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	<title>Estrogeni - Blog. CEO - Alfredo Borrelli. &#187; Recensioni</title>
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		<title>The Help</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 09:37:41 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://thehelpmovie.com/us/" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7318" title="The Help" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/02/Loc_The_Help_72dpi-209x300.png" alt="" width="209" height="300" /></a>Sono andata a vedere <a href="http://thehelp.it/" target="_blank">the Help</a>. Il best seller di Kathryn Stockett nella trasposizione cinematografica.<br />
Uno spaccato del Mississipi anni 60. Una storia vera che fa venire i brividi quando pensi quanto sia vicina quell’epoca.<br />
Il film è costruito bene. Le attrici &#8211; pochi uomini a fare da spalla &#8211; sono potenti, credibili, appassionate.<br />
Il ritmo ti inganna mescolando ironia a dramma, da Happy Days a Via col vento, da Radici a Huckleberry Finn.<br />
Appena entrata in sala, al veder scorrere le immagini e a sentire le battute, mi sono sentita colpita. Profondamente colpita come quando, una domenica di oramai tre anni fa, mi sono ritrovata su un bus, io unica donna italiana insieme ad altre donne. Tutte nere. Tutte probabilmente the Help, l’aiuto per persone come me. Allora, scrissi in un <a href="http://blog.estrogeni.net/riflessioni/donne2" target="_blank">post</a>: “Reggono l’Italia. Con il loro lavoro, il loro figli, i loro sorrisi riservati ai nostri cari. Non le vedi mai: quando tu ci sei, loro non ci sono. Quando loro ci sono, tu non ci sei”<br />
E il film parla di loro.<br />
Donne, si presentano, che fanno da madri a bambine, ahiloro, figlie di bambine.<br />
Donne, che dedicano cura, attenzione e sguardi amorevoli ai bimbi che le donne che li hanno messi al mondo non riescono a dare.<br />
Donne che creano fiducia, sicurezza e certezza in un mondo finto. Tutto beneficenza stonata e perbenismo.<br />
E la nenia che Aibileen ripete alla piccola Molly “Tu sei carina, tu sei brava, tu sei molto importante” rimane il mantra, la misura di quanto, ieri come oggi, quell’aiuto sia fondamentale.<br />
La storia continua tra pregiudizi, razzismo e ipocrisia. Quella che si compone con una ricostruzione fedele delle atmosfera dell’epoca è  l’immagine di una vita che c’era, e che forse ancora c’è; la testimonianza concreta di quanto fossero indispensabili, quelle donne morbide, nere, affettuose, preziose nella costruzione dell’identità dei bambini che accudivano.<br />
Il resto è coraggio.<br />
Coraggio di sfondare regole leggi ingiuste convenzioni e perbenismo.<br />
Il coraggio di sfidare il certo, mettendo a repentaglio vita, amori, reputazione. Quel coraggio che parte dal sogno di una donna bianca e dal bisogno di una donna nera e che si trasmette, gesto dopo gesto, a tutte le donne che di quelle bimbe bianche le hanno allevate.<br />
Quello che si produce è rivoluzionario. E alla fine la madre della protagonista dovrà suo malgrado dire “IL CORAGGIO, A VOLTE SALTA UNA GENERAZIONE. GRAZIE DI AVERLO RIPORTATO IN FAMIGLIA”. Tra eventi tragicomici, vendette e separazioni il film si chiude. Non è proprio un happy end.  Ma è una consacrazione dolceamara per alcuni e il riconoscimento del valore della condivisione per altre.<br />
Io mi sono commossa, divertita, impensierita.</p>
