Formazione

In conclusione

Alfredo

By Alfredo
Published 18th March, 2010

Dedicato a Francesco (e lui sa perché…) e a tutti quelli che, ben prima di lui, mi hanno scelto, per disperazione o coraggio, quale relatore della propria tesi di laurea. Sono stati due anni intensi, vivaci, stimolanti, dialettici, chilometrici. Talvolta, volutamente disaggreganti.
Ci torneremo. Per il momento, grazie a tutti.
“Parlava con tutti. Perché appartiene a questa cultura di ebeti. Bla, bla, bla. Appartiene a questa generazione che è fiera della propria superficialità. La performance. La performance sincera è tutto. Sincera e vuota, completamente vuota. La sincerità che va in tutte le direzioni. La sincerità che è peggio della falsità e l’innocenza che è peggio della corruzione. Tutta l’avidità che si nasconde sotto la sincerità. E sotto il gergo. Questo splendido linguaggio che hanno tutti – in cui sembrano credere -, queste chiacchiere sulla loro mancanza di autovalorizzazione, quando l’unica cosa di cui sono sempre convinti, in realtà, è di avere diritto a tutto. L’impudenza la chiamano tenerezza, e la crudeltà è camuffata da autostima perduta. Anche Hitler mancava di autostima. Era il suo problema. È una truffa, quella che questi ragazzi hanno messo in piedi. L’iperdrammatizzazione delle emozioni più insignificanti. Relazione. La mia relazione. Chiarire la mia relazione. Devono solo aprire bocca per mettermi con le spalle al muro. Il linguaggio che usano è una summa della stupidità degli ultimi quarant’anni. Conclusione. Eccone una. I miei studenti non sono capaci di stare in quel posto dove deve svolgersi il ragionamento. Conclusione! Sono fermi al racconto tradizionale, con il suo principio, la sua parte di mezzo e la fine: ogni esperienza, per quanto ambigua, per quanto intricata o misteriosa, deve prestarsi a questa normalizzazione, a questo cliché formalizzante da anchorman televisivo. Ogni ragazzo che dice conclusione, lo boccio. Vogliono la conclusione? L’avranno”. (P. Roth, La macchia umana)

Hardcore design

Agostino

By Agostino
Published 21st January, 2010

Non fumo, lo ammetto. Non ho mai fumato. Però il packaging delle bionde mi ha sempre incuriosito. Un po’ come accade per le etichette dei vini, si trovano spesso svariati esempi di design molto curato, dai toni molto eleganti, inequivocabilmente perfetti dal punto di vista grafico e progettuale.
E a proposito di equivoco e progettualità che nuoce gravemente alla salute del designer, l’altra sera mi è capitato sotto gli occhi un pacchetto di rare e introvabili Camel Orange (mio cugino dice che sono difficilmente reperibili in commercio, ma non ne conosco la ragione). Subito mi è tornata in mente la famosa storia dell’immagine subliminale contenuta nell’illustrazione del cammello che i più anziani come me ricorderanno (era la fine degli anni ’80). Per gli sguardi più attenti, fissando la zampa anteriore sinistra dell’animale, è possibile scoprire un uomo in piedi con il pene eretto, mentre per le menti più perverse, guardando le sue zampe posteriori, ecco apparire un leone mentre si accoppia brutalmente con la povera bestia. Provando a scovare altri straordinari esempi di design inequivocabilmente hardcore, ecco una selezione di progetti dove la ricerca del segno giusto unita alla scarsa attenzione da parte del designer, produce risultati capaci di mandare in fumo – senza filtro – la reputazione aziendale e la professionalità del grafico.
È tutto altamente cancerogeno, evitiamo di aspirare.

Consiglio ai naviganti

Vittorio

By Vittorio
Published 7th January, 2010

Permettete? Un pensiero esortativo.

Vi giro semplicemente un bell’articolo trovato su Adsoftheworld, intitolato 21 suggerimenti per avere una carriera pubblicitaria di successo. Ad una prima lettura rapida, sembra una sorta di vademecum per diventare il pubblicitario dell’anno. Tutto sommato, pensandoci bene, sono solo cose strarisapute che però ogni tanto fa bene ricordarsi.

