomia sotto casa che fa fatica ad andare avanti.<br />
Perché questo non deve accadere anche nelle grandi società, quelle quotate in borsa? Perché deve esserci asimmetria tra i vantaggi che derivano dal controllare una grande azienda esprimendone il management, accumulando cariche nei consigli di amministrazione, non pagando tra l’altro il <em>premio</em> di maggioranza alle migliaia di piccoli azionisti che costituiscono la vera maggioranza numerica (come capitale e come soci) di aziende come Telecom Italia, Generali, Unicredit, Enel solo per citarne alcune, e le responsabilità che ne derivano? Insegnano in qualsiasi business school (ma l&#8217;insegna la vita, in definitiva) che la prima e più importante delle responsabilità si ha verso gli azionisti in senso ampio e non esclusivamente verso i grandi azionisti.<br />
La tecnologia potrebbe venirci in soccorso se solo il nostro ministro dello Sviluppo Economico insieme al ministro dell’Economia &#8211; già commissario Ue per la concorrenza di mercato &#8211; decretassero che la partecipazione alle assemblee dei soci delle società quotate in borsa può avvenire anche tramite procedura di accreditamento telematico e, conseguentemente, partecipando in diretta web all’assemblea dei soci con possibilità di voto a mezzo posta elettronica certificata. In tal modo, il piccolo azionista che, pur avendo interesse (e i piccoli azionisti rappresentano, appunto, il <em>maggiore</em> degli interessi) ad oggi non trova conveniente ancorché opportuno acquistare un biglietto aereo per presenziare all’assemblea della società di cui è comproprietario, potrebbe premiare o punire a proprio insindacabile giudizio l’operato del management.<br />
Questo fa il paio con la rituale circostanza che vede il piccolo azionista (che, ribadisco,  insieme ai suoi <em>colleghi</em> e compagni di sventura, in numerose situazioni rappresenta la maggioranza del capitale) <em>scaricato</em> dal management quando è chiamato a <a href="http://www.repubblica.it/economia/finanza/2012/01/17/news/mediobanca_fonsai-28269307/" target="_blank">pagare il prezzo di scelte aziendali</a>. Finanche in occasione dell’approvazione del bilancio, non gli è consentito esprimere un parere sull’operato degli amministratori a cui già <em>personalmente</em> non ha affidato la gestione della propria azienda.<br />
Comprendo che oggi si presentano all’orizzonte ben più sentite necessità. Ma il rischio è che la condizione di <em>affamati o per dirla più bella di indignati</em>, ci consentirà sempre meno spazi per reclamare l’affermazione del principio di democrazia economico-finanziaria che è il cardine di qualsiasi sistema sociale responsabile: governo io e ne rispondo a te.</p>
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		<title>Il tempo non perdona</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 09:00:10 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-7253" title="Il tempo non perdona" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/01/treno_della_memoria-300x225.jpg" alt="" width="300" height="224" />27 gennaio 1945. Le truppe dell’Armata Rossa entrano ad Auschwitz. 55 anni dopo, quel giorno in Italia – che pure ha avuto i suoi morti, che pure ha avuto i suoi torti – diventa sacro alla memoria. Dei sommersi come dei salvati. Di chi in quel campo – in tutti quei campi – ci è bruciato per sempre. Di chi ci ha perso l’anima. Di chi l’ha vista farsi fumo nero, o mucchio d’ossa. 27 gennaio. Un giorno freddo, che nonostante le parole spese, le scuse offerte, i libri scritti e i film girati non potrà mai rendere la privazione. Del sole, che pure è di tutti. Della dignità, che meritano tutti. Della vita, che dovrebbe avere lo stesso valore. Per tutti. Ecco perché oggi sentiamo un po’ più freddo. Le parole sembrano trite. Le immagini (vere) materiali di archivio. E se scavando nei ricordi proprio non troviamo niente, perché quei <em>fatti</em> li abbiamo solo sentiti o visti con mille filtri, resta il tempo a ricordarci le colpe. Se non le nostre, di chi c’era per noi. Per aver permesso che – settant’anni fa – qualcosa di terribile avvenisse. Per aver finto – per anni – che non fosse mai successo. Per aver cercato di esorcizzarlo, quasi fino a riuscirci.</p>