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		<title>A piccoli passi</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 08:55:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.estrogeni.net/recensioni/a-piccoli-passi"><img class="alignleft size-medium wp-image-6749" title="A piccoli passi" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/11/manifesto_pina-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>Quello di <a href="http://blog.estrogeni.net/guestbook/guestbook-intervista-a-wim-wenders" target="_blank">Wim Wenders</a> per Pina Bausch è un film stupendo. C’è la passione, la leggerezza, il sogno. La storia di una donna eccezionale che spende la sua vita per la danza. L’unica forma capace di darle salvezza. L’unica lingua in cui possa esprimere la gioia di essere al mondo, insegnando ad altri a parlare. Gli altri, appunto. Sono loro i veri protagonisti di <em>Pina</em>. I suoi allievi. I suoi compagni. I suoi amici. Voci che si raccontano, e la raccontano. Parole. Movimenti. Musiche e silenzi. E poi c’è la città, coi suoi rumori e scenografie intere fatte solo di paesaggio. Una vera gioia per gli occhi. Meglio ancora se la si guarda in 3D, come è successo a me ieri sera e consiglio a tutti di fare. Meglio ancora se, uscendo dalla sala, si trova il cielo sgombro dopo una giornata di pioggia e vien voglia di guardare in alto. Meglio ancora se, prendendo il braccio della persona che avevi accanto, capisci che dentro ad ognuno, al di là del caos, c’è forse davvero una stella danzante.<br />
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		<title>Hysteria. Ovvero, vibrazioni riuscite</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 08:52:49 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.imdb.com/title/tt1435513/" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-6656" title="Hysteria. Ovvero, vibrazioni riuscite" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/10/hysteria_i01-300x200.jpg" alt="" width="270" height="180" /></a>Ti aspetti un film forte nei contenuti erotici, che parli della storia (assolutamente vera) dell&#8217;invenzione del vibratore come soluzione definitiva agli isterismi delle donne fine ottocento.<br />
Rimani sorpreso invece di assistere a una commedia brillante ben recitata da tutti gli attori principali. Maggie Gyllenhaal (la ricordate la fanatica hippie anti-passeggini in American Life?) nella parte di Charlotte, Hugh Dancy nella parte del Doctor Granville, Jonathan Pryce nella parte del Doctor Dalrymple, Rupert Everett nella parte del ricco Lord Edmund St. John-Smythe, assistente elettrico del Dr Granville per il funzionamento della macchina.<br />
Ti coinvolge un insieme di elementi trattati che trovi abbastanza lontani dall&#8217;erotismo: la nuova medicina lontana dai salassi e roba simile e vicina all&#8217;igienismo e alle allora nuove teorie; le nuove invenzioni tecnologiche collegate al primo utilizzo della forza motrice; il nascente telefono; il femminismo con la spinta che viene data in quegli anni alle rivendicazioni per il suffragio universale.<br />
In particolare, questo tema trovo che si leghi benissimo a quello dell&#8217;isteria e mette in primo piano le donne, quelle combattive, dolci e misericordiose ma anche forti e sicure di sé tanto da rischiare una condanna e il manicomio criminale perché colpevoli non di isteria, ma di avere e diffondere idee innovative. Quelle donne, complemento alla vita di (quasi) ogni uomo, che cercano non l&#8217;uomo ideale che possa essere il compagno della vita, ma un equal che, diciamocelo fra uomini, non è assolutamente scontato che trovino.<br />
Quindi, film ben riuscito e bel risultato, come mia prima volta ad un <a href="http://www.romacinemafest.it" target="_blank">Festival del Cinema</a>.<br />
Ottima regia (di Tanya Wexler), bella recitazione e, auspico, buon interesse da parte del pubblico. Sarebbe un&#8217;ottima occasione per scovare uomini che ancora non sono convinti femministi.</p>
