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Ignoranza o creatività?

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Sabato poesia a memoria e lunedì tema in classe. Tutti i sabato e tutti i lunedì dal 1986 al 1990. Passavo la domenica tra il terrore di scordare la poesia e l’attesa del foglio bianco del giorno dopo. La mia maestra si chiama Mimì, quando mi capita la vado ancora a trovare. Lei mi dice tutte le volte che il buongiorno si vede dal mattino, io la ringrazio, e tutte le volte che le stringo la mano vorrei sentisse tutta la mia riconoscenza. Il senno di poi, lo chiamano, esiste davvero.
Quando la Signorina Mimì (così la chiamavamo) ci fece comprare una rubrica telefonica e ci disse che ogni giorno, per ogni lettera, dovevamo aggiungere una parola nuova con relativo significato, pensai che fosse un sadico espediente per togliere ai miei pomeriggi almeno un paio d’ore di gioco e spensieratezza. Quella rubrica con la copertina rossa ce l’ho ancora a casa da qualche parte, la mia personale versione dello Zanichelli. Devo sempre a lei, la signorina Mimì, la passione per la lettura e la scrittura e quanto orgoglio quando sul giudizio della pagella di fine anno si leggeva, scritto di suo pugno: “ottima padronanza della lingua italiana”.
Con un abuso di retorica mi aggiungerei, senza esitazioni, al coro dei sostenitori della tesi che le nuove generazioni abbiano poco a che fare con il corretto utilizzo della lingua italiana, in effetti anche l’ultimo rapporto INVALSI ne riporta la prova tangibile e pressocché scientifica. Cerco però di andare oltre. Lavorando quotidianamente su Social Network e altri strumenti della comunicazione contemporanea ci si imbatte in digressioni linguistiche in cui la grammatica italiana è decisamente relativa. Eccesso di creatività o ignoranza? Non mi permetterei di giudicare sommariamente,  forse è l’estrema necessità di sintesi di questi tempi frenetici che fa saltare ogni paradigma. Veloci, concisi, immediati, non c’è tempo per le regole. Sulla tastiera la “e” senza accento è più vicina da raggiungere rispetto a quella accentata, quindi si possono risparmiare almeno 0.5 centesimi di secondo. Non è poco per l’instant messaging.
“C vediamo dp?” “kk” …due sono le possibilità, o io sono “troppo vecchia” e aspiro al ritorno del Dolce Stil Novo o loro sono una nuova corrente di futuristi. Staremo a vedere.
Intanto continuo a preferire un buon libro al Nintendo DS, più o meno siamo a 7.564 parole contro le 100 delle istruzioni di gioco.
Orrori Ignoranza o creatività?Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

Che razza di città

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Scusate ma sento l’esigenza di un off-topic.
La capitale d’Italia è ancora chiusa per ferie. Oggi, lunedì 23 agosto continuiamo a muoverci in una città fantasma. Non un bar aperto, non un’edicola, non un alimentari, non un ristorante.
A farci compagnia e a garantire i servizi minimi – il pane, il latte, la frutta, un ristorante per chi ha ancora il frigorifero vuoto – sono solo loro, amati e odiati, oggetto di leggi e divieti, desiderati e temuti, indispensabili e ingombranti, oggetto e mai soggetto. Cittadini, essere umani con una marcia in più, venuti da lontano, ricchi di storie e tradizioni, sono gli unici che tengono in piedi l’Italia, E nessuno vuole riconoscerlo.
Arabi, indiani, cinesi, egiziani garantiscono la sopravvivenza in una città deserta. Cittadini del mondo, gran lavoratori, con una seconda generazione che prepotentemente si sta integrando, vivono con noi celando una potenza e un’energia che prima o poi emergerà. Uomini e donne dinamici e cosmopoliti, giovani in una città vecchia (perché al passo con i tempi), acuti in una città miope (perché capaci di cogliere le opportunità di una apertura fuori tempo), scattanti in un città grassa (perché mai sazi di ciò che hanno e tesi verso quello che potrebbe accadere), innovatori in una città ministeriale (perché consapevoli che ad agosto il mondo non si ferma).
E mentre tutto continua a dormire (al 1 settembre mancano ancora otto giorni), li ringrazi ogni giorno e ti domandi cosa accadrebbe, cosa accadrà quando prenderanno in mano le sorti di questo paese, quando formeranno una rappresentanza politica, quando metteranno in campo – non solo economico – doti, attitudini, saperi, conoscenze e quella innata voglia di cambiare e crescere che, speriamo, passi per osmosi anche ai nostri figli.