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		<title>Marca tempo</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 16:02:51 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-7262" title="Marca tempo" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/01/2352104512_fcb94d449a_m.jpg" alt="" width="240" height="160" />Mi chiamano in causa come imprenditore. Credo nella giustizia, non mi tiro indietro e affronto la questione (nonostante sia palese che trattasi di un madornale errore, di cui sono vittima più che altro).<br />
Per fortuna, ho un socio avvocato e un socio notaio, che mi aiutano nella comprensione della pratica. Ho sempre pagato ogni tipo di tassa e/o imposta, come persona fisica e amministratore, penso dunque ancora idealmente che basti ciò a mandare avanti, per mia quota parte, (anche) il sistema giustizia (cancellieri, magistrati, giudici…). E invece, no. Se sei chiamato in causa e vuoi difenderti, oltre a farti carico dell’onere della prova, ti tocca pagare anche un contributo in più, proporzionale al valore economico della causa. E sia, procediamo.<br />
Si chiama contributo unificato di iscrizione a ruolo e consiste in una marca da bollo. Semplice, pensavo. Vado dal tabaccaio e me la faccio stampare. Sta lì apposta, ha una macchinetta apposta, è titolare di una licenza pubblica, dove altro posso e devo acquistarla? No, non è così semplice. No, non è così coerente.<br />
La marca da bollo in questione ha un valore di 1.446€. Penso che il tabaccaio sia fornito di pos, gliel’ho visto spesso sul bancone, ho pagato più volte l’abbonamento Atac, me la caverò con una strisciata di carta di credito. In tempi di semplificazione e tracciabilità, nulla di meglio, mi dico. Prima tappa, via Nomentana 156. Tabaccheria D’Amico, ore 17. Alla cassa, c’è quello che immagino essere il marito della titolare. No, a quest’ora è impossibile, ho sì la macchinetta ma non c’è la persona che la sa usare. Il giovanotto al bar, che mi conosce di vista, mi dice che se la so usare (…), posso stamparla io oppure andare dal tabaccaio all’incrocio. L’incrocio è in realtà viale XXI Aprile 13. Tabaccheria Maggiacomo, ore 17.15. Prego. Avrei bisogno di una marca da bollo per contributo unificato, avete un pos? No. Accettate assegni? No, assegni assolutamente no. Quindi, solo contanti? Sì, solo contanti. Grazie, buonasera.<br />
Torno in ufficio, controllo posta, chiudo computer, meglio che vada prima che si faccia orario di chiusura dei negozi. Viale XXI Aprile 73, ore 18.15. Da fuori, questo locale non sembra poi così grande. Profondo, fornito, due tipi a servire. Marche da bollo sì ma niente pos, mi dispiace. Si figuri a me, gli dico, salutandoli. E adesso? Ultima spes, la fornitissima tabaccheria Cesaroni di piazza Bologna. Ritrovo di giocatori, scommettitori, fumatori. Tutti incalliti. Ore 19.15. Fila alla cassa, solita tiritera ma finalmente qualcuno che m’illumina. No, il pos no. Ce l’abbiamo ma per le marche da bollo non ci conviene proprio usarlo. Sa che guadagno abbiamo su queste cose? Solo il 5% lordo, se poi ci mettiamo le commissioni per le transizioni, chi ce lo fa fare? Ma come chi ce lo fa fare?! Te lo fa fare lo stato (noi) e la licenza che lo stato (noi) ti ha concesso per fornire un servizio pubblico. Tanto più che io solo da te posso acquistare questi prodotti e solo fornendo questi prodotti, posso accedere alla difesa in una causa giudiziaria (giusta o meno che sia). Finisco la serata riflettendo sul cortocircuito che noi italiani sappiamo crearci e nel quale ci ritroviamo benissimo (tempo perso, privilegi incomprensibili, servizi non monitorati) e andando a fare tre prelievi al bancomat, incurante delle commissioni che mi toccherà pagare (non è il mio istituto di credito). Perché io non sono un concessionario pubblico e al mio onore, seppur bollato, ci tengo.</p>