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		<title>Tra le nuvole</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 09:05:29 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/10/313685_259408460769282_259372070772921_715948_736903272_n.jpg" rel="lightbox[6487]"><img class="alignleft size-medium wp-image-6488" title="Tra le nuvole" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/10/313685_259408460769282_259372070772921_715948_736903272_n-300x300.jpg" alt="" width="190" height="190" /></a>Ci sono le parole, e ci sono le immagini. Poi, ci sono parole visive – finanche visionarie – e immagini loquaci. Una buona pubblicità può essere fatta con le une o con le altre, e questo lo vediamo, anche qui, ogni giorno. Così è l’arte, la poesia, la pittura. Così è l’illustrazione, come ci ricorda <a href="http://ariland.blogspot.com/" target="_blank">Arianna Usai</a> nel suo primo libro, da ieri distribuito da Edizioni Lalbero. Perché Tra le nuvole è sì una raccolta di bellissimi disegni con una storia, ma è anche un manifesto, fin dal titolo. Un elogio alla leggerezza, per dirla alla Calvino. Un invito a guardare alla molteplicità del tutto, per dirla – ancora – alla Calvino. Dove l’uno implica l’altro. Dove quel che resta, alla fine, è il piacere di pensare.</p>
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		<title>Esorcismi d&#8217;importazione</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 11:16:06 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-6438" title="Esorcismi d'esportazione" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/10/1408555-300x225.jpg" alt="" width="251" height="188" />Grazie a un invito ricevuto da <a href="http://www.screenweek.it/" target="_blank">Screenweek</a> ieri ho assistito all&#8217;anteprima  presso la Casa del Cinema di <a href="http://www.imdb.com/title/tt1560985/" target="_blank">The Devil Inside</a> di <a href="http://www.imdb.com/name/nm0068587/">William Brent Bell</a>, horror sovrannaturale prodotto dalla <a href="http://www.insurgepictures.com/" target="_blank">Insurge</a>, divisione dedicata ai micro-horror di Paramount, in uscita all&#8217;inizio del 2012.<br />
Già nell&#8217;invito si accennava al fatto che si sarebbe trattato di un&#8217;anteprima particolare, con riprese durante la proiezione e conseguente obbligo di firmare una liberatoria per prendere parte alla visione. L&#8217;ingresso in sala è &#8211; se possibile &#8211; ancor più &#8220;scenico&#8221;, nel senso che oltre alla liberatoria bisogna consegnare qualsiasi oggetto elettronico (ho dovuto lasciare persino l&#8217;iPod touch), dopo di che siamo stati sottoposti a un ulteriore controllo con metal detector prima di poter finalmente accedere alla sala.<br />
Qui inizia il necessario &#8220;tetris&#8221; dei partecipanti per compattarli a centro sala ed evitare fastidiosi buchi ad uso e consumo delle riprese, che hanno lo scopo di registrare le reazioni del pubblico per utilizzarle poi come materiale promozionale per il film. Qualcuno dei partecipanti si lamenta degli spostamenti, ma fa parte del gioco: d&#8217;altra parte ci stanno pur sempre offrendo un&#8217;anteprima gratuita di un film che uscirà fra diversi mesi.<br />
Finalmente si parte con la proiezione, e qui devo fare una premessa: a causa delle scarse informazioni che avevo trovato in rete sul film, partivo piuttosto prevenuto. Un horror/<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Falso_documentario" target="_blank">mockumentary </a>sul tema degli esorcismi non mi sembrava il massimo dell&#8217;<a href="http://www.slideshare.net/MovieCamp/estrogeni-la-social-media-campaign-per-the-last-exorcism" target="_blank">originalità</a>.<br />
Devo invece dire che tutto sommato il film è godibile e scorre via nella sua ora e mezza piuttosto piacevolmente. Ciò che si vede è il frutto del (falso) documentario su Isabella Rossi, figlia di una donna, Maria, che ha ucciso tre persone durante un esorcismo e successivamente è stata portata dagli Stati Uniti a Roma per essere internata presso il Manicomio Centrino (ospitato dall&#8217;ospedale di Santo Spirito). Il film racconta il viaggio della ragazza in Italia per incontrare la madre e scoprire di più sugli esorcismi.<br />
Senza svelare tutta la trama, basta raccontare che fra esorcismi clandestini, preti dissidenti, possessioni multiple e contorsioni innaturali The Devil Inside non annoia e anzi quando finisce &#8211; piuttosto improvvisamente &#8211; la sensazione è che se fosse durato un po&#8217; in più non sarebbe affatto dispiaciuto. Ovviamente questo vale per gli amanti del genere horror e i non facilmente impressionabili, si tratta di un film assolutamente di genere.<br />