Re-tuning

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Era un modello Autovox grigio e nero e captava i rumori di fuori attraverso un’antenna che svettava dal finestrino destro come una piuma dal cappello di un alpino. Era la prima autoradio che in famiglia abbiamo maneggiato.
Proprio così, maneggiato. Due manopole. Una a sinistra (per il volume), l’altra a destra per la sintonizzazione. Il display in mezzo, con la levetta a fare su e giù tra le due bande.
Ascoltavamo poche musicassette, tempestati com’eravamo dai giornali radio che mio padre leggeva con le orecchie. Fino all’ultima notizia di sport. Dunque, l’ordine di arrivo di qualche corsa ciclistica preparatoria ai classici mondiali di settembre (tenevo per Moser anche se mi sembrava più prete di Saronni, lui troppo italiano per imporsi a livello internazionale). Perché ad agosto, stavamo tutt’insieme e tutt’insieme ci muovevamo lungo la A1 o la E45, da sud a nord.
Generalmente, considerati tempo e clima, si parlava di governi balneari che nulla avevano a che fare con la gestione dei litorali. Onde anomale della politica italiana, prima e più delle benedizioni montanare da ampolle scure o oscurantiste.
Quando poi ci fermavamo da qualche parte e la estraevamo (l’Autovox) per paura che ce la rubassero, era un altro tipo di maneggiamento (il correttore automatico mi dà vaneggiamento e inquieto penso che il correttore automatico mi conosca più di quanto immagini). Si andava fieri, dell’Autovox sottobraccio, che ti faceva costruire un semicerchio sulla destra, con il gomito appuntito e pericolosamente proteso verso il fianco dei passanti di ritorno.
Aspettando di risalire in auto, giocherellavo con il tasto eject.
Mi sono sempre piaciute le vacanze on the road, sin da allora.
Mi piace guidare, mi piace fermarmi, mi piace guardare attorno, mi piace immaginare.
Mi piace ascoltare la radio, mi piace ascoltare le notizie.
Quest’estate, una grande novità ha sconvolto le mie abitudini di automobilista.
Per la prima volta, una radio che non sia Isoradio è partner di Autostrade per l’Italia. Si tratta di RTL 102.5.
Al di là delle ragioni commerciali che hanno condotto alla scelta di una radio privata per la diffusione in via ufficiale di aggiornamenti sulla viabilità, abbiamo assistito ad un confronto aperto e forte (in termini di comunicazione) tra le due emittenti.
Un’esemplare battaglia di posizionamento, talmente lampante da risultare addirittura accademica.
Per RTL 102.5, la novità è così importante da lasciarle annunciare (nientedimenoche) cancelliamo il passato. Da oggi, nulla sarà come prima.
Diretto, impattante, senza dubbio vero, abrasivo.
Isoradio, invece, ha sentito l’esigenza di mutare il proprio. Non rinunciando al ruolo di servizio informativo ma puntando con maggiore forza sulla musica. Così da condividere un più informazione sicura, più musica italiana.
Preciso, qualificante, furbo, direi quasi obbligato.
Abbiamo assistito, dunque, ad un chiaro e voluto sconfinamento (pesante, in un caso; raffinato nell’altro) nei reciproci (e fino a ieri, distinti) campi d’azione. Capita sempre più raramente, perciò mi sono lasciato andare a queste riflessioni.
Non sappiamo se sarà sufficiente per Isoradio un più o un sicura o un’italiana, per continuare a primeggiare nella memoria e nelle abitudini degli automobilisti (a partire da me); di sicuro, possiamo immaginare che, per RTL 102.5, saranno altissimi i ritorni in termini di branding (a partire dalla presenza del nome sui tutor lungo i tratti autostradali, dove è vietato altrimenti fare pubblicità).
Anche perché, la sensazione che ho ricavato da automobilista e ascoltatore, è che RTL 102.5 non ha ancora saputo (o voluto? del resto, modificare un profilo consolidato e vincente è la cosa più difficile) dare un taglio alla propria programmazione utile ad esaltare il contenuto informativo di cui dispone in esclusiva.
Mi ricorda il primo Milan berlusconiano (lo sapevo, che finivamo per parlare di calcio…), che acquistava grandi giocatori anche solo per tenerli in panchina. Dava prova di forza, otteneva titoli di giornale, incrementava il numero di abbonati, indeboliva la concorrenza.
Ha sì vinto tanto, in Italia e nel mondo, ma oggi, a pochi anni di distanza, smarrendo quella parvenza di identità artificiosamente costruita con investimenti irrazionali, è ridotto a farsi dare in prestito giocatori dal Genoa e a vedere la rivale più importante, l’Inter, vincere in sequenza tutto il vincibile.
Ma quelli, diranno con sicurezza a RTL 102.5, erano altri tempi.
Ed è vero.
C’era ancora l’Autovox con l’antenna da alpino. C’erano ancora le musicassette. C’era De Napoli.
Ma, al di là di ogni metafora, resta (centrale) il problema dell’identità. Della sua costruzione, della sua tutela. In auto e fuori.

Follow the leader

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Ascoltare/leggere rende riflessivi e quando si presenta l’occasione, non puoi far altro che comunicarla.
Catepol, da professionista, mette in evidenza la figura del follower; io, da online marketing excutive (lo dice lui), cerco di catturare l’attenzione dei potenziali followers. Non sono un leader, ma il SMM pretende che io lo sia. Nuove tecniche di adv, a prima vista facilmente gestibili e manipolabili, che presentano una realtà differente. Entrando a far parte nei mondi generati dai new media, ci si rende conto che gli utenti sono molto esigenti e poco manipolabili. Le vetrine messe a disposizioni dai network, non hanno vetro. Gli utilizzatori, quasi mai si soffermano a guardare la merce in esposizione.
Vogliono un dialogo, vogliono partecipare, vogliono creare il prodotto. Crowdsourcing. Nel marketing 2.0, la figura del follower riveste un valore più importante di quella del leader. Non solo perché il secondo non esisterebbe senza il primo, ma perché i seguaci sono i veri portatori/creatori dei valori del prodotto. Avere seguaci implica avere dei prosumer, quindi starnutatori. Gli sneezers come vengono definiti in Unleashing the Ideavirus sono la chiave di volta del marketing moderno. Senza sneezers non ci sarebbe dialogo, non ci sarebbe una relazione che porta a relazioni, non ci sarebbe un valore aggiunto, ma semplicemente una mostrazione del prodotto.

Dedicato a Rocco

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Si sceglie il sud
quando il nord
è miraggio
si sceglie il sud
quando il centro
è già fuga
si sceglie il sud
quando il sud
è dolore
e il sole
non dà forza
e l’ombra
non fa ombra
sui vecchi
che nessuno
ha visto partire
sui giovani
che nessuno
vedrà tornare
si sceglie il sud
quando è il sud
a scegliere

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