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		<title>Siamo ciò che cerchiamo &#8217;11</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 08:46:26 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sport, tormentone estivo e cronaca nera. Lo <a href="http://www.googlezeitgeist.com/it/top-lists/it/how-to" target="_blank">stereotipo</a> dell&#8217;italiano medio è rispettato in pieno dall&#8217;analisi annuale di Google. Lo <a href="http://www.googlezeitgeist.com/it/" target="_blank">Zeitgeist</a> 2011, personalmente, non mostra un cambiamento culturale ma certo ciò non dipende dall&#8217;<a href="http://www.hackerart.org/corsi/fm03/esercitazioni/pecorini/Interviste/11_interviste.htm" target="_blank">intelligenza collettiva</a>, che invece sta rivoluzionando l&#8217;intera &#8220;struttura&#8221; informativa. Un adeguamento alla velocità/accessibilità del mezzo, che apporta una ricchezza di dettagli e conoscenza fino a qualche anno fa inaccessibile a molti. La <a href="http://www.internetforpeace.it/manifesto.cfm" target="_blank">provocazione</a> dello scorso anno, osannata quanto denigrata, offre oggi un nuovo piano di lettura differente della quotidianità. Un medium che nell&#8217;essere collettivo diventa l&#8217;amplificatore della pop culture, ma assurge a voce narrante di tutto ciò che sarebbe passato in sordina e/o censurato.<br />
L&#8217;intelligenza collettiva genera l&#8217;informazione collettiva, il sapere collettivo, con tutti i suoi pro e i suoi contro.<br />
Siamo ciò che <a href="http://blog.estrogeni.net/riflessioni/siamo-cio-che-cerchiamo" target="_blank">cerchiamo</a>, ma soprattutto ciò che <a href="http://www.time.com/time/specials/packages/article/0,28804,2101745_2102132,00.html" target="_blank">creiamo</a>.</p>
<p><object width="450" height="259" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/SAIEamakLoY?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="450" height="259" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/SAIEamakLoY?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>Una botta di morte</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 10:22:18 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-6932" title="Una botta di morte" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/12/provetta_fiocco-119x300.jpg" alt="" width="119" height="300" />Scoprivamo gli Wham e anche gli Eurythmics, c’erano stati il Live Aid e anche la strage dell’Heysel. La nostra adolescenza di ginnasiali fu però scossa da un altro crack. La Sida, perché così la chiamavano allora. Quella che, poi, sarebbe divenuta nota come Aids. Montagnier e Gallo, come Senna e Prost. Il sole malato, come lo raccontò Biagi in un bel libro al mio primo anno di università. Poi, ci fu, nello stesso anno, Rock Hudson e poi più tardi, nel 1991, Freddie Mercury e Magic Johnson. Lui, però, ce l’ha fatta, il grande Earvin.<br />
Mediaticamente, al di là e oltre gli effetti epidemici generati, l’Aids è la malattia più influente e più influenzata che io ricordi. Ha colpito i nostri idoli, ha scosso le nostre convinzioni, ha indebolito le nostre libertà. Ma non troppo, però. Se consideriamo che, oggi, in Italia, registriamo 3.000 nuove infezioni ogni anno, dovute per l’80,7% a rapporti sessuali non protetti (ah, se solo si parlasse apertamente di preservativi…). Infine, nel 2010, sono decedute 66 persone (<a href="http://opendatablog.ilsole24ore.com/2011/07/aids-in-italia-i-dato-sul-contagio-e-sui-morti/#axzz1fH3KaU3U" target="_blank">dati Istituto Superiore di Sanità</a>).<br />
