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La zucchina marcia

Carla

By Carla
Published 5th March, 2011

Mentre scrivo questo post, in una strada del centro di Firenze le fan di Sisley su Facebook stanno ricevendo in regalo delle magliette su cui è stampato il claim Don’t call me doll.
Si tratta, a quanto apprendo dai quotidiani, di un’iniziativa attraverso la quale il marchio esprime solidarietà nei confronti di tutte le donne, “che non si sentono oggetto, ma vogliono affermare la propria identità e indipendenza”.
L’iniziativa fiorentina segue quella milanese, organizzata per sostenere la manifestazione delle donne del 13 Febbraio.

Qualche ardito giornalista è arrivato persino a scrivere che “con Sisley è cominciata una nuova guerra di indipendenza per dire al mondo: siamo attuali, siamo retrò; siamo sexy, siamo romantiche; siamo classiche, siamo alternative. Siamo ciò che siamo. Soprattutto, siamo”.
Perché ardito? Perché, prima di promuovere Sisley come nuova portavoce del femminismo e paladina di un corretto uso dell’immagine femminile, bisognerebbe ricordare questo:

Per quanto oggi si senta particolarmente vicina alle motivazioni delle donne italiane, che martedì torneranno in piazza, Sisley non è esattamente tra quei brand che si è fatta scrupoli ad utilizzare il corpo femminile erotizzato, per alzare le vendite.
Non a caso, la pubblicità ideata per la collezione A/I è stata bloccata dall’Istituto per l’Autodisciplina Pubblicitaria, perché ritenuta “lesiva della dignità della donna”.
Sisley si è redenta? O più realisticamente spera di allargare la sua fetta di mercato, facendo leva sull’oblio?

Questione di stile.

Carla

By Carla
Published 30th January, 2011

Vento dall’est, la nebbia è là, qualcosa di strano fra poco accadrà.

In una celebre storia, il vento dell’Est ha portato Mary Poppins davanti al portone della famiglia Banks. Chissà da dove soffiava il vento che in Italia ha sollevato il polverone di fanciulle, che ai giorni nostri affollano verbali, giornali e trasmissioni televisive. Queste giovani donne sono al centro di uno scandalo sessuale, ennesima farsa di un sistema incancrenito anche nel modo di comunicare. Se in questo triste teatrino italiano, avessimo mantenuto almeno i quattro punti cardinali, le donne coinvolte in questa vicenda sarebbero prese per quello che sono: persone informate sui fatti, vittime o carnefici. Ormai però, il senso delle cose è andato perduto, al punto che i protagonisti di una storia, che si dovrebbe commentare da sola, sono diventati un fenomeno di costume. La rubrica “Visti da Vogue, dell’omonima rivista, si spende in consigli di stile per le “Berlusconi Girls”, interrogandosi se la loro mancanza di classe sia una condizione necessaria, per il ruolo di “corpose illusioni sexy” che rivestono, o se, al contrario, non possano essere meno sfacciate nel look, augurandosi infine una purificazione catartica nel segno dell’eleganza. Si legge: “Se oggidì conta solo l’apparire e dato che dobbiamo subire le molteplici manifestazioni di queste proterve protagoniste della cronaca, almeno che siano vestite in maniera appropriata.”
Sebbene non si richieda alle riviste femminili una mission femminista, sarebbe almeno auspicabile una certa sensibilità di genere, visto che si rivolgono pur sempre alle donne. Come si può dimenticare che le varie Rubacuori sono donne e che il sistema di cui fanno parte è un attentato alla rappresentazione di tutte? Come si può considerarle solo un fastidio davanti agli occhi, senza considerare di cosa siano lo specchio? Come ci si può rivolgere a loro dicendo: va bene aprire le gambe per soldi o gioielli, ma fatelo con stile, come se uno spolverino di Armani lavasse via il fatto che si stanno vendendo? Ma del resto, nella società spettacolarizzata, anche la prostituzione è questione di stile.

