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	<title>Estrogeni - Blog. CEO - Alfredo Borrelli. &#187; Host writer</title>
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		<title>La zucchina marcia</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2011 18:39:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre scrivo questo post, in una strada del centro di Firenze le fan di Sisley su Facebook stanno ricevendo in regalo delle magliette su cui è stampato il claim <strong>Don&#8217;t call me doll</strong>.<br />
Si tratta, a quanto apprendo dai quotidiani, di un&#8217;iniziativa attraverso la quale il marchio esprime solidarietà nei confronti di tutte le donne, “che non si sentono oggetto, ma vogliono affermare la propria identità e indipendenza<span style="color: #000000;">”.</span><span style="color: #000000;"><br />
L&#8217;iniziativa fiorentina segue quella milanese, organizzata per sostenere la manifestazione delle donne del 13 Febbraio.</span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://3.bp.blogspot.com/_VnGiaF5c3Yk/TVKgsbGhU0I/AAAAAAAABwU/BkXu-a_0grk/s320/sisley+doll+t-shirt.jpg" border="0" alt="" width="320" height="290" align="bottom" /> <span style="color: #000000;"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color: #000000;"> Qualche ardito giornalista è arrivato persino </span>a scrivere che “con Sisley è cominciata una nuova <em>guerra di indipendenza</em> per dire al mondo: siamo attuali, siamo retrò; siamo sexy, siamo romantiche; siamo classiche, siamo alternative. Siamo ciò che siamo. Soprattutto, siamo”.<br />
Perché ardito? Perché, prima di promuovere Sisley come nuova portavoce del femminismo e paladina di un corretto uso dell&#8217;immagine femminile, bisognerebbe ricordare questo:</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://image.excite.it/lei/foto/Ashley-Smith-per-Sisley-autunno-inverno-2010-2011/1-sisley-autunno-inverno-2010-2011.jpg" border="0" alt="" width="450" height="299" align="bottom" /> <span style="color: #000000;"> </span></p>
<p class="MsoNormal">Per quanto oggi si senta particolarmente vicina alle motivazioni delle donne italiane, che martedì torneranno in piazza, Sisley non è esattamente tra quei brand che si è fatta scrupoli ad utilizzare il corpo femminile erotizzato, per alzare le vendite.<br />
Non a caso, la pubblicità ideata per la collezione A/I è stata bloccata dall&#8217;Istituto per l&#8217;Autodisciplina Pubblicitaria, perché ritenuta “<strong>lesiva della dignità della donna</strong>”.<br />
Sisley si è redenta? O più realisticamente spera di allargare la sua fetta di mercato, facendo leva sull&#8217;oblio?</p>
<p><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;"></span></span></span></strong></p>
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		<title>Questione di stile.</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 13:56:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vento dall&#8217;est, la nebbia è là, qualcosa di strano fra poco accadrà. In una celebre storia, il vento dell&#8217;Est ha portato Mary Poppins davanti al portone della famiglia Banks. Chissà da dove soffiava il vento che in Italia ha sollevato il polverone di fanciulle, che ai giorni nostri affollano verbali, giornali e trasmissioni televisive. Queste...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><em>Vento dall&#8217;est, la nebbia è là, qualcosa di strano fra poco accadrà. </em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">In una celebre storia, il vento dell&#8217;Est ha portato Mary Poppins davanti al portone della famiglia Banks. Chissà da dove soffiava il vento che in Italia ha sollevato il polverone di fanciulle, che  ai giorni nostri affollano verbali, giornali e trasmissioni televisive. Queste giovani donne sono al centro di uno scandalo sessuale, ennesima farsa di un sistema incancrenito anche nel modo di comunicare. Se in questo triste teatrino italiano, avessimo mantenuto almeno i quattro punti cardinali, le donne coinvolte in questa vicenda sarebbero prese per quello che sono: persone informate sui fatti, vittime o carnefici. Ormai però, il senso delle cose è andato perduto, al punto che i protagonisti di una storia, che si dovrebbe commentare da sola, sono diventati un fenomeno di costume. La rubrica &#8220;<a href="http://www.vogue.it/people-are-talking-about/visti-da-vogue/2011/01/berlusconi-girls">Visti da Vogue</a>&#8220;</span><span style="color: #000000;">,  dell&#8217;omonima rivista, si spende in consigli di stile per le “Berlusconi Girls”, interrogandosi se la loro mancanza di classe sia una condizione necessaria, per il ruolo di “corpose illusioni sexy” che rivestono, o se, al contrario, non possano essere meno sfacciate nel look, augurandosi infine una purificazione catartica nel segno dell&#8217;eleganza.</span><span style="color: #000000;"> Si legge: “Se oggidì conta solo l’apparire e dato che dobbiamo subire le molteplici manifestazioni di queste proterve protagoniste della cronaca, almeno che siano vestite in maniera appropriata.”<br />
