Uno di due
Pubblicato da Alfredo
Doveva capitare ed è capitato.
Una di quelle scenate cui avevo assistito (ma tanti anni fa, davvero tanti…), in cui le voci dei due si accavallavano, quasi a salire in cielo.
I due erano, solitamente, dipendente e titolare.
Allora, non ero né l’uno né l’altro.
Collaboravo.
Oggi, invece, è stata la mia voce a salire.
Rincorrendo quella di Laslo.
Davanti a tutti, dicendoci tutto.
Non è stato un bello spettacolo ma, si sa, non sempre riusciamo ad essere buoni registi di noi stessi.
Doveva capitare, è capitato, spero non capiti più.
Un dipendente che va via dopo un mese e poco più, è una sconfitta amara. Ma ci sta, di perdere, quando si decide di vivere mettendosi in gioco.
Senza rinunce.
E un corporate blog serve anche a questo. A trasmettere la dolorosa sensazione di una sconfitta.
In attesa di domani. Sarà un altro giorno. Sarà un altro post.
Mirabilia Urbis Romae
Pubblicato da Chiara
Ieri sera e per sempre
Pubblicato da Alfredo
Con il primo pezzo dei Farias, sembrava di essere catapultati in Love Boat.
Capitan Stubing, Julie la direttrice e Isaac il barman. E vent’anni di meno.
Devo dire che il bell’auditorium dell’Unicef ci mette del suo, a farti sentire all’interno di una nave da crociera.
Ma il filmato da Haiti, in cui forti erano le immagini, irresistibili gli sguardi di chi soffre e coinvolgenti le parole di chi opera, ci ha portato a riva. Ci ha fatto proprio attraccare alla parte più intima di noi.
Siamo saliti sul palco e ho provato a dire qualcosa. Dovendo gestire l’emozione (anche di non aver mai fatto una crociera).
Ho detto qualcosa del genere. Tra un brivido e l’altro.
Chi ci conosce, chi conosce me in particolare, sa quanto un video del genere colpisca.
Chi ci conosce altrettanto bene, sa altrettanto bene che nessuno di noi soci operativi ha un pregresso di formazione accademica nel campo del management e dell’organizzazione aziendale, in particolare.
Per questo, procediamo con un’evoluzione del genere fai da te.
L’ultima tappa, è stata la lettura, durante le vacanze natalizie, dell’ultimo libro di Riccardo Ruggeri, Una storia operaia.
Ruggeri è un manager, azionista e imprenditore, anch’egli autodidatta.
Di grande successo, a livello nazionale e internazionale. E di grande generosità (non a caso, tutti i diritti d’autore dei suoi libri sono destinati a cause benefiche).
Era il periodo in cui ci occupavamo anche del lancio del film tratto dall’Eleganza del riccio ed era singolare, nelle parole dell’autore, (ri)avvertire l’eco di una portineria. Gli umori, i valori, gli incroci.
Detto ciò – su cui torneremo presto -, a pagina 58 leggo questo passo e, come spesso mi succede, lo segno con un’orecchietta al vertice del foglio.
“L’aver passato oltre quarant’anni nel mondo del management, e averne studiato a fondo i modelli organizzativi e le dinamiche, mi ha convinto che un’azienda per raggiungere, e mantenere, il successo deve avere un vertice in grado di soddisfare tre profili.
Primo, una vision visionaria e una mission chiara; secondo, capacità e velocità di exevution; terzo, intelligenza sociale”.
Sto nel mondo dell’management da molto meno di dieci, pertanto la necessità di misurarsi è sempre alta.
Applicando (parzialmente) l’analisi Ruggeri.
Vision visionaria, è quella che ci ha condotto qui, su questo palco, contenti, sereni, in tanti, a rivolgerci a clienti così importanti e prestigiosi. Un sogno che ancora vive, una realtà che ancora si consolida.
Intelligenza sociale (io aggiungo, relativa), è quella che ci conduce ad interessarci delle esigenze e necessità delle persone che lavorano con noi e anche generalmente dell’ambiente in cui operiamo. Intelligenza sociale (io aggiungo, assoluta), è quella che ci spinge ad occuparci di chi è lontano da noi, magari sconosciuto. E per cui sentiamo di poter e dover fare qualcosa. Almeno, condividere un po’ della nostra stabilità.
Donare a chi non ha più nulla un poco del tanto che abbiamo, è intelligenza. Tout court.
Ma poi, ho anche concluso. Che il concetto di Magnitudo presente nel nostro invito, altro non è che la trasposizione creativa dell’intelligenza sociale.
Magnitudo non solo nostra ma soprattutto di chi ci sceglie, sostiene, valorizza, dandoci la possibilità di fare scelte così belle ed emozionanti.
Dedicato a chi tra loro c’era e a chi non ha potuto esserci.

Buchi
Pubblicato da Alfredo
Non tutti i pretzel riescono col buco.
Quando abbiamo accolto Antje, ormai tre mesi fa e sembra ieri, parlavamo di tutto. Calcio, Berlino, Londra, Napoli e goal da fare insieme.
Oggi che Antje ci lascia, dopo un periodo di prova, parliamo del sapore di un vuoto.
Quello che lascerà, fisicamente ma soprattutto moralmente.
Inutile nascondersi che è una sconfitta, per noi.
Ma non in termini di bocciature professionali, su entrambi i versanti.
No, quelle sono addirittura secondarie.
Abbiamo, in verità, perso un’occasione di confronto con una brava persona dall’accentuata multiculturalità.
Questo è l’aspetto che più mi prende.
Quando le abbiamo comunicato la nostra decisione, non avevo ancora visto il bel Tra le nuvole. Non ero come uno di quei titolari senza palle che non sanno affrontare questo tipo di situazione ma non ero neanche George Clooney. A mio agio, tranquillo e sereno.
Ero di fronte ad un buco, lo avevo riconosciuto, quasi avevo contribuito a scavarlo, ora si trattava di mantenere la necessaria lucidità per non finirci dentro.
Non tanto per il rischio di farsi male quanto per non essere in grado di fare la scelta migliore, per Antje e per noi.
Buona fortuna, ragazza dolce e silenziosa.
È da qualche minuto tra noi
Pubblicato da Alfredo
Ed è già al terzo caffè della giornata.
Povero Laslo, dove si è cacciato?
Non è alto come Riccardo. Non è bello come Riccardo. E nessuno gli ha ancora detto che i caffè costano e pertanto è giù fuori di 90 centesimi (facciamo prezzi da mensa militare).
Scherziamo, naturalmente.
I caffè sono gratis, Laslo è bello ma come altezza, non ci siamo proprio.
E neanche come rapidità. Dopo esserselo girato tra le mani per due giorni due, solo poco fa ci ha infatti consegnato il contratto firmato (non è che, poi, noi avessimo tutta questa fretta…).
Con il suo talento (che c’è), contiamo di avere sempre maggiore visibilità.
Con il suo talento (che c’è), potrà dimostrarsi un ottimo partner per l’ormai ottimo Matteo.