E proprio su questo aspetto voglio concludere: ormai l&#8217;unico modo per avere un film di genere girato in Italia è che venga a realizzarlo qualcuno dall&#8217;estero. Oggi il genere è quasi sparito dal cinema italiano, a meno che non vogliamo considerare tale il cinepanettone, ma personalmente mi rifiuto. Mi interessava particolarmente la resa di un horror contemporaneo girato a Roma, e il risultato non è affatto male. La domanda è: perché se fra gli anni &#8217;60 e &#8217;80 <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lucio_Fulci" target="_blank">Lucio Fulci</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dario_Argento" target="_blank">Dario Argento</a> ci riuscivano splendidamente, oggi non è più possibile dare seguito filone di horror made in Italy?<br />
Forse anche il Cinema di genere Italiano, come Maria Rossi, avrebbe bisogno di un bell&#8217;esorcismo&#8230;</p>
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		<title>Il mio compleanno, il Flauto magico e l&#8217;Orchestra di Piazza Vittorio</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 09:14:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ho sempre festeggiato i compleanni. Mi piace, mi diverte. Da quando sono a Roma, poi, è diventata l’occasione per vedere gli amici, in una città in cui le distanze sono tante e gli spostamenti un’avventura.Quest&#8217;anno, per la prima volta, ho scelto di trascorrere la serata del mio compleanno in modo diverso. Una serata musicale, una...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/09/piazza-vittorio.jpg" rel="lightbox[6353]"><img class="alignleft size-medium wp-image-6354" title="piazza vittorio" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/09/piazza-vittorio-300x225.jpg" alt="" width="275" height="206" /></a>Ho sempre festeggiato i compleanni. Mi piace, mi diverte.<br />
Da quando sono a Roma, poi, è diventata l’occasione per vedere gli amici, in una città in cui le distanze sono tante e gli spostamenti un’avventura.Quest&#8217;anno, per la prima volta, ho scelto di trascorrere la serata del mio compleanno in modo diverso. Una serata musicale, una serata a teatro.La scelta è caduta sulla rielaborazione de <a href="http://www.teatroolimpico.it/index.php/programmazione/2011-2012/il-flauto-magico-orchestra-di-piazza-vittorio.html">Il flauto magico</a> realizzata dall&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Orchestra_di_piazza_Vittorio">Orchestra di Piazza Vittorio</a>.<br />
Uno spettacolo fiabesco per un&#8217;orchestra che è un progetto magico: le premesse ci sono tutte.<br />
Entra l&#8217;orchestra. Sono 23 elementi. È un miscuglio di razze e di culture, dall’Africa all’America, dall’Italia al Mediooriente. È una sinfonia di suoni e di colori. È una piccola comunità, spaccato di una società multietnica perfettamente integrata. Ognuno ha il suo momento da solista, in un fluido alternarsi di assoli e momenti corali. A turno, a coppia, in trio arrivano sotto i riflettori. Sono tutti diversi, parlano tutte le lingue del mondo eppure la lingua in cui si esprimono è universale. Alternano ironia e momenti di altissima lirica. Sono attori, acrobati, saltimbanchi. Si mettono in gioco. Si divertono e ci coinvolgono. Ogni arte trova spazio. Lo spettacolo dura due ore, senza interruzioni, senza cali di attenzione o sbavature. Ci sono gli archi a riprendere parte delle musiche originali dell&#8217;opera, tablas, percussioni, batteria basso e chitarre e persino una kora -l&#8217;arpa africana- a raccontare la storia. In una scenografia, con le illustrazioni di Lino Fiorito, le parti più complesse della narrazione diventano un fotoromanzo, in una rappresentazione antica da cui neanche la suoneria del cellulare è esclusa.<br />
È una serata magica la rivisitazione del Flauto Magico. Gli adulti tornano bambini e i bambini presenti applaudono.</p>
