Campagne

Wind Music Awards, missione compiuta

Sabrina

By Sabrina
Published 1st June, 2011

Solo una decina di giorni fa mi presentavo ai lettori di questo blog e oggi, dopo un mese e mezzo di intenso quanto stimolante lavoro, posso dire con tanta soddisfazione di aver portato a termine la mia prima missione qui a Estrogeni. Infatti, con l’aiuto di Daniela e Teresa, ho seguito la gestione del concorso per il concerto dei Wind Music Awards, tenutosi all’Arena di Verona per due serate, il 27 e 28 maggio scorsi. Non avrei mai pensato che tenere le fila di un concorso fosse così complicato: per arrivare all’assegnazione dei premi la procedura era strutturata step by step, partendo dalla partecipazione dei concorrenti attraverso l’invio di un sms, passando all’estrazione dei fortunati premiati, continuando con la comunicazione di vincita, fino ad arrivare all’accettazione del premio da parte dei vincitori. Sin dall’inizio, la gestione del concorso mi ha coinvolto e appassionato moltissimo; è stata un’esperienza a tutto tondo che, per essere il primo progetto lavorativo in cui sono stata completamente immersa, si è rivelata ricchissima di spunti e mi ha insegnato tantissimo: per riuscire nella missione c’è stato bisogno di cura e precisione nel registrare i dati e le informazioni sugli estratti, soprattutto nel passaggio da uno step al successivo della procedura di assegnazione e accettazione dei premi, e di tanta pazienza e disponibilità nell’assecondare tutte le richieste dei vincitori e nel cercare di accontentarli quanto più possibile, sempre nel rispetto del regolamento. Ho avuto, inoltre, la possibilità di confrontarmi con lo studio legale che ha gestito l’aspetto burocratico del concorso, e le onlus Parent Project e Papa Giovanni XXIII, che hanno ricevuto i premi non accettati dai vincitori, potendo, così, interfacciarmi per la prima volta con realtà per me nuove e testare le mie capacità di mediazione.
Ora che i concerti si sono svolti e che tutto è andato per il verso giusto, posso dire con immenso orgoglio di aver vissuto la mia prima avventura qui ad Estrogeni. La prima di una lunga serie di altre avvincenti sfide che ancora mi attendono.

La doppia identità del testimonial

Alessandro

By Alessandro
Published 29th April, 2011

Qualche tempo fa mi sono imbattuto in questo spot lanciato negli Stati Uniti nell’ambito di una campagna contro l’aborto:
 

Senza entrare nel merito del tema della campagna (che per inciso non condivido) lo spot mi ha incuriosito per l’utilizzo come testimonial di Lisa Edelstein, attrice che interpreta la dottoressa Lisa Cuddy in Dr. House. Oltre ad incuriosirmi, a dire il vero, mi ha fatto tornare in mente un altro spot che avevo visto qualche giorno prima, su un prodotto completamente diverso ma con analoga modalità di utilizzo dei testimonial:

In questo caso a promuovere l’opportunità di introdurre una rete ferroviaria ad alta velocità negli Stati Uniti sono i testimonial Vincent Kartheiser e Rich Sommer che interpretano rispettivamente Pete Campbell e Harry Crane nella pluripremiata serie tv sui pubblicitari americani Mad Men. La chiave è l’ambientazione 60′s dello spot, la stessa della serie tv.
I rispettivi ruoli interpretati da questi attori offrono quindi un plus al loro status di testimonial, con un ulteriore beneficio alla campagna o al prodotto oggetto dello spot? Una posizione su un tema come quello dell’aborto risulta più convincente se a proporcela è una figura che riconosciamo come legata al campo medico? Siamo più portati a considerare imprescindibile l’innovazione tecnologica, se a presentarcela sono due figure che ogni settimana vediamo impegnate a lavorare in un campo rivoluzionario per l’epoca in cui vivono?
Probabilmente sì.
La domanda che quindi sorge spontanea è: ha più credibilità un medico finto, ma riconosciuto universalmente, o uno vero ma sconosciuto allo spettatore? A voi la parola…

