La gaia scienza al tempo dei social

In Social Media
 

“La sfera della conoscenza deve essere unita a quella della gioia.” 
Friedrich Nietzsche

LA GAIA SCIENZA

Qualche settimana fa Simone Cosimi in un articolo pubblicato su Repubblica ha parlato del crescente interesse che i temi scientifici riscuotono sui social network.

Gli utenti dei social – ha sottolineato il giornalista – condividono con sempre maggiore frequenza contenuti di carattere scientifico, mostrando interesse sia per i temi più prossimi alla loro vita personale (come le notizie relative alla ricerca medica) che per quelli apparentemente più distanti e non direttamente collegati al quotidiano. Un esempio su tutti: il video condiviso qualche settimana fa dall'astronauta e medico Scott Parazynski dedicato agli effetti dei viaggi spaziali sul corpo umano, che in pochissimo tempo ha superato le 225.000 visualizzazioni.



Ma quali sono le ragioni di questo fenomeno?

A determinare questo crescente interesse per le scienze c’è sicuramente un maggiore bisogno informativo da parte degli utenti dei social: vivendo in un mondo altamente tecnologizzato e nel quale lo sviluppo scientifico è sempre più rapido, sentiamo più forte la necessità di essere aggiornati e i social, lo sappiamo ormai da tempo, stanno diventando il canale privilegiato in cui reperire le informazioni.

La scelta di privilegiare contenuti di carattere scientifico su questi canali, inoltre, può essere collegata al tema della self presentation: con i post che condividiamo forniamo agli altri e a noi stessi un’immagine di ciò che siamo, definiamo la nostra identità e costruiamo delle relazioni sociali. Mostrando apprezzamento per contenuti scientifici vogliamo dare ai nostri collegamenti un’immagine di noi stessi impegnata e informata.

I social media, del resto, forniscono alle riviste e ai divulgatori strumenti che permettono di rendere più accessibili e coinvolgenti gli studi scientifici: video, infografiche e foto riescono infatti a mostrare in modo semplice e accattivante ciò che potrebbe apparire noioso o eccessivamente complesso se spiegato soltanto con le parole. È in atto una vera e propria rivoluzione copernicana del linguaggio scientifico Condividi il Tweet
Chi si occupa di comunicazione scientifica ha infatti compreso le potenzialità dei social e crea i propri contenuti usando il linguaggio sintetico e semplificato tipico di questi canali per poter raggiungere audience sempre più vaste.



Le Best Practice italiane

Tanti sono gli istituti, le riviste, e i ricercatori italiani che fanno un uso consapevole dei social e sfruttano appieno le possibilità di questi canali.
Possiamo citare a titolo di esempio i video divulgativi prodotti e condivisi dall’Agenzia Spaziale Italiana, che ha all’attivo più di 20.000 fan su Facebook e più di 76.000 follower su Twitter, dedicati alle missioni scientifiche di esplorazione del sistema solare, che raccolgono grande consenso sia su Youtube che sugli atri social.



Ma è interessante anche l'uso di contenuti grafici che fa l’account Twitter di MSD salute per annuciare ai propri follower l’apertura del canale Periscope dell’agenzia.


I nuovi canali disponibili e le app di messaggistica (Snapchat, Whatsupp, Telegram) riescono a dare ulteriore slancio comunicativo alla scienza, rendendo più veloce e immediato il passaggio di informazioni e offrendo agli utenti iscritti la possibilità di essere attivi produttori di informazioni, inviando i propri contenuti (video, foto e altro) alle redazioni.

Questo fenomeno ha fatto sì che alcuni volti noti del mondo delle scienze e della ricerca diventassero delle vere e proprie celebrities: basti pensare, oltre ai casi di Piero Angela ed Edoardo Boncinelli, già noti al pubblico da diverso tempo, al recente successo mediatico di Samantha Cristoforetti, protagonista indiscussa del web e ospite ricercatissima delle trasmissioni televisive, che su Twitter è seguita da oltre 665.000 persone.




I limiti della scienza social

Ma la grande popolarità della scienza sui social nasconde anche alcuni limiti e insidie.

In primo luogo, un’eccessiva semplificazione di temi di natura complessa come quelli scientifici può essere rischiosa, perché può portare alla diffusione di messaggi non corretti.

Un altro limite poi è dato dal fatto che gli utenti online preferiscono rinforzare le proprie credenze più che formarsene delle nuove. Secondo alcuni studi, infatti, gli utenti tendono a condividere le notizie che confermano quanto già sanno ed escludono le informazioni che possono contraddire le loro convinzioni.

È il cosiddetto “pregiudizio della conferma” di cui ha parlato recentemente il ricercatore Walter Quattrociocchi. Questo meccanismo, secondo i ricercatori, favorirebbe la rapida circolazione di bufale scientifiche e teorie complottiste che possono portare a dei fenomeni anche piuttosto gravi di disinformazione.

Quindi?
Parliamo sì di scienza sui social, ma facciamolo con estrema attenzione e valutando sempre le fonti. Condividi il Tweet

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