Estote parati
Pubblicato da Daniela
Saranno stati gli scout che non ho fatto – ma ho frequentato -, le provocazioni di Chiara e Franco e la mia passione per la glottologia ma, l’altro giorno, quando, per caso una ragazza mi ha detto Estote parati è partita la riflessione. Quella che ho approfondito stamattina, presto, mentre spellavo i peperoni (tanto per ricordare chi fa cosa, ma questa è un altro post, vero Alfr?!?).
Estote parati, dunque: state pronti, state preparati. Oppure più bello, esortativo, siate pronti, siate preparati.
Estote parati che i napoletani efficacemente traducono nel musicale t’è a parà. Devi essere attento, preparato. Di solito con la premessa/esortazione, meno musicale ma più robusta: statt’accuort!
Estote parati che le madri del sud interpretano alla lettera riempiendo all’inverosimile le dispense, pronte – non si sa mai – ad una guerra o calamità improvvisa.
Estote parati perché, si diceva nelle chiese, non sapete né l’ora né il giorno.
Estote parati – come nelle arti marziali – dove la difesa è più importante dell’attacco e la concentrazione è fondamentale per essere pronti alla risposta. Vero Fra?
Estote parati perché la preparazione è concentrazione, attenzione, attivazione dei cinque sensi, energia in potenza.
E mentre si discute di Quagliarella mi sovviene che un gol va intuito, mirato, seguito, frenato, bloccato o deviato. In una parola parato (con l’italianizzazione dell’inglese parry, che dal nostro latino proviene) o che, gira che si rigira, alla fine sappiamo sempre, o quasi sempre, dove vogliamo andare a parare (a puntare l’attenzione o l’interesse).
Che siano parole, emozioni, colpi, tiri in porta o mancini, attacchi improvvisi o imprevisti, che sia giorno o notte, estate o inverno, estote parati!
Sette anni in un minuto
Pubblicato da Alfredo
Poco fa, salendo per via Vasi.
Davanti a me, Ignazio. Davanti a Ignazio, Agostino. Difronte ad Agostino, Teresa. Alle spalle di Teresa, Alessia. E dentro, già Matteo e Alessia the Second. Di fondo, il rombo del motorino di Albino.
Non siamo tutti ma è (metaforicamente) tutto.
Le vacanze (di tutti)
Pubblicato da Alfredo
Le vacanze (degli altri, per ora)
Pubblicato da Alfredo
Le vacanze (degli altri, per ora) sono spesso un viaggio nel tempo.
Tre, cinque, dieci anni indietro e, in assenza di Lucia, Matteo, Giada, ci ritroviamo, uno di fronte all’altro, io e Agostino, a pensare una creatività.
Cosa che non era in progress ma – nulla ci possiamo fare – il progress è così. Aperto per definizione. Anche quando pensavi di averlo chiuso.
Telefona il cliente e chiede ad Alessia, visto che siete aperti, ve la sentite di fare un campagna per domani? Vuoi dirgli di no?
No, appunto.
Le vacanze (degli altri, per ora) sono spesso un balsamo per lo spirito.
Tre, cinque, dieci anni, ti accorgi che sono passati, sì. Un capello bianco, qualche chilo di troppo, presbiopia questa conosciuta ma la testa funziona ancora. L’idea piace, ora tocca ad Albino prendersi il bravo dal cliente.
Le vacanza (degli altri, per ora) saranno anche le mie. E di Alessia, Chiara, Francesco, Ignazio, Albino, Lorenzo, Daniela e Agostino. Tra un giorno e poco più. Il tempo di un altro paio di campagne.
Lavorare insieme. Da Aversa a Milano
Pubblicato da Daniela
Lui sempre più alla mano, magari più socievole e divertente, lei più preoccupata e tendenzialmente più fredda. Coppie belle, abituate a condividere tutto. Dalle gioie ai dolori, dalle preoccupazioni alle soddisfazioni.
p.s.