Sebbene non si richieda alle riviste femminili una mission femminista, sarebbe almeno auspicabile una certa sensibilità di genere, visto che si rivolgono pur sempre alle donne. Come si può dimenticare che le varie Rubacuori sono donne e che il sistema di cui fanno parte è un attentato alla rappresentazione di tutte? Come si può considerarle solo un fastidio davanti agli occhi, senza considerare di cosa siano lo specchio? Come ci si può rivolgere a loro dicendo: va bene aprire le gambe per soldi o gioielli, ma fatelo con stile, come se uno spolverino di Armani lavasse via il fatto che si stanno vendendo? Ma del resto, nella società spettacolarizzata, anche la prostituzione è questione di stile.</span></p>
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		<title>Una nuova voce contro la pubblicità sessista</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 11:04:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In questi ultimi giorni i quotidiani hanno parlato de La Réclame, un progetto video in formato web series, che prende le mosse da quelle pubblicità, manifesti o spot, che fanno un uso “inappropriato” del corpo femminile. L&#8217;obiettivo del progetto è quello di spiegare, attraverso un commento fuori campo, i meccanismi che si annidano dietro l&#8217;uso...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi ultimi giorni i quotidiani hanno parlato de <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-01-18/bonino-authority-parita-genere-063919.shtml?uuid=AaPY6j0C">La Réclame</a>, un progetto video in formato web series, che prende le mosse da quelle pubblicità, manifesti o spot, che fanno un uso “inappropriato” del corpo femminile. L&#8217;obiettivo del progetto è quello di spiegare, attraverso un commento fuori campo, i meccanismi che si annidano dietro l&#8217;uso dell&#8217;immagine femminile, nelle pubblicità prese in questione. Il format è stato realizzato da <a href="http://www.nonchiedercilaparola.com/">Non Chiederci La Parola</a>, una casa di produzione video, che ogni settimana ospiterà sul suo sito l&#8217;analisi di una réclame. Il progetto in questione si ispira al lavoro di <a href="http://www.icogasparri.net/">Ico Gasparri</a> (presente nel trailer dell&#8217;iniziativa). Per chi non lo conoscesse, Gasparri è un fotografo che dal 1990 colleziona scatti sulla pubblicità stradale a Milano, con l’intenzione di raccontare l’uso dell’immagine femminile e l’idea di donna che viene così veicolata. Il suo lavoro si è concentrato sulla pubblicità stradale, perché quest&#8217;ultima è una forma di pubblicità obbligatoria, che non può essere ignorata dal cittadino ed è autorizzata dal Comune, che ne permette l’affissione per le strade. (In questo modo chi, inevitabilmente, la vede, riceve anche il messaggio implicito che quell’immagine è stata vista, approvata e autorizzata e, quindi, non ha niente di sbagliato) Questo post è dedicato a chi, come Ico Gasparri e Non Chiederci La Parola, offre le proprie competenze alla lotta contro la pubblicità sessista, perché:<br />
manifestano disaccordo con il riduzionismo tette-culi, sante-“escort”, di troppe agenzie pubblicitarie;<br />
inchiodano ciascuno alle proprie responsabilità: l&#8217;agenzia pubblicitaria, i suoi potenziali clienti e i consumatori attratti all&#8217;amo;<br />
ribadiscono con forza una considerazione troppo spesso dimenticata, sottaciuta o strumentalmente sminuita, ovvero che la pubblicità ha il potere di contribuire al mantenimento e al consolidamento di pregiudizi e stereotipi (e quindi, se vuole, ha anche il potere di farli cadere);<br />
quindi, fanno presente a chi se lo fosse dimenticato, che ad ogni forma di potere si accompagna il rispettivo comportamento responsabile (concetto che, pubblicità a parte, conviene ripetere con i venti che tirano);<br />
la pubblicità, immagino, dovrebbe essere un&#8217;espressione di creatività, di originalità e di innovazione, mentre mi sembra estremamente conservatore, ai limiti del reazionario, continuare a contrapporre mamme-merendine e lussuriose-mutandine.</p>
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		<title>Quando il sole continua il suo giro&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 09:48:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Fresco fresco di tipografia, è finalmente pronto il <strong>calendario di solidarietà 2011</strong>! Firmato congiuntamente dall&#8217;attenzione costante che <strong>Estrogeni </strong>ha per il sociale e dal mio interesse antropologico verso le tematiche affrontate, il calendario unisce nel suo formato da tavolo il desidero di unire <strong>sostanza e bellezza</strong>. Le foto sono tratte da un mio recente viaggio nei campi profughi palestinesi del Libano, al seguito del Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila. Un