Una nuova voce contro la pubblicità sessista

Carla

By Carla
Published 21st January, 2011

In questi ultimi giorni i quotidiani hanno parlato de La Réclame, un progetto video in formato web series, che prende le mosse da quelle pubblicità, manifesti o spot, che fanno un uso “inappropriato” del corpo femminile. L’obiettivo del progetto è quello di spiegare, attraverso un commento fuori campo, i meccanismi che si annidano dietro l’uso dell’immagine femminile, nelle pubblicità prese in questione. Il format è stato realizzato da Non Chiederci La Parola, una casa di produzione video, che ogni settimana ospiterà sul suo sito l’analisi di una réclame. Il progetto in questione si ispira al lavoro di Ico Gasparri (presente nel trailer dell’iniziativa). Per chi non lo conoscesse, Gasparri è un fotografo che dal 1990 colleziona scatti sulla pubblicità stradale a Milano, con l’intenzione di raccontare l’uso dell’immagine femminile e l’idea di donna che viene così veicolata. Il suo lavoro si è concentrato sulla pubblicità stradale, perché quest’ultima è una forma di pubblicità obbligatoria, che non può essere ignorata dal cittadino ed è autorizzata dal Comune, che ne permette l’affissione per le strade. (In questo modo chi, inevitabilmente, la vede, riceve anche il messaggio implicito che quell’immagine è stata vista, approvata e autorizzata e, quindi, non ha niente di sbagliato) Questo post è dedicato a chi, come Ico Gasparri e Non Chiederci La Parola, offre le proprie competenze alla lotta contro la pubblicità sessista, perché:
manifestano disaccordo con il riduzionismo tette-culi, sante-“escort”, di troppe agenzie pubblicitarie;
inchiodano ciascuno alle proprie responsabilità: l’agenzia pubblicitaria, i suoi potenziali clienti e i consumatori attratti all’amo;
ribadiscono con forza una considerazione troppo spesso dimenticata, sottaciuta o strumentalmente sminuita, ovvero che la pubblicità ha il potere di contribuire al mantenimento e al consolidamento di pregiudizi e stereotipi (e quindi, se vuole, ha anche il potere di farli cadere);
quindi, fanno presente a chi se lo fosse dimenticato, che ad ogni forma di potere si accompagna il rispettivo comportamento responsabile (concetto che, pubblicità a parte, conviene ripetere con i venti che tirano);
la pubblicità, immagino, dovrebbe essere un’espressione di creatività, di originalità e di innovazione, mentre mi sembra estremamente conservatore, ai limiti del reazionario, continuare a contrapporre mamme-merendine e lussuriose-mutandine.

Quando il sole continua il suo giro…

Laura

By Laura
Published 7th December, 2010

Fresco fresco di tipografia, è finalmente pronto il calendario di solidarietà 2011! Firmato congiuntamente dall’attenzione costante che Estrogeni ha per il sociale e dal mio interesse antropologico verso le tematiche affrontate, il calendario unisce nel suo formato da tavolo il desidero di unire sostanza e bellezza. Le foto sono tratte da un mio recente viaggio nei campi profughi palestinesi del Libano, al seguito del Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila. Un viaggio per iniziare un nuovo progetto di ricerca sulla memoria e le pratiche familiari, in linea con i miei recenti studi sull’argomento. Al centro sempre la fotografia. Le immagini scelte per il calendario ritraggono bambini nella loro realtà quotidiana, dove i dettagli ci raccontano del loro contesto. Sorridono sempre e il loro sguardo in macchina risponde alla mia richiesta di dirmi attraverso la macchina fotografica chi sono, indirizzando, a chi di loro sta dando un contorno, i loro occhi pieni della loro storia. Sembrerebbero quasi immagini comuni di bambini, ma le somiglianze cadono in fretta. I bambini profughi palestinesi con le loro famiglie non hanno diritti, di salute, istruzione, cittadinanza, proprietà. Ma attendono, nel recinto deciso per loro, che il futuro si dipani. Per questa ragione abbiamo deciso di devolvere il ricavato della vendita del calendario (che costa 10 euro) ad Assomoud, un’organizzazione non governativa impegnata in programmi di assistenza e sviluppo a beneficio della comunità palestinese del Libano. Ancora una volta la fotografia ci offre una buona occasione per poter dire, attraverso la creatività e il nostro cuore, quali cose ci piacciono.