Ma io, in questo momento, sono al lavoro. E come me, sempre meno persone. Non solo per colpa della crisi. Ma perché c’è un’altra epidemia che non ha uguale presa, in termini di empatia. Sono al lavoro e non riesco a smettere di pensarci. Sono i morti sul lavoro. Sapete quanti sono stati, in Italia, gli incidenti sul lavoro esclusivamente nel primo semestre 2011? Ve lo dico io, 372.000. Sapete quanti lavoratori sono morti? Ve lo dico io, 428 (<a href="http://www.inail.it/Portale/appmanager/portale/desktop?_nfpb=true&amp;_pageLabel=PAGE_SALASTAMPA&amp;nextPage=Prodotti/News/2011/INAIL/info-1303619832.jsp" target="_blank">dati Inail</a>).<br />
Non è bello e forse neanche corretto aritmeticamente comparare due modi di morire. Ma proprio nel giorno in cui celebriamo (anche noi di Estrogeni) la Giornata Mondiale contro l’Aids, non possiamo non riflettere sul fatto che uno resiste nonostante l’elevata esposizione mediatica garantita da testimonial loro malgrado (e sarebbe affrontabile e prevenibile con pochi millimetri di gomma acquistabili a pochi euro anche al bancone del supermercato), l’altro prospera proprio per mancanza di attenzione. Un pessimo paretiano, verrebbe da dire.</p>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 08:23:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel 1959 incise Kind of blue, uno dei primi album simbolo della nuova musica e solo il primo di tanti altri suoi album altrettanto innovativi. In quel disco del &#8217;59 suonava gente di tutto rispetto, gente di cui lui si contornava e che spesso scopriva. John Coltrane, Cannonball Adderley, Jimmy Cobb e addirittura Bill Evans....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-6632" title="Miles ahead" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/10/images.jpg" alt="" width="240" height="159" />Nel 1959 incise <a href="http://www.youtube.com/watch?v=g_1Pa6vE14c" target="_blank">Kind of blue</a>, uno dei primi album simbolo della nuova musica e solo il primo di tanti altri suoi album altrettanto innovativi.<br />
In quel disco del &#8217;59 suonava gente di tutto rispetto, gente di cui lui si contornava e che spesso scopriva. John Coltrane, Cannonball Adderley, Jimmy Cobb e addirittura Bill Evans.<br />
Gente che fece la storia del jazz e che ha creato, ha innovato, ha rischiato. A distanza di tanti anni ripenso a lui e solo oggi mi spiego la sua visione.<br />
Molti di quelli che erano con lui sono o sono stati giganti: Gil Evans, Keith Jarrett, Wayne Shorter, Jaco Pastoruis, Kenny Garrett. Tutti giovani, tutti grondanti di talento inespresso finché lui non decideva di schiudergli le ali. Certo nel jazz non si rischia tanto, il jazz ha in se il culto dell&#8217;improvvisazione, della prova, ma quando sei già un grande non sempre hai voglia di rischiare e metterti in discussione, innovare, concretizzare le tue visioni.<br />
Mi vengono in mente le cover. Oggi vediamo praticamente tutti che fanno cover, e chi ha cominciato? Chi ha inciso negli anni ottanta <a href="http://www.youtube.com/watch?v=6xcMon68usI" target="_blank">&#8220;Human Nature&#8221; di Micheal Jackson e &#8220;Time afte Time&#8221; di Cindy Lauper</a>? Prendendosi gli improperi dei critici ? Miles. M I L E S. Oggi noi vediamo, ascoltiamo appieno, comprendiamo quello che lui allora &#8211; sognando &#8211; realizzava. Sono passati 20 anni e un mese dalla sua morte ma oggi lui vive e chissà per quanto altro tempo vivrà e farà nascere ancora interrogativi. Roba che ancora oggi sembra incredibile.<br />
Da Nino D’Angelo, <em>L’ignorante intelligente</em>, Mondadori 2000, 118 pagine, euro 12,39.<br />
Pagina 97: «Una sera il bassista Enzo Peluso aprì il giornale e mi fece notare le belle parole che Miles Davis aveva espresso in un articolo: “Mi piace Nino D’Angelo, vorrei suonare la sua musica”».<br />