viaggio per iniziare un nuovo progetto di ricerca sulla memoria e le pratiche familiari, in linea con i miei recenti studi sull&#8217;argomento. Al centro sempre la fotografia. Le immagini scelte per il calendario ritraggono <strong>bambini nella loro realtà quotidiana</strong>, dove i dettagli ci raccontano del loro contesto. Sorridono sempre e il loro sguardo in macchina risponde alla mia richiesta di dirmi attraverso la macchina fotografica chi sono, indirizzando, a chi di loro sta dando un contorno, i loro occhi pieni della loro storia. Sembrerebbero quasi immagini comuni di bambini, ma le somiglianze cadono in fretta. I bambini profughi palestinesi con le loro famiglie non hanno diritti, di salute, istruzione, cittadinanza, proprietà. Ma attendono, nel recinto deciso per loro, <strong>che il futuro si dipani</strong>. Per questa ragione abbiamo deciso di devolvere il ricavato della vendita del calendario (che costa <strong>10 euro</strong>) ad <a href="http://www.socialcare.org/" target="_blank">Assomoud</a>, un&#8217;organizzazione non governativa impegnata in programmi di assistenza e sviluppo a beneficio della comunità palestinese del Libano. Ancora una volta la fotografia ci offre una buona occasione per poter dire, attraverso la creatività e il nostro cuore, <strong>quali cose ci piacciono</strong>.<br />
<a href="http://www.lauracusano.com/progetti/calendario.html"><img class="alignleft size-medium wp-image-4193" title="Calendario 2011 di solidarietà" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/12/modellino-aggiornato-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
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		<title>MovieCamp: il lato social del cinema</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 09:43:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela Zaccone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo un’attesa piuttosto lunga alla Stazione di Torino Porta Nuova, io, Chiara ed Ignazio siamo finalmente riusciti a partire, ancora contenti per come era andato MovieCamp e anche piuttosto inquietati dagli indizi che intorno a noi lasciavano presagire lo zampino del diavolo (vedesi passeggero con un libro su un qualche predestinato segnato dal marchio del...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo un’attesa piuttosto lunga alla Stazione di Torino Porta Nuova, io, Chiara ed Ignazio siamo finalmente riusciti a partire, ancora contenti per come era andato MovieCamp e anche piuttosto inquietati dagli indizi che intorno a noi lasciavano presagire lo zampino del diavolo (vedesi passeggero con un libro su un qualche predestinato segnato dal marchio del 666), degno coronamento del loro speech focalizzato <a href="http://www.ninjamarketing.it/2010/11/24/lultimo-esorcismo-la-social-media-campaign-di-estrogeni-per-eagle-pictures/">sull’ottima social media campaign de <em>L’Ultimo Esorcismo</em></a> (<a href="http://www.moviecamp.it/generale/la-social-media-campaign-per-lultimo-esorcismo-intervista-ad-estrogeni.html ">qui</a> trovate anche l’intervista post barcamp).<br />
Pochi chilometri di binari dopo, pensiamo di darci allo <strong>scambio di post</strong>: siamo giovani e lavoriamo con il Web. <strong>I blog post sono la nostra moneta di transazione</strong>. In sintesi: mi hanno chiesto di spiegare cosa sia MovieCamp ed è con grande piacere che vi presento dunque questo progetto, nato all’inizio del 2010 su idea di Maurizio Galluzzo.<br />
MovieCamp è la <strong>non-conference</strong> dedicata al cinema e alla produzione cinematografica che si svolge in diverse città, di norma in concomitanza con festival, manifestazioni e incontri. Lo scopo del MovieCamp è quello di <strong>far incontrare e discutere on line e off line</strong> gli operatori del settore e gli appassionati. MovieCamp è strutturato secondo la formula del <strong>BarCamp</strong>, rete internazionale di non conferenze aperte i cui contenuti sono proposti dai partecipanti stessi. Questi ultimi possono <strong>condividere e apprendere in un ambiente aperto e libero</strong>, in cui chiunque può intervenire. Sul sito di MovieCamp è infatti possibile <strong>proporsi come relatore</strong> e durante gli incontri chiunque può partecipare attivamente alla discussione. Temi e format di MovieCamp nascono dall’osservazione del settore audiovisivo. Il <strong>settore del cinema e della produzione audiovisiva in generale</strong>, infatti, sta affrontando un&#8217;evoluzione piuttosto rapida sotto differenti aspetti: tanto tecnologici quanto promozionali-distributivi.<br />
Anche le <strong>audience</strong> hanno modificato il proprio ruolo, passando da fruitori passivi ad utenti attivi che entrano attivamente nella filiera produttiva a vari livelli: con attività di crowdfounding, con campagne di pressione sulle produzioni e di attività promozionali e produttive con altri fans.<br />