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		<title>L&#8217;e-commerce nei paesi dell&#8217;Unione</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 08:21:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ignazio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il rapporto sul comportamento dei consumatori on-line rilasciato dalla Direzione Generale per le politiche interne dell&#8217;Unione Europea fotografa lo stato dell&#8217;arte del commercio elettronico in Europa. Il documento sottolinea le nuove opportunità che il commercio online ha aperto sia per i venditori che per i consumatori: &#8220;Businesses can benefit from better access to larger markets and...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-6342" title="L'e-commerce nei paesi dell'Unione" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/09/E-commerce-300x171.jpg" alt="" width="286" height="163" />Il rapporto sul comportamento dei consumatori on-line <a href="http://www.europarlamento24.eu/whitepaper_library/ecommerce_2011.pdf" target="_blank">rilasciato</a> dalla Direzione Generale per le politiche interne dell&#8217;Unione Europea fotografa lo stato dell&#8217;arte del commercio elettronico in Europa.<br />
Il documento sottolinea le nuove opportunità che il commercio online ha aperto sia per i venditori che per i consumatori: &#8220;<em>Businesses can benefit from better access to larger markets and to markets in other countries. </em><em>Consumers benefit from access to a wider variety of goods and sellers, greater convenience, improved possibilities to compare products and prices, and in some instances, lower prices. In addition, all users potentially benefit from better access to content and information, lower transaction costs, reduced environmental costs and wider benefits such as improved learning, innovation and creativity</em>&#8220;.<br />
Il primo dato di particolare interesse è che rispetto al 20% del 2005, nel 2010 il 40% degli Europei ha acquistato online. Un dato tuttavia non omogeneo in tutti i paesi dell&#8217;Unione. Nel nord Europa la percentuale aumenta fino al 65% mentre gli utenti connessi dall&#8217;Est e dal Sud Europa (Italia compresa) fanno registrare un più basso tasso di acquisti online (nel nostro paese la percentuale si attesta sotto il 20% della popolazione totale). La ricerca sottolinea come nell&#8217;area mediterranea e orientale dell&#8217;EU la rete venga usata più come mezzo per ottenere informazioni e opinioni sui prodotti di interesse piuttosto che come canale di transazione economica.<br />
Ciò che i consumatori europei comperano maggiormente online sono viaggi, vestiti e ticket per eventi. La fiducia nell&#8217;acquisto in rete decresce, invece, quando si tratta di ordinare prodotti hi-tech. Essendo un tipo di bene dal costo elevato,  il rischio percepito aumenta sensibilmente ed ecco che gli utenti preferiscono vedere e testare il prodotto prima dell&#8217;acquisto.<br />
Il documento continua indicando ciò che rappresenta un limite allo sviluppo dell&#8217;e-commerce in Europa: &#8220;<em>purely digital products and services overcome the most common problem with ecommerce for consumers: non-delivery or the late delivery of products</em>&#8220;. Questo è più vero quando si tratta di effettuare transazioni da siti di altri paesi membri, tanto che solo il 23% degli europei ha comprato da siti stranieri.<br />
Abbastanza ragionevole, per non dire scontata, è la conclusione secondo la quale anche se tutte le barriere (tecnologiche e culturali) al commercio elettronico fossero rimosse, sarebbe improbabile che tutte le aziende e tutti gli utenti europei vorrebbero usufruire del commercio elettronico. Molte aziende sostengono che il commercio elettronico non è appropriato per il proprio business e una quota significativa di consumatori preferisce fare acquisti di persona. Pertanto, l&#8217; e-commerce<em> &#8220;is likely to continue to be a supplement to offline trade</em>&#8220;.<br />
