Recensioni

Il mio compleanno, il Flauto magico e l’Orchestra di Piazza Vittorio

Daniela

By Daniela
Published 30th September, 2011

Ho sempre festeggiato i compleanni. Mi piace, mi diverte.
Da quando sono a Roma, poi, è diventata l’occasione per vedere gli amici, in una città in cui le distanze sono tante e gli spostamenti un’avventura.Quest’anno, per la prima volta, ho scelto di trascorrere la serata del mio compleanno in modo diverso. Una serata musicale, una serata a teatro.La scelta è caduta sulla rielaborazione de Il flauto magico realizzata dall’Orchestra di Piazza Vittorio.
Uno spettacolo fiabesco per un’orchestra che è un progetto magico: le premesse ci sono tutte.
Entra l’orchestra. Sono 23 elementi. È un miscuglio di razze e di culture, dall’Africa all’America, dall’Italia al Mediooriente. È una sinfonia di suoni e di colori. È una piccola comunità, spaccato di una società multietnica perfettamente integrata. Ognuno ha il suo momento da solista, in un fluido alternarsi di assoli e momenti corali. A turno, a coppia, in trio arrivano sotto i riflettori. Sono tutti diversi, parlano tutte le lingue del mondo eppure la lingua in cui si esprimono è universale. Alternano ironia e momenti di altissima lirica. Sono attori, acrobati, saltimbanchi. Si mettono in gioco. Si divertono e ci coinvolgono. Ogni arte trova spazio. Lo spettacolo dura due ore, senza interruzioni, senza cali di attenzione o sbavature. Ci sono gli archi a riprendere parte delle musiche originali dell’opera, tablas, percussioni, batteria basso e chitarre e persino una kora -l’arpa africana- a raccontare la storia. In una scenografia, con le illustrazioni di Lino Fiorito, le parti più complesse della narrazione diventano un fotoromanzo, in una rappresentazione antica da cui neanche la suoneria del cellulare è esclusa.
È una serata magica la rivisitazione del Flauto Magico. Gli adulti tornano bambini e i bambini presenti applaudono.

L’e-commerce nei paesi dell’Unione

Ignazio

By Ignazio
Published 28th September, 2011

Il rapporto sul comportamento dei consumatori on-line rilasciato dalla Direzione Generale per le politiche interne dell’Unione Europea fotografa lo stato dell’arte del commercio elettronico in Europa.
Il documento sottolinea le nuove opportunità che il commercio online ha aperto sia per i venditori che per i consumatori: “Businesses can benefit from better access to larger markets and to markets in other countries. Consumers benefit from access to a wider variety of goods and sellers, greater convenience, improved possibilities to compare products and prices, and in some instances, lower prices. In addition, all users potentially benefit from better access to content and information, lower transaction costs, reduced environmental costs and wider benefits such as improved learning, innovation and creativity“.
Il primo dato di particolare interesse è che rispetto al 20% del 2005, nel 2010 il 40% degli Europei ha acquistato online. Un dato tuttavia non omogeneo in tutti i paesi dell’Unione. Nel nord Europa la percentuale aumenta fino al 65% mentre gli utenti connessi dall’Est e dal Sud Europa (Italia compresa) fanno registrare un più basso tasso di acquisti online (nel nostro paese la percentuale si attesta sotto il 20% della popolazione totale). La ricerca sottolinea come nell’area mediterranea e orientale dell’EU la rete venga usata più come mezzo per ottenere informazioni e opinioni sui prodotti di interesse piuttosto che come canale di transazione economica.
Ciò che i consumatori europei comperano maggiormente online sono viaggi, vestiti e ticket per eventi. La fiducia nell’acquisto in rete decresce, invece, quando si tratta di ordinare prodotti hi-tech. Essendo un tipo di bene dal costo elevato,  il rischio percepito aumenta sensibilmente ed ecco che gli utenti preferiscono vedere e testare il prodotto prima dell’acquisto.
Il documento continua indicando ciò che rappresenta un limite allo sviluppo dell’e-commerce in Europa: “purely digital products and services overcome the most common problem with ecommerce for consumers: non-delivery or the late delivery of products“. Questo è più vero quando si tratta di effettuare transazioni da siti di altri paesi membri, tanto che solo il 23% degli europei ha comprato da siti stranieri.
Abbastanza ragionevole, per non dire scontata, è la conclusione secondo la quale anche se tutte le barriere (tecnologiche e culturali) al commercio elettronico fossero rimosse, sarebbe improbabile che tutte le aziende e tutti gli utenti europei vorrebbero usufruire del commercio elettronico. Molte aziende sostengono che il commercio elettronico non è appropriato per il proprio business e una quota significativa di consumatori preferisce fare acquisti di persona. Pertanto, l’ e-commerce “is likely to continue to be a supplement to offline trade“.
Come forse è giusto che sia per un ente regolatore,  nel documento si fa particolare attenzione alla legislazione sui diritti del consumatore, che nel contesto del web si è evoluto in “prosumer”. L’esigenza che il report fa emergere è quella di calibrare il quadro legislativo vigente aggiornandolo su questo nuovo soggetto giuridico: “trust and confidence in the digital market-place will only improve if basic rights as well as obligations in the digital environment are clear”.