Contiamo i Passi

Alessia the second

By Alessia the second
Published 3rd March, 2011

Da una settimana si è conclusa la Campagna di SMS solidale “SOStieni chi ha la Distrofia Duchenne. Fai il Primo Passo”, di Parent Project. Il progetto ha visto una forte partecipazione sul web, da parte soprattutto di genitori pronti a fare il Primo Passo e a promuovere un’iniziativa così importante. Il profilo facebook “Fai il Primo Passo” ha ottenuto più di 1.650 fan, tra questi il 70% sono donne con un’età media intorno ai 35-44 anni. I commenti sono stati più di 180 e le visualizzazioni oltre 125.000. La Campagna è stata divisa in due fasi: la prima, teaser, in cui gli utenti sono stati chiamati a fare il Primo Passo, senza ricevere informazioni riguardo al Progetto; la seconda, di svelamento, in cui è stata diffusa l’inizitiva e le news ad essa legate.
Per aumentare il numero dei fan, abbiamo creato e diffuso due giochi: “Occhio alla cura” e “Fai Avanzare la Ricerca“, utilizzati più di 300 volte. Il gaming si conferma quindi uno strumento di forte appeal su Internet, in particolar modo si presta molto all’utente facebookiano. Inoltre l’evento creato su facebook ha coinvolto più di 10.000 utenti. L’attività di ufficio stampa on line ha contribuito a diffondere l’iniziativa ed è stata portata avanti attraverso la diffusione sulle testate e il coinvolgimento di alcuni blogger sensibili al Progetto, tra i quali: 100bimbi.it, digitalmarketinglab.it, quistelliblog.com. Il nostro lavoro è stato rafforzato dalla forte partecipazione dei fan che hanno diffuso la pagina e l’iniziativa sulle bacheche di personaggi e trasmissioni televisive/radiofoniche, segno di un forte coinvolgimento emotivo nel Progetto.
Grazie ai Passi di chi ha sostenuto Parent Project, la ricerca sulla distrofia muscolare di Duchenne potrà avanzare.

Campagne sociali per target reali

Alessandro

By Alessandro
Published 25th February, 2011

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in una campagna di Football Resistance, organizzazione che si batte contro la violenza e il razzismo sui campi di calcio francesi.
La campagna (che trovate qui) mi ha subito colpito non solo per l’oggettivo “shock” dato dall’annuncio, ma anche perché l’ho trovata allo stesso tempo diversa e migliore rispetto a tutte le altre campagne contro il razzismo nello sport che ho visto finora. Di solito questo tipo di attività mostrano sempre immagini piacevoli, festose, con bambini provenienti da diversi Paesi che giocano insieme, madri che li guardano felici e scene del genere.
Sembra quasi quindi che la comunicazione sia rivolta a chi non è razzista né violento e trova quindi piacevoli quelle immagini. Ma se lo scopo di queste campagne è davvero cambiare un comportamento sbagliato, e non solo mettersi la coscienza a posto, allora bisogna rivolgersi a chi è responsabile del comportamento. Per questo ritengo che la campagna ideata da CLM BBDO vada dritta al punto, rivolgendosi al proprio target e in qualche modo accusandolo chiaramente di un comportamento riprovevole.
Un po’ lo stesso concetto – anche se declinato in modo completamente diverso – alla base di Balls of Pride, azione realizzata da Miami Ad School per GLAAD (Gay and Lesbian Alliance Against Difamation) che si rivolge ad un target difficile da coinvolgere su questo messaggio: gli uomini eterosessuali.
Sfide difficili, ma a mio avviso indispensabili per affrontare davvero problemi grandi come razzismo, violenza e intolleranza. Altrimenti il rischio è quello di continuare ad auto-compiacersi di un immaginario lieto e gradevole ma posticcio, facendo finta che non ci sia il mondo reale fuori dalle nostre porte.

Come fiorisce un’idea

Teresa

By Teresa
Published 17th February, 2011

Mai come in questo progetto ci abbiamo messo il cuore. Perché il cuore, insieme alla rosa, è il simbolo di Santa Rita da Cascia, dell’ordine agostiniano.
Un’operazione di branding che ci ha visti impegnati con l’obiettivo di sviluppare un’identità visiva che riunisse sotto un unico logo tutte le opere promosse dal Monastero di Santa Rita da Cascia.
Giada per prima, e Matteo a suo supporto, hanno studiato diverse soluzioni, esplorando forme e colori che rispecchiassero le sensibilità e la variegata simbologia legata al culto della Santa. A guidare la loro ricerca, l’esigenza espressa dal cliente di elaborare un segno che fosse versatile, declinabile in più versioni ma che mantenesse uno stile visivo uniforme, riconoscibile e delicato.
Da qui l’immagine di un fiore, nel cui cuore batte una religiosità intensa. Di petali generosi nell’offerta di sé, in un abbraccio che apre al mondo.
Una sfida, in un certo senso, alle rigide norme della tradizione, preferendole il palpito della vita, in virtù anche di quella linfa che fa del monastero di Cascia un fiore – prezioso quanto raro – di carità cristiana. Un modello, per tutti, da cogliere e conservare.