Come forse è giusto che sia per un ente regolatore,  nel documento si fa particolare attenzione alla legislazione sui diritti del consumatore, che nel contesto del web si è evoluto in &#8220;prosumer&#8221;. L&#8217;esigenza che il report fa emergere è quella di calibrare il quadro legislativo vigente aggiornandolo su questo nuovo soggetto giuridico: &#8220;t<em>rust and confidence in the digital market-place will only improve if basic rights as well as obligations in the digital environment are clear&#8221;</em>.</p>
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		<title>Amore e Vergogna</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 12:53:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andy_Bd</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In occasione della rassegna cinematografica “Venezia a Roma”, Sabrina e io abbiamo assistito alla proiezione della nuova opera di Steve McQueen, uno dei talenti emergenti del cinema internazionale. Shame ha in sé la verità di un pugno in pieno volto: è reale, concreto ma soprattutto carico di tensione emotiva. Già dalla prima scena ci si...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/09/shame-3500.jpeg" rel="lightbox[6251]"><img class="alignleft size-medium wp-image-6252" title="shame-3500" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/09/shame-3500-300x199.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>In occasione della rassegna cinematografica “Venezia a Roma”, Sabrina e io abbiamo assistito alla proiezione della nuova opera di Steve McQueen, uno dei talenti emergenti del cinema internazionale.<br />
Shame ha in sé la verità di un pugno in pieno volto: è reale, concreto ma soprattutto carico di tensione emotiva.<br />
Già dalla prima scena ci si trova totalmente immersi nell’angoscia e nel disagio di cui è vittima Brandon, il protagonista interpretato da Michael Fassbender, businessman di successo con appartamento di lusso a New York.<br />
Brandon è un uomo realizzato ma nasconde, in realtà, un’ossessione compulsiva, che lo costringe a una dipendenza patologica: è un erotomane.<br />
Il malessere di Brandon si aggrava e intensifica quando in città giunge la sorella Sissy, giovane fragile e disagiata, che scombussola il già precario equilibrio dell’uomo, invadendo le mura domestiche all’interno delle quali ha da sempre soffocato e nascosto la malattia.<br />
Una dipendenza che se, in un primo momento, ci fa inorridire di fronte all’impossibilità del protagonista di contenersi dietro paraventi di normalità, lentamente ci consente di vedere il tentativo di difesa nei confronti di un contesto ambientale scandito dall’indifferenza e dalle false promesse delle relazioni umane.<br />
Nonostante la durezza delle immagini e delle situazioni, riusciamo a cogliere Brandon nel suo essere più profondo; un uomo puro, un’anima sola piena di ansie ma capace di discernere tra la patologia del sesso ostentato e la delicatezza del corpo femminile.<br />
Un corpo che non riesce a sfiorare perché timoroso di violarne la bellezza, un corpo che non riesce a vedere se non con occhi offuscati dalla dipendenza. Una semplice paura d’amare, quella di Brandon, che si materializza nell’ansia di corrompere l’idea stessa dell’amore con il bieco cinismo del reale.<br />
Scena dopo scena il malessere di Brandon viene indagato e rappresentato in modo crudo, privo di qualsiasi edulcorazione. Il suono grave e malinconico del pianoforte protagonista della colonna sonora, la città di New York spogliata del suo luccichio glamour e ripresa soprattutto di notte, grigia e a tratti squallida, i dialoghi incisivi ed elementari, intensi primi piani e lunghi piani sequenza sono i principali elementi che caratterizzano questo film.<br />
Minimalista, esistenzialista mai banale e stereotipato, Steve McQueen &#8211; dopo Hunger – ci offre un ritratto veritiero delle ansie e patologie di questi tempi cupi.</p>