Amore e Vergogna

Andy_Bd

By Andy_Bd
Published 22nd September, 2011

In occasione della rassegna cinematografica “Venezia a Roma”, Sabrina e io abbiamo assistito alla proiezione della nuova opera di Steve McQueen, uno dei talenti emergenti del cinema internazionale.
Shame ha in sé la verità di un pugno in pieno volto: è reale, concreto ma soprattutto carico di tensione emotiva.
Già dalla prima scena ci si trova totalmente immersi nell’angoscia e nel disagio di cui è vittima Brandon, il protagonista interpretato da Michael Fassbender, businessman di successo con appartamento di lusso a New York.
Brandon è un uomo realizzato ma nasconde, in realtà, un’ossessione compulsiva, che lo costringe a una dipendenza patologica: è un erotomane.
Il malessere di Brandon si aggrava e intensifica quando in città giunge la sorella Sissy, giovane fragile e disagiata, che scombussola il già precario equilibrio dell’uomo, invadendo le mura domestiche all’interno delle quali ha da sempre soffocato e nascosto la malattia.
Una dipendenza che se, in un primo momento, ci fa inorridire di fronte all’impossibilità del protagonista di contenersi dietro paraventi di normalità, lentamente ci consente di vedere il tentativo di difesa nei confronti di un contesto ambientale scandito dall’indifferenza e dalle false promesse delle relazioni umane.
Nonostante la durezza delle immagini e delle situazioni, riusciamo a cogliere Brandon nel suo essere più profondo; un uomo puro, un’anima sola piena di ansie ma capace di discernere tra la patologia del sesso ostentato e la delicatezza del corpo femminile.
Un corpo che non riesce a sfiorare perché timoroso di violarne la bellezza, un corpo che non riesce a vedere se non con occhi offuscati dalla dipendenza. Una semplice paura d’amare, quella di Brandon, che si materializza nell’ansia di corrompere l’idea stessa dell’amore con il bieco cinismo del reale.
Scena dopo scena il malessere di Brandon viene indagato e rappresentato in modo crudo, privo di qualsiasi edulcorazione. Il suono grave e malinconico del pianoforte protagonista della colonna sonora, la città di New York spogliata del suo luccichio glamour e ripresa soprattutto di notte, grigia e a tratti squallida, i dialoghi incisivi ed elementari, intensi primi piani e lunghi piani sequenza sono i principali elementi che caratterizzano questo film.
Minimalista, esistenzialista mai banale e stereotipato, Steve McQueen – dopo Hunger – ci offre un ritratto veritiero delle ansie e patologie di questi tempi cupi.

The Eagle

Andy_Bd

By Andy_Bd
Published 6th July, 2011

Immaginate che siate costretti a riscattare l’onore della vostra famiglia ma che, nonostante la vostra volontà, il destino ponga seri limiti alla vostra legittima aspirazione. Bene, ora noi – io per primo – probabilmente cominceremmo a rivolgere i nostri pensieri altrove, coscienti che la vita ci ha posto di fronte a scelte obbligate.
Se non fosse, però, per la presenza di alcuni piccoli particolari: primo, non siamo nel 2011 ma nella gloriosa epoca Romana; secondo, se tuo padre era il comandante della Nona Legione Romana e, durante una campagna, ha perso l’Aquila Imperiale senza per altro fare più ritorno, la cosa si fa un tantino più seria. Sicché, in un modo o nell’altro, credo che ci metteremmo contro il fato pur di riuscire nell’impresa.
Ebbene “The Eagle”, nuovo film in uscita dopo l’estate, è tutto questo: Passione, Onore, Riscatto, Fedeltà, Volontà e Amicizia.
Educato, fin da bambino, al culto di Roma e della sua potenza soprattutto per via della figura del padre, Flavio Aquila, comandante della Nona Legione Romana; Marcus Flavius Aquila, divenuto a sua volta comandante, ha un solo obiettivo, ovvero, quello di ritrovare l’aquila imperiale – simbolo della potenza di Roma – andata persa nelle fredde e ostili terre del nord della Bretagna e riscattare l’onore del padre e della sua famiglia.
Non sarà un compito facile perché proprio in Bretagna durante un assalto, da parte dei druidi, al fortino romano dove è di stanza, Marcus nel compiere un’azione valorosa riporta una ferita grave alla gamba, che lo congeda dal servizio militare seppur con onore. Una situazione insopportabile per chi, come lui, non può vedersi espropriato dal proprio destino e, soprattutto, la nuova vita fatta di ozio non lo soddisfa del tutto. Ed è proprio da questa tensione psicologica e dai suoi conseguenti risvolti che parte la narrazione centrale del film. Salvata, durante uno spettacolo di gladiatori, la vita di Esca, lo zio – presso cui oramai Marcus intanto si era stabilito – lo acquista come schiavo personale per aiutarlo dato il tormento procuratogli dalla gamba malconcia.
Ben presto il conflitto tra Marcus ed Esca, dovuto principalmente all’appartenenza a culture diverse, diviene, progressivamente, complicità e amicizia profonda.
Un’amicizia che condurrà i due a intraprendere insieme l’avventura al di là di quel vallo di Adriano oramai divenuto simbolo di un confine di civiltà.
Kevin Macdonald ci consegna un film d’azione e pathos come ben pochi, che ci fa piombare in quell’epoca romana fatta di onore e fedeltà verso un’idea chiamata Roma ma che, di contro, ci fa osservare anche come le differenze culturali – rappresentate dal rapporto tra Marcus ed Esca – siano confini labili che la conoscenza reciproca sfuma e sposta costantemente a seconda dei contesti in cui ci si relaziona.

