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	<title>Estrogeni - Blog. CEO - Alfredo Borrelli. &#187; Formazione</title>
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		<title>Adolescenti in rete: sorprese da altri meridiani</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 10:09:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Rotisciani</dc:creator>
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Gli adolescenti salentini navigano quanto e più dei loro coetanei nel resto d’Italia e usano la rete per comunicare con gli amici di tutti i giorni.
Sono questi i principali risultati presentati in Network meridiani, libro nato dal mio dottorato di ricerca presso l’Università del Salento.
Alla base di Network meridiani c’è uno studio su un campione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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<div id="_mcePaste">Gli adolescenti salentini navigano quanto e più dei loro coetanei nel resto d’Italia e usano la rete per comunicare con gli amici di tutti i giorni.</div>
<div id="_mcePaste">Sono questi i principali risultati presentati in Network meridiani, libro nato dal mio dottorato di ricerca presso l’Università del Salento.</div>
<div id="_mcePaste">Alla base di Network meridiani c’è uno studio su un campione rappresentativo composto da 292 studenti delle scuole superiori della provincia di Lecce, studio che ha come obiettivo tracciare una mappa della comunicazione on line degli adolescenti della mia terra. Dai dati raccolti è emerso un quadro complesso e articolato, ricco di sorprese, specie rispetto al senso comune, fra cui spiccano le due evidenze empiriche citate in apertura.</div>
<div id="_mcePaste">Il 29% dei ragazzi intervistati utilizza Internet più volte alla settimana, il 48% tutti i giorni. Gli utenti abituali, dunque, sono quasi l’80%, percentuale che sale al 92% se consideriamo gli utenti saltuari (qualche volta al mese). Si tratta di valori molto alti, addirittura superiori a quelli registrati in recenti ricerche nazionali (<a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/rapporto_censis/">CENSIS, </a><a href="http://www.doxa.it/idee/docs/savethechildren_06.pdf">Doxa</a>). Da essi possiamo trarre un’importante conclusione: tra i giovani del Salento e quelli del resto del paese non c’è alcun divario digitale.</div>
<div id="_mcePaste">Le tradizionali differenze tra Nord e Sud in termini di ricchezza delle famiglie (<a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20081104_00/testointegrale20081104.pdf ">ISTAT</a>), di investimenti e adozione delle innovazioni (<a href="http://www.cerpi.it/content/rapporto-sul-sistema-della-ricerca-e-dellinnovazione-puglia.html-0">CERPI</a>), che poi si riverberano sulla diffusione delle nuove tecnologie (<a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20080116_00/testointegrale20080116.pdf">ISTAT</a>), non incidono sul rapporto adolescenti-Internet. Il ragazzo di Lecce, proprio come il suo coetaneo di Roma o di Milano, accede alla rete abitualmente e all’interno di quest’ambiente svolge una miriade di attività: si informa, comunica, si racconta e si diverte.</div>
<div id="_mcePaste">Se si vuole osservare qualche divario, allora è meglio concentrarsi su quello generazionale, tra adolescenti esperti e competenti e adulti spaventati o indifferenti alla rete. Questa distanza è la misura delle difficoltà delle tradizionali agenzie formative di fronte al nuovo dei media.</div>
<div id="_mcePaste">In famiglia la situazione è paradossale: sebbene la casa sia il luogo di connessione di gran lunga preferito dai ragazzi, la rete è un argomento quasi tabù nei discorsi con i genitori. Solo il 9% riceve da loro dei suggerimenti o dei consigli per la navigazione, solo il 19% consiglia loro dei siti web interessanti.</div>
<div id="_mcePaste">A scuola Internet si usa poco: il 15% degli studenti più volte a settimana, l’1% tutti i giorni. Anche con i professori si parla raramente di questo medium, in compenso abbondano i divieti che imbrigliano e impoveriscono la navigazione.</div>
<div id="_mcePaste">Quando si tratta di apprendere tecniche e trucchi, di scoprire nuove porzioni della rete il punto di riferimento è il gruppo dei pari, gli amici di tutti i giorni, che sono anche i principali interlocutori delle chiacchierate on line.</div>
<div id="_mcePaste">Non è un caso che i programmi di instant messaging (79% di utenti) siano nettamente preferiti alle chat (27% di utenti). Gli adolescenti salentini si orientano verso applicazioni relazionali che favoriscono il contatto con persone che già conoscono. Piuttosto che andare in rete per stringere delle nuove amicizie, i ragazzi dialogano con i compagni di classe, i membri della comitiva del sabato, gli amici con cui fanno sport o si ritrovano in parrocchia. L’80% del campione, infatti, usa l’instant messaging per tenersi in contatto con amici che vede spesso, il 51% per comunicare con amici che vede di rado, solo il 23% si messaggia con persone conosciute in rete.</div>
<div id="_mcePaste">Network meridiani si inserisce così all’interno del filone degli studi che evidenziano il profondo intreccio tra vita on line e vita off line del soggetto, con Internet che funziona da efficace supporto per relazioni solide, coltivate saltando da una sfera all’altra. E soprattutto Network meridiani smentisce clamorosamente lo stereotipo del giovane patito del web: chiuso nella sua cameretta, con pochi amici, sempre intento a chattare con qualcuno che non ha mai incontrato di persona.</div>
<div id="_mcePaste">A questa immagine dobbiamo sostituire quella di un adolescente vitale, che trasforma la rete in un ambiente caldo e accogliente, ideale per continuare discorsi cominciati altrove e darne vita a nuovi che non rimarranno confinati sullo schermo.</div>
<div><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/07/Copertina-Network-meridiani1.jpg"><img class="size-full wp-image-3187 alignleft" title="Copertina Network meridiani" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/07/Copertina-Network-meridiani1.jpg" alt="Copertina Network meridiani1 Adolescenti in rete: sorprese da altri meridianiEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="149" height="217" /></a></div>
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Gli adolescenti salentini navigano quanto e più dei loro coetanei nel resto d’Italia e usano la rete per comunicare con gli amici di tutti i giorni.
Sono questi i principali risultati presentati in Network meridiani, libro nato dal mio dottorato di ricerca presso l’Università del Salento.
Alla base di Network meridiani c’è uno studio su un campione rappresentativo composto da 292 studenti delle scuole superiori della provincia di Lecce, studio che ha come obiettivo tracciare una mappa della comunicazione on line degli adolescenti della mia terra. Dai dati raccolti è emerso un quadro complesso e articolato, ricco di sorprese, specie rispetto al senso comune, fra cui spiccano le due evidenze empiriche citate in apertura.
Il 29% dei ragazzi intervistati utilizza Internet più volte alla settimana, il 48% tutti i giorni. Gli utenti abituali, dunque, sono quasi l’80%, percentuale che sale al 92% se consideriamo gli utenti saltuari (qualche volta al mese). Si tratta di valori molto alti, addirittura superiori a quelli registrati in recenti ricerche nazionali (CENSIS, Doxa). Da essi possiamo trarre un’importante conclusione: tra i giovani del Salento e quelli del resto del paese non c’è alcun divario digitale.
Le tradizionali differenze tra Nord e Sud in termini di ricchezza delle famiglie (ISTAT), di investimenti e adozione delle innovazioni (CERPI), che poi si riverberano sulla diffusione delle nuove tecnologie (ISTAT), non incidono sul rapporto adolescenti-Internet. Il ragazzo di Lecce, proprio come il suo coetaneo di Roma o di Milano, accede alla rete abitualmente e all’interno di quest’ambiente svolge una miriade di attività: si informa, comunica, si racconta e si diverte.
Se si vuole osservare qualche divario, allora è meglio concentrarsi su quello generazionale, tra adolescenti esperti e competenti e adulti spaventati o indifferenti alla rete. Questa distanza è la misura delle difficoltà delle tradizionali agenzie formative di fronte al nuovo dei media.
In famiglia la situazione è paradossale: sebbene la casa sia il luogo di connessione di gran lunga preferito dai ragazzi, la rete è un argomento quasi tabù nei discorsi con i genitori. Solo il 9% riceve da loro dei suggerimenti o dei consigli per la navigazione, solo il 19% consiglia loro dei siti web interessanti.
A scuola Internet si usa poco: il 15% degli studenti più volte a settimana, l’1% tutti i giorni. Anche con i professori si parla raramente di questo medium, in compenso abbondano i divieti che imbrigliano e impoveriscono la navigazione.
Quando si tratta di apprendere tecniche e trucchi, di scoprire nuove porzioni della rete il punto di riferimento è il gruppo dei pari, gli amici di tutti i giorni, che sono anche i principali interlocutori delle chiacchierate on line.
Non è un caso che i programmi di instant messaging (79% di utenti) siano nettamente preferiti alle chat (27% di utenti). Gli adolescenti salentini si orientano verso applicazioni relazionali che favoriscono il contatto con persone che già conoscono. Piuttosto che andare in rete per stringere delle nuove amicizie, i ragazzi dialogano con i compagni di classe, i membri della comitiva del sabato, gli amici con cui fanno sport o si ritrovano in parrocchia. L’80% del campione, infatti, usa l’instant messaging per tenersi in contatto con amici che vede spesso, il 51% per comunicare con amici che vede di rado, solo il 23% si messaggia con persone conosciute in rete.
Network meridiani si inserisce così all’interno del filone degli studi che evidenziano il profondo intreccio tra vita on line e vita off line del soggetto, con Internet che funziona da efficace supporto per relazioni solide, coltivate saltando da una sfera all’altra. E soprattutto Network meridiani smentisce clamorosamente lo stereotipo del giovane patito del web: chiuso nella sua cameretta, con pochi amici, sempre intento a chattare con qualcuno che non ha mai incontrato di persona.
A questa immagine dobbiamo sostituire quella di un adolescente vitale, che trasforma la rete in un ambiente caldo e accogliente, ideale per continuare discorsi cominciati altrove e darne vita a nuovi che non rimarranno confinati sullo schermo.