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		<title>The Eagle</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jul 2011 08:09:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andy_Bd</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5846" title="The Eagle" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/07/the-eagle-300x200.jpg" alt="" width="280" height="186" />Immaginate che siate costretti a riscattare l’onore della vostra famiglia ma che, nonostante la vostra volontà, il destino ponga seri limiti alla vostra legittima aspirazione. Bene, ora noi – io per primo – probabilmente cominceremmo a rivolgere i nostri pensieri altrove, coscienti che la vita ci ha posto di fronte a scelte obbligate.<br />
Se non fosse, però, per la presenza di alcuni piccoli particolari: primo, non siamo nel 2011 ma nella gloriosa epoca Romana; secondo, se tuo padre era il comandante della Nona Legione Romana e, durante una campagna, ha perso l’Aquila Imperiale senza per altro fare più ritorno, la cosa si fa un tantino più seria. Sicché, in un modo o nell’altro, credo che ci metteremmo contro il fato pur di riuscire nell’impresa.<br />
Ebbene “The Eagle”, nuovo film in uscita dopo l’estate, è tutto questo: Passione, Onore, Riscatto, Fedeltà, Volontà e Amicizia.<br />
Educato, fin da bambino, al culto di Roma e della sua potenza soprattutto per via della figura del padre, Flavio Aquila, comandante della Nona Legione Romana; Marcus Flavius Aquila, divenuto a sua volta comandante, ha un solo obiettivo, ovvero, quello di ritrovare l’aquila imperiale – simbolo della potenza di Roma &#8211;  andata persa nelle fredde e ostili terre del nord della Bretagna e riscattare l’onore del padre e della sua famiglia.<br />
Non sarà un compito facile perché proprio in Bretagna durante un assalto, da parte dei druidi, al fortino romano dove è di stanza, Marcus nel compiere un’azione valorosa riporta una ferita grave alla gamba, che lo congeda dal servizio militare seppur con onore. Una situazione insopportabile per chi, come lui, non può vedersi espropriato dal proprio destino e, soprattutto, la nuova vita fatta di ozio non lo soddisfa del tutto. Ed è proprio da questa tensione psicologica e dai suoi conseguenti risvolti che parte la narrazione centrale del film. Salvata, durante uno spettacolo di gladiatori, la vita di Esca, lo zio – presso cui oramai Marcus intanto si era stabilito – lo acquista come schiavo personale per aiutarlo dato il tormento procuratogli dalla gamba malconcia.<br />
Ben presto il conflitto tra Marcus ed Esca, dovuto principalmente all’appartenenza a culture diverse, diviene, progressivamente, complicità e amicizia profonda.<br />
Un’amicizia che condurrà i due a intraprendere insieme l’avventura al di là di quel vallo di Adriano oramai divenuto simbolo di un confine di civiltà.<br />
Kevin Macdonald ci consegna un film d’azione e pathos come ben pochi, che ci fa piombare in quell’epoca romana fatta di onore e fedeltà verso un’idea chiamata Roma ma che, di contro, ci fa osservare anche come le differenze culturali – rappresentate dal rapporto tra Marcus ed Esca –  siano confini labili che la conoscenza reciproca sfuma e sposta costantemente a seconda dei contesti in cui ci si relaziona.</p>
<p><iframe width="450" height="286" src="http://www.youtube.com/embed/Wh8WH62T85A" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Mio marito non è in target</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 08:07:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se nessuna delle cose che seguono vi evoca emozioni, ricordi, sensazioni, sospiri, questo post non è per voi. Davvero, non leggetelo! Non avete mai visto Harry ti presento Sally, non sapete cos&#8217;è Alta Fedeltà, non avete letto nulla di Jonathan Coe, non conoscete gli attori di Pretty Woman, pensate che Goldrake, Mazinga e Gig Robot...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se nessuna delle cose che seguono vi evoca emozioni, ricordi, sensazioni, sospiri, questo post non è per voi. Davvero, non leggetelo!<br />