In questo contesto, i <strong>social media</strong> hanno svolto un ruolo fondamentale nel cementare le communities e nel generare nuove forme di engagement tra le audience e i prodotti audiovisivi. Il Web ha inoltre aperto nuove possibilità distributive ed <strong>ampliato il numero di canali e di devices</strong> su cui poter fruire tali prodotti. MovieCamp vuole cogliere tali cambiamenti e proporre delle occasioni di discussione e confronto con le voci più importanti del panorama italiano e internazionale su social media, cinema e marketing.<br />
A livello formale, MovieCamp è una non-conference ed in quanto tale è dunque <strong>bottom up generated </strong>tanto nella proposta degli argomenti quanto nella gestione degli eventi.<br />
La community si coagula e dialoga attraverso il sito <strong>moviecamp.it</strong> ed i social media ad esso connessi, ed è composta da appassionati e ricercatori &#8211; universitari e non &#8211; del settore.<br />
MovieCamp collabora attivamente con il Distretto dell’audiovisivo e dell’ICT dell’Università La Sapienza di Roma e l&#8217;AGCP &#8211; Associazione Giovani Produttori Cinematografici. L’iniziativa, inoltre, si è <strong>già concretizzata in diversi incontri</strong>: Asolo, Venezia, Roma e Torino. Durante questi camp l&#8217;attenzione si è focalizzata soprattutto sul crowdfounding e sui cambiamenti delle audience, tenendo centrale il tema dei social media.<br />
Sono previsti <strong>in</strong> <strong>futuro incontri</strong> durante i festival di: Torino, Bari, Bologna e Taormina.<br />
Siamo comunque aperti ad eventuali suggerimenti e nuove collaborazioni, quindi fatevi avanti!<br />
Alcuni materiali degli incontri già effettuati sono reperibili anche online: MovieCamp è infatti presente sui <strong>principali social network</strong>.<br />
Potete restare aggiornati soprattutto su:<br />
<strong>-<a href="www.facebook.com/pages/MovieCamp/104555426262686 ">Facebook</a></strong><a href="www.facebook.com/pages/MovieCamp/104555426262686 "><br />
</a><strong>-<a href="twitter.com/moviecamp2010">Twitter</a> </strong>(da qui si potrà seguire anche il live stream &#8220;testuale&#8221; dei nostri eventi)<br />
<strong>-<a href="www.slideshare.net/MovieCamp ">SlideShare<br />
</a></strong><strong><strong>-<a href="www.linkedin.com/groups?mostPopular=&amp;gid=3400543 ">LinkedIN<br />
</a></strong></strong>Inoltre tutti i barcamp sono fruibili anche in streaming (o, come accaduto a Torino, <em>solo</em> in streaming) a questo <a href="http://www.livestream.com/moviecamptv">link</a>.<br />
Per ogni informazione contattateci sulla fan page di Facebook o all’indirizzo <strong>info@moviecamp.it</strong>.</p>
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		<title>Sessismo velato tra piloti e pelati</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 21:09:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La comunicazione commerciale “deve rispettare la dignità della persona in tutte le sue forme ed espressioni e deve evitare ogni forma di discriminazione”. Lo dice l&#8217;articolo 10 del Codice di Autodisciplina Pubblicitaria, e significa, tra le altre cose, che non si può rappresentare l&#8217;identità di genere in maniera stereotipata, offensiva e discriminatoria. Resta il fatto...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La comunicazione commerciale “deve rispettare la dignità della persona in tutte le sue forme ed espressioni e deve evitare ogni forma di discriminazione”. Lo dice l&#8217;articolo 10 del Codice di Autodisciplina Pubblicitaria, e significa, tra le altre cose, che non si può rappresentare l&#8217;identità di genere in maniera stereotipata, offensiva e discriminatoria. Resta il fatto che ricorrere a seni e glutei è lo strumento più facile per un pubblicitario privo di inventiva; metti una bella donna inspiegabilmente eccitata a contorcersi su un pavimento come una tarantolata, inquadra le due o tre parti anatomiche maschio-ricettrici, nomina il prodotto, e la pubblicità è confezionata. Anche l&#8217;essere meno fantasioso potrebbe riuscire nell&#8217;impresa. Di pubblicitari poco creativi evidentemente è pieno il mondo, visto che non sappiamo quasi più chi sia la donna, tanti sono gli stereotipi con cui si propone la sua immagine ai consumatori (quando non è mamma è oggetto sessuale, quando non è formosa-cerebrolesa è manager-inacidita, quando non è nonna tè e pasticcini è velona o meglio ancora vecchia-adolescente). Siccome nessuno vuole sentirsi dire che farebbe meglio a dedicarsi ad un altro lavoro piuttosto che al proprio, i pubblicitari di Fastweb hanno trovato una scorciatoia: fanno pubblicità sessista, perché sono a corto di idee, ma nel frattempo criticano, anzi snobbano chi ricorre ancora alle rotondità femminili per attirare consumatori. Questo è quel che vedo io quando in tv trasmettono lo spot di Fastweb: Valentino Rossi e Paolo Cevoli sono in poltrona a sorseggiare un aperitivo mentre parlano presumibilmente del prodotto informatico che pubblicizzano, davanti a loro si muovono a rallentatore un gruppo di ragazze, che saltellano starnazzando come oche, e giocano con un pallone (giocano “con” il pallone nel senso che si passano la palla come delle bambine, giocare “a” pallone, descrive un&#8217;attività più impegnativa che ancora si riserva al soggetto maschile). Mentre loro zampettano qua e là, la telecamera inquadra glutei e seni abbondanti che sballonzolano su e giù. Paolo Cevoli si agita tutto sulla sedia e freme davanti a “quelle gnocche” che potrebbero essere sue figlie. Gli manca solo la bava al lato della bocca quando dice: “Hai visto che roba!”