Quando i pixel si fanno arte

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QUANDO I PIXEL SI FANNO ARTE
Qualche settimana fa Google ha presentato sul suo blog la Art Camera, la fotocamera sviluppata dal Google Cultural Institute che consente di digitalizzare le opere d'arte con la tecnologia dei gigapixel a un ritmo senza precedenti.

La camera di Google è infatti dotata di un laser che permette di guidare la messa a fuoco dell’immagine, di un sonar con suoni ad alta frequenza che misura la distanza dell'opera d'arte e di un accelerometro per rilevare le vibrazioni e stabilizzare l’immagine ottenuta.

Grazie a questa sofisticata tecnologia, la Art Camera permette di ottenere delle immagini in altissima risoluzione, dando la possibilità all’utente di zoomare un numero incredibilmente elevato di volte e osservare ogni più piccolo particolare dell’opera.


Il risultato ottenuto è stupefacente: entrando sempre più nel dettaglio si è capaci di osservare le più piccole variazioni di colore, di percepire l’intensità della pennellata, la consistenza materica della tela.

Una risorsa, questa offerta da Google, estremamente utile per studiosi e appassionati di arte, che possono analizzare nel dettaglio e apprezzare il lavoro di pittori di fama internazionale senza dover viaggiare in tutto il mondo. Grazie alla nuova tecnologia dei gigapixel, inoltre, il Google Cultural Institute ha notevolmente velocizzato il processo di digitalizzazione ed è oggi in grado di condividere oltre mille immagini di opere di artisti come Pissarro, Van Gogh, Rembrandt, Monet e molti altri.



Ma il Google Cultural Institute non è il solo ad aver compreso l’importanza della digitalizzazione delle opere d’arte.

Diverse istituzioni di fama mondiale hanno infatti intrapreso lo stesso percorso, digitalizzando sui propri portali online le proprie collezioni d’arte: dallo Smithsonian Museum di Washington DC al Rijksmuseum di Amsterdam, dal Museum of Modern Art di New York al  National Gallery of Art, che ha di recente reso disponibili gli scatti del fotografo svizzero Robert Frank.

E l’Italia, con il suo imponente patrimonio culturale e artistico, non poteva restare indietro: tanti sono infatti i progetti e le collaborazioni internazionali che, da qui a pochi anni, renderanno disponibili in altissima risoluzione le immagini delle nostre istituzioni.

Primo tra tutti il progetto di digitalizzazione in 3D delle collezioni degli Uffizi di Firenze, sviluppato grazie ad un accordo di collaborazione internazionale con l’Università dell’Indiana.
Presentato pochi giorni fa in conferenza stampa a Firenze, il progetto prevede la digitalizzazione di 1.260 opere d'arte degli Uffizi, tra sculture, are e sarcofagi.

artproject_botticelli Altrettanto importante sarà il progetto, di cui si sta parlando proprio in questi giorni, che prevede la digitalizzazione dell’intero patrimonio artistico dei Musei Vaticani, che coinvolegerà un gruppo di lavoro internazionale formato da 35 esperti di arte di fama internazionale e guru di Silicon Valley, da Google a Facebook e Instagram.



Oltre a rendere accessibili da casa opere esposte nei musei di tutto il mondo, la digitalizzazione avrà un secondo importante effetto benefico: renderà visibili i lavori nascosti nei depositi dei musei attualmente non accessibili ai visitatori.

Secondo una recente ricerca della rivista Quartz, infatti, i grandi musei espongono circa il 5 per cento della loro collezione, relegando nei depositi il resto del proprio patrimonio artistico.

E se per alcuni artisti come Claude Monet, la percentuale di opere esposte supera quella dei lavori nascosti nei dopositi, per molti altri non è così: emblematico in questo senso è il caso di Egon Schiele, l’artista austriaco che ha influenzato il movimento espressionista, i cui lavori non sono per ora esposti in nessuno dei musei analizzati.

Una perdita pesantissima per gli studiosi e gli appassionati d’arte di tutto il mondo.

Speriamo quindi di poter ammirare presto online in alta risoluzione i lavori di Schiele e degli altri artisti trascurati dalle istituzioni culturali. E, con questa speranza, vi lasciamo con l’immagine di una delle sue opere più celebri: il suo autoritratto con alchechengi, composto nel 1912 con il suo stile caratterizzato da linee spezzate e nervose, forme ridotte al minimo e accesi contrasti di colore.



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