Fuori programma
Pubblicato da Matteo
Per funzionare, una campagna deve trasmettere qualcosa. Anche quando dichiara di non voler trasmettere più nulla. Nel nostro caso, un virus. Nello specifico, da madre a figlio. Quando con Giada abbiamo pensato a un messaggio che avesse forza, ci siamo messi dal punto di vista di chi ci avrebbe guardati, ascoltati ed eventualmente letti. Che cosa sappiamo dell’AIDS in Africa? Solo quello che la tv ci dice. O che ci tace. Quello sarebbe stato il nostro punto di vista: spettatori di un dramma che si consuma lontano, troppo forse per appartenerci davvero. Bisognava allora creare un cortocircuito, come mentre ascolti la tua canzone preferita e il nastro si accartoccia o il disco si graffia. Il nostro elemento di disturbo è stata un’interferenza nelle coscienze. Il visual di una campagna – solitamente limpido, quando non patinato – volutamente alterato. E l’invito non a cercare compromessi per rendere la visuale accettabile, magari solo raddrizzando l’antenna, ma ad interrompere una situazione di evidente disagio. Senza spegnere l’attenzione. Da qui, la campagna per Apurimac onlus, on air da sabato scorso. Per lei e per quello che saprà fare, ci auguriamo un grande successo di pubblico.
1 Commento »
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Pubblicato il 09 11 2009 alle 6:55 pm
Bravo, Matteo! Non spegniamo mai l’attenzione. È l’unico fuori programma che non potrem(m)o mai concederci