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		<title>In conclusione</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 22:54:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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Dedicato a Francesco (e lui sa perché&#8230;) e a tutti quelli che, ben prima di lui, mi hanno scelto, per disperazione o coraggio, quale relatore della propria tesi di laurea. Sono stati due anni intensi, vivaci, stimolanti, dialettici, chilometrici. Talvolta, volutamente disaggreganti.
Ci torneremo. Per il momento, grazie a tutti.
&#8220;Parlava con tutti. Perché appartiene a questa [...]]]></description>
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			</a>
		</div>
<p>Dedicato a Francesco (e lui sa perché&#8230;) e a tutti quelli che, ben prima di lui, mi hanno scelto, per disperazione o coraggio, quale relatore della propria tesi di laurea. Sono stati due anni intensi, vivaci, stimolanti, dialettici, chilometrici. Talvolta, volutamente disaggreganti.<br />
Ci torneremo. Per il momento, grazie a tutti.<br />
&#8220;Parlava con tutti. Perché appartiene a questa cultura di ebeti. Bla, bla, bla. Appartiene a questa generazione che è fiera della propria superficialità. La performance. La performance sincera è tutto. Sincera e vuota, completamente vuota. La sincerità che va in tutte le direzioni. La sincerità che è peggio della falsità e l&#8217;innocenza che è peggio della corruzione. Tutta l&#8217;avidità che si nasconde sotto la sincerità. E sotto il gergo. Questo splendido linguaggio che hanno tutti &#8211; in cui sembrano credere -, queste chiacchiere sulla loro mancanza di autovalorizzazione, quando l&#8217;unica cosa di cui sono sempre convinti, in realtà, è di avere diritto a tutto. L&#8217;impudenza la chiamano tenerezza, e la crudeltà è camuffata da autostima perduta. Anche Hitler mancava di autostima. Era il suo problema. È una truffa, quella che questi ragazzi hanno messo in piedi. L&#8217;iperdrammatizzazione delle emozioni più insignificanti. Relazione. La mia relazione. Chiarire la mia relazione. Devono solo aprire bocca per mettermi con le spalle al muro. Il linguaggio che usano è una summa della stupidità degli ultimi quarant&#8217;anni. Conclusione. Eccone una. I miei studenti non sono capaci di stare in quel posto dove deve svolgersi il ragionamento. Conclusione! Sono fermi al racconto tradizionale, con il suo principio, la sua parte di mezzo e la fine: ogni esperienza, per quanto ambigua, per quanto intricata o misteriosa, deve prestarsi a questa normalizzazione, a questo cliché formalizzante da anchorman televisivo. Ogni ragazzo che dice conclusione, lo boccio. Vogliono la conclusione? L&#8217;avranno&#8221;. (P. Roth, La macchia umana)</p>
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Dedicato a Francesco (e lui sa perché&#8230;) e a tutti quelli che, ben prima di lui, mi hanno scelto, per disperazione o coraggio, quale relatore della propria tesi di laurea. Sono stati due anni intensi, vivaci, stimolanti, dialettici, chilometrici. Talvolta, volutamente disaggreganti.
Ci torneremo. Per il momento, grazie a tutti.
&#8220;Parlava con tutti. Perché appartiene a questa cultura di ebeti. Bla, bla, bla. Appartiene a questa generazione che è fiera della propria superficialità. La performance. La performance sincera è tutto. Sincera e vuota, completamente vuota. La sincerità che va in tutte le direzioni. La sincerità che è peggio della falsità e l&#8217;innocenza che è peggio della corruzione. Tutta l&#8217;avidità che si nasconde sotto la sincerità. E sotto il gergo. Questo splendido linguaggio che hanno tutti &#8211; in cui sembrano credere -, queste chiacchiere sulla loro mancanza di autovalorizzazione, quando l&#8217;unica cosa di cui sono sempre convinti, in realtà, è di avere diritto a tutto. L&#8217;impudenza la chiamano tenerezza, e la crudeltà è camuffata da autostima perduta. Anche Hitler mancava di autostima. Era il suo problema. È una truffa, quella che questi ragazzi hanno messo in piedi. L&#8217;iperdrammatizzazione delle emozioni più insignificanti. Relazione. La mia relazione. Chiarire la mia relazione. Devono solo aprire bocca per mettermi con le spalle al muro. Il linguaggio che usano è una summa della stupidità degli ultimi quarant&#8217;anni. Conclusione. Eccone una. I miei studenti non sono capaci di stare in quel posto dove deve svolgersi il ragionamento. Conclusione! Sono fermi al racconto tradizionale, con il suo principio, la sua parte di mezzo e la fine: ogni esperienza, per quanto ambigua, per quanto intricata o misteriosa, deve prestarsi a questa normalizzazione, a questo cliché formalizzante da anchorman televisivo. Ogni ragazzo che dice conclusione, lo boccio. Vogliono la conclusione? L&#8217;avranno&#8221;. (P. Roth, La macchia umana)
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		<title>Hardcore design</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 08:44:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agostino Santacroce</dc:creator>
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Non fumo, lo ammetto. Non ho mai fumato. Però il packaging delle bionde mi ha sempre incuriosito. Un po&#8217; come accade per le etichette dei vini, si trovano spesso svariati esempi di design molto curato, dai toni molto eleganti, inequivocabilmente perfetti dal punto di vista grafico e progettuale.
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<p>Non fumo, lo ammetto. Non ho mai fumato. Però il packaging delle bionde mi ha sempre incuriosito. Un po&#8217; come accade per le etichette dei vini, si trovano spesso svariati esempi di design molto curato, dai toni molto eleganti, inequivocabilmente perfetti dal punto di vista grafico e progettuale.<br />
E a proposito di equivoco e progettualità che nuoce gravemente alla salute del designer, l&#8217;altra sera mi è capitato sotto gli occhi un pacchetto di rare e introvabili Camel Orange (mio cugino dice che sono difficilmente reperibili in commercio, ma non ne conosco la ragione). Subito mi è tornata in mente la famosa storia dell&#8217;immagine subliminale contenuta nell&#8217;illustrazione del cammello che i più anziani come me ricorderanno (era la fine degli anni &#8216;80). Per gli sguardi più attenti, fissando la zampa anteriore sinistra dell&#8217;animale, è possibile scoprire un uomo in piedi con il pene eretto, mentre per le menti più perverse, guardando le sue zampe posteriori, ecco apparire un leone mentre si accoppia brutalmente con la povera bestia. Provando a scovare altri straordinari esempi di design inequivocabilmente hardcore, ecco una selezione di progetti dove la ricerca del segno giusto unita alla scarsa attenzione da parte del designer, produce risultati capaci di mandare in fumo &#8211; senza filtro &#8211; la reputazione aziendale e la professionalità del grafico.<br />
È tutto altamente cancerogeno, evitiamo di aspirare.</p>
<p><a class="lightbox" title="camel5" href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/01/camel5.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2450" title="camel5" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/01/camel5-300x206.jpg" alt="camel5 300x206 Hardcore designEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="300" height="206" /></a></p>
<p><a class="lightbox" title="loghi-1" href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/01/loghi-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2451" title="loghi-1" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/01/loghi-1-300x133.jpg" alt="loghi 1 300x133 Hardcore designEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="300" height="133" /></a><a class="lightbox" title="apc" href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/01/apc.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2455" title="apc" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/01/apc-300x151.jpg" alt="apc 300x151 Hardcore designEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="300" height="151" /></a></p>
<p><a class="lightbox" title="kudawara-logo" href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/01/kudawara-logo.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-2452" title="kudawara-logo" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/01/kudawara-logo-300x119.gif" alt="kudawara logo 300x119 Hardcore designEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="300" height="119" /></a></p>
<form id="vozme_form_3d382db7b0a68833533692cfd7ed1d4f" method="post" name="vozme_form_3d382db7b0a68833533692cfd7ed1d4f" target="3d382db7b0a68833533692cfd7ed1d4f" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Hardcore design. 
			
