Ho sempre festeggiato i compleanni. Mi piace, mi diverte.
Da quando sono a Roma, poi, è diventata l’occasione per vedere gli amici, in una città in cui le distanze sono tante e gli spostamenti un’avventura.Quest’anno, per la prima volta, ho scelto di trascorrere la serata del mio compleanno in modo diverso. Una serata musicale, una serata a teatro.La scelta è caduta sulla rielaborazione de Il flauto magico realizzata dall’Orchestra di Piazza Vittorio.
Uno spettacolo fiabesco per un’orchestra che è un progetto magico: le premesse ci sono tutte.
Entra l’orchestra. Sono 23 elementi. È un miscuglio di razze e di culture, dall’Africa all’America, dall’Italia al Mediooriente. È una sinfonia di suoni e di colori. È una piccola comunità, spaccato di una società multietnica perfettamente integrata. Ognuno ha il suo momento da solista, in un fluido alternarsi di assoli e momenti corali. A turno, a coppia, in trio arrivano sotto i riflettori. Sono tutti diversi, parlano tutte le lingue del mondo eppure la lingua in cui si esprimono è universale. Alternano ironia e momenti di altissima lirica. Sono attori, acrobati, saltimbanchi. Si mettono in gioco. Si divertono e ci coinvolgono. Ogni arte trova spazio. Lo spettacolo dura due ore, senza interruzioni, senza cali di attenzione o sbavature. Ci sono gli archi a riprendere parte delle musiche originali dell’opera, tablas, percussioni, batteria basso e chitarre e persino una kora -l’arpa africana- a raccontare la storia. In una scenografia, con le illustrazioni di Lino Fiorito, le parti più complesse della narrazione diventano un fotoromanzo, in una rappresentazione antica da cui neanche la suoneria del cellulare è esclusa.
È una serata magica la rivisitazione del Flauto Magico. Gli adulti tornano bambini e i bambini presenti applaudono.

Il rapporto sul comportamento dei consumatori on-line 
Immaginate che siate costretti a riscattare l’onore della vostra famiglia ma che, nonostante la vostra volontà, il destino ponga seri limiti alla vostra legittima aspirazione. Bene, ora noi – io per primo – probabilmente cominceremmo a rivolgere i nostri pensieri altrove, coscienti che la vita ci ha posto di fronte a scelte obbligate.



