Recensioni

The Help

Daniela

By Daniela
Published 2nd February, 2012

Sono andata a vedere the Help. Il best seller di Kathryn Stockett nella trasposizione cinematografica.
Uno spaccato del Mississipi anni 60. Una storia vera che fa venire i brividi quando pensi quanto sia vicina quell’epoca.
Il film è costruito bene. Le attrici – pochi uomini a fare da spalla – sono potenti, credibili, appassionate.
Il ritmo ti inganna mescolando ironia a dramma, da Happy Days a Via col vento, da Radici a Huckleberry Finn.
Appena entrata in sala, al veder scorrere le immagini e a sentire le battute, mi sono sentita colpita. Profondamente colpita come quando, una domenica di oramai tre anni fa, mi sono ritrovata su un bus, io unica donna italiana insieme ad altre donne. Tutte nere. Tutte probabilmente the Help, l’aiuto per persone come me. Allora, scrissi in un post: “Reggono l’Italia. Con il loro lavoro, il loro figli, i loro sorrisi riservati ai nostri cari. Non le vedi mai: quando tu ci sei, loro non ci sono. Quando loro ci sono, tu non ci sei”
E il film parla di loro.
Donne, si presentano, che fanno da madri a bambine, ahiloro, figlie di bambine.
Donne, che dedicano cura, attenzione e sguardi amorevoli ai bimbi che le donne che li hanno messi al mondo non riescono a dare.
Donne che creano fiducia, sicurezza e certezza in un mondo finto. Tutto beneficenza stonata e perbenismo.
E la nenia che Aibileen ripete alla piccola Molly “Tu sei carina, tu sei brava, tu sei molto importante” rimane il mantra, la misura di quanto, ieri come oggi, quell’aiuto sia fondamentale.
La storia continua tra pregiudizi, razzismo e ipocrisia. Quella che si compone con una ricostruzione fedele delle atmosfera dell’epoca è  l’immagine di una vita che c’era, e che forse ancora c’è; la testimonianza concreta di quanto fossero indispensabili, quelle donne morbide, nere, affettuose, preziose nella costruzione dell’identità dei bambini che accudivano.
Il resto è coraggio.
Coraggio di sfondare regole leggi ingiuste convenzioni e perbenismo.
Il coraggio di sfidare il certo, mettendo a repentaglio vita, amori, reputazione. Quel coraggio che parte dal sogno di una donna bianca e dal bisogno di una donna nera e che si trasmette, gesto dopo gesto, a tutte le donne che di quelle bimbe bianche le hanno allevate.
Quello che si produce è rivoluzionario. E alla fine la madre della protagonista dovrà suo malgrado dire “IL CORAGGIO, A VOLTE SALTA UNA GENERAZIONE. GRAZIE DI AVERLO RIPORTATO IN FAMIGLIA”. Tra eventi tragicomici, vendette e separazioni il film si chiude. Non è proprio un happy end.  Ma è una consacrazione dolceamara per alcuni e il riconoscimento del valore della condivisione per altre.
Io mi sono commossa, divertita, impensierita.

A piccoli passi

Matteo

By Matteo
Published 11th November, 2011

Quello di Wim Wenders per Pina Bausch è un film stupendo. C’è la passione, la leggerezza, il sogno. La storia di una donna eccezionale che spende la sua vita per la danza. L’unica forma capace di darle salvezza. L’unica lingua in cui possa esprimere la gioia di essere al mondo, insegnando ad altri a parlare. Gli altri, appunto. Sono loro i veri protagonisti di Pina. I suoi allievi. I suoi compagni. I suoi amici. Voci che si raccontano, e la raccontano. Parole. Movimenti. Musiche e silenzi. E poi c’è la città, coi suoi rumori e scenografie intere fatte solo di paesaggio. Una vera gioia per gli occhi. Meglio ancora se la si guarda in 3D, come è successo a me ieri sera e consiglio a tutti di fare. Meglio ancora se, uscendo dalla sala, si trova il cielo sgombro dopo una giornata di pioggia e vien voglia di guardare in alto. Meglio ancora se, prendendo il braccio della persona che avevi accanto, capisci che dentro ad ognuno, al di là del caos, c’è forse davvero una stella danzante.

