Abbiamo fatto un’analisi del contenuto delle letterine scritte a caro-babbo-natale.it, l’iniziativa di cui vi avevamo parlato anche martedì. I termini sono tanto più grandi, quanto più numerose sono le ricorrenze dei desideri espressi, mentre il posizionamento nello spazio è casuale.
È solo un gioco, naturalmente: quindi, come sanno benissimo i bambini, qualcosa di decisamente serio.
Possiamo ipotizzare che abbiano scritto sul sito le persone più abituate all’utilizzo del web 2.0: semplificando, il campione dovrebbe essere rappresentativo di quel 25% di persone giornalmente connesse ad Internet (fonte: Audiweb ottobre 2011). E cosa chiedono questi italiani al Babbo Natale digitale? Più velocità dell’ADSL, più smartphone, l’ultimo tablet? Se continuate a leggere, avrete qualche sorpresa.
Ecco una nostra interpretazione della letterina a Babbo Natale basata sulla frequenza dei termini utilizzati.
Caro Babbo Natale
Vorrei
persone
mondo
tempo
bambini
sorriso, sempre
lavoro
serenità
salute
sogni
vivere
GRAZIE
P.S. Poi (anche) qualche regalo
Niente tecnologia insomma, ma solo valori e categorie forti. Il che, in fondo, è anche una bella sorpresa; ma è davvero così, o solo così? Forse, per avere più persone e mondo, uno smartphone con social network può essere interessante e per avere più tempo, una connessione veloce o un tablet aiutano eccome. Vogliamo parlare del trovare lavoro senza LinkedIn o senza portali per la ricerca di lavoro? Insomma, forse la tecnologia non compare perché la diamo per scontata, perché il suo uso e la sua pervasività sono la quotidianità, il new normal.
Vi lasciamo con questo spunto di riflessione, e in ogni caso, digitale o analogico che sia, Buon Natale ai nostri follower e a tutti. Ci rivediamo dopo le vacanze.


Da piccola ho sempre subito il fascino del 24 dicembre, l’attesa – che in verità un po’ temevo – di Babbo Natale, il tepore della casa in contrasto con l’umidità delle strade aversane, il pomeriggio di preparativi che culminava nel mitico cenone. La messa di mezzanotte, ma solo per i grandi, con noi piccoli (ed eravamo in 13 tra sorelle e cugini) a giocare a carte e a tombola.