MovieCamp: il lato social del cinema

Emanuela Zaccone

By Emanuela Zaccone
Published 6th December, 2010

Dopo un’attesa piuttosto lunga alla Stazione di Torino Porta Nuova, io, Chiara ed Ignazio siamo finalmente riusciti a partire, ancora contenti per come era andato MovieCamp e anche piuttosto inquietati dagli indizi che intorno a noi lasciavano presagire lo zampino del diavolo (vedesi passeggero con un libro su un qualche predestinato segnato dal marchio del 666), degno coronamento del loro speech focalizzato sull’ottima social media campaign de L’Ultimo Esorcismo (qui trovate anche l’intervista post barcamp).
Pochi chilometri di binari dopo, pensiamo di darci allo scambio di post: siamo giovani e lavoriamo con il Web. I blog post sono la nostra moneta di transazione. In sintesi: mi hanno chiesto di spiegare cosa sia MovieCamp ed è con grande piacere che vi presento dunque questo progetto, nato all’inizio del 2010 su idea di Maurizio Galluzzo.
MovieCamp è la non-conference dedicata al cinema e alla produzione cinematografica che si svolge in diverse città, di norma in concomitanza con festival, manifestazioni e incontri. Lo scopo del MovieCamp è quello di far incontrare e discutere on line e off line gli operatori del settore e gli appassionati. MovieCamp è strutturato secondo la formula del BarCamp, rete internazionale di non conferenze aperte i cui contenuti sono proposti dai partecipanti stessi. Questi ultimi possono condividere e apprendere in un ambiente aperto e libero, in cui chiunque può intervenire. Sul sito di MovieCamp è infatti possibile proporsi come relatore e durante gli incontri chiunque può partecipare attivamente alla discussione. Temi e format di MovieCamp nascono dall’osservazione del settore audiovisivo. Il settore del cinema e della produzione audiovisiva in generale, infatti, sta affrontando un’evoluzione piuttosto rapida sotto differenti aspetti: tanto tecnologici quanto promozionali-distributivi.
Anche le audience hanno modificato il proprio ruolo, passando da fruitori passivi ad utenti attivi che entrano attivamente nella filiera produttiva a vari livelli: con attività di crowdfounding, con campagne di pressione sulle produzioni e di attività promozionali e produttive con altri fans.
In questo contesto, i social media hanno svolto un ruolo fondamentale nel cementare le communities e nel generare nuove forme di engagement tra le audience e i prodotti audiovisivi. Il Web ha inoltre aperto nuove possibilità distributive ed ampliato il numero di canali e di devices su cui poter fruire tali prodotti. MovieCamp vuole cogliere tali cambiamenti e proporre delle occasioni di discussione e confronto con le voci più importanti del panorama italiano e internazionale su social media, cinema e marketing.
A livello formale, MovieCamp è una non-conference ed in quanto tale è dunque bottom up generated tanto nella proposta degli argomenti quanto nella gestione degli eventi.
La community si coagula e dialoga attraverso il sito moviecamp.it ed i social media ad esso connessi, ed è composta da appassionati e ricercatori – universitari e non – del settore.
MovieCamp collabora attivamente con il Distretto dell’audiovisivo e dell’ICT dell’Università La Sapienza di Roma e l’AGCP – Associazione Giovani Produttori Cinematografici. L’iniziativa, inoltre, si è già concretizzata in diversi incontri: Asolo, Venezia, Roma e Torino. Durante questi camp l’attenzione si è focalizzata soprattutto sul crowdfounding e sui cambiamenti delle audience, tenendo centrale il tema dei social media.
Sono previsti in futuro incontri durante i festival di: Torino, Bari, Bologna e Taormina.
Siamo comunque aperti ad eventuali suggerimenti e nuove collaborazioni, quindi fatevi avanti!
Alcuni materiali degli incontri già effettuati sono reperibili anche online: MovieCamp è infatti presente sui principali social network.
Potete restare aggiornati soprattutto su:
-Facebook
-Twitter (da qui si potrà seguire anche il live stream “testuale” dei nostri eventi)
-SlideShare
-LinkedIN
Inoltre tutti i barcamp sono fruibili anche in streaming (o, come accaduto a Torino, solo in streaming) a questo link.
Per ogni informazione contattateci sulla fan page di Facebook o all’indirizzo info@moviecamp.it.

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