Pagina 98: «Miles Davis si trovava a Palermo per un concerto e il tassista che lo accompagnava stava ascoltando una mia cassetta. Chiese il nome del cantante e si fece accompagnare in un negozio di dischi. Il tassista lo accompagnò in un negozio della Palermo bene dove i miei dischi non avevano spazio e così fu costretto a portarlo nella Vucciria, noto quartiere e mercato popolare della città, ma non riuscì a trovare tutte le cassette originali e si dovette accontentare di comprarne qualcuna falsa dalle bancarelle».<br />
La visione lui ce la aveva tutta. Bon voyage, enorme Miles.</p>
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		<title>Roma 2011</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 16:32:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roma 2011. Ti occupi di Web Marketing e di Business Intelligence. Hai un convegno di una nota casa produttrice di software. Un appuntamento importante, dove stimolare la mente e incontrare gente. Dove provare ad immaginare il futuro, quantomeno del tuo ambito lavorativo, ma non solo. Roma 2011. Ti alzi la mattina e vedi che piove....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-6582" title="Roma 2011" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/10/gbihhfdf-300x225.png" alt="" width="295" height="221" />Roma 2011. Ti occupi di Web Marketing e di Business Intelligence. Hai un convegno di una nota casa produttrice di software. Un appuntamento importante, dove stimolare la mente e incontrare gente. Dove provare ad <em>immaginare il futuro</em>, quantomeno del tuo ambito lavorativo, ma non solo.<br />
Roma 2011. Ti alzi la mattina e vedi che piove. Brutto segno. A Roma il traffico è tremendo quando piove. Dopo un po’ ti accorgi che piove <em>molto</em>, e, a giudicare dai fiumiciattoli che percorrono le strade, piove anche <em>da</em> molto. Prendi la macchina, per raggiungere la metro più vicina. Su twitter i tuoi amici e colleghi imprecano contro il traffico impazzito. <em>Raggiungerla</em>,<em> </em>la metro. Le macchine sono ferme. Impieghi un&#8217;ora per arrivare ad una strada allagata, in mezzo un autobus e una macchina abbandonate con l’acqua che arriva fino a sopra le ruote. La strada è allagata, <em>perché</em>? Perché l’acqua non defluisce nei bocchettoni? Provi a raggiungere un’altra stazione, impieghi altri 45 minuti. Prendi la metro. Un annuncio dice che la corsa è limitata, perché alcune stazioni sono allagate. Perché sono allagate? Perché negli altri paesi non si allagano? <em>Chi le ha progettate</em>? L’annuncio è solo in italiano. A fine corsa gli stranieri vedono che tutti scendono e si guardano intorno spaesati. Ti vergogni un po’. Raggiungi la fermata del bus dove dovrebbero passare le navette sostitutive. <em>Dovrebbero</em>. Forse un centinaio di persone aspetta un autobus che non arriva. Quando si intravede, lontanissimo, fermo nel traffico e già pieno, hai già deciso che non andrai più al convegno.<br />
Roma2011. Ti viene in mente Copenaghen dove sei stato poco tempo fa. Città bella e vitale. Una metro efficiente e leggera, come serve alla città. L’ha costruita l’Ansaldo. L’abbiamo costruita noi. Ma allora siamo bravi. Talmente bravi che ci chiamano dall’estero. E invece qui non funziona niente. Per qualche ragione incomprensibile, o forse comprensibilissima, siamo fermi al 1980.<br />
Roma 2011. Non è cambiato niente, solo più smog. Trent’anni<em> fermi</em>. Scopri che c&#8217;è una vittima. Il nostro tributo di sangue all’eterno passato. Ti sfoghi anche tu su twitter, gli hashtag sono #piangiroma #roma2011 #echecazzo e tanti altri.  In qualche modo raggiungi l’ufficio. Poi ci scrivi pure un post. Torni al web 2.0. In qualche modo, bisogna continuare a sognare il <em>futuro</em>.</p>