				
			
		
Non fumo, lo ammetto. Non ho mai fumato. Però il packaging delle bionde mi ha sempre incuriosito. Un po&#8217; come accade per le etichette dei vini, si trovano spesso svariati esempi di design molto curato, dai toni molto eleganti, inequivocabilmente perfetti dal punto di vista grafico e progettuale.
E a proposito di equivoco e progettualità che nuoce gravemente alla salute del designer, l&#8217;altra sera mi è capitato sotto gli occhi un pacchetto di rare e introvabili Camel Orange (mio cugino dice che sono difficilmente reperibili in commercio, ma non ne conosco la ragione). Subito mi è tornata in mente la famosa storia dell&#8217;immagine subliminale contenuta nell&#8217;illustrazione del cammello che i più anziani come me ricorderanno (era la fine degli anni &#8216;80). Per gli sguardi più attenti, fissando la zampa anteriore sinistra dell&#8217;animale, è possibile scoprire un uomo in piedi con il pene eretto, mentre per le menti più perverse, guardando le sue zampe posteriori, ecco apparire un leone mentre si accoppia brutalmente con la povera bestia. Provando a scovare altri straordinari esempi di design inequivocabilmente hardcore, ecco una selezione di progetti dove la ricerca del segno giusto unita alla scarsa attenzione da parte del designer, produce risultati capaci di mandare in fumo &#8211; senza filtro &#8211; la reputazione aziendale e la professionalità del grafico.
È tutto altamente cancerogeno, evitiamo di aspirare.



" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input name="gn" type="hidden" value="ml" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
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		<title>Consiglio ai naviganti</title>
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		<comments>http://blog.estrogeni.net/formazione/consiglio-ai-naviganti/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 16:53:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
			
				
			
		
Permettete? Un pensiero esortativo.
Vi giro semplicemente un bell&#8217;articolo trovato su Adsoftheworld, intitolato 21 suggerimenti per avere una carriera pubblicitaria di successo. Ad una prima lettura rapida, sembra una sorta di vademecum per diventare il pubblicitario dell&#8217;anno. Tutto sommato, pensandoci bene, sono solo cose strarisapute che però ogni tanto fa bene ricordarsi.

Find the right place to [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
href="http://www.google.com/reader/link?url=http://blog.estrogeni.net/formazione/consiglio-ai-naviganti/&title=Consiglio+ai+naviganti&srcURL=http://blog.estrogeni.net" target="_blank" rel="nofollow"><img
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			</a>
		</div>
<p>Permettete? Un pensiero esortativo.</p>
<p>Vi giro semplicemente un bell&#8217;articolo trovato su <a href="http://adsoftheworld.com/">Adsoftheworld</a>, intitolato <em>21 suggerimenti per avere una carriera pubblicitaria di successo</em>. Ad una prima lettura rapida, sembra una sorta di vademecum per diventare il pubblicitario dell&#8217;anno. Tutto sommato, pensandoci bene, sono solo cose strarisapute che però ogni tanto fa bene ricordarsi.</p>
<ol>
<li>Find the right place to gain as much experience as possible in the shortest amount of time. This may mean a hot-shop independent agency, a large multinational or hopping jobs every 2 years depending on the available options you may have.</li>
<li>Work somewhere that&#8217;s worthy of your time and talent. Don&#8217;t settle for any job.</li>
<li>Put more effort into your job than expected and do it cheerfully.</li>
<li>Become the most positive and enthusiastic adman in the agency.</li>
<li>Be forgiving of yourself and others. We&#8217;re humans and we make mistakes even when we only have good intentions. Don&#8217;t allow such mistakes make you lose sight of long term goals.</li>
<li>Be generous with your contributions to the team&#8217;s work. Do not try to take credit for every idea you came up with.</li>
<li>Persistence, persistence, persistence. Great work never just falls into your lap. You need to work for it, refine it, perfect it.</li>
<li>If you clearly see you&#8217;re going into the wrong direction with your strategy do not be afraid to stop and rethink everything even if it means you have to start everything from scratch.</li>
<li>Discipline yourself to save money on even a modest salary. This will give you the freedom to change jobs when things go bad and will allow you to take meaningful holidays that refresh your mind and body.</li>
<li>Commit yourself to constant improvement. Technology and the industry is developing really fast. You have to keep up.</li>
<li>Commit yourself to quality. Do not ever settle for something less than your outmost best. Perfect your work till time allows.</li>
<li>Your professional happiness isn&#8217;t based on the number of awards or how much you make, but on the relationships you have with your colleagues and clients. Treat them with respect.</li>
<li>Be loyal to your clients and your agency. It will be appreciated even by the competition.</li>
<li>Be honest with your work. Never lie or mislead the consumer. If you do you will feel miserable about your profession.</li>
<li>Be a self-starter. If you identify an idea take charge and go for it.</li>
<li>Do not blame others. If you&#8217;re unhappy about something take the initiative to change instead of whining about it.</li>
<li>Be decisive even if it means you&#8217;ll sometimes be wrong. Timing is everything in advertising.</li>
<li>Be bold and courageous with your work. When you look back on your professional life, you will regret the the things you didn&#8217;t do more than the one you did.</li>
<li>Do not overestimate the value of formal education. Most successful adman never had formal advertising eduction. Real work experience is more valuable than any education.</li>
<li>Eat healthy, do sports. Your mind and body are your only tools available to you. Do not abuse substances. Save them for those critical special times when you really need a boost.</li>
<li>Don&#8217;t take all advice for granted. Pick what&#8217;s useful for you. Make up your own rules and change them at your will.</li>
</ol>
<p>Non ho tradotto nulla. Perché? Perché se chi legge ha bisogno di una traduzione allora ci vorrebbe un punto 22. (che andrebbe messo in prima posizione) Migliora il tuo inglese prima di iniziare a pensare, prima ancora di iniziare a leggere.</p>
<p>Trovato <a href="http://adsoftheworld.com/blog/21_suggestions_for_a_successful_advertising_career">qui</a>.</p>
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Permettete? Un pensiero esortativo.
Vi giro semplicemente un bell&#8217;articolo trovato su Adsoftheworld, intitolato 21 suggerimenti per avere una carriera pubblicitaria di successo. Ad una prima lettura rapida, sembra una sorta di vademecum per diventare il pubblicitario dell&#8217;anno. Tutto sommato, pensandoci bene, sono solo cose strarisapute che però ogni tanto fa bene ricordarsi.