  1. Find the right place to gain as much experience as possible in the shortest amount of time. This may mean a hot-shop independent agency, a large multinational or hopping jobs every 2 years depending on the available options you may have.
  2. Work somewhere that’s worthy of your time and talent. Don’t settle for any job.
  3. Put more effort into your job than expected and do it cheerfully.
  4. Become the most positive and enthusiastic adman in the agency.
  5. Be forgiving of yourself and others. We’re humans and we make mistakes even when we only have good intentions. Don’t allow such mistakes make you lose sight of long term goals.
  6. Be generous with your contributions to the team’s work. Do not try to take credit for every idea you came up with.
  7. Persistence, persistence, persistence. Great work never just falls into your lap. You need to work for it, refine it, perfect it.
  8. If you clearly see you’re going into the wrong direction with your strategy do not be afraid to stop and rethink everything even if it means you have to start everything from scratch.
  9. Discipline yourself to save money on even a modest salary. This will give you the freedom to change jobs when things go bad and will allow you to take meaningful holidays that refresh your mind and body.
  10. Commit yourself to constant improvement. Technology and the industry is developing really fast. You have to keep up.
  11. Commit yourself to quality. Do not ever settle for something less than your outmost best. Perfect your work till time allows.
  12. Your professional happiness isn’t based on the number of awards or how much you make, but on the relationships you have with your colleagues and clients. Treat them with respect.
  13. Be loyal to your clients and your agency. It will be appreciated even by the competition.
  14. Be honest with your work. Never lie or mislead the consumer. If you do you will feel miserable about your profession.
  15. Be a self-starter. If you identify an idea take charge and go for it.
  16. Do not blame others. If you’re unhappy about something take the initiative to change instead of whining about it.
  17. Be decisive even if it means you’ll sometimes be wrong. Timing is everything in advertising.
  18. Be bold and courageous with your work. When you look back on your professional life, you will regret the the things you didn’t do more than the one you did.
  19. Do not overestimate the value of formal education. Most successful adman never had formal advertising eduction. Real work experience is more valuable than any education.
  20. Eat healthy, do sports. Your mind and body are your only tools available to you. Do not abuse substances. Save them for those critical special times when you really need a boost.
  21. Don’t take all advice for granted. Pick what’s useful for you. Make up your own rules and change them at your will.

Non ho tradotto nulla. Perché? Perché se chi legge ha bisogno di una traduzione allora ci vorrebbe un punto 22. (che andrebbe messo in prima posizione) Migliora il tuo inglese prima di iniziare a pensare, prima ancora di iniziare a leggere.

Trovato qui.

A lezione di creatività

Vittorio

By Vittorio
Published 18th December, 2009

Permettete? Un pensiero poetico.
In periodo di tesi (sembra una vita fa, in realtà sono passati appena nove mesi) non ricordo il numero di articoli, pagine web, video, news, post, topic e spunti vari che mi piovvero addosso. Non so se ero io a cercarli, o loro a trovare me tutte le volte che mi avvicinavo al pc. La rete ha dei percorsi infiniti, e oggi come allora andavo alla ricerca di qualsiasi cosa appagasse la mia curiosità. Oggi, seguo (o cerco di…) almeno 40 siti che parlano di comunicazione, marketing, viralità, creatività, editing e compositing.
Ma tutto, dico tutto, non sarebbe successo se non avessi visto questo video.

Ken Robinson – Do Schools Kill Creativity? from Andrea Benassi on Vimeo.

Il plagio di Joe La Pompe

Vittorio

By Vittorio
Published 3rd September, 2009

Poche ore fa mi sono imbattuto in un blog davvero interessante, ed è sorta una riflessione sul nostro lavoro. Il blog in questione è Joe La Pompe, francese ed indipendente , che si occupa di uno degli aspetti più controversi e affascinanti, nonché duri d’affrontare, del nostro lavoro, parlo del plagio. Tra i suoi posts è possibile trovare né più né meno che una collezione di articoli che comparano le “pubblicità gemelle” (twin-advertising concepts), ovvero quelle pubblicità che in qualche modo si plagiano, sono simili, addirittura identiche, o semplie e pure riproposizioni.

un esempio:

Una delle prime cose che mi venne detta arrivato qui ad Estrogeni, fu proprio che molto spesso mi sarebbe capitato di avere idee che altri avevano già avuto, stanno avendo, avranno. “[...] Spesso ti capiterà di avere un’idea e di vederla realizzata da qualcun altro dopo pochi giorni [...]“, disse Alfredo. In effetti pensando al processo creativo e, al modo in cui viene attivato, credo che non sia poi tanto difficile incappare in un plagio accidentale. Se c’è da ragionare ad esempio su come lanciare il nuovo servizio di cappuccini e cornetti caldi a bordo dei taxi romani, io inizierei a pensare a cosa mi ricorda il taxi. Robert De Niro. Quante altre persone come me avranno visto quel film (che non ho bisogno di citare) e ragioneranno allo stesso modo?
Inoltre, mi sembra di non vedere una soluzione a questo processo. O forse le strade percorribili sono due, ma entrambe non cambiano la probabilità di incappare nel plagio. O si conosce tutto, e si è certi di fare qualcosa di nuovo; o si è completamente ignoranti, e allora qualsiasi cosa sarà nuova. Ma entrambe le ipotesi sono fatalmente impercorribili.
Eppure, una soluzione è stata trovata in questo esercizio. Davvero molto interessante per chiunque voglia diventare un grafico. O semplicemente giocare.
Fatevi dire da un vostro amico una parola. Cane. Buttate giù la prima immagine a cui pensate. Altra parola. Automobile. Ora scrivete NON la prima immagine a cui pensate, ma la seconda. Altra parola. Epitaffio. Non la prima, non la seconda, la terza cosa che vi viene in mente. E così via…
La prima immagine molto probabilmente sarà simile per tutti, ma arrivati alla sesta? alla settima?

Ps. ringrazio Giada per avermi parlato di questo esercizio.

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