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		<title>Dietro il paesaggio</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 09:14:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/10/zanzotto_andrea_poesie_e_prose_scelte-400x300.jpg" rel="lightbox[6558]"><img class="alignleft size-medium wp-image-6559" title="zanzotto_andrea_poesie_e_prose_scelte--400x300" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/10/zanzotto_andrea_poesie_e_prose_scelte-400x300-300x225.jpg" alt="" width="202" height="151" /></a>Quando l’anno scorso se ne è andato Sanguineti ho pensato: ci rimane solo Zanzotto. Erano loro, in fondo, gli ultimi depositari della grande poesia italiana. Entrambi raffinati sperimentatori, forgiatori di una parola nuova che dicesse l’indicibile. Fosse essa vissuta nell’accezione più rivoluzionaria e democratica, come il Sanguineti degli esordi, o nell’intimismo della propria terra. Questo era <a href="http://www.corriere.it/cultura/eventi/2011/zanzotto/notizie/breda-addio-zanzotto_ccee7676-fa2a-11e0-81c3-3aee3ebb3883.shtml" target="_blank">Zanzotto</a>. Il poeta del Veneto che rifiutava il progresso, cui <em>quelli di fuori</em> avevano tolto il sonno. Il poeta della <em>Beltà</em> e della bellezza. Il poeta che <em>dietro il paesaggio</em> cercava ancora le corrispondenze, azzardando, sulla scia di Hölderlin, che siamo un segno senza significato. Che si chiedeva – senza trovare risposta – dove le due serie entrino in contatto. Ieri sera, solo in casa, rileggevo qualche sua pagina e pensavo: quelli di fuori, che fanno?</p>
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		<title>Il bello di una storia</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 08:02:16 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/10/294446_2305942362134_1056512516_32406631_463621507_n.jpg" rel="lightbox[6496]"><img class="size-full wp-image-6498 alignnone" title="294446_2305942362134_1056512516_32406631_463621507_n" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/10/294446_2305942362134_1056512516_32406631_463621507_n.jpg" alt="" width="162" height="230" /></a> <a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/10/319146_10150324449191239_533811238_8170999_1802301601_n.jpg" rel="lightbox[6496]"><img class="size-full wp-image-6499 alignnone" title="319146_10150324449191239_533811238_8170999_1802301601_n" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/10/319146_10150324449191239_533811238_8170999_1802301601_n.jpg" alt="" width="161" height="230" /></a> <a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/10/308947_10150353881464084_714629083_8071779_345519717_n.jpg" rel="lightbox[6496]"><img class="size-full wp-image-6503 alignnone" title="308947_10150353881464084_714629083_8071779_345519717_n" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/10/308947_10150353881464084_714629083_8071779_345519717_n.jpg" alt="" width="162" height="230" /></a><br />
Il marketing è una narrazione capace di coinvolgere un determinato target. Raccontare una storia, non implica ingannare una persona, ma solo coinvolgere chi si sente attratto dalla narrazione. Un&#8217;attrazione che deriva dal rispettare i valori di chi ascolta. &#8220;To raise&#8221; assume il significato di crescere, coltivare, sorgere, sviluppare qualcosa, magari una storia. L&#8217;attività di  fund raising viene alimentata da una narrazione duratura e, affinché  la storia arrivi a un target più ampio possibile, credibile che non cada mai in banalità. Un piccolo &#8220;rumore di fondo&#8221; potrebbe compromettere l&#8217;intera narrazione. Il fund raising ha bisogno, oggi più che mai, di una<a href="http://blog.estrogeni.net/riflessioni/tedx-trasmedia-what-if"> storia transmediale</a> capace di mostrarsi attraverso più canali, stringendo un dialogo diretto con i fruitori. <a href="http://www.starvedforattention.org/">Starved for Attention</a>, ultima campagna di <a href="http://www.medicisenzafrontiere.it/">Medici Senza