Find the right place to gain as much experience as possible in the shortest amount of time. This may mean a hot-shop independent agency, a large multinational or hopping jobs every 2 years depending on the available options you may have.
Work somewhere that&#8217;s worthy of your time and talent. Don&#8217;t settle for any job.
Put more effort into your job than expected and do it cheerfully.
Become the most positive and enthusiastic adman in the agency.
Be forgiving of yourself and others. We&#8217;re humans and we make mistakes even when we only have good intentions. Don&#8217;t allow such mistakes make you lose sight of long term goals.
Be generous with your contributions to the team&#8217;s work. Do not try to take credit for every idea you came up with.
Persistence, persistence, persistence. Great work never just falls into your lap. You need to work for it, refine it, perfect it.
If you clearly see you&#8217;re going into the wrong direction with your strategy do not be afraid to stop and rethink everything even if it means you have to start everything from scratch.
Discipline yourself to save money on even a modest salary. This will give you the freedom to change jobs when things go bad and will allow you to take meaningful holidays that refresh your mind and body.
Commit yourself to constant improvement. Technology and the industry is developing really fast. You have to keep up.
Commit yourself to quality. Do not ever settle for something less than your outmost best. Perfect your work till time allows.
Your professional happiness isn&#8217;t based on the number of awards or how much you make, but on the relationships you have with your colleagues and clients. Treat them with respect.
Be loyal to your clients and your agency. It will be appreciated even by the competition.
Be honest with your work. Never lie or mislead the consumer. If you do you will feel miserable about your profession.
Be a self-starter. If you identify an idea take charge and go for it.
Do not blame others. If you&#8217;re unhappy about something take the initiative to change instead of whining about it.
Be decisive even if it means you&#8217;ll sometimes be wrong. Timing is everything in advertising.
Be bold and courageous with your work. When you look back on your professional life, you will regret the the things you didn&#8217;t do more than the one you did.
Do not overestimate the value of formal education. Most successful adman never had formal advertising eduction. Real work experience is more valuable than any education.
Eat healthy, do sports. Your mind and body are your only tools available to you. Do not abuse substances. Save them for those critical special times when you really need a boost.
Don&#8217;t take all advice for granted. Pick what&#8217;s useful for you. Make up your own rules and change them at your will.

Non ho tradotto nulla. Perché? Perché se chi legge ha bisogno di una traduzione allora ci vorrebbe un punto 22. (che andrebbe messo in prima posizione) Migliora il tuo inglese prima di iniziare a pensare, prima ancora di iniziare a leggere.
Trovato qui.
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		<title>A lezione di creatività</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 15:23:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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Permettete? Un pensiero poetico.
In periodo di tesi (sembra una vita fa, in realtà sono passati appena nove mesi) non ricordo il numero di articoli, pagine web, video, news, post, topic e spunti vari che mi piovvero addosso. Non so se ero io a cercarli, o loro a trovare me tutte le volte che mi avvicinavo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
href="http://www.google.com/reader/link?url=http://blog.estrogeni.net/formazione/a-lezione-di-creativita/&title=A+lezione+di+creatività&srcURL=http://blog.estrogeni.net" target="_blank" rel="nofollow"><img
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		</div>
<p>Permettete? Un pensiero poetico.<br />
In periodo di tesi (sembra una vita fa, in realtà sono passati appena nove mesi) non ricordo il numero di articoli, pagine web, video, news, post, topic e spunti vari che mi piovvero addosso. Non so se ero io a cercarli, o loro a trovare me tutte le volte che mi avvicinavo al pc. La rete ha dei percorsi infiniti, e oggi come allora andavo alla ricerca di qualsiasi cosa appagasse la mia curiosità. Oggi, seguo (o cerco di&#8230;) almeno 40 siti che parlano di comunicazione, marketing, viralità, creatività, editing e compositing.<br />
Ma tutto, dico tutto, non sarebbe successo se non avessi visto questo video. </p>
<p><object width="400" height="300"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=2477975&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" /><embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=2477975&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="400" height="300"></embed></object>
<p><a href="http://vimeo.com/2477975">Ken Robinson &#8211; Do Schools Kill Creativity?</a> from <a href="http://vimeo.com/user464212">Andrea Benassi</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
<form id="vozme_form_f6ad1be60fc88d80c8356e352fcf49c1" method="post" name="vozme_form_f6ad1be60fc88d80c8356e352fcf49c1" target="f6ad1be60fc88d80c8356e352fcf49c1" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="A lezione di creatività. 
			
				
			
		
Permettete? Un pensiero poetico.
In periodo di tesi (sembra una vita fa, in realtà sono passati appena nove mesi) non ricordo il numero di articoli, pagine web, video, news, post, topic e spunti vari che mi piovvero addosso. Non so se ero io a cercarli, o loro a trovare me tutte le volte che mi avvicinavo al pc. La rete ha dei percorsi infiniti, e oggi come allora andavo alla ricerca di qualsiasi cosa appagasse la mia curiosità. Oggi, seguo (o cerco di&#8230;) almeno 40 siti che parlano di comunicazione, marketing, viralità, creatività, editing e compositing.
Ma tutto, dico tutto, non sarebbe successo se non avessi visto questo video. 

Ken Robinson &#8211; Do Schools Kill Creativity? from Andrea Benassi on Vimeo.
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		<title>Il plagio di Joe La Pompe</title>
		<link>http://blog.estrogeni.net/campagne/il-plagio-e-necessario-cancella-unidea-falsa-sostituendola-con-quella-giusta-debord/</link>
		<comments>http://blog.estrogeni.net/campagne/il-plagio-e-necessario-cancella-unidea-falsa-sostituendola-con-quella-giusta-debord/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 16:14:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<guid isPermaLink="false">http://blog.estrogeni.net/?p=1462</guid>
		<description><![CDATA[
			
				
			