. È la volta di Valentino Rossi, al quale è assegnato il ruolo di scimmiottare la denuncia del sessismo pubblicitario, le parole che pronuncia, infatti, non servono a spiegare all&#8217;amico quanto sia offensivo strumentalizzare il corpo femminile ed erotizzarlo per scopi commerciali, ma dice “sei matto! Noi siamo Fastweb mica come tutti gli altri”. Tutti gli altri sono quelli che hanno bisogno di esporre seni &amp; co. per vendere quel che capita, dal profumo al prosciutto. Quelli di Fastweb invece ricorrono agli stessi mezzi affermando di non farlo (beata mistificazione) e li usano pure fino in fondo. Infatti nella scena finale una pallonata colpisce Valentino, una delle ragazze si avvicina e con accento straniero chiede “posso avere la mia pelota?”, perché naturalmente oltre che oca deve pure fare errori quando parla, sennò lo stereotipo non è completo.</p>
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		<title>Otto e mezza</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Sep 2010 15:07:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em>In diretta dalla Mostra Internazionale d&#8217;Arte Cinematografica di Venezia. Dove, diversamente da Roma, c&#8217;è il sole a tenere compagnia alla nostra inviata speciale.</em></p>
<p>Pedalo. La laguna a sinistra, il mare a destra, sopra: la pioggia. Cielo basso, lattiginoso, persino amichevole nonostante l’acqua che rovescia. Pedalo di lena, il foulard zuppo sui capelli zuppi, i jeans incollati alle cosce, gli occhiali appannati nel taschino del trench &#8211; e meno male che l’ho ficcato in valigia &#8211; supero un canaletto che taglia dalla darsena alla spiaggia e gli alberi del viale che raggiungo mi offrono temporaneo riparo. Sette minuti prima della sigla. Gli alberi restano indietro, spingo sui pedali, filo sull’asfalto lucido, accelero e accelera anche la pioggia che, irrefrenabile, ha trovato la via del collo e delle caviglie. La sacca di tela con i sandwich preparati tra il caffellatte e la doccia è una spugna che assorbe e s’incolla al rosso del programma. Lungo il vialone dritto che corre insieme a questa lingua di terra isolata, le auto s’accodano come ovunque in un mattino di pioggia d’inverno. Le supero maldestramente, in lontananza vedo le sfere bianche dei lampioni schierati davanti all’ingresso del PalaBiennale. È quasi fatta, mi dico. L’acqua cola nelle maniche, lungo la schiena, s’accomoda nel cotone della maglietta, incolla i capelli alla nuca. Quattro minuti prima della sigla. Grondo acqua. I motociclisti si fermano sempre, quando piove. Anche i ciclisti, rifletto. Salvo che non debbano tagliare un traguardo o arrivare puntuali a un immancabile appuntamento. E la prima proiezione del giorno <em>è</em> un immancabile appuntamento. L’accredito al collo, Variety sotto il braccio, gli occhi ancora stretti dal sonno, ci si accoccola in una poltroncina rossa e, nell’oscurità della sala, quasi ci si riappropria del sonno abbandonato appena un’ora prima, curiosi e complici di un sogno altrui. Per questo pedalo sotto il diluvio del Lido.<br />
L’autobus che da Malamocco arriva a Santa Elisabetta e oltre, attraversa una pozzanghera come fosse un vaporetto, alza ali d’acqua che m’investono in pieno. Non c’è scampo, sono acqua che pedala. Un minuto alla sigla e duecento metri di temporale ancora da attraversare. Rallento, mi fermo sotto un balcone. Strizzo la sacca, i capelli, il foulard, il trench, odio questi jeans appiccicosi e gelidi. Un uomo piazza un bidone pieno di scope a un passo da me, Sposta più in là, grida il compare, Non posso, non vedi che c’è la bici! risponde lui, Vado via subito, mi scuso io. Faccia con comodo, si rassegni, oggi è così&#8230; Mi consola lui. Mica vendete ombrelli, chiedo io. <em>Ostrega</em>, certo! esulta lui. Scelgo quello bordeaux, lo apro lentamente al pensiero di una colazione consolatoria in pasticceria&#8230; Ma ecco che una robusta signora avvolta in un impermeabile azzurro mi sfreccia davanti pedalando al riparo di un ombrello.  Allora, anch’io! Monto in sella, con una mano tengo l’ombrello con l’altra il manubrio. Sbando, mi raddrizzo, faccio gli ultimi cento metri al centro della carreggiata, dal PalaBiennale giungono le note della sigla. Entro che è già buio, le prime immagini già sullo schermo. Entro senza far rumore, m’infilo di nuovo sotto le coperte, in silenzio e lentamente, per non disturbare chi sogna insieme a me.</p>