Mio marito non è in target

Daniela

By Daniela
Published 4th July, 2011

Se nessuna delle cose che seguono vi evoca emozioni, ricordi, sensazioni, sospiri, questo post non è per voi. Davvero, non leggetelo!
Non avete mai visto Harry ti presento Sally, non sapete cos’è Alta Fedeltà, non avete letto nulla di Jonathan Coe, non conoscete gli attori di Pretty Woman, pensate che Goldrake, Mazinga e Gig Robot siano solo videogiochi, vi state domandando chi sia Candy Candy, non avete mai pianto per Remì, non ricordate il gusto della girella.
Ripeto. Se nulla di quanto scritto vi risuona, non leggete questo post.
Ho appena finito di leggere One Day, un giorno, il libro di David Nicholls, da ottobre anche in versione cinematografica con Anne Hathaway e Jim Sturgess.
La storia è semplice. Due persone si amano ma non riescono a dirselo.
Il racconto si snoda con un capitolo per ogni anno. Un capitolo per ogni san switihin, il nostro 4 aprile, a partire dal 15 luglio 1988.
E così, per vent’anni, attraverso le voci alternate dei protagonisti scopriamo la storia di Emma, la classica secchiona, impegnata nel sociale, poco attenta alla bellezza, radicale e convenzionale, Dexter, attraente, borghese edonista, senza uno scopo nella vita.
Vent’anni alla ricerca di un amore che c’è ma non puo’ esistere. Vent’anni durante i quali Emma si trasforma da brutto anatroccolo in cigno, mentre Dex fa lo stesso percorso. Ma all’indietro.
Perché mi è piaciuto il libro? Perché c’è tanto di noi trentenni in questa storia. C’è la nostra sensibilità. Di come si cambia dai 20 ai 40 anni, dalla giovinezza all’età adulta. Dai sogni alle disillusioni. Emma e Dex sono io, voi che leggete questo post, voi che oggi siete “grandi”. Ma c’è tanto altro. Ci sono la forza e la tenacia di Emma. La superficialità e la fragilità di Dexter. Le risate e l’ironia, una quotidianità semplice, mai banale. Ci sono i fantastici anni 80, le trasmissioni televisive, la droga, l’alcool. E le donne. Tante donne: mamme, sorelle, fidanzate, amanti, amiche. È un libro pieno di passioni, di scrittura: messaggi, lettere, lettere non arrivate, lettere non spedite. Mentre passano gli anni, tra le pagine scorre l’inquietudine di vivere. L’incapacità di assumersi una responsabilità. L’università, le differenze di classe, i viaggi, le bugie. Per venti anni i nostri beniamini si inseguiranno, tenendosi in contatto, raccontandosi tutto, pensando all’altro con nostalgia e desiderio, senza però poter mai dire se quello che hanno vissuto è vero amore.

Per quattrocento pagine, li vedremo crescere. Soffrire. Sposarsi, fare figli. Sempre uniti. Sempre separati.
Fino alla fine. Che non sarà scontata.

Concludo con la recensione del Times, «Uno splendido libro: divertente, acuto, saggio, compassionevole e, a volte, incredibilmente triste… il miglior romanzo sociale inglese dai tempi di La famiglia Winshaw di Jonathan Coe… l’arguta prosa di Nicholls ha una trasparenza che ricorda Nick Hornby»