Frontiere </a>in collaborazione con <a href="http://www.viiphoto.com/">VII Photo</a>, è da considerare un ottimo esempio di transmedia storytelling. Gli &#8220;affamati d&#8217;informazione&#8221; richiedono documentazioni dettagliate ma allo stesso tempo emozionali, presenza online ma allo stesso tempo <a href="http://youtu.be/W7td25Dw66Q">tangibile</a>, visibilità <a href="http://www.starvedforattention.org/exhibit.php">internazionale</a> ma allo stesso tempo accessibile, comunicazione istituzionale ma allo stesso tempo <a href="http://donate.starvedforattention.org/it/home">partecipativa</a>.<br />
Una transmedalità capace di adattarsi a un linguaggio crossmediale.<br />
Una transmedialità capace di stipulare un dialogo con target differenti.<br />
Una transmedialità capace di sensibilizzare per <a href="http://www.starvedforattention.org/about-petition.php">un fine globale</a>.</p>
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		<title>Ribaltone bianconero</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 08:22:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-6409" title="Totosocial alla prima verifica" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/10/Udinese-v-Bologna-Antonio-Di-Natale-mobbed_2659923-300x225.jpg" alt="" width="256" height="190" />Qualche settimana fa, poco prima dell&#8217;inizio del campionato di Serie A, avevamo pubblicato <a href="blog.estrogeni.net/riflessioni/totosocial" target="_blank">Totosocial</a>, un post che presentava la nostra ipotesi di classifica finale basata su seguito sociale (Facebook e Twitter) delle 20 squadre di Serie A, servizi multimediali offerti sui siti web, investimenti sul mercato e monte ingaggi.<br />
Come però <a href="http://blog.estrogeni.net/guestbook/guestbook-intervista-a-paolo-%e2%80%9cpablito%e2%80%9d-rossi" target="_blank">ci faceva notare ieri</a> qualcuno che in materia è sicuramente più autorevole di noi, Paolo Rossi, il calcio non è una scienza esatta, coi pronostici ci si può avvicinare ma è difficile prenderci in pieno.<br />
Approfittando della pausa del campionato, abbiamo pensato quindi di fare un primo check-up alla nostra classifica, per capire se questo scorcio di campionato ci da qualche conferma.<br />
In generale, l&#8217;errore medio è di 4,55 posizioni. C&#8217;è da dire che questo valore è innalzato da qualche caso limite di squadra che sta deludendo particolarmente piuttosto che sorprendendo in positivo. Ci riferiamo ovviamente a Inter e Milan nel primo caso, che registrano la performance peggiore rispetto alle nostre attese (-14) e all&#8217;Udinese nel secondo, con la società friulana autrice di un vero e proprio testacoda da +19 che la porta al primo posto nella classifica reale. Piacevoli sorprese anche da Cagliari (+7), Palermo e Parma (entrambi +5), mentre  deludono Cesena (-7) e Lecce (-5).<br />
C&#8217;è anche qualcuno che mantiene le nostre aspettative, in particolare Lazio, Chievo e Genoa, che si posizionano esattamente dove le avevamo collocate a inizio settembre, ma anche Juventus, Napoli, Roma, Novara e Bologna, con variazioni di una sola posizione, si confermano nelle zone dove ci si aspettava che fossero, nel bene e nel male.<br />
Di seguito la nostra classifica con le variazioni, squadra per squadra, rispetto a quella reale. Attendiamo le vostre considerazioni, in attesa del prossimo check up.</p>
<p>1) Milan (-14)<br />
2) Juventus (+1)<br />
3) Inter (-14)<br />
4) Napoli (+1)<br />
5) Roma (-1)<br />
6) Fiorentina (-3)<br />
7) Lazio (=)<br />
8) Chievo (=)<br />
9) Palermo (+5)<br />
10) Genoa (=)<br />
11) Cagliari (+6)<br />
12) Cesena (-7)<br />
13) Lecce (-5)<br />
14) Novara (+1)<br />
15) Catania (+4)<br />
16) Siena (+2)<br />
17) Parma (+5)<br />
18) Atalanta (+2)<br />
19) Bologna (-1)<br />
20) Udinese (+19)</p>
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