		
Poche ore fa mi sono imbattuto in un blog davvero interessante, ed è sorta una riflessione sul nostro lavoro. Il blog in questione è Joe La Pompe, francese ed indipendente , che si occupa di uno degli aspetti più controversi e affascinanti, nonché duri d&#8217;affrontare, del nostro lavoro, parlo del plagio. Tra i suoi posts [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/google-buzz-button/images/google-buzz.png" alt="Google Buzz" title="Il plagio di Joe La Pompe Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></a><div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 20px;">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fblog.estrogeni.net%2Fcampagne%2Fil-plagio-e-necessario-cancella-unidea-falsa-sostituendola-con-quella-giusta-debord%2F"><br />
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			</a>
		</div>
<p>Poche ore fa mi sono imbattuto in un blog davvero interessante, ed è sorta una riflessione sul nostro lavoro. Il blog in questione è <a href="http://www.joelapompe.net/">Joe La Pompe</a>, francese ed indipendente , che si occupa di uno degli aspetti più controversi e affascinanti, nonché duri d&#8217;affrontare, del nostro lavoro, parlo del plagio. Tra i suoi posts è possibile trovare né più né meno che una collezione di articoli che comparano le &#8220;pubblicità gemelle&#8221; (twin-advertising concepts), ovvero quelle pubblicità che in qualche modo si plagiano, sono simili, addirittura identiche, o semplie e pure riproposizioni.</p>
<p>un esempio:</p>
<p><a class="lightbox" title="car-1" href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2009/09/car-1.jpg"></a><a class="lightbox" title="car-3" href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2009/09/car-3.jpg"><img class="size-full wp-image-1465 alignleft" title="car-3" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2009/09/car-3.jpg" alt="car 3 Il plagio di Joe La PompeEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="418" height="297" /></a></p>
<p>Una delle prime cose che mi venne detta arrivato qui ad <a href="http://www.estrogeni.net/">Estrogeni, </a>fu proprio che molto spesso mi sarebbe capitato di avere idee che altri avevano già avuto, stanno avendo, avranno. &#8220;[...] Spesso ti capiterà di avere un&#8217;idea e di vederla realizzata da qualcun altro dopo pochi giorni [...]&#8220;, disse Alfredo. In effetti pensando al processo creativo e, al modo in cui viene attivato, credo che non sia poi tanto difficile incappare in un plagio accidentale. Se c&#8217;è da ragionare ad esempio su come lanciare il nuovo servizio di cappuccini e cornetti caldi a bordo dei taxi romani, io inizierei a pensare a cosa mi ricorda il taxi. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_De_Niro">Robert De Niro</a>. Quante altre persone come me avranno visto quel <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Taxi_Driver">film </a>(che non ho bisogno di citare) e ragioneranno allo stesso modo?<br />
Inoltre, mi sembra di non vedere una soluzione a questo processo. O forse le  strade percorribili sono due, ma entrambe non cambiano la probabilità di incappare nel plagio. O si conosce tutto, e si è certi di fare qualcosa di nuovo; o si è completamente ignoranti, e allora qualsiasi cosa sarà nuova. Ma entrambe le ipotesi sono fatalmente impercorribili.<br />
Eppure, una soluzione è stata trovata in questo esercizio. Davvero molto interessante per chiunque voglia diventare un grafico. O semplicemente giocare.<br />
Fatevi dire da un vostro amico una parola. Cane. Buttate giù la prima immagine a cui pensate. Altra parola. Automobile. Ora scrivete NON la prima immagine a cui pensate, ma la seconda. Altra parola. Epitaffio. Non la prima, non la seconda, la terza cosa che vi viene in mente. E così via&#8230;<br />
La prima immagine molto probabilmente sarà simile per tutti, ma arrivati alla sesta? alla settima?</p>
<p>Ps. ringrazio Giada per avermi parlato di questo esercizio.</p>
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Poche ore fa mi sono imbattuto in un blog davvero interessante, ed è sorta una riflessione sul nostro lavoro. Il blog in questione è Joe La Pompe, francese ed indipendente , che si occupa di uno degli aspetti più controversi e affascinanti, nonché duri d&#8217;affrontare, del nostro lavoro, parlo del plagio. Tra i suoi posts è possibile trovare né più né meno che una collezione di articoli che comparano le &#8220;pubblicità gemelle&#8221; (twin-advertising concepts), ovvero quelle pubblicità che in qualche modo si plagiano, sono simili, addirittura identiche, o semplie e pure riproposizioni.
un esempio:

Una delle prime cose che mi venne detta arrivato qui ad Estrogeni, fu proprio che molto spesso mi sarebbe capitato di avere idee che altri avevano già avuto, stanno avendo, avranno. &#8220;[...] Spesso ti capiterà di avere un&#8217;idea e di vederla realizzata da qualcun altro dopo pochi giorni [...]&#8220;, disse Alfredo. In effetti pensando al processo creativo e, al modo in cui viene attivato, credo che non sia poi tanto difficile incappare in un plagio accidentale. Se c&#8217;è da ragionare ad esempio su come lanciare il nuovo servizio di cappuccini e cornetti caldi a bordo dei taxi romani, io inizierei a pensare a cosa mi ricorda il taxi. Robert De Niro. Quante altre persone come me avranno visto quel film (che non ho bisogno di citare) e ragioneranno allo stesso modo?
Inoltre, mi sembra di non vedere una soluzione a questo processo. O forse le  strade percorribili sono due, ma entrambe non cambiano la probabilità di incappare nel plagio. O si conosce tutto, e si è certi di fare qualcosa di nuovo; o si è completamente ignoranti, e allora qualsiasi cosa sarà nuova. Ma entrambe le ipotesi sono fatalmente impercorribili.
Eppure, una soluzione è stata trovata in questo esercizio. Davvero molto interessante per chiunque voglia diventare un grafico. O semplicemente giocare.
Fatevi dire da un vostro amico una parola. Cane. Buttate giù la prima immagine a cui pensate. Altra parola. Automobile. Ora scrivete NON la prima immagine a cui pensate, ma la seconda. Altra parola. Epitaffio. Non la prima, non la seconda, la terza cosa che vi viene in mente. E così via&#8230;
La prima immagine molto probabilmente sarà simile per tutti, ma arrivati alla sesta? alla settima?
Ps. ringrazio Giada per avermi parlato di questo esercizio.
" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input name="gn" type="hidden" value="ml" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
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		<title>La storia delle storie</title>
		<link>http://blog.estrogeni.net/formazione/la-storia-delle-storie/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 11:02:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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			</a>
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<p><object width="425" height="344" data="http://www.youtube.com/v/NewrL-Tw_Wk&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/NewrL-Tw_Wk&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>Visto <a href="http://www.ninjamarketing.it/2009/07/10/a-short-history-of-marketing/" target="_self">qui</a></p>
<form id="vozme_form_c5179beb3f8b83544acdc3121e8d8e90" method="post" name="vozme_form_c5179beb3f8b83544acdc3121e8d8e90" target="c5179beb3f8b83544acdc3121e8d8e90" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="La storia delle storie. 
			