<p>P.S. Pedalare per il Lido spostandosi da una sala all’altra a caccia di film è magnifico, sono giorni di pane e pellicola. Tra le opere viste, a mio avviso, assolutamente da non perdere <em>Post mortem</em> di Pablo Larrain, un gioiello di sceneggiatura e regia, ed <em>Essential Killing</em> di Jerzy Skolimovski, stupefacente. Seguono <em>Somewhere</em> della Coppola, intenso, ironico e beffardo, <em>Cirkus Columbia</em> dell’elegante Tanovic e <em>Cogunluk (Majority) </em>di Seren Yuce, film turco (sempre che arrivi nelle sale italiane). Se amate Napoli e la sua musica procuratevi <em>Passione</em> di John Turturro, è un documentario ed è uno spasso. Evitate accuratamente <em>La solitudine dei numeri primi</em>, è brutto che più brutto non si può. Dimenticatevi di <em>Vallanzasca</em>, Placido e <em>Noi credevamo</em>, Martone: sono film per la tv e ce li propineranno per allietare i nostri futuri gelidi inverni. Gli italiani meritevoli sono <em>La pecora nera</em> di Ascanio Celestini e <em>Venti sigarette</em> di Aureliano Amadei, vincitore della sezione Controcampo italiano: racconta di Nassiriya, andateci.</p>
<p>P.P.S. Oggi, venerdì, il sole splende tanto quanto <em>La versione di Barney</em>.</p>
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		<title>Maschilismo patinato</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 20:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;era un tempo in cui la società era maschilista, in cui le donne erano identificate esclusivamente con il ruolo di moglie e di madre e ogni eccezione alla regola era guardata con sospetto.<br />
La vita di un essere femminile non poteva che ruotare intorno a quella di un essere maschile e della prole; era in questa cornice che ogni donna doveva trovare la propria realizzazione, perché, manco a dirlo, la cura dell&#8217;altro, in quel tempo, era considerata un privilegio tutto femminile.<br />
Ma poi, dopo teorizzazioni filosofiche, saggi, manifestazioni, coraggiosa militanza e fantomatici reggiseni bruciati, tutto ciò, finalmente, è finito.<br />
Oggi non è più ammissibile che un uomo sostenga che il posto delle donne è a casa a girare il sugo, al punto che sentiamo il dovere morale di dare la caccia ai veli non meidinìtali.<br />
Ai giorni nostri felici, vivaddio, siamo tutti invitati, maschi e femmine, ad autorealizzarci in ogni ambito e nessuno sembra più irrimediabilmente ingessato in un ruolo stabilito dall&#8217;alto.<br />
A dispetto di tanta autodeterminazione, però, c&#8217;è ancora qualcuno che vuole farci credere che   il compito di una donna è rendere felice l&#8217;esemplare di maschio che si trova accanto (auspicabilmente, questa volta, scelto da lei). Questo qualcuno, mio malgrado, non è un nostalgico dei vecchi tempi, o un seguace di spicciole teorie di determinismo biologico, che vede nell&#8217;utero la causa della debolezza del “gentil sesso”, ma gli autori delle riviste femminili che, nella maggior parte dei casi, sono proprio donne.<br />
Da qualche mese faccio piccole escursioni in quel mondo patinato; tutto è iniziato un pomeriggio dal parrucchiere e da quel giorno è nata un&#8217;intensa frequentazione da cui fatico ad emanciparmi.<br />
Al primo incontro è stato sgomento: perché anche wonderwoman si sarebbe sentita una formica rispetto ai modelli di donna che abitano quelle riviste. La donna che ci viene incontro tra l&#8217;indice e l&#8217;oroscopo è bella o, se proprio la natura non l&#8217;ha dotata, sa valorizzarsi per sembrare bella; è in forma, si prende cura della sua pelle, del suo giro vita, dell&#8217;altezza dei suoi glutei e della tonicità del suo interno coscia, sta attenta a quel che mangia; lavora, viaggia, e naturalmente ha un fidanzato che lavora, si mantiene in forma, è premuroso nei confronti delle proprie borse sotto gli occhi e delle zampe di gallina, e con cui fa del sesso “qualitativamente gratificante per entrambi”.<br />
Fin qui nulla di inaspettato, sono andata al lavatesta sperando che nel mondo a nessuna donna venga mai in mente di mettersi a confronto con l&#8217;esemplare della rivista, che avevo appena posato.<br />
Da quel giorno sono andata a cercare le tracce di quelle pagine anche su internet, ho raggiunto il sito giusto e mi si è spalancato un mondo. L&#8217;home page mi ha indirizzato alla rubrica How-to; una sorta di ricettario per qualsiasi obiettivo, dalla scelta del rossetto ai tutorial per l&#8217;uovo al tegamino, passando per i consigli in materia di relazioni sentimentali.<br />
Proprio su quest&#8217;ultimi vale la pena spendere del tempo, perché è qui che ho stanato i promotori di antichi modelli di genere.<br />