Non avete mai visto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Harry_ti_presento_Sally">Harry ti presento Sally</a>, non sapete cos&#8217;è <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alta_fedelt%C3%A0_(romanzo)">Alta Fedeltà</a>, non avete letto nulla di <a href="http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=673865">Jonathan Coe</a>, non conoscete gli attori di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pretty_Woman">Pretty Woman</a>, pensate che <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/UFO_Robot_Goldrake">Goldrake</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mazinga_Z">Mazinga </a>e <a href="http://youtu.be/fCv3Ma-ph38">Gig Robot</a> siano solo videogiochi, vi state domandando chi sia <a href="http://www.youtube.com/watch?v=AJMM87_Wkrw">Candy Candy</a>, non avete mai pianto per <a href="http://www.youtube.com/watch?v=aemmQKHUrSU">Remì</a>, non ricordate il gusto della <a href="http://girella.it/">girella</a>.<br />
Ripeto. Se nulla di quanto scritto vi risuona, non leggete questo post.<br />
Ho appena finito di leggere One Day, un giorno, il libro di David Nicholls, da ottobre anche in versione <a href="https://www.facebook.com/OneDay.ilfilm">cinematografica </a>con <a href="http://www.mymovies.it/film/2011/oneday/">Anne Hathaway</a> e <a href="http://jimsturgessonline.com/">Jim Sturgess</a>.<br />
La storia è semplice. Due persone si amano ma non riescono a dirselo.<br />
Il racconto si snoda con un capitolo per ogni anno. Un capitolo per ogni san switihin, il nostro 4 aprile, a partire dal 15 luglio 1988.<br />
E così, per vent&#8217;anni, attraverso le voci alternate dei protagonisti scopriamo la storia di Emma, la classica secchiona, impegnata nel sociale, poco attenta alla bellezza, radicale e convenzionale, Dexter, attraente, borghese edonista, senza uno scopo nella vita.<br />
Vent&#8217;anni alla ricerca di un amore che c&#8217;è ma non puo&#8217; esistere. Vent&#8217;anni durante i quali Emma si trasforma da brutto anatroccolo in cigno, mentre Dex fa lo stesso percorso. Ma all&#8217;indietro.<br />
Perché mi è piaciuto il libro? Perché c&#8217;è tanto di noi trentenni in questa storia. C&#8217;è la nostra sensibilità. Di come si cambia dai 20 ai 40 anni, dalla giovinezza all&#8217;età adulta. Dai sogni alle disillusioni. Emma e Dex sono io, voi che leggete questo post, voi che oggi siete “grandi”. Ma c&#8217;è tanto altro. Ci sono la forza e la tenacia di Emma. La superficialità e la fragilità di Dexter. Le risate e l&#8217;ironia, una quotidianità semplice, mai banale. Ci sono i fantastici anni 80, le trasmissioni televisive, la droga, l&#8217;alcool. E le donne. Tante donne: mamme, sorelle, fidanzate, amanti, amiche. È un libro pieno di passioni, di scrittura: messaggi, lettere, lettere non arrivate, lettere non spedite. Mentre passano gli anni, tra le pagine scorre l&#8217;inquietudine di vivere. L&#8217;incapacità di assumersi una responsabilità. L&#8217;università, le differenze di classe, i viaggi, le bugie. Per venti anni i nostri beniamini si inseguiranno, tenendosi in contatto, raccontandosi tutto, pensando all’altro con nostalgia e desiderio, senza però poter mai dire se quello che hanno vissuto è vero amore.</p>
<p>Per quattrocento pagine, li vedremo crescere. Soffrire. Sposarsi, fare figli. Sempre uniti. Sempre separati.<br />
Fino alla fine. Che non sarà scontata.</p>
<p>Concludo con la recensione del Times, <em>«Uno splendido libro: divertente, acuto, saggio, compassionevole e, a volte, incredibilmente triste… il miglior romanzo sociale inglese dai tempi di La famiglia Winshaw di Jonathan Coe… l’arguta prosa di Nicholls ha una trasparenza che ricorda Nick Hornby»</em></p>
<p><a href="https://www.facebook.com/OneDay.ilfilm"><img class="alignleft size-medium wp-image-6483" title="Manifesto_OneDay" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/07/Manifesto_OneDay-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><br />
</em></p>
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