				
			
		

Visto qui
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		<title>Via col Wind</title>
		<link>http://blog.estrogeni.net/news/via-col-wind/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 13:34:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clienti]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Vita aziendale]]></category>

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È iniziata così, con uno dei più importanti top spender italiani in comunicazione, la mia prima uscita ufficiale da “viral seller” del team Estrogeni. Insieme ad Alfredo e Antonio siamo stati mercoledì scorso alla sede romana di Wind/Infostrada.
Entrando nella struttura mi sono sentito come uno scolaretto in gita d’istruzione, con tanto di cartelloni, poster e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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<p><!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal">È iniziata così, con uno dei più importanti top spender italiani in comunicazione, la mia prima uscita ufficiale da “<em>viral seller</em>” del team Estrogeni. Insieme ad Alfredo e Antonio siamo stati mercoledì scorso alla sede romana di Wind/Infostrada.</p>
<p class="MsoNormal">Entrando nella struttura mi sono sentito come uno scolaretto in gita d’istruzione, con tanto di cartelloni, poster e quant’altro di Mike Bongiorno, Fiorello, oltre che Aldo Giovanni e Giacomo, a farmi da guida turistica all&#8217;interno della struttura.</p>
<p class="MsoNormal">Giunti a destinazione ci siamo subito confrontati con il cliente. Alla fine dell’incontro, una domanda che mi ponevo da un po&#8217; ha ricevuto la sua giusta risoluzione. “Sai quando il lavoro ti diventa facile?” &#8211; <span> </span>“Quando ti confronti con persone che ti fanno alzare dalla sedia solo quando sono sicuri di averti costruito in testa una mappa concettuale, precisa e dettagliata, sul lavoro che ti è stato assegnato”. <span> </span>Trovare persone competenti e preparate con cui collaborare dovrebbe essere la prassi. Non dovrebbero essere scritti post su quanto è semplice e proficuo il tutto quando, una tantum, questo capita.</p>
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È iniziata così, con uno dei più importanti top spender italiani in comunicazione, la mia prima uscita ufficiale da “viral seller” del team Estrogeni. Insieme ad Alfredo e Antonio siamo stati mercoledì scorso alla sede romana di Wind/Infostrada.
Entrando nella struttura mi sono sentito come uno scolaretto in gita d’istruzione, con tanto di cartelloni, poster e quant’altro di Mike Bongiorno, Fiorello, oltre che Aldo Giovanni e Giacomo, a farmi da guida turistica all&#8217;interno della struttura.
Giunti a destinazione ci siamo subito confrontati con il cliente. Alla fine dell’incontro, una domanda che mi ponevo da un po&#8217; ha ricevuto la sua giusta risoluzione. “Sai quando il lavoro ti diventa facile?” &#8211;  “Quando ti confronti con persone che ti fanno alzare dalla sedia solo quando sono sicuri di averti costruito in testa una mappa concettuale, precisa e dettagliata, sul lavoro che ti è stato assegnato”.  Trovare persone competenti e preparate con cui collaborare dovrebbe essere la prassi. Non dovrebbero essere scritti post su quanto è semplice e proficuo il tutto quando, una tantum, questo capita.
" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input name="gn" type="hidden" value="ml" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
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		<title>A Soratte è di moda lo Shoptainment</title>
		<link>http://blog.estrogeni.net/vita-aziendale/a-soratte-e-di-moda-lo-shoptainment/</link>
		<comments>http://blog.estrogeni.net/vita-aziendale/a-soratte-e-di-moda-lo-shoptainment/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 14:31:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clienti]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Vita aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[Pantera Rosa 2]]></category>
		<category><![CDATA[pink puffers]]></category>
		<category><![CDATA[shoptainment]]></category>
		<category><![CDATA[Soratte Outlet Shopping]]></category>

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Shoptaiment uno sciolingua o un neologismo che racchiude il senso della  no-stop di shoppping e animazione, iniziata un mese fa e che si èèconclusa ieri sulle note dell&#8217;incalzante sound dei Pink Puffers. Una musica travolgente a cui non è riuscita a sottrarsi neanche la Pantera Rosa. Ma andiamo con ordine. Primi di febbraio: si decide, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/google-buzz-button/images/google-buzz.png" alt="Google Buzz" title="A Soratte è di moda lo Shoptainment Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></a><div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 20px;">
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			</a>
		</div>
<p>Shoptaiment uno sciolingua o un neologismo che racchiude il senso della  no-stop di shoppping e animazione, iniziata un mese fa e che si èèconclusa ieri sulle note dell&#8217;incalzante sound dei <a href="http://www.pinkpuffers.com/J/">Pink Puffers.</a> Una musica travolgente a cui non è riuscita a sottrarsi neanche la Pantera Rosa. Ma andiamo con ordine. Primi di febbraio: si decide, in collaborazione con la <a href="http://www.sonypictures.it/cinema/">Sony</a>, di dedicare un momento speciale all&#8217;uscita del nuovo film La Pantera Rosa 2, al cinema dal 6 marzo. E l&#8217;evento inizia il 14 febbraio, quasi in sordina, per festeggiare <a href="http://www.soratteoutlet.it/evento_004_san_valentino_2009.php">San Valentino</a> e dare un&#8217;idea di quanto stesse per accadere nelle vie del nuovo <a href="http://www.soratteoutlet.it">Outlet </a>ai piedi del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Soratte">Monte Soratte</a>.<br />
La festa si replica domenica 22 quando, complice il bel tempo e i frizzi e i lazzi di Nocciolina e Pistacchio, il centro si anima di palloni, truccobimbi, trampoli, scherzi e zucchero filato.<br />
E poi accade. Il centro si tinge di rosa, strane orme ricoprono le strade del Soratte Outlet, una musica familiare si diffonde, e le prime voci si spargono, arriva, sta arrivando, sarà qui, in baffi e peluche.<br />
Ed eccola, bella, rosa, puntuale e sensuale arriva lei, sogno e timore dei bambini che innamorati o terrorizzati si contendono braccio e coda per le foto o si allontanano correndo.<br />
Ha inizio la festa, tutti sono in pista, la pioggia cade, ma l&#8217;animazione di contatto ci travolge e lo spazio dello shopping si trasforma in un luogo di condivisione e socializzazione.<br />
Grazie Pantera Rosa. Alla prossima.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=JHR8vvIqLYg">Guarda il video: La Pantera Rosa e i Pink Puffers live a Soratte Outlet. </a></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-477" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2009/03/_dsc1265-300x199.jpg" alt=" dsc1265 300x199 A Soratte è di moda lo ShoptainmentEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="300" height="199" title="A Soratte è di moda lo Shoptainment Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></p>
<form id="vozme_form_07141be39e47b3ae48b725b221c921b1" method="post" name="vozme_form_07141be39e47b3ae48b725b221c921b1" target="07141be39e47b3ae48b725b221c921b1" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="A Soratte è di moda lo Shoptainment. 
			