Cosa devono saper affrontare le donne di oggi secondo i nostri autori? Oltre a sfide inoffensive come quella di evitare la fiatella del mattino, ci sono una sfilza di consigli affinché lei sappia “mantenere lo scintillio durante la convivenza”, sappia accendere il desiderio sessuale, con l&#8217;imperativo categorico di rendersi attraente in ogni momento (inevitabile corollario), sappia come comportarsi se lui è lunatico, geloso, a tinta unita, a strisce, a pois, così che lo possa accontentare, sostenere, impomatare e cucinare. Lei deve, deve, deve fare una marea di cose e tutto questo al fine di conquistare prima, mantenere poi e soddisfare durante un uomo, che in tutto questo sembra avere l&#8217;unico onere di tornare a casa la sera.<br />
Il tema più sconcertante, però, è quello del tradimento; accanto alla ricetta per “allenarsi alla fedeltà coniugale” e tenersi lontane dalla tentazione, c&#8217;è quella per affrontare un tradimento da parte del compagno. In sintesi: un uomo può anche inciampare in un errore nella vita di coppia, ma tu donna <em>jamais</em>!<br />
Dopo aver fatto scorta di consigli perché il “mio uomo” sia sempre appagato, ed aver raggiunto un formidabile Know-how, non posso che notare che i ruoli da cui le donne pensavano di essersi emancipate, sono usciti dalla porta per rientrare dalla finestra, e continuano nell&#8217;impresa di organizzare la relazione tra sessi non più attraverso l&#8217;autorità dei costumi e della morale, ma strisciando amichevolmente tra le pagine delle riviste (e non solo).<br />
Concludo dando voce ad un atroce dubbio: sebbene tentino di trasformarci in perfette ancelle per i nostri uomini, queste riviste (firmate da donne) spuntano come funghi e vendono&#8230; non sarà che, nonostante tutto, non ci siamo liberate fino in fondo di quel ruolo che ci è stato imposto dai tempi dei tempi?</p>
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		<title>A vele spiegate</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 16:46:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lisbeth</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;era una voce che circolava in rete. La voce è diventata notizia. La notizia è destinata a scuotere le basi del rapporto instaurato finora tra gli utenti e la rete, vista come istituzione. Un avvenimento così importante da portare ad interrompere il mio silenzio.<br />
<em>Svezia, rivoluzione web arriva il provider pirata </em>titola un <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/07/21/news/svezia_il_web_arriva_il_provider_pirata-5735995/?ref=HREC2-5">articolo</a> comparso oggi sulla Repubblica. La nuova ventata di liberalismo 2.0 giunge ancora dal Partito Pirata &#8211; che della libertà totale e incondizionata di godere di ogni tipo di prodotto culturale gratuitamente ha fatto la sua bandiera &#8211; che oltre ad ospitare sui propri server The Pirate Bay, la community di scambio digitale più frequentata del mondo (inaccessibile dall&#8217;Italia, ma non per i più esperti), è deciso ad andare oltre. Deciso nel dare agli utenti un&#8217;alternativa.<br />
Il Partito Pirata ha annunciato infatti la creazione di un proprio ISP, &#8220;un provider di connettività per accedere alla Rete in forma completamente anonima e senza lasciare tracce&#8221;. Mossa solo apparentemente finalizzata a far passare notti infernali ai professionisti della sicurezza elettronica e agli integralisti del copyright.<br />
La realtà è diversa. Il Provider Pirata non sarà per tutti. Sarà gestito dagli utenti esperti, da pirati, e ognuno dovrà provvedere autonomamente a risolvere eventuali malfunzionamenti del proprio collegamento.<br />
La prospettiva offerta da Gustav Nipe, responsabile del provider per PiratPartiet, è chiara, condivisibile e user oriented.<br />
L&#8217;obiettivo non è quello di offrire un&#8217;isola di illegalità ma una via di fuga dai provider ufficiali le cui operazioni sono da sempre corrotte da logiche di mercato alle quali il più delle volte l&#8217;utente non può che soccombere.<br />
&#8220;Non sono un libertador. I libertadores non esistono. Sono i popoli che si liberano da sé&#8221;.<br />
Ricordando <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Che_Guevara">Guevara</a>.</p>
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		<title>3d e movimento si scontrano a Los Angeles</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 11:53:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sebastiano</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;appena concluso <a href="http://www.e3expo.com/">E3 Expo 2010</a>, la principale vetrina occidentale dell&#8217;industria dei videogiochi, rimarrà probabilmente nella storia per due motivi: ha visto il debutto della prima console con schermo 3D stereoscopico che non necessita di occhiali speciali &#8211; ovvero Nintendo 3DS &#8211; e ha consacrato i sistemi di controllo basati sul &#8220;movimento&#8221; come principale tendenza degli ultimi anni, quantomeno a partire dalla commercializzazione di Nintendo Wii, avvenuta ormai quattro anni orsono.<br />