Hysteria. Ovvero, vibrazioni riuscite

Giuseppe

By Giuseppe
Published 3rd November, 2011

Ti aspetti un film forte nei contenuti erotici, che parli della storia (assolutamente vera) dell’invenzione del vibratore come soluzione definitiva agli isterismi delle donne fine ottocento.
Rimani sorpreso invece di assistere a una commedia brillante ben recitata da tutti gli attori principali. Maggie Gyllenhaal (la ricordate la fanatica hippie anti-passeggini in American Life?) nella parte di Charlotte, Hugh Dancy nella parte del Doctor Granville, Jonathan Pryce nella parte del Doctor Dalrymple, Rupert Everett nella parte del ricco Lord Edmund St. John-Smythe, assistente elettrico del Dr Granville per il funzionamento della macchina.
Ti coinvolge un insieme di elementi trattati che trovi abbastanza lontani dall’erotismo: la nuova medicina lontana dai salassi e roba simile e vicina all’igienismo e alle allora nuove teorie; le nuove invenzioni tecnologiche collegate al primo utilizzo della forza motrice; il nascente telefono; il femminismo con la spinta che viene data in quegli anni alle rivendicazioni per il suffragio universale.
In particolare, questo tema trovo che si leghi benissimo a quello dell’isteria e mette in primo piano le donne, quelle combattive, dolci e misericordiose ma anche forti e sicure di sé tanto da rischiare una condanna e il manicomio criminale perché colpevoli non di isteria, ma di avere e diffondere idee innovative. Quelle donne, complemento alla vita di (quasi) ogni uomo, che cercano non l’uomo ideale che possa essere il compagno della vita, ma un equal che, diciamocelo fra uomini, non è assolutamente scontato che trovino.
Quindi, film ben riuscito e bel risultato, come mia prima volta ad un Festival del Cinema.
Ottima regia (di Tanya Wexler), bella recitazione e, auspico, buon interesse da parte del pubblico. Sarebbe un’ottima occasione per scovare uomini che ancora non sono convinti femministi.

Tra le nuvole

Matteo

By Matteo
Published 12th October, 2011

Ci sono le parole, e ci sono le immagini. Poi, ci sono parole visive – finanche visionarie – e immagini loquaci. Una buona pubblicità può essere fatta con le une o con le altre, e questo lo vediamo, anche qui, ogni giorno. Così è l’arte, la poesia, la pittura. Così è l’illustrazione, come ci ricorda Arianna Usai nel suo primo libro, da ieri distribuito da Edizioni Lalbero. Perché Tra le nuvole è sì una raccolta di bellissimi disegni con una storia, ma è anche un manifesto, fin dal titolo. Un elogio alla leggerezza, per dirla alla Calvino. Un invito a guardare alla molteplicità del tutto, per dirla – ancora – alla Calvino. Dove l’uno implica l’altro. Dove quel che resta, alla fine, è il piacere di pensare.

Esorcismi d’importazione

Alessandro

By Alessandro
Published 7th October, 2011

Grazie a un invito ricevuto da Screenweek ieri ho assistito all’anteprima  presso la Casa del Cinema di The Devil Inside di William Brent Bell, horror sovrannaturale prodotto dalla Insurge, divisione dedicata ai micro-horror di Paramount, in uscita all’inizio del 2012.
Già nell’invito si accennava al fatto che si sarebbe trattato di un’anteprima particolare, con riprese durante la proiezione e conseguente obbligo di firmare una liberatoria per prendere parte alla visione. L’ingresso in sala è – se possibile – ancor più “scenico”, nel senso che oltre alla liberatoria bisogna consegnare qualsiasi oggetto elettronico (ho dovuto lasciare persino l’iPod touch), dopo di che siamo stati sottoposti a un ulteriore controllo con metal detector prima di poter finalmente accedere alla sala.
Qui inizia il necessario “tetris” dei partecipanti per compattarli a centro sala ed evitare fastidiosi buchi ad uso e consumo delle riprese, che hanno lo scopo di registrare le reazioni del pubblico per utilizzarle poi come materiale promozionale per il film. Qualcuno dei partecipanti si lamenta degli spostamenti, ma fa parte del gioco: d’altra parte ci stanno pur sempre offrendo un’anteprima gratuita di un film che uscirà fra diversi mesi.
Finalmente si parte con la proiezione, e qui devo fare una premessa: a causa delle scarse informazioni che avevo trovato in rete sul film, partivo piuttosto prevenuto. Un horror/mockumentary sul tema degli esorcismi non mi sembrava il massimo dell’originalità.
Devo invece dire che tutto sommato il film è godibile e scorre via nella sua ora e mezza piuttosto piacevolmente. Ciò che si vede è il frutto del (falso) documentario su Isabella Rossi, figlia di una donna, Maria, che ha ucciso tre persone durante un esorcismo e successivamente è stata portata dagli Stati Uniti a Roma per essere internata presso il Manicomio Centrino (ospitato dall’ospedale di Santo Spirito). Il film racconta il viaggio della ragazza in Italia per incontrare la madre e scoprire di più sugli esorcismi.
Senza svelare tutta la trama, basta raccontare che fra esorcismi clandestini, preti dissidenti, possessioni multiple e contorsioni innaturali The Devil Inside non annoia e anzi quando finisce – piuttosto improvvisamente – la sensazione è che se fosse durato un po’ in più non sarebbe affatto dispiaciuto. Ovviamente questo vale per gli amanti del genere horror e i non facilmente impressionabili, si tratta di un film assolutamente di genere.
E proprio su questo aspetto voglio concludere: ormai l’unico modo per avere un film di genere girato in Italia è che venga a realizzarlo qualcuno dall’estero. Oggi il genere è quasi sparito dal cinema italiano, a meno che non vogliamo considerare tale il cinepanettone, ma personalmente mi rifiuto. Mi interessava particolarmente la resa di un horror contemporaneo girato a Roma, e il risultato non è affatto male. La domanda è: perché se fra gli anni ’60 e ’80 Lucio Fulci e Dario Argento ci riuscivano splendidamente, oggi non è più possibile dare seguito filone di horror made in Italy?
Forse anche il Cinema di genere Italiano, come Maria Rossi, avrebbe bisogno di un bell’esorcismo…