				
			
		
Shoptaiment uno sciolingua o un neologismo che racchiude il senso della  no-stop di shoppping e animazione, iniziata un mese fa e che si èèconclusa ieri sulle note dell&#8217;incalzante sound dei Pink Puffers. Una musica travolgente a cui non è riuscita a sottrarsi neanche la Pantera Rosa. Ma andiamo con ordine. Primi di febbraio: si decide, in collaborazione con la Sony, di dedicare un momento speciale all&#8217;uscita del nuovo film La Pantera Rosa 2, al cinema dal 6 marzo. E l&#8217;evento inizia il 14 febbraio, quasi in sordina, per festeggiare San Valentino e dare un&#8217;idea di quanto stesse per accadere nelle vie del nuovo Outlet ai piedi del Monte Soratte.
La festa si replica domenica 22 quando, complice il bel tempo e i frizzi e i lazzi di Nocciolina e Pistacchio, il centro si anima di palloni, truccobimbi, trampoli, scherzi e zucchero filato.
E poi accade. Il centro si tinge di rosa, strane orme ricoprono le strade del Soratte Outlet, una musica familiare si diffonde, e le prime voci si spargono, arriva, sta arrivando, sarà qui, in baffi e peluche.
Ed eccola, bella, rosa, puntuale e sensuale arriva lei, sogno e timore dei bambini che innamorati o terrorizzati si contendono braccio e coda per le foto o si allontanano correndo.
Ha inizio la festa, tutti sono in pista, la pioggia cade, ma l&#8217;animazione di contatto ci travolge e lo spazio dello shopping si trasforma in un luogo di condivisione e socializzazione.
Grazie Pantera Rosa. Alla prossima.
Guarda il video: La Pantera Rosa e i Pink Puffers live a Soratte Outlet. 

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		<title>Ricette</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 15:29:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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Ieri, era giornata di sedute di laurea a Salerno. C&#8217;era Luisa, con una tesi dal titolo Adottare una causa. Il valore sociale della comunicazione. E c&#8217;era Vittorio, con una tesi dal titolo Ieri si pubblicizzavano prodotti, oggi si raccontano idee. La comunicazione non convenzionale quale nuova direzione per una nuova economia. Parlavamo di viralità, onda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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<p>Ieri, era giornata di sedute di laurea a Salerno. C&#8217;era Luisa, con una tesi dal titolo Adottare una causa. Il valore sociale della comunicazione. E c&#8217;era Vittorio, con una tesi dal titolo Ieri si pubblicizzavano prodotti, oggi si raccontano idee. La comunicazione non convenzionale quale nuova direzione per una nuova economia. Parlavamo di viralità, onda lunga, farina, latte, uova e <a href="http://www.paneangeli.it/">paneangeli</a>. Insomma, della sua <a href="http://creativoquantobasta.blogspot.com/">case history</a>. Preparandomi alla presentazione di questo lavoro, mi è venuta &#8211; inatteso &#8211; in mente un riferimento letterario. Ho ricordato di aver letto da poco Ehi, prof!, un <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2006/11/mccourt_prof011206barbonaglia.shtml?uuid=be618b9c-8046-11db-8baf-00000e251029">bellissimo libro autobiografico</a> (è il suo stile, del resto) di Frank McCourt. Oltre a considerarlo un vero e proprio manuale di scrittura creativa e oltre a riflettermici dentro in pieno (scusate l&#8217;immodestia&#8230;) come professore (provo ad avere la stessa curiosità, la stessa voglia di sperimentare, la stessa voglia di stimolare la propensione alla criticità negli studenti&#8230; a volte, diventando io il bersaglio delle critiche ma va bene così&#8230; meglio sempre criticato che ignorato, no?!&#8230;), la memoria ha messo a fuoco uno dei suoi esperimenti di induzione alla fantasia e allo spirito libero dei suoi studenti newyorkesi. Esattamente a pagina 249 (edizione Gli Adelphi 2008), il professor McCourt invita i ragazzi a selezionare, studiare e declamare in pubblico una ricetta culinaria. Perché è nel non scontato, nell&#8217;apparentemente ordinario e privo di sorprese, che spesso ritroviamo lo spunto, l&#8217;idea, il concetto. Lo studio della preparazione di un piatto come metafora del gusto di crederci. Qualcosa uscirà. Quanto basta per sorprendersi.<br />
<a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2009/02/unknown.jpeg"><img src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2009/02/unknown.jpeg" alt=" RicetteEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" title="Ehi, Prof!" width="190" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-472" /></a></p>
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Ieri, era giornata di sedute di laurea a Salerno. C&#8217;era Luisa, con una tesi dal titolo Adottare una causa. Il valore sociale della comunicazione. E c&#8217;era Vittorio, con una tesi dal titolo Ieri si pubblicizzavano prodotti, oggi si raccontano idee. La comunicazione non convenzionale quale nuova direzione per una nuova economia. Parlavamo di viralità, onda lunga, farina, latte, uova e paneangeli. Insomma, della sua case history. Preparandomi alla presentazione di questo lavoro, mi è venuta &#8211; inatteso &#8211; in mente un riferimento letterario. Ho ricordato di aver letto da poco Ehi, prof!, un bellissimo libro autobiografico (è il suo stile, del resto) di Frank McCourt. Oltre a considerarlo un vero e proprio manuale di scrittura creativa e oltre a riflettermici dentro in pieno (scusate l&#8217;immodestia&#8230;) come professore (provo ad avere la stessa curiosità, la stessa voglia di sperimentare, la stessa voglia di stimolare la propensione alla criticità negli studenti&#8230; a volte, diventando io il bersaglio delle critiche ma va bene così&#8230; meglio sempre criticato che ignorato, no?!&#8230;), la memoria ha messo a fuoco uno dei suoi esperimenti di induzione alla fantasia e allo spirito libero dei suoi studenti newyorkesi. Esattamente a pagina 249 (edizione Gli Adelphi 2008), il professor McCourt invita i ragazzi a selezionare, studiare e declamare in pubblico una ricetta culinaria. Perché è nel non scontato, nell&#8217;apparentemente ordinario e privo di sorprese, che spesso ritroviamo lo spunto, l&#8217;idea, il concetto. Lo studio della preparazione di un piatto come metafora del gusto di crederci. Qualcosa uscirà. Quanto basta per sorprendersi.

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