Sia Sony che Microsoft, infatti, dopo averle annunciate l&#8217;anno scorso, hanno portato a Los Angeles in veste giocabile le due nuove interfacce per PlayStation 3 e Xbox 360 il cui (non banale) obiettivo è catturare l&#8217;attenzione del cosiddetto pubblico <em>casual</em>, lo stesso a cui si è rivolta Nintendo con i giochi per Wii, dimostrando che i milioni di giocatori a cui tutta l&#8217;industria era rivolta fino al 2006 non sono che una piccola fetta del pubblico potenziale di un mezzo espressivo così potente qual è il videogioco. Se queste due nuove interfacce &#8211; denominate PlayStation Move e Kinect &#8211; avranno il successo sperato, potremo dire di essere entrati a tutti gli effetti in una fase nuova, in cui anche chi non ha mai tenuto un pad in mano e non ha faticosamente ottenuto un&#8217;abilità nel giocare può ritenersi comunque un giocatore e rivolgersi a fasce di prodotti plasmati su questo nuovo modello di utente.<br />
Di contro, se Sony e Microsoft fallissero l&#8217;obiettivo, il mercato resterebbe ancora per qualche anno in questa strana fase di transizione, ma è qualcosa che non ci auguriamo in quanto rallenterebbe non di poco il progresso dei videogiochi a causa delle ingenti perdite finanziarie a cui le due case sarebbero costrette a far fronte.<br />
Sistemi di controllo a parte, il vero mattatore dell&#8217;E3 2010 è stato senza ombra di dubbio Nintendo 3DS, la nuova console portatile della famiglia DS dotata di uno schermo di nuovissima concezione (brevettato da Sharp), grazie al quale godere di una visione realmente tridimensionale, a occhio nudo, di giochi, filmati e fotografie opportunamente &#8220;formattati&#8221; per essere fruiti in questo modo. La doppia fotocamera sul guscio esterno della console permette, tra l&#8217;altro, di scattare fotografie stereoscopiche e osservarle subito sullo schermo 3D, una vera primizia che siamo stati felicissimi di provare &#8211; seppur solo per pochi minuti &#8211; dopo aver pazientemente atteso in fila per ore nell&#8217;affollatissimo stand di Nintendo.<br />
Considerata l&#8217;enfasi che anche Sony sta ponendo sugli effetti 3D per i giochi di PlayStation 3 &#8211; ma, in questo caso, è richiesto l&#8217;uso di occhiali e di una TV di ultimissima generazione &#8211; non è difficile prevedere che la visione stereoscopica sarà uno dei principali argomenti di discussione, nei prossimi anni, anche relativamente ai videogiochi e in parallelo con quanto sta avvenendo nel mondo del cinema. Microsoft, dal canto suo, pur essendo la prima a proporre un&#8217;interfaccia completamente gestuale e &#8220;controller free&#8221; grazie a Kinect, sembra non essere interessata all&#8217;argomento 3D per adesso, e ne ha ben donde visto che serviranno almeno un paio d&#8217;anni prima che la base installata dei televisori compatibili raggiunga una dimensione apprezzabile.<br />
In conclusione, <a href="http://next.videogame.it/">possiamo dire</a> di aver partecipato a un E3 ricco di promesse e primizie, per quanto proprio il fronte dei videogiochi in senso stretto (cioè del software, visto che fino a questo momento abbiamo parlato solo di hardware) non abbia offerto prospettive nuove che non fossero già ampiamente prevedibili. Il catalogo &#8220;casual&#8221; di Sony e Microsoft si è, infatti, rivelato una triste fotocopia di quello di casa Nintendo: giochi di sport iper-semplificati, cuccioli virtuali, giochi di fitness, esperienze di gameplay molto guidate e grafiche colorate per attrarre grandi e piccini davanti al nuovo &#8220;focolare elettronico&#8221;.<br />
Gli stessi giochi per 3DS, a parte lo stupore derivante dal diabolico schermo stereoscopico, non hanno messo in luce meccaniche innovative o che traessero in qualche modo vantaggio dal rinnovato senso di profondità. Come dire: ben due rivoluzioni (potenziali) sono iniziate, ma sono anche ben lungi dall&#8217;essere compiute; l&#8217;ultima parola, come sempre, spetta a noi consumatori, chiamati a decidere se la direzione intrapresa dai tre principali motori dell&#8217;industria è quella che più ci soddisfa. A questo proposito, il dato più interessante (anche se un po&#8217; soggettivo) potrebbe essere che il gioco più bello mostrato in fiera è stato Portal 2, guardacaso un gioco proveniente da una software house molto radicata su piattaforma PC e che non ha nulla a che vedere con i sensori di movimento né con la visione stereoscopica; come a dire che la &#8220;vecchia scuola&#8221; di intendere i videogiochi ha ancora molto, moltissimo da dire.<br />
<a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/06/nintendo_3ds1.jpg" rel="lightbox[3162]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3166" title="nintendo_3ds" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/06/nintendo_3ds1-300x207.jpg" alt="" width="300" height="207" /></a></p>
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