L’ultimo post
Pubblicato da Daniela
Il mio ultimo post risale al 21 maggio. Questo post è la sintesi di tutti quelli che prima e dopo ho preparato e abbozzato ma che non sono arrivata a concludere. Un collage di post iniziati e mai finiti. Ma sono lì e qualcosa dovremmo pur farci.
Cosa è successo dalla data di creazione del primo post non pubblicato ad oggi? C’è un filo? Una tendenza da cogliere? È stata pigrizia quella che mi ha fatto lasciare i post così o solo una maturazione in atto? E se, come ho già detto, penso alla vita come cerchi concentrici, c’è un senso in tutti i post inediti?
Provo a cercalo, proponendo una sorta di dialogo tra incompiuti. Senza sapere bene cosa verrà fuori.
Questa settimana ho imparato che (27 maggio)
Il cliente non ha sempre ragione.
Dire al cliente, con determinata ed educata fermezza, certe cose alla lunga premia.
Il cliente è difficile da conquistare, complesso da curare.
Ma poi, cross Over (9 giugno)
Un cliente ti segnala una cosa bella che ha visto in giro, senza sapere che la campagna di cui parla l’abbiamo realizzata noi, per un altro cliente. Parli con un altro e scopri che ti parla del film che stai promuovendo e lo definisce spettacolare, bellissimo. Piani che si intersecano, linee che si incontrano, identità uniche eppure unite. Cogli nel segno e, mentre valorizzi l’unicità (il cliente non riconosce la firma Estrogeni, ma la qualità e il segno), ti accorgi di aver preservato un’identità di bellezza, di stile. Mi piace pensarci così: unici e paralleli, tangenti e perpendicolari. Acuti e ottusi. Facce uniche della stessa medaglia. E quando qualcuno comincia a ricordarsi di noi (vi ho sentito nominare) e, a memoria, ti cita la head di una campagna che hai realizzato pensi che stai seminando qualcosa.
E mentre sei più tranquillo arriva giugno. E le provocazioni diventano stimoli (21 giugno)
Il mese di giugno è un mese particolare, sembra apparentemente immobile.
Quando ero piccola finivano le scuole e si partiva per le vacanze.
Quando lavoravo nel volontariato, si preparavano i campi estivi, che ci sarebbero stati a cavallo tra la fine del mese e i primi di luglio. Era tutto un fermento.
Quando ero nel terzo settore, si progettava il Natale: biglietti, mailing, pianificazione media tutto veniva deciso in quel mese.
Da quando sono ad Estrogeni, giugno è un mese di passaggio, apparentemente immobile può diventare ricco di spunti. In chi sa coglierli.
E l’unica è affidarsi e partire. Departures (2 luglio)
Questo film è un viaggio. Di ritorni più che di partenze. Di ritorni a casa di Dalgo, del padre scomparso, dei salmoni che ritornano dove sono nati per morire. È un ritorno alle origini.
È un film sui riti e sull’umiltà, sulla verità dei sentimenti e sulla capacità unica del protagonista di accettare la propria condizione: non un talento artistico ma un raffinato preparatore di morti.
E forse, questa è la serenità più grande. L’andare al di là dei luoghi comuni e scoprire che, a volte, quello che sembra lontanissimo e ostile ai più, è proprio quello che fa per noi. È aver fiducia in chi, conoscendoci, ci dice di fidarci. E di provarci.
Così nasce questo post. Per provarci, per guardare i mille punti che diventano linea, per riaffermare la bellezza di questo spazio di comunicazione solo nostro, senza bavagli, perché – come afferma Kawakumi - il futuro dei corporate blog è proprio questo: diventare il punto centrale di un network multicanale di luoghi di conversazione attraverso cui l’azienda faccia sentire la propria voce (e ascolti l’eventuale voce dei suoi clienti).
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